Gli eventi franosi del 12 ottobre 1997 e del 16 gennaio 2026

Si propone un approfondimento dedicato al dissesto idrogeologico a Niscemi con particolare riguardo alle azioni successive agli eventi franosi del 12 ottobre 1997 – gestione emergenziale e post emergenziale, piano per la demolizione e la delocalizzazione degli immobili, lavori di consolidamento della frana – e del 16 gennaio 2026.
Il giorno 12 ottobre 1997 un movimento franoso di circa 1,5 kmq ha interessato il Comune di Niscemi (Caltanissetta) danneggiando, oltre a varie infrastrutture puntuali e lineari, una parte del vecchio centro abitato corrispondente al quartiere Sante Croci con edifici pubblici e privati distrutti o dichiarati inagibili.
Il 14 ottobre 1997 con atto del Presidente del Consiglio del Ministri è stato decretato lo stato di emergenza fino al 31 dicembre 1998. Successivamente, con ordinanza n. 2703/1997, è stato nominato Commissario delegato per attuare gli interventi di emergenza, l’Assessore regionale con delega alla protezione civile. L’ordinanza ha stanziato le prime risorse, pari a 8,5 miliardi di lire (che, a valori attualizzati, corrispondono a circa 7 milioni di euro), a valere su importi già stanziati per interventi di dissesto idrogeologico (decreto-legge n. 393/1996 e ordinanza n. 2621/1997 per la ripartizione delle risorse) e di emergenza idrica (ordinanza n. 2428/1996). Sulla base dell’ordinanza n. 2703/1997 tali risorse sono state destinate ad interventi urgenti definiti sulla base di un piano da predisporre entro 30 giorni e da sottoporre a presa d’atto da parte del Dipartimento.
L’ordinanza prevedeva anche l’istituzione di una commissione tecnico-scientifica, presieduta dal prof. Letterio Villari, con lo scopo di analizzare il dissesto in atto, predisporre la progettazione esecutiva per la messa in sicurezza della frana, oltre a fornire consulenza per la definizione e l’attuazione del piano degli interventi.
Con successive Ordinanze (2720/1997, 2731/1998, 2862/1998, 2970/1999, 3022/1999, 3046/2000, 3095/2000, 3104/2001, 3175/2002, 3272/2003, 3511/2006, 3675/2008, 3788/2009), sono state fornite ulteriori disposizioni atte a modificare limiti temporali e finanziari per la concessione di indennizzi e a disciplinare i contributi per la ricostruzione, nonché sono state integrate le risorse finanziare.
A seguito dell’aggravarsi della situazione di criticità di uno dei versanti su cui insiste il centro abitato, si è proceduto ad una nuova dichiarazione dello stato d’emergenza con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 05 ottobre 2005 e con ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3511/2006 l’Assessore della Presidenza della Regione Siciliana con delega di protezione civile è stato nominato Commissario delegato, assorbendo le risorse residue dell’ordinanza n. 3272/2003 (circa 1,2 milioni di euro già restituiti al Fondo di Protezione Civile) su apposita contabilità speciale da istituire. Nella stessa contabilità sono affluiti circa 11,9 milioni a valere sulle risorse stanziate dall’ordinanza n. 2621/1997. L’ordinanza n. 3511/2006 ha previsto l’istituzione, in capo al Dipartimento di Protezione Civile, di un Comitato per il rientro in ordinario con il compito di analizzare la documentazione sullo stato di avanzamento degli interventi prodotta dal Commissario delegato con cadenza trimestrale.
In ultimo, l’ordinanza n. 3675/2008 (Disposizioni urgenti di protezione civile) ha richiamato nel preambolo, tra le altre emergenze, l’opcm n. 3511/2006 (aggravamento frana Niscemi) e ha disposto, all’art. 15, il trasferimento delle giacenze disponibili dalla contabilità speciale n. 3212 alla Regione Siciliana – Dipartimento Regionale di Protezione Civile su apposito capitolo di spesa del bilancio regionale per le specifiche finalità. L’ordinanza prevedeva la trasmissione da parte del Dipartimento regionale di una relazione conclusiva sulle attività svolte. Per l’evento in parola le risorse residue trasferite al bilancio regionale ammonterebbero a € 10.984.984,71.
Per quanto noto, per l’evento di dissesto in esame permanevano irrisolte le due seguenti problematiche, su cui si relaziona brevemente di seguito:
- Piano per la demolizione e delocalizzazione degli immobili presenti nell’area interessata dall’evento (attività finanziata per € 1.220.000,00, a fronte di un fabbisogno stimato pari a €6.000.000,00);
- Intervento di Consolidamento della frana di Niscemi (finanziato per € 11.878.508,68).
Con l’opcm n. 3788/2009 adottata i sensi dell’articolo 5, comma 3, della legge n. 225/1992, al Dipartimento regionale della protezione civile, avvalendosi del Sindaco di Niscemi, è stato demandato la demolizione degli edifici rientranti nell’area di frana e nella fascia di 50 metri perimetrata dalla commissione tecnico-scientifica ed il riconoscimento di un contributo a favore dei relativi proprietari limitatamente agli immobili conformi alla normativa urbanistica ed edilizia vigente alla data dell’evento franoso.
Per la copertura degli oneri necessari l’ordinanza indicava l’utilizzo delle risorse previste dalla già richiamata opcm n. 3511/2006, che si sarebbero rese disponibili a seguito del completamento degli interventi di consolidamento della frana, nonché ulteriori imprecisate risorse da reperire da parte dello Stato e dalla Regione.
Con nota del 10/10/2014 indirizzata al Presidente del Consiglio, al Presidente della Regione e ai Capi Dipartimento Protezione Civile nazionale e regionale, acquisita al prot. DPC n. 54395 del 23/10/2014, il Sindaco pro tempore del comune di Niscemi, oltre a ricostruire quanto accaduto e messo in atto nell’immediatezza dell’evento, ha evidenziato soprattutto le criticità ancora in essere con particolare riferimento alla questione degli immobili danneggiati.
In applicazione della opcm n. 3788/2009, è stato predisposto un piano degli interventi per la completa demolizione degli immobili compresi nella fascia di 50 metri denominata “fascia gialla” che prevedeva la demolizione degli immobili, indennizzi ai proprietari e l’acquisizione al patrimonio indisponibile del Comune di Niscemi di n. 96 immobili in tre fasi distinte per un importo complessivo di circa sei milioni di euro:
Fase 1 (25 immobili)
Fase 2 (44 immobili)
Fase 3 (27 immobili)
Alla data della nota risultava completata esclusivamente la prima fase (25 immobili) per la quale le ditte beneficiarie attendevano il saldo dell’ulteriore 30% in ragione del 70% già percepito a titolo di indennizzo. Nella nota non veniva ulteriormente spiegato il mancato avvio delle altre due fasi accennando esclusivamente al saldo del 30% che doveva essere aggiunto a quanto necessario per la seconda e terza fase, evidentemente prive di copertura finanziaria. Si richiedevano chiarimenti di natura giuridica e procedurale sulla modalità di acquisizione delle aree di risulta su cui insistevano i fabbricati danneggiati, oltre che la convocazione urgente di un tavolo tecnico per addivenire ad una soluzione.
Con nota prot. n. 7423 dell’11/02/2015 il Dipartimento nazionale ha dato riscontro alla suddetta nota comunicando, al Comune di Niscemi e al Dipartimento Regionale di Protezione Civile, che in considerazione dei mezzi e dei poteri già forniti per il contesto critico in parola, tutte le eventuali problematiche residue, ad oltre 17 anni dagli eventi, dovessero essere programmate e poste in essere a cura e spese degli Enti e delle Amministrazioni competenti in via ordinaria. Con la stessa nota si richiedevano aggiornamenti riguardo allo stato di attuazione dell’intervento di consolidamento della frana. che esula dunque dall’ambito di competenza del Dipartimento nazionale.
Nonostante il riscontro e il chiaro indirizzo fornito dal Dipartimento nazionale con la nota dell’11 febbraio 2015, la stessa richiesta del Sindaco pro tempore di Niscemi veniva riproposta, seppure in versione molto più sintetica, in occasione del 20° anniversario dalla frana con nota del 12/10/2017, indirizzata al Dipartimento Nazionale e Regionale, all’Assessorato regionale competente e alla Prefettura di Caltanissetta. I contenuti della nota del 10/10/2014 sono stati, poi, nuovamente riproposti il 12/10/2023 e in ultimo il 18/02/2025 agli stessi destinatari con la sola aggiunta, per l’ultima nota, anche del Ministro per la protezione civile e per le politiche del mare.
Nelle note inviate periodicamente dal Sindaco pro tempore di Niscemi non si fa menzione alla permanenza di situazioni di pericolo imminente per la pubblica e privata incolumità.
A seguito della nota del 18 febbraio 2025, è stato predisposto un appunto al Ministro per la protezione civile e le politiche del mare, prot. n. 18916 del 16/04/2025, con il quale questo Dipartimento, ferme restando le proprie competenze, ha proposto di farsi promotore di un’azione di confronto diretto tra il Comune di Niscemi e il Dipartimento regionale di Protezione Civile mediante la convocazione di una riunione dedicata i cui esiti sono stati trasmessi alle Amministrazioni competenti.
Con l’ordinanza n. 2703/1997 la già citata commissione tecnico-scientifica (CTS) è stata incaricata, fra l’altro, di pervenire alla redazione del progetto esecutivo d’intervento sulla frana per la messa in sicurezza del centro abitato e delle infrastrutture.
La soluzione progettuale elaborata dalla CTS è stata sottoposta al Comitato Tecnico Amministrativo (CTA) previsto dall’ordinanza n. 2621/1997, che ne ha condiviso l’indirizzo invitando la CTS a procedere alla redazione del progetto esecutivo a valere sulle risorse della stessa ordinanza e rimodulate per l’assegnazione al dissesto di Niscemi. A seguito della non conferma del CTA a partire dal 31 dicembre 2002, il Dipartimento nazionale della Protezione Civile, in sostituzione di questo, ha effettuato l’istruttoria del progetto esecutivo trasmesso dal Commissario delegato, prefetto di Caltanissetta. A seguito delle interlocuzioni e delle integrazioni trasmesse, infine, il progetto è stato ritenuto condivisibile, a meno di integrazioni di minore entità, con nota DPC prot. n. 23168 del 03/05/2005 con la quale si invitava, altresì, il Commissario delegato a convocare la conferenza di servizi.
Il progetto approvato prevedeva le seguenti lavorazioni:
- Realizzazione di una galleria di valico dal torrente Benefizio al torrente Vallo Pozzo;
- Sistemazione idraulica del torrente Benefizio;
- Allontanamento provvisorio delle acque nere dal depuratore in disuso e sistemazione idraulica dell’incisione a valle di esso.
Con l’ordinanza n. 3511/2006 è stata disposta la realizzazione delle opere di difesa del torrente Benefizio, nel tratto posto immediatamente a valle dell’abitato del comune di Niscemi, avvalendosi delle risorse già destinate dall’ordinanza n. 2621/1997. Con la stessa ordinanza, l’Assessore della Presidenza della Regione Siciliana con delega di protezione civile è stato nominato Commissario delegato in sostituzione del Prefetto di Caltanissetta. Il Commissario delegato, con disposizione n. 2 del 28/04/2006, ha individuato il Dipartimento Regionale della protezione civile quale Ufficio Commissariale ed il relativo dirigente generale quale soggetto attuatore.
Al riguardo, con riferimento proprio alla ordinanza n. 3511/2006, si segnala che il Capo Dipartimento della Protezione Civile, con nota prot. n. 16337 del 20 marzo 2007 inviata al Presidente della Regione Siciliana e al Dipartimento Regionale della Protezione Civile, nel constatare il mancato avvio degli interventi necessari per il superamento dell’emergenza di che trattasi, nonché la mancata informazione in merito alle attività svolte e programmate per superare la problematica in argomento, sollecitava gli Enti in indirizzo a procedere in tempi brevi all’affidamento dei lavori in considerazione della imminente scadenza dello stato di emergenza e dell’aggravamento della situazione di stabilità del versante su cui incombe parte dell’abitato.
Per quanto riguarda la fase esecutiva, successiva all’approvazione del progetto, si riporta la seguente sintesi:
Il 28 marzo 2007 con Ordinanza del Commissario delegato viene approvato il progetto esecutivo dell’intervento di consolidamento della frana;
Il 18 maggio 2009 sono stati affidati i lavori “Interventi di consolidamento della frana di Niscemi” all’ATI con mandataria la COMER Costruzione Meridionali S.p.A.;
Il 15 novembre 2010 viene disposta la risoluzione in danno per gravi inadempimenti e ritardi accumulati contestata dall’impresa con la richiesta di apertura di un tavolo tecnico;
L’8 aprile 2013 viene sottoscritto un atto transattivo che prevede la modifica delle lavorazioni da eseguire e di altri termini contrattuali con l’immediata ripresa dei lavori e una riduzione del corrispettivo contrattuale;
Il 24 maggio 2016 è stato confermato il provvedimento di risoluzione del contratto di appalto per il mancato adempimento degli obblighi assunti dall’Impresa con atto di transazione dell’08/04/2013.
Con nota inviata il 15/03/2016 al Capo Dipartimento e al Direttore del Dipartimento Regionale di protezione civile sullo stato di attuazione dei lavori di consolidamento, acquisita in pari data al prot. DPC n. 13969, il Sindaco pro tempore del comune di Niscemi, in virtù della rilevanza della problematica e del mancato avvio dei lavori richiedeva un intervento per attivare le procedure necessarie per l’urgente esecuzione dell’intervento. La nota è stata riscontrata dalla Direzione Generale DRPC che, nell’informare il Sindaco sull’avvenuta risoluzione del contratto per inadempienza con la ditta appaltatrice e sull’attivazione, a stretto giro, di una nuova procedura per la definizione e l’affidamento dei lavori, ribadiva l’esclusiva competenza dell’Amministrazione comunale per l’ordinaria manutenzione e la messa in sicurezza del territorio.
In riscontro alla nota del Sindaco di Niscemi, il Dipartimento della Protezione civile nazionale, con nota prot. n. 18848 del 13/04/2016, ha sollecitato il celere avvio dell’intervento di consolidamento della frana e richiesto al Dipartimento Regionale la trasmissione della relazione periodica concernente le attività programmate e poste in essere e il resoconto delle somme utilizzate, reiterando la richiesta di informazioni già in precedenza avanzata con la richiamata nota prot. 7423 dell’11/02/2015.
Con nota prot. 13139/S10/DRPC Sicilia del 29/03/2023, acquisita al prot. n. 16001, il Dipartimento Regionale della Protezione Civile, a seguito di sopralluoghi effettuati ad ottobre 2022, ha comunicato che gli studi effettuati nel 2007 non erano più compatibili con lo stato dei luoghi ed era stato dato esito negativo sulla fattibilità e l’efficacia degli interventi di sistemazione previsti nel progetto esecutivo approvato, specialmente con riferimento all’intervento di deviazione delle acque bianche dal torrente Benefizio al torrente Valle di Pozzo, constatando la necessità di ulteriori rilievi e campagne di indagini geognostiche, propedeutiche alla progettazione e alla realizzazione di interventi di mitigazione del rischio, ritenendo i dati disponibili carenti sia dal punto di vista idrogeologico che stratigrafico che geotecnico. Infine, il DRPC proponeva la realizzazione parziale dell’originario progetto, limitando lo stesso ai soli interventi di mitigazione del rischio, così come previsti dalla relazione della CTS, ed escludendo le lavorazioni connesse alla deviazione delle acque bianche dal Torrente Benefizio al Torrente Valle di Pozzo.
Per dare copertura all’intervento così riformulato proponevano di impiegare le risorse residue disponibili e il reperimento di ulteriori finanziamenti. Non veniva fornito alcun cronoprogramma di attuazione, né stimato un fabbisogno complessivo delle esigenze.
Alla luce di quanto sopra, dando seguito alla nota del Sindaco del 18/02/2025, il Dipartimento nazionale ha convocato con nota prot. n. 21468 del 06/05/2025 una riunione in videoconferenza che si è tenuta il giorno 9 maggio 2025 alla presenza del Sindaco del Comune di Niscemi e del Dipartimento Regionale della Protezione Civile.
Nel corso di tale riunione è emerso un disallineamento fra lo stato di attuazione del Piano di demolizione degli immobili rappresentato nella nota del Sindaco del 18 febbraio 2025 e quanto effettivamente realizzato. Infatti, l’intervento di demolizione e delocalizzazione, sulla base di quanto riportato dallo stesso Sindaco, aveva già riguardato, seppure parzialmente, anche gli immobili previsti nella fase 2. Non è stata comunque fornita una stima accurata del fabbisogno residuo necessario al completamento dell’intervento. Sempre secondo quanto riportato al tavolo dai rappresentanti degli Enti territoriali, seppure la parte di quartiere SS. Croci interessata dalla frana del 1997, risultasse totalmente sgomberata e, pertanto, non persistessero particolari pericoli imminenti per l’incolumità delle persone, il fronte di frana risultava ancora attivo ed avrebbe potuto pregiudicare anche altre abitazioni in altri quartieri, considerato che la frana interessava la collina su cui insiste la parte sud del centro abitato di Niscemi.
Per quanto riguarda l’intervento di messa in sicurezza del versante, invece, il Dipartimento Regionale ha comunicato che, sebbene a inizio del 2023 fosse stata ravvisata la necessità di procedere a una revisione dell’intervento originario, la procedura di affidamento dell’incarico dei servizi di progettazione era già stata avviata ed era in fase di affidamento sulla base del Documento di indirizzo (DIP) predisposto. L’intervento, nello specifico, riguardava la regimentazione delle acque del torrente Benefizio che insiste sul fronte frana. Tale intervento, seppure non risolutivo alla luce dell’estensione della profondità del corpo di frana, avrebbe ridotto comunque il rischio dei dissesti attualmente in atto. La frana, per quanto comunicato, interessava anche la Strada Provinciale 10, importante arteria viaria che collega il centro abitato di Niscemi alla strada nazionale in direzione Catania. L’intervento di deviazione delle acque nere risultava, invece, in capo al Comune e strettamente connesso alla realizzazione del nuovo depuratore. Il Direttore Generale del Dipartimento Regionale ha dato la propria disponibilità per reperire eventuali risorse necessarie al completamento del Piano di demolizione ribadendo, tuttavia, la necessità di ricostruire un quadro dettagliato delle esigenze residue da parte del Comune.
Il Dipartimento nazionale ha ribadito nel corso della riunione che, alla luce del lasso di tempo trascorso dall’evento emergenziale, la problematica poteva trovare risoluzione ricorrendo esclusivamente a strumenti ordinari, fornendo tuttavia disponibilità per eventuale supporto tecnico ed amministrativo, ove ritenuto necessario.
Gli esiti di tale riunione sono stati sintetizzati nell’appunto del 25/06/2025 da cui sono scaturite la nota prot. n. 32386 del 03 luglio 2025, indirizzata al Comune di Niscemi e al DRPC, e la nota prot. n. 32384 di pari data indirizzata al Ministro per la protezione civile e per le politiche del mare.
In seguito alla riunione, il Sindaco di Niscemi ha fornito, con nota prot. n. 38851 del 08/08/2025, una stima del fabbisogno residuo necessario al completamento del piano delle demolizioni, nonché l’indicazione grafica degli immobili demoliti e da demolire.
Con successiva nota prot. n. 58033 del 28/11/2025 il Comune di Niscemi ha comunicato al DRPC il programma di spesa per procedere con il piano delle demolizioni, richiedendone l’accreditamento per l’anno 2025.
Nelle prime ore del 16 gennaio 2026, una frana di grandi dimensioni si è verificata a ridosso dell’abitato di Niscemi (CL); dai primi rilievi della Protezione Civile regionale, è emerso che il movimento franoso ha interessato l’area a ridosso della parte occidentale del centro abitato, con una dimensione del coronamento superiore pari a 1,5 km.
Intorno alle 12.30 del 25 gennaio, si è riattivato anche il fronte di frana del 1997, a ridosso della parte sud del centro abitato, con una dimensione del coronamento superiore a 2 km.
Il fronte instabile si sviluppa complessivamente per circa 4,7 km lungo il margine dell’abitato, coinvolgendo il settore Sante Croci-Belvedere, l’area del torrente Benefizio e i versanti compresi tra la SP10 e la SP12. Le scarpate di distacco presentano altezze mediamente comprese tra 25-30 m, con valori massimi di oltre 50 m.
Il 26 gennaio 2026, successivamente al punto di situazione, tenutosi in Unità di Crisi e presieduto dal Capo del Dipartimento, si è disposto il passaggio allo stato di Configurazione S2 ed è stata inoltre attivata l’Università di Firenze in qualità di Centro di Competenza.
L’evento è stato ricompreso allo stato di emergenza deliberato in data 26/01/2026 e inserito nell’Ocdpc, attualmente in fase di adozione.
A seguito della recente riattivazione della frana, quanto in precedenza rappresentato sui due interventi residui connessi all’evento emergenziale del 1997, risulta ormai non più attuale. Entrambe le problematiche evidenziate sono da rivalutare radicalmente alla luce del nuovo contesto emergenziale.
Si determineranno inevitabilmente economie residue a valere sulle risorse assegnate per il superamento dell’emergenza del 1997, non più funzionali all’originaria finalità.