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Riduzione del rischio di disastri: una sfida possibile

18 gennaio 2019

Cambiamenti climatici, resilienza delle comunità, necessità di governare situazioni sempre più complesse: ne parliamo con il Capo Dipartimento della Protezione Civile Angelo Borrelli

Angelo Borrelli al Forum europeo di RomaIl Forum europeo di Roma per la riduzione del rischio ha posto l’accento su temi fondamentali per la protezione civile. Una riflessione su queste intense giornate di lavori.
Il Servizio Nazionale della Protezione Civile, nel nostro Paese è responsabile di tutte le attività volte a salvare, soccorrere, assistere i cittadini, i loro beni, l’ambiente e il patrimonio di cultura in cui vivono, a fronte di ogni situazione di disastro, di catastrofe, sia nella fase cruciale del soccorso, sia in quelle della previsione e della prevenzione delle crisi. Gli argomenti affrontati nei giorni del Forum europeo per la riduzione del rischio da disastri 2018 rappresentano lo scenario della nostra attività quotidiana. Abbiamo imparato, disastro dopo disastro, quanto sia necessario arrivare preparati per fronteggiare ogni tipo di crisi. Lavoriamo da anni, insieme a tutte le istituzioni del Paese e alla comunità scientifica, per ridurre al minimo il tempo dedicato al processo decisionale nell’azione di governo in emergenza. Il nostro Sistema è stato costruito per essere pronto ad agire e reagire nel tempo reale, quando cioè i fatti che dobbiamo governare si sono appena manifestati.

Come cambia il ruolo del Dipartimento e dell’intero Servizio Nazionale alla luce delle recenti sfide imposte dai cambiamenti climatici?
È mia convinzione che la protezione civile possa aiutare tutti i livelli di governo ad accelerare i loro processi decisionali ed operativi perché il tempo che ci lasciano i cambiamenti climatici e le minacce che ci vengono dal gigantesco stock di rischi accumulati nella storia, soprattutto recente, del nostro Paese, è ormai molto scarso.
Abbiamo operato in passato imparando a dividere il tempo reale dell’emergenza dal tempo differito a disposizione dei livelli di governo e delle Amministrazioni locali, regionali e nazionali, per realizzare gli interventi strutturali volti alla riduzione del rischio.
Il tempo differito è oggi diventato molto breve, ormai quasi corrispondente al tempo reale disponibile per affrontare i disastri. Per questa ragione siamo coinvolti in tutti i grandi progetti del nostro Governo volti all’obiettivo di proteggere i cittadini dai rischi naturali ed antropici, tenendo conto delle nuove condizioni nelle quali siamo obbligati a muoverci e a operare, dal PON sulla riduzione dei rischi ai Programmi sviluppati con il Ministero dell’Istruzione, a quelli di impiego dei giovani in Servizio Civile, fino agli accordi assunti dal Dipartimento con gli imprenditori e con Confindustria.

Qual è il valore aggiunto per il Sistema Paese offerto dalla protezione civile italiana?
La nostra capacità di coordinamento, cioè di far lavorare insieme con efficienza ed efficacia, istituzioni e persone che provengono da esperienze e percorsi molto diversi tra loro, che credo sia oggi utile a tutti i livelli. La conoscenza deve essere multidisciplinare. La capacità di governo deve confrontarsi con la complessità senza l’aiuto di scorciatoie e di semplificazioni inesistenti. La cooperazione tra i nostri Paesi, e con le Istituzioni sovranazionali di cui facciamo parte, si presenta oggi come una necessità non più circoscritta all’aumento delle possibilità da utilizzare in emergenza, ma come un metodo di lavoro indispensabile a dare continuità alle nostre prospettive di benessere, di crescita e di sviluppo. Il mondo si è complicato attorno a noi ed è probabilmente del tutto vano aspettarci il ritorno a condizioni di normalità che sono ormai parte solo del nostro ricordo.
Ci occorre un salto, un punto di discontinuità nella cultura delle Istituzioni e dei cittadini: dobbiamo abituarci a considerare come normali le condizioni create dall’insieme dei fattori che tendono ad aumentare i livelli, la quantità, l’impatto dei rischi esistenti. L’esperienza che abbiamo accumulato negli scorsi decenni, mi porta a considerare questa sfida come non impossibile, come una situazione che, lavorando assiduamente, possiamo arrivare a governare nell’interesse esclusivo degli abitanti dei nostri Paesi e soprattutto dei più giovani tra loro. ​

 

Magazine "Protezione Civile", n. 17/2019 (pagg.10-11)