Sige - Sistema Informativo per la Gestione dell’Emergenza

Il SIGE è un applicativo informatico del Dipartimento della protezione civile che viene utilizzato nel caso si verifichi un evento sismico sul territorio nazionale di magnitudo Ml ≥ 4.6, in area tettonica, e di magnitudo Ml ≥ 4.2, in area vulcanica. Tale applicativo, che è stato di recente reingegnerizzato per consentirne l’utilizzo da remoto, consente, noti i dati epicentrali forniti dall’Ingv-Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (coordinate epicentrali, magnitudo e profondità, data e ora dell’evento) di produrre:

  • un primo scenario di scuotimento, che descrive come si pensa si siano attenuate l’intensità macrosismica (MCS) ed il Picco di accelerazione (PGA) con l’aumentare della distanza dall’epicentro;
  • un primo scenario di danno, che fornisce una prima stima di quello che si pensa possa essere il danno strutturale subito sia dal patrimonio abitativo (abitazioni crollate, inagibili e danneggiate) che dalla popolazione (morti, feriti, senza tetto).
  • un quadro delle principali conoscenze territoriali, tra le quali la sismicità dell’area coinvolta e alcune informazioni riguardanti la popolazione e il patrimonio abitativo.

La procedura di calcolo parte dalla conversione della magnitudo locale (Ml), fornita dall’INGV, in magnitudo momento (Mw), utilizzando la legge di Gasperini del 2013. In seguito si converte la magnitudo momento (Mw) in intensità epicentrale. Per ricavare l’Intensità risentita in corrispondenza dei diversi Comuni, viene utilizzata la legge di attenuazione di Gomez Capera per Ml<=5.5 e la legge di Pasolini per Ml>5.5.

La vulnerabilità delle abitazioni è rappresentata mediante matrici di probabilità di danno (DPM), costruite in passato soprattutto sulla base delle osservazioni dei danni in occasione del sisma dell’Irpinia del 1980. Le matrici di probabilità di danno (DPM) esprimono la probabilità di superare un livello di danno, per una data classe di vulnerabilità, al verificarsi di un evento di una data intensità. La stima delle perdite attese è fatta analizzando i contributi per ciascuna classe di vulnerabilità. Tali contributi sono dati dal prodotto fra la probabilità di osservazione di quel livello di danno, relativa all’intensità risentita e alla classe di vulnerabilità, per il numero di abitazioni (o le superfici) di quella classe nel Comune. Le informazioni sul costruito sono state desunte dai censimenti ISTAT.