Dettaglio dossier

Sendai Framework for Disaster Risk Reduction 2015-2030


Il 15 marzo 2015 con il Quadro di riferimento di Sendai per la Riduzione del Rischio di Disastri 2015-2030, la comunità internazionale risponde all’esigenza di definire una strategia comune, condivisa a livello globale e finalizzata a fronteggiare le numerose catastrofi descritte, negli ultimi decenni, da crescenti livelli di intensità e di frequenza.


Il Framework di Sendai è lo strumento adottato in occasione della Terza Conferenza Mondiale delle Nazioni Unite, su richiesta dell’Assemblea generale ONU con il sostegno dell’Ufficio delle Nazioni Unite per la Riduzione del Rischio di Disastri (UNISDR), che sancisce il passaggio dalla “gestione delle catastrofi”, alla “gestione del rischio di catastrofi”, attraverso il ruolo di primo piano riconosciuto alle attività di prevenzione.

La lungimirante lettura del rischio secondo il Sendai Framework succede allo "Hyogo Framework for Action 2005-2015(HFA)", il Quadro d’azione nato quindici anni prima per rafforzare la capacità di Resilienza di Nazioni e Comunità, e per ridurre in modo significativo le conseguenze dei disastri.

La piattaforma HFA può contare tra i risultati raggiunti, un miglioramento della riduzione del rischio di disastri da parte degli Stati e degli altri attori pubblici rilevanti a livello locale, nazionale, sovranazionale e globale, e il conseguente calo della mortalità per alcune tipologie di rischio di origine sia naturale, sia antropica.

Il Piano decennale, concepito per dare impulso ai precedenti lavori per la riduzione dei disastri, ha lasciato in eredità anche spazi di miglioramento nella formulazione degli obiettivi e nel consolidamento delle capacità di resilienza delle comunità, in caso di catastrofi.
L’HFA ha quindi fatto scuola e, in base all’esperienza maturata negli anni, il Quadro di Sendai attualmente definisce quattro priorità fondamentali quali: la comprensione dei rischi, il potenziamento della governance del rischio, la maggior capacità di resilienza e il miglioramento delle pratiche di “Build Back Better” nelle fasi di recupero, ripristino e ricostruzione.

Un vero e proprio percorso che conta l’adesione di oltre 180 Paesi, tra cui l’Italia, impegnati nella riduzione sostanziale della mortalità da disastro e nel contenimento dei danni all’economia. Sono questi i punti chiave per il raggiungimento, entro l’anno 2030, dei sette obiettivi globali descritti nel Quadro di riferimento di Sendai 2015-2030:

1.Riduzione del numero di vittime causate da disastri

2.Riduzione del numero di persone colpite da disastri

3. Riduzione della perdita economica diretta

4. Riduzione del danno prodotto dalle catastrofi sulle infrastrutture critiche e sui servizi di base

5. Aumento del numero di Paesi con strategie di riduzione del rischio di disastri

6. Potenziamento della cooperazione internazionale rivolta ai Paesi in Via di Sviluppo

7. Aumento della disponibilità e dell’accesso ai sistemi di allerta rapida multi-rischio

 

L’Agenda Sendai è un percorso che dura da 15 anni, proseguendo quello del Quadro di Hyogo del 2005. Un periodo lungo soggetto a grandi cambiamenti sia dal punto di vista ambientale che politico-sociale. E’ per questo che la comunità internazionale fissa alcune tappe intermedie per confermare o modificare obiettivi e impegni stabiliti al momento di varare il percorso.

Le ultime due tappe significative dal punto di vista temporale - entrambe organizzate dall’UNISDR (www.unisdr.org) l’Ufficio delle Nazioni Unite per la Riduzione del Rischio di Disastri - sono state il Forum europeo di Instanbul del 26-28 marzo 2017, precedente diretto del prossimo incontro di Roma del 21-23 novembre 2018 e il Forum globale tenutosi a Cancun nel Messico dal 22 al 26 maggio 2017.

Entrambi gli appuntamenti hanno visto partecipanti di diverso livello, dai capi di stato ai ministri ai delegati istituzionali, tutti impegnati per i propri paesi nella riduzione dei rischi. Il Forum di Cancun ha stabilito il record di settemila registrazioni di delegati provenienti da tutto il mondo.

IL FORUM EUROPEO DI ISTANBUL - Al termine dell’assise della capitale turca sono scaturite alcune proposte da seguire per unire gli sforzi di tutti gli “stakeholders” cioè i soggetti attivi e interessati alla riduzione del rischio.
In primo luogo l’accento è stato posto sul rafforzamento del coordinamento delle strategie nazionali e locali per la riduzione dei rischi per garantire che il lavoro sia allineato e condiviso a tutti i livelli.
I partecipanti al Forum hanno inoltre ritenuto opportuno che si lavori per integrare i progetti di finanza sostenibile, di riduzione del rischio da disastri naturali e di sostenibilità ambientale specialmente quelli centrati sui cambiamenti climatici.
Altro tema decisivo è quello dell’educazione e dell’aumento della consapevolezza dei cittadini sia sui rischi dei rispettivi territori sia sulle buone pratiche di prevenzione e di comportamento durante le emergenze. In particolare è bene che la riduzione del rischio faccia sempre più parte integrante dei progetti di sviluppo locali e regionali, soprattutto in casi di ricostruzione che siano sempre più “intelligenti”.

IL FORUM GLOBALE 2017 - Il Forum globale presieduto dal Messico, a Cancùn, è stato uno degli appuntamenti più importanti degli ultimi decenni sulla tematica della riduzione del rischio e della resilienza a fronte di disastri naturali.
Molto significativo il comunicato finale (tutti i documenti citati possono essere consultati utilizzando i link posti sulla sezione destra di questa pagina), in particolare la sezione in cui i delegati si impegnano in maniera concreta (“commitments”).
La chiamata alla cooperazione e all’impegno negli anni a venire - cioè almeno fino alla nuova edizione del Forum che sarà nel 2019 in Svizzera - riguarda sinteticamente: l’implementazione del “Sendai framework”, coerentemente con gli Obiettivi di sviluppo sostenibile, con l’accordo di Parigi sul cambiamento climatico e con la Nuova Agenda Urbana e altri strumenti. Il rafforzamento in tutti i paesi della valutazione del rischio da disastri in generale e delle infrastrutture a rischio. L’aumento degli investimenti nella raccolta di dati e informazioni sulle perdite di vite umane e sul rischio da disastri. Il rafforzamento delle strutture normative incentrate sulla riduzione dei rischi, l’utilizzo virtuoso del territorio, il consolidamento delle partnership pubblico-privato. La realizzazione di investimenti redditizi sulla resilienza, la creazione o l’incremento dei budget dedicati alla riduzione del rischio. Il far sì che la valutazione sulla vulnerabilità al rischio da disastri sia un prerequisito per gli investimenti nel settore edilizio.


Il rafforzamento della resilienza delle comunità con la creazione di progetti e reti direttamente dedicati al sostegno delle fasce più deboli della popolazione magari pensando a reti di protezione per la popolazione ; Il consolidamento della cooperazione bilaterale, regionale e internazionale per un ccordinamento e una collaborazione sempre più forte nell’affrontare il rischio da disastri.

Obiettivi e progetti importanti per un lavoro in continua evoluzione.

 Nell’ambito delle politiche per la riduzione del rischio di disastri che rispondono alla valutazione del progresso a livello nazionale, sovranazionale e globale, il Quadro di riferimento di Sendai ha inaugurato il passaggio dalla sola “gestione delle catastrofi”, come promosso dal Quadro d’Azione di Hyogo del 2005, all’attuale interpretazione estesa di “gestione del rischio di catastrofi”.

"Il rischio è un concetto lungimirante, quindi il rischio di catastrofe può essere inteso come la probabilità di perdita di vite umane, lesioni o distruzione e danni da un disastro in un determinato periodo di tempo" (adattato da UNISDR, 2015a).

Il cambiamento Sendai fissa l'obiettivo atteso di riduzione del rischio di catastrofi, si qualifica per il forte carattere preventivo e una rafforzata base conoscitiva del rischio, promuove uno sguardo attento sia alle minacce esistenti, sia alle nuove forme di rischio di natura tecnologica e biologica, di piccola e di grande scala.

Si tratta di una gestione multi - rischio dei disastri combinata al rafforzamento della capacità di resilienza di una comunità, una priorità promossa con urgenza anche all'interno delle politiche governative, e dei piani finanziari con investimenti guidati.

Il potenziamento della governance del rischio di disastri è infatti un elemento necessario per lo sviluppo delle attività di prevenzione, di mitigazione e di gestione del rischio, a cui si aggiunge una cooperazione internazionale concertata al fine di contribuire allo sviluppo della conoscenza a tutti i livelli, in particolare per i paesi in via di sviluppo.

A partire dal Quadro d'Azione di Hyogo, l'obiettivo Sendai di riduzione del rischio di disastri è riconosciuto anche come strumento di prevenzione per il contenimento di perdite future, e investimento efficace a favore dello sviluppo sostenibile.

L'elemento rischio (riduzione, gestione e conoscenza) torna a svolgere un ruolo di primo piano anche nell'Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, guadagnando dieci dei diciassette obiettivi fissati nel programma che adotta una visione integrata della dimensione sociale, economica e ambientale dello sviluppo sostenibile.