Glossario

In termini generali è la sussistenza delle condizioni di sicurezza, igiene, salubrità e risparmio energetico degli edifici e degli impianti, valutate sulla base della normativa vigente. In emergenza sismica, a seguito di un evento, il “giudizio di agibilità” emesso dai tecnici che operano durante l’emergenza, riguarda la possibilità di continuare ad utilizzare l'edificio, per le funzioni a cui era adibito, rimanendo ragionevolmente protetta la vita umana nel caso si verificasse una nuova scossa sismica di intensità paragonabile a quella già avvenuta. Per poter dare il giudizio di agibilità i tecnici effettuano il rilievo del danno. Il giudizio ha valore fino ad una scossa successiva che modifichi significativamente la resistenza dell'edificio o fino alla completa riparazione dell'edificio, dopo la quale un tecnico abilitato redigerà una perizia sulla definitiva agibilità dello stesso edificio.

E' il principale parametro descrittivo della pericolosità di base utilizzato per la definizione dell'azione sismica di riferimento per opere ordinarie (Classe II delle Norme Tecniche per le Costruzioni). Convenzionalmente, è l'accelerazione orizzontale massima su suolo rigido e pianeggiante, che ha una probabilità del 10% di essere superata in un intervallo di tempo di 50 anni. 

Documento emesso dal Centro Funzionale Decentrato se attivato ed autonomo nei riguardi delle previsioni meteorologiche, in caso di previsione di eventi avversi di riconosciuta rilevanza a scala regionale.

Aree destinate, in caso di emergenza, ad uso di protezione civile. Esse devono essere preventivamente individuate nella pianificazione di emergenza e possono essere di tre tipi:

- Aree di ammassamento soccorritori e risorse
- Aree di attesa della popolazione
- Aree di accoglienza o di ricovero della popolazione
 

Minerale anche chiamato Absesto, comune in natura per la sua resistenza al fuoco, al calore e all’azione di agenti chimici e biologici è stato utilizzato per diversi scopi (nelle industrie, nell’edilizia etc..). Dal 1992, in Italia è vietato l’uso dell'amianto: la sua potenziale pericolosità dipende dalla dispersione di particelle nell’ambiente che possono essere inalate e causare gravissime patologie per l’uomo.

Documento emesso dal Dipartimento della protezione civile nel caso di più Avvisi meteo regionali e/o di eventi meteorologici stimati di riconosciuta rilevanza a scala sovra regionale.
L’Avviso meteo nazionale è costituito quindi dall'integrazione degli Avvisi meteo regionali e dalle valutazioni effettuate dal Dipartimento stesso relativamente alle Regioni presso le quali il Centro Funzionale Decentrato non sia ancora stato attivato o non sia autonomo nei riguardi delle previsioni meteorologiche.

Documento emesso dal Centro Funzionale Decentrato (se attivato) o dal Centro Funzionale Centrale (in base al principio di sussidiarietà), in cui e' esposta una generale valutazione del manifestarsi e/o dell’evolversi di eventi con livelli di criticità almeno moderata o elevata. L’avviso riporta il tipo di rischio ed il livello di criticità atteso per almeno le successive 24 ore in ogni zona d’allerta. L' adozione dell'Avviso è di competenza del Presidente della Giunta Regionale o dal soggetto da lui a tal fine delegato sulla base della legislazione regionale in materia.

Documento emesso, se del caso, dal DPC o dalle Regioni per richiamare ulteriore e specifica attenzione su possibili eventi comunque segnalati nei Bollettini di vigilanza meteo e/o di criticità. Può riguardare eventi già previsti come particolarmente anomali o critici, o eventi che in modo non atteso, ma con tempi compatibili con le possibilità e l’efficacia delle attività di monitoraggio strumentale e di verifica degli effetti sul territorio, evolvono verso livelli di criticità superiore. 
Il  documento è reso disponibile al Servizio Nazionale della Protezione civile, affinchè, sulla base di procedure univocamente e autonomamente stabilite e adottate dalle Regioni, siano attivati i diversi livelli di allerta a cui corrispondono idonee misure di prevenzione e di gestione dell’emergenza.

Relativo all’uomo e alle sue attività. La parola deriva dal greco “Anthropos”, che vuol dire uomo.

Attività per verificare la prontezza e l’efficacia delle strutture operative e delle componenti di protezione civile, attraverso esercitazioni, per la verifica dei piani di protezione civile e, in generale, per la verifica operativa di procedure da attuare in emergenza (art. 6-11, L. 225/1992).

Sono luoghi, individuati in aree sicure rispetto alle diverse tipologie di rischio e poste nelle vicinanze di risorse idriche, elettriche e fognarie, in cui vengono installati i primi insediamenti abitativi per alloggiare la popolazione colpita. Dovranno essere facilmente raggiungibili anche da mezzi di grandi dimensioni per consentirne l’allestimento e la gestione. Rientrano nella definizione di aree di accoglienza o di ricovero anche le strutture ricettive (hotel, residence, camping, etc.).

Sono i luoghi di prima accoglienza per la popolazione; possono essere utilizzate piazze, slarghi, parcheggi, spazi pubblici o privati non soggetti a rischio (frane, alluvioni, crollo di strutture attigue, etc.), raggiungibili attraverso un percorso sicuro. Il numero delle aree da scegliere è funzione della capacità ricettiva degli spazi disponibili e del numero degli abitanti. In tali aree la popolazione riceve le prime informazioni sull'evento e i primi generi di conforto. Le Aree di Attesa della popolazione saranno utilizzate per un periodo di tempo compreso tra poche ore e qualche giorno.

Luoghi, in zone sicure rispetto alle diverse tipologie di rischio, dove dovranno trovare sistemazione idonea i soccorritori e le risorse necessarie a garantire un razionale intervento nelle zone di emergenza. Tali aree dovranno essere facilmente raggiungibili attraverso percorsi sicuri, anche con mezzi di grandi dimensioni, e ubicate nelle vicinanze di risorse idriche, elettriche ed con possibilità di smaltimento delle acque reflue. Il periodo di permanenza in emergenza di tali aree è compreso tra poche settimane e qualche mese.

Fenomeno legato a processi fermentativi con produzione di calore e di gas che, a contatto con l'ossigeno, possono provocare un vero e proprio incendio. L'autocombustione difficilmente si verifica nei boschi.

Disposizione ordinata, secondo precise geometrie, di sismometri o geofoni, i cui dati confluiscono in modo sincrono in un’unità centrale di acquisizione dati.

Metodo di indagine del sottosuolo basato sulla generazione artificiale di onde sismiche – es. massa battente, scoppi – e sulla misura dei tempi di arrivo delle onde ad una serie di ricevitori (geofoni) posti lungo uno stendimento lineare. Le onde utilizzate sono quelle che subiscono fenomeni di rifrazione lungo la superficie di passaggio tra mezzi di densità crescente con la profondità. Questo tipo di analisi è molto utile per definire lo spessore dei terreni “soffici” di copertura.

Metodo di indagine del sottosuolo basato sull’analisi del rumore sismico ambientale (microtremori), onde sismiche di piccola ampiezza provocate da sorgenti naturali o antropiche come le onde del mare, vento, traffico ecc. Le analisi consentono di determinare attraverso la misura della frequenza propria di vibrazione dei terreni, lo spessore dei terreni “soffici” di copertura, conoscendo la velocità di propagazione delle onde di taglio Vs, o la velocità di propagazione delle onde di taglio Vs , conoscendo lo spessore della copertura. In entrambi i casi la misura de microtremori consente di ricostruire il modello geologico del sottosuolo utile per gli studi di microzonazione sismica.

Modificazione in ampiezza, frequenza e durata dello scuotimento sismico dovuta alle specifiche condizioni litostratigrafiche e morfologiche di un sito. Si può quantificare mediante il rapporto tra il moto sismico in superficie al sito e quello che si osserverebbe per lo stesso evento sismico su un ipotetico affioramento di roccia rigida con morfologia orizzontale. se questo rapporto è maggiore di 1, si parla di amplificazione locale.

Repliche, scosse secondarie che seguono la scossa principale in una sequenza sismica. Il numero di scosse secondarie è in genere direttamente proporzionale alla grandezza della scossa principale. Le scosse sono caratterizzate da un’energia minore rispetto all’evento principale e gli ipocentri risultano concentrati in un ristretto volume crostale che circonda l’ipocentro dell’evento principale.

Ambiente in cui le caratteristiche naturali originarie, es. vegetazione o fauna, sono state alterate dalla presenza o dall’intervento dell’uomo.

Analisi che, a differenza delle prove di laboratorio, possono essere eseguite direttamente sul luogo di indagine, es. prove penetrometriche, prove geofisiche.

oghi di prima accoglienza per la popolazione; possono essere utilizzate piazze, slarghi, parcheggi, spazi pubblici o privati non soggetti a rischio (frane, alluvioni, crollo di strutture attigue, etc.), raggiungibili attraverso un percorso sicuro. Il numero delle aree da scegliere è funzione della capacità ricettiva degli spazi disponibili e del numero degli abitanti. In tali aree la popolazione riceve le prime informazioni sull'evento e i primi generi di conforto. Le Aree di Attesa della popolazione saranno utilizzate per un periodo di tempo compreso tra poche ore e qualche giorno.

Bollettino emesso dal Centro Funzionale Centrale per segnalare i fenomeni meteorologici significativi previsti per il giorno di emissione e per i successivi, su ogni zona di vigilanza meteorologica in cui è suddiviso il territorio italiano.

Il documento rappresenta i fenomeni meteorologici rilevanti ai fini di Protezione Civile e ne indica i quantitativi.

Bollettino emesso dal Centro Funzionale Centrale per segnalare la valutazione dei livelli di criticità idrogeologica e idraulica mediamente attesi, per il giorno di emissione e per il successivo, sulle zone di allerta in cui è suddiviso il territorio italiano.

Il documento rappresenta la valutazione del possibile verificarsi, o evolversi, di effetti al suolo (frane e alluvioni) dovuti a fenomeni meteorologici, sulla base di scenari di evento predefiniti. La previsione è quindi da intendersi in senso probabilistico, come grado di probabilità del verificarsi di predefiniti scenari di rischio in un’area non inferiore a qualche decina di chilometri.

 

Frammento piroclastico con dimensioni superiori a 64 mm emesso allo stato fluido o semifluido che solidifica durante il tragitto in aria o appena ricaduto a terra.

Insieme degli interventi che hanno l’obiettivo di eliminare le fonti di inquinamento e le sostanze inquinanti, o di ridurne le concentrazioni nel suolo, nel sottosuolo e nelle acque sotterranee ad un livello uguale o inferiore ai valori delle Concentrazioni soglia di rischio - Csr.

Frammento di dimensioni superiori a 64 mm emesso allo stato solido, e derivante dal condotto dell'edificio vulcanico (di natura non magmatica).

Documento emesso quotidianamente dal Centro Funzionale Centrale o Decentrato, in cui è rappresentata una previsione degli eventi attesi, sia in termini di fenomeni meteorologici che in termini di valutazione dei possibili conseguenti effetti al suolo. 
La previsione è da intendersi in senso probabilistico, associata a livelli di incertezza significativa e che permane per alcune tipologie di fenomeni, ad es. temporali.

Il documento è reso disponibile al Servizio Nazionale della Protezione civile, affinché, sulla base di procedure univocamente ed autonomamente stabilite e adottate dalle Regioni, siano attivati i diversi livelli di allerta a cui corrispondono idonee misure di prevenzione e di gestione dell’emergenza.

Proprietà delle sostanze organiche e di alcune sostanze sintetiche di essere decomposte in natura da alcuni batteri. Questa proprietà permette il regolare mantenimento dell’equilibrio ecologico del pianeta.

Insieme di garanzie riconosciute ai volontari di protezione civile dal decreto del Presidente della Repubblica n. 194 dell’8 febbraio 2001.

I volontari lavoratori hanno il diritto di assentarsi legittimamente dal posto di lavoro per attività autorizzate dal Dipartimento della Protezione Civile o dalle autorità territoriali di protezione civile che abbiano adottato propri strumenti regolamentari in attuazione dell'art. 15 del Dpr 194/2001, hanno diritto alla retribuzione nei giorni di assenza e alla conservazione del posto di lavoro.

Il datore di lavoro è tenuto a consentire lo svolgimento delle attività e ha il diritto di chiedere al Dipartimento della Protezione Civile o all'autorità territoriale, se previsto, secondo il percorso istruttorio di volta in volta indicato, il rimborso dei compensi versati al lavoratore.
 

Sequenza litostratigrafica caratterizzata da una velocità delle onde di taglio Vs maggiore o uguale a 800 m/s.

Roccia compatta, rigida, non alterata, in affioramento o alla base di rocce/terreni meno rigidi o di sedimenti sciolti. Termine usato comunemente dai geologi per riferirsi a qualsiasi roccia/terreno diagenizzata/consolidato che non ha subito i processi meteorici di alterazione e degrado o deformazioni tettoniche pervasive.

Struttura con cui il Dipartimento della Protezione Civile coordina l'attività di spegnimento degli incendi boschivi con la flotta aerea dello Stato sul territorio nazionale. Nel Coau confluiscono le richieste di intervento inoltrate dalle sale operative regionali. Il Coau è un servizio operativo dell'Ufficio IV - Gestione delle emergenze

Centro operativo del Dipartimento della Protezione Civile – Ufficio Gestione delle emergenze che opera ordinariamente e in emergenza all’interno di Sistema. Assicura il concorso alla gestione operativa delle crisi conseguenti ad eventi di inquinamento in mare e il supporto tecnico alle attività di bonifica e recupero di relitti in mare o piaggiati, in caso di dichiarazione di stato di emergenza. Inoltre provvede al monitoraggio delle attività di soccorso in caso di incidenti in mare e l’attivazione di unità navali impiegate per fini di protezione civile.

Organo centrale del Servizio nazionale della protezione civile che assicura la direzione unitaria e il coordinamento delle attività di emergenza, stabilendo gli interventi di tutte le amministrazioni ed enti interessati al soccorso.

Ai sensi dell’art. 6 della L. 225/92, sono Componenti del Servizio Nazionale della Protezione Civile le amministrazioni dello Stato, le regioni, le province, i comuni e le comunità montane che, secondo i rispettivi ordinamenti e le rispettive competenze, provvedono all’attuazione delle attività di protezione civile. Concorrono alle attività di protezione civile anche enti pubblici, istituti e gruppi di ricerca scientifica, ogni altra istituzione e organizzazione anche privata, e i cittadini, i gruppi associati di volontariato civile, gli ordini e i collegi professionali.

Massimo organo di coordinamento delle attività di protezione civile in emergenza a livello provinciale, composto dai responsabili di tutte le strutture operative che operano sul territorio. I Ccs individuano le strategie e gli interventi per superare l'emergenza anche attraverso il coordinamento dei Com - Centri operativi misti. Sono organizzati in funzioni di supporto.

Struttura operativa che coordina i servizi di emergenza a livello provinciale.
Il Com deve essere collocato in strutture antisismiche realizzate secondo le normative vigenti, non vulnerabili a qualsiasi tipo di rischio. Le strutture adibite a sede Com devono avere una superficie complessiva minima di 500 mq con una suddivisione interna che preveda almeno: una sala per le riunioni, una sala per le funzioni di supporto, una sala per il volontariato, una sala per le telecomunicazioni.
 

Centro operativo attivato dal Sindaco per la direzione e il coordinamento dei servizi di soccorso e di assistenza alla popolazione.

Rete di centri di supporto alle decisioni delle autorità competenti per le allerte e per la gestione dell’emergenza.
Ai fini delle funzioni e dei compiti valutativi, decisionali, e delle conseguenti assunzioni di responsabilità, la rete dei Centri Funzionali è costituita dai Centri Funzionali Regionali, o Decentrati e da un Centro Funzionale Statale o Centrale, presso il Dipartimento della protezione civile.

La rete dei Centri Funzionali opera secondo criteri, metodi, standard e procedure comuni ed è componente del Servizio nazionale della protezione civile. Il servizio svolto dalla rete, nell’ambito della gestione del sistema di allertamento nazionale per il rischio idrogeologico ed idraulico, si articola in due fasi: la fase di previsione circa la natura e l’intensità degli eventi meteorologici attesi, degli effetti che il manifestarsi di tali eventi potrebbe determinare sul territorio, nella valutazione del livello di criticità atteso nelle zone d’allerta e la fase di monitoraggio e sorveglianza del territorio.

Flusso di magma eruttato durante una fase di attività vulcanica effusiva.

Struttura che si occupa di affrontare le situazioni di crisi legate alla viabilità e di adottare, anche preventivamente, le strategie di intervento più opportune. È istituito presso il Ministero dell’Interno e ne fanno parte rappresentanti del Ministero dell’Interno - Dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile e Dipartimento per gli affari interni e territoriali –, del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, del Dipartimento della protezione civile, dell’Arma dei Carabinieri, dell’Anas, dell’Aiscat, Associazione italiana società concessionarie autostrade e trafori, e delle Ferrovie dello Stato.

Centro operativo che viene attivato in alcune situazioni particolari. È competente per specifici settori di intervento in un’area territoriale ristretta.

Comando del Capo di Stato Maggiore della Difesa che concorre alla Pianificazione generale della Difesa, effettua la pianificazione operativa e dirige le operazioni ed esercitazioni interforze. Sviluppa le metodologie per la simulazione degli scenari strategici e operativi, analizza le attività e contribuisce all’elaborazione della dottrina Nato e di altre organizzazioni internazionali

Carta che individua le zone dove, sulla base delle caratteristiche litostratigrafiche e geomorfologiche, è possibile prevedere un comportamento omogeneo in caso di terremoto. Nella carta, le microzone sono distinte in:

a) zone stabili, in cui non si ipotizzano effetti locali significativi il moto sismico non viene modificato
b) zone stabili suscettibili di amplificazioni locali, in cui sono attese amplificazioni del moto sismico
c) zone suscettibili di instabilità, in cui gli effetti sismici attesi e predominanti sono riconducibili a deformazioni permanenti del territorio. I principali tipi di instabilità sono:

- instabilità di versante
- liquefazioni
- faglie attive e capaci
- cedimenti differenziali
 

Centro di protezione civile attivato sul territorio colpito dall’emergenza per garantire la gestione coordinata degli interventi. Il centro deve essere collocato in area sicura rispetto alle diverse tipologie di rischio, in una struttura idonea dal punto di vista strutturale, funzionale e logistico. È strutturato in funzioni di supporto, secondo il Metodo Augustus, dove sono rappresentate tutte le amministrazioni, gli enti e i soggetti che concorrono alla gestione dell’emergenza. La catena classica di coordinamento, in un modello puramente teorico, prevede, dal livello locale a quallo nazionale l’attivazione dei seguenti Centri gerarchicamente sovraordinati: Coc - Centro operativo comunale, Com - Centro operativo misto, Ccs, - Centro coordinamento soccorsi, Dicomac - Direzione comando e controllo.

La carta di microzonazione sismica di livello 3 associa una quantificazione numerica dell’amplificazione del moto sismico alle zone, o a parti di esse, individuate nella Carta delle microzone omogenee in prospettiva sismica (livello 1). Le quantificazioni numeriche consentono di realizzare le seguenti carte:

- carta delle zone stabili e delle zone stabili suscettibili di amplificazioni locali, caratterizzate da fattori di amplificazione;
- carta delle zone di deformazione permanente, caratterizzate da parametri quantitativi.
La sovrapposizione di queste due carte costituisce la carta di microzonazione sismica di livello 3.
 

Miscela di piroclasti, gas e vapore, emessa durante un’eruzione esplosiva. Si innalza a grande velocità nell’atmosfera e può raggiungere altezze variabili in funzione dell’energia dell’eruzione e della forma e dimensione del condotto.

Nube più densa dell’aria costituita da frammenti di rocce e gas, caratterizzata da elevata temperatura e velocità. É generata dal collasso di una colonna eruttiva sostenuta o di un duomo, o da una esplosione laterale. Tendono a scorrere al suolo muovendosi per effetto della gravità, a incanalarsi in valli e colmare le depressioni, benché alcune abbiano energia sufficiente per superare barriere morfologiche anche elevate. La loro distribuzione areale è quindi condizionata dalla morfologia.

Ampia depressione di origine vulcanica, di forma sub circolare, di diametro generalmente superiore al chilometro. È caratterizzata da pareti sub verticali e risulta dal collasso di una parte più o meno cospicua del tetto di una camera magmatica superficiale che si è svuotata in seguito ad una grossa eruzione.

Struttura attraverso la quale il magma risale alla superficie.
 

Serbatoio in cui si accumula il magma, posto a qualche chilometro di profondità sotto il vulcano.

Sequenza di dispositivi, funzionali e/o strutturali, che consentono la gestione delle vittime di una catastrofe ad effetto più o meno limitato. Consiste nell'identificazione, delimitazione e coordinamento di vari settori di intervento per il salvataggio delle vittime, l'allestimento di una Noria di salvataggio tra il luogo dell'evento e il Pma e l'allestimento di una Noria di evacuazione tra il Pma e gli ospedali.

Identica alla Catena dei soccorsi, è più complessa per le dimensioni dell'evento o per alcune caratteristiche ambientali particolari. Abitualmente si differenzia per l'interposizione di uno o più Centri medici di evacuazione - Cme, lungo la Noria di evacuazione. Sinonimi o equivalenti funzionali dei Cme sono gli ospedali da campo, le navi ospedale, le Unità mobili medico chirurgiche.

Common Emergency Communication and Information Centre.

Sistema che ha il compito di facilitare le comunicazioni tra il Mic, Centro di Monitoraggio e Informazione, e le autorità nazionali. È una piattaforma in cui vengono raccolte le richieste dei Paesi colpiti da calamità e le relative offerte di assistenza dei Paesi membri che decidono di intervenire per fornire assistenza internazionale tramite il Meccanismo europeo di protezione civile.

Organo a carattere collegiale con funzioni consultive. È composta da un rappresentante per ciascuna organizzazione di volontariato di protezione civile di rilievo nazionale e iscritta nell’elenco nazionale del Dipartimento della Protezione Civile.
La Consulta è stata istituita con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 25 gennaio 2008 presso il Dipartimento della Protezione Civile.

Centro operativo che coordina gli interventi di emergenza in un ambito territoriale che generalmente comprende più comuni limitrofi o si riferisce al territorio di competenza della comunità montana. In molte realtà territoriali il Coi non si attiva solo in situazione di emergenza ma è operativo anche in ordinario e funge da punto di riferimento e di raccordo sul territorio per le attività di protezione civile.

È il contributo finanziario che può essere erogato in emergenza, con apposita ordinanza, ai cittadini che, costretti a lasciare le proprie abitazioni, provvedono autonomamente alla propria sistemazione alloggiativa.

Dispositivo strutturale di trattamento sanitario delle vittime che viene attivato in caso di catastrofi in un territorio particolarmente esteso. È localizzato lungo il percorso della Noria di evacuazione per permettere di stabilizzare il trattamento dei feriti ed ottimizzare, su più ampia scala, l'utilizzazione delle risorse di trasporto sanitario e quelle di cura definitiva. Ad uno stesso Cme possono afferire più Pma. È sinonimo di ospedale da campo.

Fertilizzante impiegato in agricoltura e nel giardinaggio, per conferire al terreno uno o più elementi nutritivi per le piante.

Detto anche terricciato o composta, è il risultato della decomposizione e dell'umificazione di un misto di materie organiche (come ad esempio residui di potatura, scarti di cucina, letame, liquame o i rifiuti del giardinaggio come foglie ed erba sfalciata) da parte di macro e microrganismi in condizioni particolari. È un prodotto ottenuto dal compostaggio della frazione organica dei rifiuti urbani, nel rispetto di apposite norme tecniche finalizzate a definirne contenuti e usi compatibili con la tutela ambientale e sanitaria e, in particolare, a definirne i gradi di qualità.

Il catrame fa parte della categoria nei materiali bituminosi, ed è un composto che deriva dalla distillazione secca del carbon fossile, in particolare del litantrace (il più importante carbone fossile). Si presenta come un liquido denso di colore nero o bruno.

È l’insieme omogeneo di squadre di soccorritori, mezzi, attrezzature e moduli specialistici, anche appartenenti a strutture diverse ma unitariamente coordinati, che intervengono in situazione di emergenza. La colonna mobile è progettata e realizzata in modo da garantire standard operativi strumentali e prestazionali omogenei per tutti gli interventi e per assicurare la necessaria continuità di azione per tutta la durata dell’evento calamitoso.

Polo logistico dove vengono stoccati e mantenuti in efficienza risorse da distribuire in caso di emergenza per il soccorso e l’assistenza alla popolazione (tende, impiantistica, effetti letterecci, generatori, etc.) e per l’operatività dei soccorritori (veicoli, idrovore, potabilizzatori,etc.).

Organismi che raggruppano più organizzazioni di volontariato che si riuniscono e si riconoscono in uno statuto comune. Possono creare una nuova organizzazione autonomamente iscritta nei registri regionali e/o nazionali, o possono rappresentare coordinamenti di fatto. Si propongono di rafforzare i rapporti fra le varie componenti del volontariato, mantengono i collegamenti e collaborano con le istituzioni.

Organi consultivi delle organizzazioni di volontariato di protezione civile di livello regionale. Sono istituite con provvedimento regionale e possono essere previste da leggi regionali. Le stesse funzioni consultive sono svolte, su base provinciale, dalle Consulte provinciali del volontariato.

Organismi che hanno la funzione di sostenere e qualificare l’attività delle organizzazioni di volontariato. Sono previsti dall’art. 15 della legge sul volontariato n. 266 del 1991 e sono istituiti attraverso gli enti locali. Sono finanziati con fondi speciali istituiti presso le regioni con risorse delle organizzazioni di volontariato. La gestione è affidata alle organizzazioni di volontariato, mentre la richiesta istitutiva può essere presentata da vari soggetti: enti locali, almeno cinque organizzazioni di volontariato, fondazioni di matrice bancaria e casse di risparmio.

Presenza di una sostanza radioattiva in alimenti, materiali, superfici, ambienti di vita o di lavoro o in un organismo umano.

Combustibile classificabile come Rdf di qualità normale, sulla base delle norme tecniche UNI 9903-1 e successive modifiche e integrazioni. È recuperato dai rifiuti urbani speciali non pericolosi, mediante trattamenti finalizzati a garantire un potere calorifico adeguato al suo utilizzo, nonché a ridurre e controllare: il rischio ambientale e sanitario; la presenza di materiale metallico, vetri, inerti, materiale putrescibile e il contenuto di umidità; la presenza di sostanze pericolose, in particolare ai fini della combustione.

Struttura tecnica istituita presso l'Ispra con dlgs. n. 230/1995,  attivata in caso di eventi di natura radiologica tali da comportare un’emergenza di carattere nazionale. Per la valutazione della situazione incidentale, dei livelli di radioattività ambientale e possibili conseguenze, opera a supporto del Dipartimento della protezione civile, anche ai fini del funzionamento del Comitato Operativo di protezione civile.

Struttura istituita nel 1992, con sede presso l’Ispettorato generale del Corpo forestale dello Stato, per fornire il necessario supporto e coordinamento all'insieme delle attività operative svolte sul territorio nazionale dal Corpo forestale dello Stato. L’intera attività della Centrale Operativa si incentra sul numero 1515 di emergenza ambientale. Le chiamate pervenute, anche quelle alle Centrali operative regionali attengono principalmente all’avvistamento incendi boschivi, a segnalazione danni ambientali, protezione civile, pubblico soccorso e maltrattamento di animali.

Dal 2000 ciascun comune è tenuto a censire, tramite apposito catasto, i soprassuoli già percorsi dal fuoco nel quinquennio precedente, avvalendosi anche dei rilievi effettuati dal Corpo forestale dello Stato, e aggiornarlo annualmente a fronte di nuovi incendi.

L’elenco delle particelle catastali interessate dall’incendio e, pertanto, soggette alle limitazioni previsti dalla legge, deve essere esposto per trenta giorni all’albo pretorio comunale, per eventuali osservazioni.
Decorso tale termine, i comuni valutano le osservazioni presentate e approvano, entro i successivi sessanta giorni, gli elenchi definitivi e le relative perimetrazioni. E’ ammessa la revisione degli elenchi con la cancellazione delle prescrizioni relative ai divieti di cui al comma 1 dell’art. 10 della Legge 353/2000, solo dopo che siano trascorsi i periodi rispettivamente indicati, per ciascun divieto, dal medesimo comma 1.

Prova sismica eseguita realizzando due o più fori (di solito a pochi metri di distanza) in cui si installa una sorgente di impulsi verticali e uno o più ricevitori (geofoni). Note le distanze che le onde percorrono e misurati i tempi di primo arrivo e/o le ampiezze delle onde elastiche, si possono calcolare le velocità delle onde sismiche (Vs, Vp) e possono essere determinati i parametri elastici della roccia/terreno. A seconda del metodo applicato, si ottiene o un valore medio integrale per la zona studiata, o una tomografia sismica del terreno.

La classificazione sismica è la suddivisione del territorio in zone a diversa pericolosità sismica. Attualmente il territorio italiano è suddiviso in quattro zone, nelle quali devono essere applicate delle speciali norme tecniche con livelli di protezione crescenti per le costruzioni (norme antisismiche), massima in Zona 1, la zona più pericolosa, dove in passato si sono avuti danni gravissimi a causa di forti terremoti. Tutti i comuni italiani ricadono in una delle quattro zone sismiche.

Deformazioni permanenti di diversa entità dei terreni di fondazione sottoposti allo scuotimento sismico. Si manifestano nelle zone di contatto tra litologie con diverso comportamento meccanico, e possono determinare danni agli edifici costruiti su tali terreni.

Carta che riporta l’ubicazione e il tipo di indagini eseguite per caratterizzare il sottosuolo. Nell’ambito degli studi di micro zonazione sismica su tale carta sono riportati i sondaggi, le indagini geofisiche, le misure strumentali e ogni altra informazione utile alla caratterizzazione del territorio in prospettiva sismica.

Carta che riporta i limiti delle unità litologiche riconosciute nell’area di studio, distinte sulla base delle caratteristiche fisiche delle rocce e non della loro età, o associazione di fossili. La carta riporta anche gli elementi tettonici non attivi – faglie, pieghe, sovrascorrimenti – e geomorfologici.

Campioni di terreno, comunemente detti “carote”, prelevati in foro di sondaggio, opportunamente conservati in fustelle, e utilizzati per l’esecuzione di prove di laboratorio per la caratterizzazione fisica e meccanica dei terreni.

Sono le contabilità aperte, previa autorizzazione della Direzione generale del Tesoro, nelle Sezioni provinciali di Tesoreria nelle quali sono versati i fondi assegnati da Amministrazioni, Enti e organismi pubblici per assicurare una gestione separata di queste risorse.

La Colonna mobile regionale nasce da un progetto della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome e prevede che tutte le Regioni e le Province autonome abbiano strutture funzionali modulari intercambiabili in grado di garantire standard operativi strumentali e di prestazione omogenei per tutti gli interventi e piena autosufficienza per l’intera durata dell’emergenza.

La Colonna mobile è costituita dall’insieme di uomini, attrezzature e procedure e nell’estensione più ampia di intervento si articola in:
 

  • moduli assistenza alla popolazione,
  • moduli produzione e distribuzione pasti,
  • moduli telecomunicazioni in emergenze,
  • modulo segreteria e comando,
  • modulo logistica per gli addetti ed i soccorsi,
  • modulo sanitario Pma - Posto medico avanzato
     

Deformazioni istantanee e permanenti della superficie terrestre causate dai terremoti: abbassamenti ed innalzamenti del terreno, rotture di pendio, scarpate di faglia.

Centro di coordinamento nazionale delle Componenti e Strutture Operative di protezione civile attivato sul territorio interessato dall’evento, se ritenuto necessario, dal Dipartimento della Protezione Civile in caso di emergenza nazionale.

Medico, o in sua assenza, infermiere incaricato di coordinare le operazioni di triage sulle vittime del Pma. Si rapporta al Direttore dei soccorsi sanitari.

Gruppo di sostanze chimiche molto tossiche e in genere altamente persistenti nell’ambiente e nei sistemi biologici. Il termine generico “diossina”, o “diossine”, è utilizzato comunemente per indicare una numerosa famiglia di sostanze chimiche che contengono cloro. Queste sostanze si caratterizzano per proprietà simili, tra cui difficoltà a biodegradarsi, lunga durata nell’ambiente, forte tendenza ad accumularsi negli organismi viventi.
È un potente cancerogeno. Le diossine presenti nell’organismo umano vi rimangono per diversi anni.
 

Struttura concettuale di elementi considerati allo scopo di minimizzare le vulnerabilità per prevenire o limitare l’impatto negativo delle calamità.
Per una efficace riduzione del rischio, è necessario che il processo di prevenzione coinvolga gli organi di Governo, la società civile, i media, le componenti scientifiche, i settori pubblico e privato.
 

Infermiere o operatore tecnico incaricato di gestire i mezzi di trasporto sanitario in funzione delle priorità che emergono durante le operazioni di triage. Si rapporta al Direttore del triage.

Insieme di risorse umane e materiali usate per la risposta all'evento.

Composti organici altamente tossici e cancerogeni per l’uomo.

Sistema tecnologico realizzato e attivato per eliminare le sostanze estranee o inquinanti, dai corpi liquidi e gassosi. Il processo prevede una serie di azioni programmate di carattere meccanico, fisico e biologico.

Deposito dei rifiuti nel luogo in cui sono stati prodotti e che ne precede la raccolta. Le condizioni da rispettare:

1. I rifiuti depositati non devono contenere policlorodibenzodiossine, policlorodibenzofurani, policlorodibenzofenoli in quantità superiore a 2,5 ppm né policlorobifenile, policlorotrifenili in quantità superiore a 25 ppm;

2. Il quantitativo di rifiuti pericolosi depositato non deve superare 10 metri cubi, ovvero i rifiuti stessi devono essere asportati con cadenza almeno bimestrale;

3. Il quantitativo di rifiuti non pericolosi non deve superare 20 metri cubi, ovvero i rifiuti stessi devono essere asportati con cadenza trimestrale;

4. Il deposito temporaneo deve essere effettuato per tipi omogenei e nel rispetto delle relative norme tecniche, nonché, per i rifiuti pericolosi, nel rispetto delle norme che disciplinano il deposito delle sostanze pericolose in essi contenute;

5. Devono essere rispettate le norme che disciplinano l'imballaggio e l'etichettatura dei rifiuti pericolosi;

6. Deve essere data notizia alla Provincia del deposito temporaneo di rifiuti pericolosi.
 

Prova sismica eseguita in foro di sondaggio in cui una fonte sismica è disposta in superficie in prossimità della bocca del foro e due o più ricevitori (geofoni) sono disposti a profondità stabilite all’interno del foro di sondaggio. I dati che si ottengono sono i tempi di percorrenza delle onde di taglio e di compressione dalla sorgente ai geofoni. Questo metodo è usato comunemente per determinare la velocità delle onde di taglio e di compressione al variare della profondità, consentendo di ricostruire la stratigrafia.

Dati sull’assetto sismico e tettonico di un territorio relativi alla sismicità – frequenza ed energia dei terremoti –e ai rapporti con le faglie.

Dati e informazioni necessari per la caratterizzazione litologica e geotecnica dei terreni e delle rocce acquisiti attraverso indagini geognostiche - sondaggi, prove di laboratorio.

Punto sulla superficie terrestre dove è più forte lo scuotimento provocato dal passaggio delle onde sismiche. L’epicentro si trova sulla verticale dell'ipocentro.

Attività addestrativa delle Componenti e Strutture Operative del Servizio Nazionale della Protezione Civile, che, dato uno scenario simulato, verificano le proprie procedure di allertamento, di attivazione e di intervento nell’ambito del sistema di coordinamento e gestione dell’emergenza.  Le esercitazioni possono essere di livello internazionale, nazionale, regionale o locali e possono prevedere il coinvolgimento attivo della popolazione.
 

È il numero di unità (o "valore") di ognuno degli elementi a rischio presenti in una data area, come le vite umane o gli insediamenti.

Dal vulcano Stromboli, è un’eruzione caratterizzata da esplosioni di bassa energia che si susseguono ad intervalli variabili, da secondi a ore. I brandelli di magma, lanciati fino ad alcune centinaia di metri di altezza, cadono al suolo e formano un cono di scorie.

Fuoriuscita di magma attraverso una bocca eruttiva di un vulcano. L’eruzione può essere effusiva, se il magma fuoriesce allo stato fuso (prendendo il nome di “lava”), o esplosiva, se il magma viene frammentato in parti di dimensioni variabili (piroclasti). Le eruzioni sono classificate in base alla portata e al volume di magma emesso e al grado di esplosività.

Emissione violenta di magma frammentato per azione dei gas in esso contenuti e/o per effetto della vaporizzazione di acqua di origine esterna venuta a contatto con il magma.

Eruzione durante la quale il magma viene emesso sotto forma di colate di lava.
 

Eruzione esplosiva con fenomenologie simili a quelle dell'eruzione pliniana, ma di energia inferiore e conseguente ridotta distribuzione areale dei prodotti eruttati.

Da Plinio il Giovane che descrisse l’eruzione vesuviana del 79 d.C., è un’eruzione caratterizzata da esplosioni che producono colonne eruttive che si innalzano per decine di chilometri.
Dalla parte alta della colonna, meno densa e spinta dai venti in quota, cadono particelle che si depositano su non meno di 500 km². La parte più densa della colonna può collassare e generare flussi piroclastici.

Eccessiva crescita di piante acquatiche causata dalla presenza nell'ecosistema acquatico di dosi troppo elevate di sostanze nutritive come azoto, fosforo o zolfo, provenienti da fonti naturali o antropiche – fertilizzanti, detersivi, scarichi civili o industriali. In quest’ambiente proliferano alghe microscopiche che non sono smaltite dai consumatori primari, e per questo determinano una maggiore attività batterica. Aumenta così il consumo di ossigeno, che viene a mancare ai pesci e ne provoca la morte. L’eutrofizzazione è una causa di degrado dell'ambiente.

Inquinamento elettromagnetico provocato da radiazioni elettromagnetiche di emittenti radiofoniche, cavi elettrici percorsi da correnti, reti per telefonia cellulare e dai telefoni cellulari.

Effetti dovuti al comportamento del terreno in caso di evento si smico per la presenza di particolari condizioni lito-stratigrafiche e morfologiche che determinano amplificazioni locali e fenomeni di instabilità del terreno (instabilità di versante, liquefazioni, faglie attive e capaci, cedimenti differenziali, ecc.).

Scarico di qualsiasi sostanza solida, liquida o gassosa introdotta nell’ecosistema da impianti che possono causare inquinamento atmosferico.

Insieme degli organismi animali e vegetali che interagiscono tra loro, e con l'ambiente che li circonda: ogni elemento entra in relazione con gli altri.

Fenomeno di origine naturale o antropica in grado di arrecare danno alla popolazione, alle attività, alle strutture e infrastrutture del territorio. La legge n. 225 del 1992 all’art. 2 individua tre tipi di eventi di protezione civile:

a) eventi naturali o connessi con l’attività dell’uomo che possono essere fronteggiati con interventi di singoli enti e amministrazioni in via ordinaria;
b) eventi naturali o connessi con l’attività dell’uomo che, per loro natura ed estensione, comportano l’intervento coordinato di più enti e amministrazioni in via ordinaria;
c) calamità naturali, catastrofi o altri eventi che, per intensità ed estensione, devono essere fronteggiati con mezzi e poteri straordinari.
 

European Commission Humanitarian Aid & Civil Protection

Struttura che è responsabile dell’aiuto umanitario e delle operazioni di assistenza dell'Unione europea. Il suo compito principale è fornire assistenza alle vittime di catastrofi, contribuire a salvare e proteggere vite umane, ridurre le sofferenze e tutelare l'integrità e la dignità delle persone coinvolte. L'intervento di emergenza può comprendere la fornitura di tende, coperte e altri generi di prima necessità, quali cibo, medicinali, attrezzature mediche, sistemi di depurazione dell'acqua e combustibili. Finanzia inoltre squadre mediche, esperti in sminamento e fornisce sostegno nel campo dei trasporti e della logistica.
 

Punto sulla superficie terrestre dove è più forte lo scuotimento provocato dal passaggio delle onde sismiche. L’epicentro si trova sulla verticale dell'ipocentro.

Il movimento delle placche litosferiche in cui è suddivisa la crosta terrestre, determina forti pressioni sulle rocce in profondità causandone la rottura lungo superfici di frattura chiamate faglie. Le rocce in prossimità dei piani di faglia (la superficie di scorrimento) risultano spesso intensamente frantumate a causa della frizione tra i blocchi di roccia in spostamento relativo. La faglia può essere:

- inversa, se il movimento dei blocchi di roccia a contatto lungo la superficie di rottura è compressivo - i blocchi si accavallano;
- normale o diretta, se il movimento dei blocchi è distensivo – i blocchi si allontanano;
- trascorrente, se il movimento dei blocchi è prevalentemente orizzontale – i blocchi scorrono uno di fianco all’altro.
 

Emissione naturale di miscele aeriformi a prevalenza di vapore d'acqua. La temperatura delle fumarole che emettono vapore secco può raggiungere valori di diverse centinaia di gradi (°C). La temperatura delle fumarole a vapore saturo è invece prossima alla temperatura di ebollizione dell'acqua.

Nel caso del rischio vulcanico, indicano l’insieme dei fenomeni connessi alle variazioni fisico-chimiche di un sistema vulcanico che precedono un’eruzione. La misura nel tempo dei parametri relativi a queste variazioni consente di effettuare una previsione a breve termine delle eruzioni vulcaniche.

Struttura che guida il magma verso la superficie. La frattura può essere il risultato della pressione del magma, oppure una struttura preesistente riattivata. L'attività vulcanica può essere distribuita uniformemente lungo tutta la frattura o, più frequentemente, concentrarsi in determinati punti dando luogo ad allineamenti di edifici vulcanici, tipicamente coni di scorie.

Costituiscono la struttura organizzativa di base dei centri operativi e rappresentano i diversi settori di attività della gestione dell’emergenza. Ciascuna Funzione è costituita da rappresentanti delle strutture che concorrono, con professionalità e risorse, per lo specifico settore ed è affidata al coordinamento di un responsabile. Le funzioni di supporto vengono attivate, negli eventi emergenziali, in maniera flessibile, in relazione alle esigenze contingenti e in base alla pianificazione di emergenza.

Nube più densa dell’aria, costituita da frammenti piroclastici e gas, e caratterizzata da elevata temperatura e velocità. Molte sono generate dal collasso di una colonna eruttiva.
I flussi piroclastici tendono a scorrere al suolo muovendosi per effetto della gravità e la loro distribuzione areale è condizionata dalla morfologia. I flussi si incanalano in valli e colmano depressioni, benché alcuni abbiano energia sufficiente per superare barriere morfologiche.
Quando la concentrazione dei frammenti piroclastici nella miscela solido/gas è bassa, il flusso viene chiamato surge piroclastico.

Mezzi tecnici utilizzati in agricoltura e nel giardinaggio, che permettono di creare, ricostituire, conservare o aumentare la fertilità del terreno. A seconda delle proprietà, i fertilizzanti si distinguono in:

Concimi: arricchiscono il terreno in uno o più elementi nutritivi.
Ammendanti: migliorano le proprietà fisiche del terreno modificandone la struttura e/o la tessitura
Correttivi: modificano la reazione dei terreni anomali spostando il pH verso la neutralità.
 

Federal Emergency Management Agency

Struttura che fa parte dell’US Department of Homeland Security, Dhs – Dipartimento della Sicurezza nazionale degli Stati Uniti dal 2003. Ha il compito di coordinare le attività del Governo per prevenire, mitigare, contrastare gli effetti delle calamità, sia naturali che causate dall’uomo, compresi gli atti di terrorismo e proteggere, dare soccorso e mettere in sicurezza la popolazione.

Fenomeni che si manifestano a seguito di un terremoto. Fenomeni diretti sono le deformazioni permanenti della superficie topografica; fenomeni indiretti dovuti allo scuotimento e all'entità dello spostamento sul piano di faglia sono: frane, spaccature e liquefazioni del terreno, variazioni di portata delle sorgenti, generazione di onde di maremoto.

Parametro numerico che descrive l’amplificazione del moto sismico in un dato punto rispetto a quello misurato in un sito di riferimento (bedrock), rappresentato da un terreno rigido (roccia) e pianeggiante. Le amplificazioni possono essere legate alle caratteristiche litologiche e morfologiche dell’area che si sta valutando. Il fattore di amplificazione può essere espresso in termini di accelerazioni (Fa) e/o in termini di velocità, con sigla (Fv).

Faglia attiva ritenuta in grado di produrre fagliazione in superficie cioè la dislocazione istantanea – cosismica – verticale e/o orizzontale dei terreni lungo uno o più piani di taglio.

Faglia che presenta evidenze di scorrimento relativo tra due volumi di roccia/terreno avvenuto nel corso degli ultimi 40.000 anni, per cui si presume che lo scorrimento possa ancora verificarsi.