31 luglio 2016

La sismicità in Italia

Un focus sulla sismicità storica di alcuni territori del nostro Paese

L’Italia è una paese caratterizzato da una antica e lunga tradizione scritta; la conoscenza della sismicità è resa possibile dal grande numero di documenti e informazioni sugli effetti che nel passato i terremoti hanno provocato nelle diverse aree geografiche della nostra penisola. Per ciascuna sappiamo quanti terremoti le hanno interessate, almeno nell’intervallo di tempo per il quale sono disponibili le informazioni, e quanto sono stati forti. Questo è il primo passo verso la definizione della “pericolosità sismica”, cioè la definizione di uno degli elementi necessari a valutare il rischio sismico di un territorio.

Il nostro Paese, negli ultimi 2500 anni, è stato interessato da più di 30.000 eventi sismici di media e forte intensità (superiore al IV-V grado della scala Mercalli), dei quali circa 560 di intensità uguale o superiore all’VIII grado (in media uno ogni 4 anni e mezzo).
Solo nel XX secolo, ben 7 terremoti hanno avuto una magnitudo uguale o superiore a 6.5 (con effetti classificabili tra il X e XI grado Mercalli).
L’Italia è dunque un paese ad elevata “sismicità”, caratterizzato da aree nelle quali i terremoti avvengono spesso ma sono di bassa energia (ad esempio: Colli Albani a Sud di Roma, area vesuviana, area etnea), altre, invece, dove i terremoti avvengono più raramente ma sono di elevata energia (ad esempio appennino calabro e Sicilia orientale).

Considerando i terremoti fino al VI grado della scala Mercalli, che producono cioè solo danni lievi, a parte la Sardegna, tutto il territorio nazionale è stato almeno una volta interessato da una scossa di questa intensità. Se consideriamo eventi di intensità superiore, non sono mai stati interessati il Piemonte, parte della Lombardia e dell’Alto Adige, la costa tirrenica dalla Versilia al Fiume Volturno, quella adriatica a sud di Ancona (escluso il Gargano) ed il Salento.

La sismicità più elevata si concentra nella parte centro-meridionale della penisola - lungo la dorsale appenninica interessata da alcuni tra gli eventi più forti e distruttivi che la memoria storica ricordi. Nell’appennino centrale, ad esempio, i terremoti del 1349 e del 1703 hanno coinvolto territori estesi provocando danni anche nella città di Roma ed è ancora vivo, non solo in Abruzzo, il ricordo del terremoto che il 13 gennaio 1915 sconvolse la Marsica ed un vasto settore dell’Italia centrale. Nell’appennino meridionale, l’Irpinia è stata teatro, nel corso dei secoli, di alcuni dei più forti terremoti della storia sismica italiana, sino al più recente del 23 novembre 1980, che ha lasciato sul territorio ferite ancora oggi facilmente riconoscibili.

In Calabria e Sicilia, le conseguenze di eventi sismici come quelli del 1783, del 1693 e del 28 dicembre 1908 - uno degli eventi più forti (magnitudo 7.2) mai registrati in Italia - sono di portata storica, avendo profondamente inciso sul tessuto sociale, sull’economia e sulla cultura delle aree coinvolte.

L’area del bacino del Fiume Serchio, in cui ricade la Garfagnana, è una zona caratterizzata dalla mancanza di notizie di eventi sismici sino al 1481, anno in cui le cronache riferiscono di un forte terremoto nella Lunigiana, e da una modesta sismicità dal 1481 al 1699.
L’assenza di notizie non va interpretata come assenza di sismicità, ma, piuttosto, è dovuta alla scarsità di fonti storiche relative ad un territorio nel quale non erano presenti importanti centri economici e culturali. Un’altra ipotesi sostenuta dagli storici è che essendo questo territorio di importanza strategica per il ducato Estense, perché gli garantiva lo sbocco verso il mare, i governanti cercavano di minimizzare o nascondere le conseguenze dei terremoti che colpivano il loro territorio per proteggersi dagli Stati confinanti che avrebbero approfittato della sventura per allargare la propria sfera di influenza.
Dal 1700 la sismicità è ben testimoniata dalle fonti storiche e caratterizzata da alcuni terremoti principali: quello del 6 marzo 1740, del 23 luglio 1746, del 21 gennaio 1767, dell’11 aprile 1837 e quello, appunto, del 7 settembre 1920.

Principali terremoti storici (intensita’della scala Mercalli pari o superiore al VII grado)

7 maggio 1481 Lunigiana VIII – magnitudo 5.6

Il territorio dell’Alta Lunigiana¸ all’epoca annessa alla Repubblica di Firenze governata da Lorenzo dé Medici, fu fortemente danneggiato dalla scossa di terremoto provocando numerosi morti. A Fivizzano crollarono 17 case, e circa 200 furono gravemente lesionate. La scossa fu sentita fortemente a Lucca.

6 marzo 1740 Garfagnana VII - magnitudo 5.2

Il terremoto colpì soprattutto la Garfagnana, ma l’area dei danni si estese anche a parte della Versilia e Appennino modenese. I paesi danneggiati appartenevano a entità politiche diverse: repubblica di Lucca, Granducato di Toscana e Ducato di Modena. I centri più danneggiati furono Barga e suoi dintorni dove ci furono 3 morti, crollarono diverse case e molte furono fortemente danneggiate.

23 luglio 1746 Garfagnana VII - magnitudo 5.1

Le località maggiormente danneggiate furono quelle della media valle del Serchio, Barga e Castelnuovo Garfagnana, dove ci furono i danni maggiori. La sequenza iniziò il 9 luglio e durò fino ad ottobre, parte della popolazione si trasferì in campagna e costruì baracche.

21 gennaio 1767 Fivizzano VII - magnitudo 5.4

Il terremoto causò i danni più gravi a Fivizzano dove ci furono gravi lesioni nelle abitazioni e il crollo di molti comignoli oltre che danni ad alcune chiese e edifici pubblici. Si era nel periodo di carnevale ed i festeggiamenti vennero sospesi e sostituiti con riti devozionali e penitenziali.

11 aprile 1837 Alpi Apuane IX - magnitudo 5.8

Il terremoto colpì il versante nordorientale della Alpi Apuane al confine tra Lunigiana e Garfagnana, l’area era divisa tra Granducato di Toscana, Ducato di Lucca e Ducato di Modena. La scossa causò gravi danni nei territori di Fivizzano e Minucciano, dove si contarono 3 vittime. Fra i paesi più danneggiati fu Ugliancaldo, dove crollarono quasi tutti gli edifici, con 5 morti e 18 feriti. I governi inviarono tecnici per rilevare i danni e successivamente vennero stanziati aiuti finanziari ed esenzione tasse per le popolazioni colpite.

7 settembre 1920 Garfagnana X MCS - magnitudo 6.5

Il terremoto del 7 settembre 1920 (172 Kb)è uno degli eventi di più elevata magnitudo che si siano verificati nell’Appennino settentrionale nell’ultimo secolo. La scossa interessò un’area di circa 160 km2 della Toscana settentrionale, ai confini con la Liguria, comprendente la Lunigiana e la Garfagnana. In totale le località per le quali si hanno notizie di risentimento sono circa 600.
La scossa provocò gravi danni in numerosi centri abitati delle province di Lucca e Massa, in particolare nelle località di Vigneta (frazione di Casola in Lunigiana, MS), Villa Collemandina (LU) e Fivizzano (MS), e danni di minore entità nelle province di Genova, Modena, Reggio Emilia e Pisa. I morti ufficialmente furono 171, i feriti 650. Molte migliaia di persone rimasero senza casa. Numerose repliche più o meno lievi si susseguirono, con sempre minore frequenza, fino all’agosto 1921.

In Sicilia la sismicità è concentrata lungo la zona costiera orientale, compresa tra lo Stretto di Messina e il siracusano; lungo la zona settentrionale, nella dorsale dei Monti Peloritani-Nebrodi-Madonie-Monti di Palermo; nella zona del Belice, nella parte occidentale dell'isola; nella zona etnea e delle Isole Eolie. I terremoti più forti (intensità massima I = XI MCS e magnitudo fino a 7.4) avvengono nella Sicilia orientale.
Qui sono avvenuti gli eventi sismici del 1169 e 1693, con epicentro lungo la fascia costiera tra Catania e Siracusa, che hanno provocato danni gravissimi nell’area iblea e nel catanese. Terremoti di magnitudo pari o superiore a 7 avvengono comunque raramente, mentre sono più frequenti eventi meno distruttivi localizzati anche nell’entroterra ibleo (1542, 1624, 1818 e 1990).

Il settore dell’Appennino meridionale che comprende la parte montuosa del Pollino, tra le province di Potenza e Cosenza, è posto tra due zone ad alta sismicità caratterizzate da forti terremoti storici. A nord, il terremoto più rilevante è quello del 1857 (M=7.0) che colpì la Val D’Agri e a sud i terremoti più importanti, con magnitudo superiore a 6.5 sono localizzati nel cosentino. Nel Pollino non sono stati osservati storicamente eventi di magnitudo paragonabile. In un raggio di 20 km dalla zona interessata dalla sequenza sismica in atto, il catalogo storico dei terremoto italiani (CPTI04) riporta due soli eventi significativi: uno avvenuto nel 1708 con magnitudo stimata di 5.6 e uno nel 1998 di magnitudo pari a 5.7, che hanno prodotto intensità macrosismiche non superiori al VII-VIII grado della scala MCS.

Basilicata
La Basilicata è interessata da una notevole attività sismica al confine con la Campania e da una sismicità più modesta nel settore meridionale. Il territorio è stato colpito nel corso della storia da 6 terremoti distruttivi (M>=6.3), 3 dei quali con epicentro in Irpinia (1694, 1930, 1980), una sequenza localizzata al confine tra le province di Salerno e Potenza (1561), un terremoto, quello del 1851, localizzato nel settore settentrionale al confine con la Puglia; il terremoto del 1857che rappresenta l’evento sismico più importante per la Basilicata. La Basilicata è inoltre interessata da eventi di minore energia che coinvolgono in particolare la zona di Lagonegro e quella del Pollino, al confine con la Calabria. Negli ultimi decenni il territorio lucano è stato caratterizzato da tre sequenze: la prima concentrata nell’area epicentrale del terremoto dell’Irpinia 1980 (1981-82), la seconda nella zona intorno alla città di Potenza (1990-92), con effetti in città pari al VI grado MCS; la terza sequenza ha interessato nel 1998 l’appennino calabro-lucano con danni pari al VII grado MCS nel settore meridionale della provincia di Potenza.

Calabria
La Calabria, tra le regioni italiane, è sicuramente una delle più esposte al problema sismico. Nell’appennino calabro i terremoti non hanno frequenze elevate, ma la magnitudo è generalmente compresa tra 6.5 e 7 e talvolta ha superato il valore di 7, come nel caso del terremoto dell’8 settembre 1905 (Golfo di Sant’Eufemia) che raggiunse una magnitudo di 7.2. Nel territorio calabrese si possono individuare numerose aree epicentrali. Si va dalle zone settentrionali, al confine con la Basilicata (zona di Castrovillari), dove gli eventi risultano moderati, alla zone dello Stretto di Messina , dove si è verificata una delle più gravi catastrofi sismiche della storia italiana: la scossa del 28 dicembre 1908 che causò gravi danni a Reggio Calabria, alle località della costa e dell’entroterra reggino oltre che, naturalmente, a Messina e lungo la costa siciliana.

Il Lazio meridionale è caratterizzato da una notevole attività sismica lungo la catena appenninica e da una modesta sismicità - o assenza di sismicità - lungo la fascia litorale tirrenica.

L’area del frusinate, in particolare, è stata interessata nel passato da uno dei più grandi eventi sismici appenninici conosciuti – il terremoto del 9 settembre 1349, con epicentro a nordest di Cassino. Inoltre, quest'area ha risentito degli effetti di forti terremoti con epicentro nelle Regioni limitrofe, come l’evento del 5 dicembre 1456 (Molise, M=7.2) e il terremoto della Marsica del 13 gennaio 1915 (M=7.0), che produsse gli effetti più gravi soprattutto lungo la Valle del Liri e nel sorano.

Il massimo sismico locale per il sorano (IX-X grado Mercalli) è stato prodotto dal terremoto del 14 luglio 1654. La parte nord-orientale della provincia di Frosinone (Ciociaria e Cassinate) presenta una sismicità frequente, con numerosi eventi di magnitudo superiore a 5.0, riportati nel catalogo dei terremoti storici.

In Sicilia la sismicità è concentrata lungo la zona costiera orientale, compresa tra lo Stretto di Messina e il siracusano, lungo la zona settentrionale, nella dorsale dei Monti Peloritani-Nebrodi-Madonie-Monti di Palermo; nella zona del Belice, nella parte occidentale dell'isola; nella zona etnea e delle Isole Eolie. I terremoti più forti (intensità massima I = XI MCS) avvengono nella Sicilia orientale. La costa settentrionale dell'isola, invece, è caratterizzata da una notevole sismicità, ma i terremoti di intensità medio-alta (I = VII-VIII MCS) sono poco frequenti, mentre più spesso si hanno sequenze sismiche di minore intensità (come nel 1993 per l'area di Pollina). Le aree maggiormente colpite sono quelle di Castelbuono-Petralia (1818, 1819), Mistretta-Nicosia (1967, 1977), Naso (1613, 1739) e del Golfo di Patti (1786, 1978).

I terremoti di Naso del 25 agosto 1613 (magnitudo 5.6, I = IX grado MCS) e del 10 maggio 1739 (magnitudo 5.6, I = VIII-IX grado MCS),sono gli eventi storici più significativi per l'area in cui è in corso la sequenza; ma a breve distanza, nel raggio di 20 km, sono avvenuti eventi anche di energia superiore, come quelli del 10 marzo 1786 (magnitudo 6.0, I =IX grado MCS) e del 15 aprile 1978 nel Golfo di Patti (magnitudo 6.1, I= VIII grado MCS).