Dettaglio dossier

Rischio alluvione: la realizzazione dei Piani di gestione


Dalla direttiva europea al recepimento della normativa in Italia

 

Il 23 ottobre 2007 il Parlamento Europeo e il Consiglio hanno firmato la Direttiva 2007/60/CE con l’obiettivo di creare un quadro di riferimento omogeneo a scala europea per la gestione delle alluvioni. Questo provvedimento, che è stato emanato anche a seguito di una serie di eventi alluvionali catastrofici, come quelli di Dresda e Praga dell’agosto 2002, è stato quindi pensato per ridurre le conseguenze negative delle alluvioni sulla vita e la salute umana, l’ambiente, il patrimonio culturale e le attività economiche.

Nello specifico, la Direttiva europea ha ritenuto opportuno che tutti gli Stati membri si dotino di “Piani di gestione” per il rischio alluvione, nei quali devono essere contenuti tutti gli aspetti della gestione del rischio tra cui le misure di prevenzione, protezione e preparazione all’evento. In particolare, la Direttiva ha individuato tre fasi, successive e concatenate tra loro che, tra il 2011 e il 2015, hanno portato alla realizzazione dei Piani di gestione:

  • fase 1: valutazione preliminare del rischio alluvioni (entro il 22 dicembre 2011);
  • fase 2: elaborazione delle mappe di pericolosità e di rischio alluvione (entro il 22 dicembre 2013);
  • fase 3: predisposizione dei piani di gestione del rischio alluvione (entro il 22 dicembre 2015).

Nell’ordinamento italiano, la Direttiva europea è stata recepita con il decreto legislativo n.49 del 23 febbraio 2010 che assegna alle Autorità di bacino distrettuali e alle Regioni, in coordinamento tra loro e con il Dipartimento della Protezione Civile, il compito di predisporre i piani di gestione. Il provvedimento ha confermato la scansione delle attività in tre fasi, specificandone contenuti, soggetti competenti e modalità di realizzazione. Nelle pagine che seguono riportiamo una sintesi del lavoro svolto dal nostro Paese per ciascuna delle tre fasi.

Pubblicato il 29 marzo 2016


Valutazione preliminare del rischio alluvioni. Questa fase ha richiesto a tutte le Autorità di bacino di valutare i rischi potenziali, nell’ambito del proprio distretto idrografico. La valutazione doveva comprendere la produzione di cartografie tematiche, una descrizione delle alluvioni passate e una valutazione delle potenziali conseguenze negative di futuri eventi alluvionali. Le Autorità di bacino italiane, avvalendosi delle misure transitorie previste dalla stessa normativa europea, non hanno svolto le attività relative a questa fase perché i contenuti richiesti erano già ricompresi nei Pai-Piani di Assetto Idrogeologico. Il nostro Paese ha comunque deciso di predisporre un catalogo di eventi alluvionali, secondo i parametri stabiliti dalla Commissione europea per tutti gli Stati membri. Nell’ambito di questa attività, il Dipartimento ha predisposto e ha messo a disposizione delle Regioni e delle Autorità di bacino una piattaforma informatica in cui inserire tutti i loro dati sugli eventi alluvionali che si sono verificati nei territori di competenza.

Elaborazione di mappe della pericolosità e del rischio alluvioni. In base alla Direttiva europea, le Autorità di bacino hanno dovuto predisporre le mappe di pericolosità e di rischio alluvione per il proprio bacino idrografico. Per quanto riguarda le mappe di pericolosità, il decreto di recepimento richiedeva di perimetrare le aree geografiche interessate da alluvioni caratterizzate da questi tempi di ritorno: fino a 500 anni (rare di estrema intensità); tra 100 e 200 anni (poco frequenti); tra 20 e 50 anni (frequenti). Per ogni tipologia di alluvione, è stato inoltre chiesto di precisare estensione, altezza e caratteristiche dell’evento in termini di velocità e portata. Per quanto riguarda le mappe di rischio, dovevano invece essere indicate le possibili conseguenze negative di un’alluvione, specificando per ogni area persone e beni esposti al rischio. Per la redazione delle mappe di pericolosità e rischio, le Autorità di bacino hanno integrato, aggiornato e omogeneizzato le informazioni già contenute nei Pai.

Realizzazione dei Piani di gestione. L’obiettivo principale dei Piani di gestione, che devono essere redatti in tutti gli Stati membri, è ridurre le possibili conseguenze negative di un evento alluvionale attraverso l’attuazione di misure strutturali e non strutturali. Come detto, la normativa italiana ha affidato il compito di redigere questi piani alle Autorità di bacino e alle Regioni per il distretto idrografico di propria competenza e sempre alle Regioni, in coordinamento tra loro e con il Dipartimento, ha invece affidato la parte relativa al sistema di allertamento per il rischio idraulico ai fini di protezione civile. Il termine per la stesura e la pubblicazione dei piani di gestione era stato fissato dalla Direttiva europea al 22 dicembre 2015. Oggi questi piani, già redatti, adottati e pubblicati per tutti i distretti idrografici, sono in attesa dell’approvazione che avverrà con decreto del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare.

Vista la rilevanza strategica dei Piani di gestione, la Direttiva europea ha richiesto a tutti gli Stati membri di promuovere la partecipazione dei cittadini nel processo di elaborazione, valutazione e aggiornamento di tutti i prodotti elaborati nell’ambito delle tre fasi. Anche il Decreto di recepimento in Italia della Direttiva ribadisce questa indicazione, nella convinzione che la comunità locale abbia un ruolo determinante nell’individuazione dei rischi e delle modalità con cui difendersi. Per questo, le Autorità di bacino e le Regioni hanno promosso momenti di consultazione pubblica su tutti prodotti e le attività realizzati, sia attraverso iniziative online (siti web dedicati, forum, blog e strumenti di indagine, come sondaggi e questionari) sia attraverso l’organizzazione di incontri aperti a tutti coloro che vivono e operano sul territorio. Anche il Dipartimento della Protezione Civile ha partecipato ad alcune di queste iniziative.

Pubblicato il 29 marzo 2016

A febbraio 2015 il Presidente del Consiglio dei Ministri ha firmato la Direttiva sugli indirizzi operativi che il Dipartimento della Protezione Civile ha rivolto a tutte le Regioni per la predisposizione della parte dei Piani di gestione sul sistema di allertamento nazionale (statale e regionale) per il rischio idraulico ai fini di protezione civile. In sintesi, queste le indicazioni previste nel provvedimento:

Previsione, monitoraggio, sorveglianza e allertamento realizzate dalla rete dei Centri Funzionali. Ogni Regione o Provincia Autonoma ha inserito nel piano di gestione, per ciascun distretto idrografico di cui fa parte, la propria normativa sul sistema di allertamento, la definizione degli scenari di criticità idrogeologica e idraulica per il proprio territorio, la descrizione dei documenti prodotti per l’allertamento regionale, come i bollettini e gli avvisi di criticità, una sintesi delle procedure per l’allertamento fino al livello locale in caso di evento alluvionale previsto o in atto e la descrizione degli strumenti utilizzati per il monitoraggio.

Il presidio territoriale idraulico realizzato attraverso strutture e soggetti interregionali, regionali e provinciali. Questo argomento è riferito ai soggetti preposti al monitoraggio e al controllo del territorio esposto al rischio idrogeologico e idraulico. In merito al tema, gli indirizzi operativi hanno previsto che ogni Piano di gestione contenga una sintesi delle normative regionali sui presidi territoriali idraulici, la descrizione della loro organizzazione e dislocazione sul territorio, la descrizione delle loro attività nelle aree a rischio e nei punti critici (ad. es. attraversamenti pedonali, viari e ferroviari dei corsi d’acqua) e i soggetti preposti al loro funzionamento.

La regolazione dei deflussi realizzata anche attraverso i piani di laminazione. I piani di gestione devono contenere un elenco delle grandi dighe presenti nel bacino, le strutture di comando e controllo e una sintesi degli studi sull’influenza degli invasi e dei piani di laminazione per la riduzione del rischio idraulico.

Il supporto all’attivazione dei piani urgenti di emergenza. Il piano di gestione deve riportare la corrispondenza tra livelli di criticità, livelli di allerta e l’associazione di tali livelli con l’attivazione delle fasi operative regionali. Il piano di gestione deve inoltre descrivere come il sistema di allertamento viene inserito nei piani di emergenza per il rischio idraulico.

La sintesi dei contenuti dei piani urgenti di emergenza. Questa sintesi ha l’obiettivo di rappresentare unitariamente come viene affrontato un evento critico di tipo idraulico. Consiste nella ricognizione dei piani di emergenza esistenti nell’ambito del rischio idraulico, quali le pianificazioni regionali, provinciali, intercomunali, comunali e degli enti che, a vario titolo, effettuano attività finalizzate anche alla protezione civile nel territorio interessato dalla pianificazione di gestione del rischio alluvioni.

Per condividere i contenuti degli indirizzi operativi il Dipartimento ha organizzato con le Regioni e le Autorità di bacino tre serie di incontri. La prima si è svolta a novembre 2014, ancora nella fase di stesura del provvedimento, con l’obiettivo di presentarlo e raccogliere eventuali osservazioni e proposte. La seconda serie di incontri si è svolta a febbraio 2015 per illustrare nel dettaglio i contenuti degli indirizzi operativi e rispondere a eventuali richieste di chiarimento sulla redazione dei piani di gestione. Infine, la terza, che si è svolta a settembre 2015, ha avuto l’obiettivo di chiarire i contenuti relativi alle misure di competenza del sistema di protezione civile e di garantirne la stessa impostazione a scala nazionale. Entro il 2015, in linea con i tempi stabiliti dalla Commissione europea, tutte le Autorità di bacino, le Regioni e le Province Autonome hanno predisposto i propri Piani di gestione per il rischio alluvione e li hanno resi disponibili sui siti delle amministrazioni competenti.

Pubblicato il 29 marzo 2016

Distretti Bacini Link ai Piani di gestione
Alpi orientali Lemene, Fissero-Tartaro-Canalbianco, Adige, Brenta-Bacchiglione, Isonzo, Livenza, Piave, Tagliamento e bacini regionali del Veneto e del Friuli Venezia Giulia Piano di gestione Alpi orientali
Padano Po Piano di gestione Po
Appennino settentrionale
 
Conca-Marecchia, Fiora, Magra, Reno, Arno e bacini regionali di Liguria, Emilia Romagna, Toscana Costa, Toscana Nord, Toscana Ombrone, Marche (parte) Piano di gestione Appenino settentrionale
 Pilota del Serchio  Serchio  Piano di gestione Serchio
 Appennino centrale Sangro, Tronto, Tevere e bacini regionali di Lazio, Abruzzo, Marche (parte)  Piano di gestione Appenino centrale
 Appennino meridionale Bradano, Fortore, Saccione, Sinni, Sele, Trigno, Noce, Liri-Garigliano, Volturno e bacini regionali di Molise - Biferno e minori, Campania Nord Occidentale, Destra Sele, Sinistra Sele, Sarno, Puglia e Interregionale Ofanto, Basilicata, Calabria e Interregionale Lao  Piano di gestione Appenino meridionale
 Regione Sardegna  Bacini regionali della Sardegna  Piano di gestione Regione Sardegna
 Regione Siciliana  Bacini regionali della Sicilia  Piano di gestione Regione Siciliana

 

Pubblicato il 7 aprile 2016