Dettaglio dossier

Esercitazione Mesimex 2006


Presentazione

L'esercitazione "Mesimex 2006" - Major Emergency SIMulation EXercise - rientra nel programma delle attività formative previste dal Meccanismo europeo di Protezione Civile.

Nel dicembre 2005 la Commissione Europea approva la proposta italiana di realizzare un’esercitazione a livello comunitario sul rischio vulcanico, da realizzarsi nell'area vesuviana, simulando le operazioni di protezione civile che sarebbero necessarie in caso di ripresa dell'attività eruttiva del Vesuvio.

Il programma dell'esercitazione, che necessariamente condensa in pochi giorni gli eventi e le attività che, nella realtà, avrebbero luogo in diverse settimane o mesi, inizia dal momento in cui le strutture di monitoraggio e controllo scentifico del vulcano segnalano al Dipartimento della Protezione Civile il verificarsi di fenomeni precursori che indicano una possibile ripresa dell'attività eruttiva del Vesuvio, si sviluppa nella fase di intensificazione delle rilevazioni scientifiche sul vulcano, prevede un momento specifico di messa in sicurezza dei beni culturali, culmina nella simulazione dell'evacuazione degli abitanti dei 18 Comuni della "zona rossa" e si conclude con un'ultima fase di cessazione delle condizioni di allarme.

Partecipano attivamente all'esercitazione quattro Stati membri dell'Unione Europea - Francia, Spagna, Portogallo e Svezia - con l'invio di esperti che compongono le Squadre di esperti vulcanologi VET (Volcano Expert Team) e le Squadre di assistenza e supporto alla popolazione straniera FAST (Foreigners Assistance and Support Team).

Il coordinamento nazionale dell'esercitazione é affidato al Dipartimento Nazionale della Protezione Civile, così come previsto dalla legge n.225 del 1992.

L'esercitazione internazionale Mesimex 2006 si svolge dal 18 al 23 ottobre 2006 nella Regione Campania.


Una volta dichiarato lo stato di emergenza da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri un campione di circa 2mila abitanti viene evacuato dalla zona rossa.
Il piano d’emergenza prevede infatti l’evacuazione della popolazione dalla zona a maggior rischio (zona rossa) , prima dell’inizio dell’eruzione.
Gli esperti di protezione civile forniscono assistenza e provvedono al trasporto degli abitanti, italiani e stranieri, verso le aree di check point, dove, oltre a ricevere generi di primo conforto, vengono informati sulle attività di protezione civile in corso. Da queste aree, in un secondo momento, la popolazione italiana viene indirizzata verso le Regioni gemellate previste dal piano di emergenza, mentre i cittadini stranieri seguendo il piano di evacuazione delle squadre FAST vengono rimpatriati o guidati verso altre destinazioni.

La fase eruttiva e le zone a rischio

zoneIl Vesuvio è in stato di quiescenza dal 1944. In caso di riattivazione, si prevede un'eruzione di tipo Sub-Pliniano, che pertanto è stata presa come riferimento nel Piano NEPVA.
Lo scenario associato ad un’eruzione Sub-Pliniana prevede i fenomeni di seguito descritti ed i rischi ad essi correlati: sulla base di essi, il territorio è stato suddiviso in tre zone: “zona rossa,” “zona gialla” e “zona blu”.

Nella fase iniziale dell’eruzione, una colonna eruttiva sostenuta composta di gas e frammenti piroclastici, alta 15-20 Km, determina il depositarsi a terra di pomice, lapilli e cenere trasportate dal vento. Il rischio è correlato alla densità e al carico esercitato dalla coltre piroclastica che può comportare un sovraccarico eccessivo sui tetti degli edifici determinandone il crollo. Ulteriori rischi sono connessi alle difficoltà di respirazione dovute all’elevata concentrazione di sottili particelle nell’aria, alla contaminazione delle colture e dell’acqua, alle difficoltà di utilizzare vie di fuga e agli ingorghi stradali (zona gialla).

Nella fase successiva, la colonna eruttiva collassa, generando colate piroclastiche con nuvole di gas e particelle sospese, che possono raggiungere velocità di 100 km/h, e possono avere un enorme potere distruttivo. I modelli fisico- numerici indicano che dall’avvenuto collasso della colonna eruttiva, la colata piroclastica per raggiungere il mare impiegherà dai 5 ai 10 minuti distruggendo tutto ciò che incontra. La zona esposta a questo rischio è definita (zona rossa).

Il rischio della terza fase è correlato al generarsi di colate di fango (“lahars”) durante e dopo l’eruzione. Si tratta di colate di detriti molto rapide e dense generate dalla pioggia che trascina il materiale piroclastico depositatosi lungo le ripide pendici del vulcano e dei rilievi Appenninici situati sottovento. 
I lahars hanno un grandissimo potere distruttivo che determina la necessità di evacuare la popolazione presente nelle aree esposte al rischio. Nel Piano queste aree, sono definite come zone blu. Quando sono vicine al vulcano, coincidono con la zona rossa ma ricoprono anche quelle parti della zona gialla situate nei ripidi pendii sottovento che possono essere interessati da significative cadute di materiale piroclastico.

Sistema di monitoraggio e previsione dell'eruzione

Il successo del Piano di Emergenza del Vesuvio dipende dalla capacità di prevederne l’eruzione. In un vulcano dal condotto ostruito in stato di quiescenza, come il Vesuvio, il passaggio dallo stato di riposo all’eruzione sarà preceduto e accompagnato da una serie di fenomeni precursori, come ad esempio:
- deformazione del suolo (con movimenti sia verticali che orizzontali) prodotta dalla pressione esercitata dalla risalita del magma.
- Sismicità anomala generata dalle fratture prodotte dalla pressione del magma. Il Piano nazionale di Emergenza comprende la valutazione dei danni causati dai possibili terremoti della fase pre-eruttiva, in grado di danneggiare la rete viaria necessaria all’evacuazione della zona rossa.
- Aumento del flusso di componenti volatili che raggiungono la superficie e cambiamento della temperatura delle fumarole e della composizione chimica e isotopica di sorgenti calde, falde acquifere e gas fumarolici.
- Anomalie dei campi gravimetrici, magnetici ed elettrici della crosta terrestre prodotti dal magma in risalita.
Il Sistema di monitoraggio del Vesuvio è all’avanguardia ed in grado di registrare sistematicamente tutte le variabili chimiche e fisiche di rilievo.
Le reti di monitoraggio sono gestite dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) attraverso l’Osservatorio Vesuviano(OV). Il sistema di sorveglianza dell’OV è in stretto collegamento con il Dipartimento della Protezione Civile che riceve comunicazione tempestiva di tutte le informazioni rilevanti sullo stato dell’attività vulcanica.

 

aereaL’esercitazione Mesimex 2006 riguarda la fase preparatoria di un'emergenza vulcanica nell’area del Vesuvio.
In particolare si segue l’evoluzione dell’attività del Vesuvio dalla fase di dichiarazione del livello di attenzione fino all’evacuazione della popolazione dall’area a rischio, prima che l’eruzione del vulcano abbia inizio. L’obiettivo è verificare e migliorare le procedure di emergenza e definire un modello comune di gestione delle emergenze.

Inoltre, viene sperimentata per la prima volta l’efficienza di risposta degli Stati Membri dell'Unione Europea attraverso il modello di intervento delle Squadre di esperti vulcanologi VET (Volcano Expert Team) e delle Squadre di assistenza e supporto alla popolazione straniera FAST (Foreigners Assistance and Support Team).


Gli Obiettivi dell'esercitazione:

  • sperimentare le procedure del Meccanismo europeo di Protezione Civile;
  • coinvolgere i paesi partecipanti (Francia, Spagna, Portogallo e Svezia), sia nella fase preparatoria che durante l’esercitazione attraverso la creazione di una rete di esperti e il confronto delle diverse metodologie d’intervento;
  • condividere, attraverso l’impiego delle squadre VET, l’esperienza tecnico-scientifica mettendo a confronto diversi metodi di lavoro e potenziando la rete dei centri di ricerca;
  • approfondire la conoscenza della gestione delle emergenze e dei Sistemi di protezione civile in caso di una emergenza vulcanica di notevole rilevanza;
  • testare l’attivazione e il coordinamento delle strutture della rete diplomatica in una situazione di emergenza e la capacità di localizzare e assistere i cittadini stranieri presenti nella aree a rischio attraverso l’impiego delle squadre FAST;
  • testare le attività tra gli ufficiali di collegamento dell’Unione Europea nella gestione dei rapporti tra gli uffici diplomatici e  la Direzione di Comando e Controllo (Di.Coma.C);
  • divulgare l’informazione sul rischio vulcanico alla popolazione e nelle scuole, aumentando la conoscenza del Piano Nazionale di Emergenza del Vesuvio e i relativi livelli di allerta;
  • migliorare la collaborazione tra gli Stati membri dell’Unione Europea nel campo della protezione civile attraverso le problematiche emerse durante il corso dell’esercitazione;
  • mostrare le potenzialità della Protezione civile europea attraverso video interattivi e diffondere la conoscenza circa le capacità di risposta alle emergenze tra i Paesi europei;
  • perfezionare le capacità di accoglienza, impiego e coordinamento delle squadre e degli esperti internazionali;
  • sperimentare il modello di intervento per la salvaguardia dei beni culturali nell’area a rischio.

Scenario        

vesuvioAlla luce della storia eruttiva del Vesuvio si prevede che, qualora l'attività dovesse riprendere entro qualche decennio, la prossima eruzione sarebbe esplosiva di tipo sub-pliniano.

Lo scenario che gli studiosi considerano possibile è quello della formazione iniziale di una colonna eruttiva alta diversi chilometri (da 15 a 20), con caduta di bombe vulcaniche e blocchi nell'immediato intorno del cratere, nonchè di particelle di dimenioni minori (ceneri e lapilli) fino a decine chilometri di distanza, nella direzione del vento dominante; successivamente dal collasso della colonna si formano colate piroclastiche che scorrono lungo le pendici del vulcano per alcuni chilometri, fino a raggiungere il mare in pochi minuti.

Altro fenomeno pericoloso prevedibile in questo scenario è il generarsi di colate di fango (lahar) per mobilizzazione da pioggia delle ceneri incoerenti depositatesi sui pendii più ripidi delle zone sottovento rispetto al vulcano.


Programma

18 ottobre

  • Sulla base della variazione dei valori dei parametri relativi all'attività del Vesuvio registrata dall'Osservatorio Vesuviano e sulla base delle analisi dei dati e delle valutazioni di carattere tecnico-scientifico del Centro Funzionale Centrale, il Dipartimento della Protezione Civile dichiara il passaggio alla fase di attenzione, informa le diverse componenti e strutture operative del Servizio nazionale di protezione civile e richiede al Mic - Monitoring and Information Centre - l'invio immeditato di squadre di esperti in materia di rischio vulcanico. 
  • Le squadre di vulcanologi italiani svolgono sopralluoghi e indagini sul campo.
  • La Prefettura di Napoli - Ufficio territoriale del Governo - attiva il Ccs (Centro Coordinamento Soccorsi) che opera in raccordo con la Sala Operativa della Regione Campania per fornire il necessario supporto ai Sindaci dei Comuni della zona rossa.  
  • I Comuni della zona rossa attivano i propri Centri Operativi Comunali.
  • Arrivano i team di esperti europei in materia di rischio vulcanico.

19 ottobre

  • Le squadre Vet integrate svolgono indagini sul campo e in laboratorio. 
  • In seguito al cambiamento dei valori dei parametri monitorati e sulla scorta dell'analisi dei dati e delle valutazioni di carattere tecnico-scentifico, il Dipartimento della Protezione Civile dichiara il passaggio alla fase di preallarme, informa le diverse componenti e strutture operative del Servizio nazionale e convoca il Comitato Operativo di protezione civile. 
  • Il Comitato Operativo dispone l'attivazione delle strutture operative nazionali e delle colonne mobili regionali secondo il piano di gemellaggio per l'area vesuviana e chiede al MIc l'invio di squadre di esperti europei per l'assistenza ai cittadini stranieri (Fast) presenti nella zona rossa. 
  • Il Consiglio dei Ministri dichiara lo stato di emergenza nazionale e nomina il Capo del Dipartimento della Protezione Civile "Commissario delegato per la gestione dell'emergenza". 
  • La Direzione di Comando e Controllo nazionale (Dicomac) si insdia presso la sede della Prefettura di Napoli - Ufficio territoriale del Governo, allo scopo di coordinare le attività in loco.

20 ottobre

  • Prosegue l'attività dei Vet.
  • Funzionari delle Regioni gemellate raggiungono i Centri Operativi Comunali (COC) per garantire il necessario raccordo operativo.
  • Le squadre Fast arrivano all'aeroporto di Napoli Capodichino e danno avvio alle attività in contatto con le proprie sedi diplomatiche.
  • Cominciano ad arrivare le colonne mobili regionali presso le aree di check point da allestire per fornire assistenza alla popolazione che deve essere evacuata, qualora scattasse la fase di allarme.
  • Le organizzazioni nazionali di volontariato allestiscono sul territorio napoletano la propria base logistica per fornire supporto ai Comuni.

21 ottobre

  • Prosegue l'attività dei Vet.
  • Funzionari delle Regioni gemellate raggiungono i centri operativi comunali per garantire il necessario raccordo operativo.
  • Le squadre Fast arrivano all'aeroporto di Napoli Capodichino e danno avvio alle attività in contatto con le proprie sedi diplomatiche.
  • Cominciano ad arrivare le colonne mobili regionali presso le aree di check point da allestire per fornire assistenza alla popolazione che verrà evacuata, qualora scattasse la fase di allarme.
  • Le organizzazioni nazionali di volontariato allestiscono sul territrio napoletano la propria base logistica per fornire supporto ai Comuni.

22 ottobre

  • In seguito ad ulteriore cambiamento dei valori dei parametri monitorati e sulla scorta dell'analisi dei dati e delle valutazioni di carattere tecnico-scentifico, il Capo del Dipartimento della Prtezione Civile dichiara il passaggio alla fase di allarme.
  • La Di.Coma.C dipone l'avvio del piano di evacuazione.
  • I Comuni procedono all'evacuazione della zona rossa.
  • La popolazione evacuata raggiunge le aree di check point dove viene registrata e riceve informazioni ed assistenza. 
  • Le Squadre Fast saranno attive nelle aree di check point per assistere i cittadini stranieri presenti.
  • In serata, rilevato un rientro dei parametri monitorati e sulla scorta dell'analisi dei dati e delle valutazioni di carattere tecnico scentifico, il Capo del Dipartimento dichiara la fine della fase di allarme ed il rientro alla fase di attenzione.

La simulazione ha termine con il rientro della popolazione evacuata nei Comuni di origine, la chiusura dei centri operativi e di coordinamento e la fine delle attività del Comitato Operativo.

23 ottobre

  • Per le squadre nazionali ed europee e per tutti gli Osservatori internazionali l'esercitazione si conclude con un workshop e un successivo debriefing.zone

Nell’ambito delle esercitazioni, il Volontariato è chiamato a svolgere molte funzioni di grande rilievo, in conformità al ruolo di struttura operativa del Sistema nazionale di protezione civile previsto dall’art. 11 della legge 225/92. Le componenti del Volontariato affiancano il Dipartimento e le istituzioni regionali durante l’esercitazione, fornendo un contributo essenziale ai fini della riuscita alle operazioni. Le funzioni di supporto sono le singole risposte che occorre organizzare in qualsiasi tipo di emergenza nazionale e si attivano nella Direzione di Comando e Controllo (Di.Coma.C.)

Volontariato

Le organizzazioni di volontariato nazionali si occupano dell’allestimento di un'area logistica a supporto del sistema locale di protezione civile per fronteggiare le esigenze di assistenza alla popolazione o di natura tecnica che dovessero manifestarsi durante le fasi dell’emergenza.
In particolare, nell'area devono essere installate strutture campali come tende, cucina e mensa; una segreteria di coordinamento delle squadre dei volontari; un posto medico avanzato (PMA) e tutte le necessarie strutture di supporto ai comuni (socio-sanitarie, telecomunicazioni di emergenza, salvaguardia dei beni culturali ed altro).

Le organizzazioni di volontariato locali, integrate con le risorse del volontariato nazionale, vengono incaricate di fornire assistenza alla popolazione nelle fasi critiche dell’evacuazione fino alle aree di partenza, zone di raccolta della cittadinanza evacuata individuate dai singoli Comuni dove sarà presente un presidio sanitario.
Da queste aree con il supporto dei volontari e, ove necessario, con l’ausilio di mezzi speciali di trasporto, la popolazione sarà trasferita verso i check-point, 6 aree allestite dalle Regioni in ottemperanza al gemellaggio dei comuni vesuviani con le Regioni italiane previsto dal Piano nazionale Vesuvio. I check point si trovano al di fuori della zona rossa vesuviana, in territori sicuri rispetto all'evoluzione dell'attività vulcanica prevista, tali da garantire la prima assistenza alla popolazione evacuata.

All’interno di ogni check-point operano le associazioni di volontariato appartenenti alle rispettive colonne mobili regionali. Nelle 6 aree deve essere assicurata l’assistenza medica attraverso il supporto di un posto medico avanzato (PMA), forniti i generi di primo conforto e ogni informazione utile relativa all’emergenza. Dai check-point, in un secondo momento, verranno avviati i trasferimenti della popolazione verso le Regioni gemellate. 
Infine, i rappresentanti delle organizzazioni nazionali entreranno a far parte del team degli osservatori chiamati a valutare le operazioni dell’esercitazione Mesimex insieme ad altri rappresentanti di componenti e strutture operative del Servizio nazionale di protezione civile.

Funzioni di supporto
Le funzioni di supporto sono le singole risposte che occorre organizzare in qualsiasi tipo di emergenza nazionale e si attivano nella Direzione di Comando e Controllo.
Ogni singola funzione ha un proprio responsabile che in "tempo di pace" aggiorna i dati relativi alla propria funzione e in caso di emergenza nazionale diventa l’esperto che affianca il Commissario Delegato per costituire, nella zona di intervento, la Di.Coma.C.

Nella Di.Coma.C. istituita per Mesimex le funzioni attivate sono 14:

1. Tecnico scientifico - Pianificazione
2. Sanità-assistenza sociale - Veterinaria
3. Mass-media e informazione
4. Volontariato
5. Materiali e mezzi
6. Trasporto-circolazione e viabilità
7. Telecomunicazioni
8. Servizi essenziali
9. Censimento danni, persone, cose
10. Strutture operative S.a.R.
11. Enti locali
12. Materiali pericolosi
13. Logistica evacuati-zone ospitanti
14. Coordinamento centri operativi

Nell'ambito dell'esercitazione Mesimex 2006, le funzioni: tecnico-scientifica pianificazione, servizi essenziali e censimento danni persone e cose, sono state attivate presso la SORU - Sala Operativa Regionale Unificata della Regione Campania, mentre le altre operano presso la Di.Coma.C.

1 - Tecnico scientifico - Pianificazione
Sono presenti i gruppi nazionali di ricerca ed i servizi tecnici nazionali a seconda del tipo e livello dell’emergenza. Il referente è il rappresentante del Dipartimento della Protezione Civile, Servizio Previsione e Prevenzione, che deve mantenere e coordinare tutti i rapporti tra le varie componenti scientifiche e tecniche, operanti per il periodo dell’emergenza.

2 - Sanità e Assistenza sociale
Rappresentata dal responsabile del Dipartimento della Protezione Civile, Servizio Emergenza Sanitaria, che deve supportare il rappresentante del Servizio sanitario locale.

3 - Mass Media e Informazione
La Sala Stampa deve essere realizzata in un locale diverso dalla Di.Coma.C.. E' cura dell’addetto stampa stabilire il programma e le modalità degli incontri quotidiani con i rappresentanti dei mass-media presenti nella zona delle operazioni. Per l’informazione al pubblico, in accordo con il Commissario Delegato, é compito dell’addetto stampa procedere alla divulgazione delle notizie per mezzo dei mass-media.
In particolare, bisogna:

  • informare e sensibilizzare la popolazionesui comportamenti da adottare in emergenza; 
  • far conoscere le attività che si stanno svolgendo; 
  • creare annunci, fare comunicati; realizzare spot e campagne stampa
  • organizzare conferenze stampa giornaliere.

4 - Volontariato
I compiti delle organizzazioni di volontariato, in emergenza, vengono individuati nei piani di protezione civile in relazione alla tipologia del rischio da affrontare, alla natura ed alla specificità delle attività esplicate dalla organizzazione e dai mezzi a loro disposizione. Pertanto, in sala operativa, prenderà posto il coordinatore indicato nel piano di protezione civile che è identificato con il responsabile, o suo delegato, del Servizio Volontariato del Dipartimento della Protezione Civile.

5 - Materiali e mezzi
La funzione materiali e mezzi ha un'importanza primaria per fronteggiare un'emergenza di qualunque tipo. E’ diretta dal responsabile, o suo delegato, del Servizio Materiali e Mezzi del Dipartimento della Protezione Civile. Si tratta di avere un quadro delle risorse, suddivise per aree di stoccaggio, e la loro disponibilità. Per ogni risorsa si deve prevedere il tipo di trasporto ed il tempo di arrivo nell’area dell’intervento. Alla gestione di tale funzione concorrono i materiali e mezzi comunque disponibili e normalmente appartenenti a Forze Armate, al Ministero Interno, CRI, Amministrazioni locali, volontariato, ditte private.

6 - Trasporto, circolazione e viabilità
Il trasporto è strettamente collegato alla movimentazione dei materiali, al trasferimento dei mezzi, ad ottimizzare i flussi lungo le vie di fuga ed il funzionamento dei cancelli di accesso, per regolare il flusso dei soccorritori. Questa funzione di supporto deve necessariamente operare a stretto contatto con il responsabile della funzione "Strutture Operative". Per la parte relativa all’attività di circolazione e viabilità, il coordinatore è normalmente il rappresentante della Polstrada o suo sostituto; concorrono per questa attività oltre alla Polizia Stradale, i Carabinieri ed i Vigili Urbani: i primi due per il duplice aspetto di Polizia giudiziaria e tutori della legge e gli altri per l’indiscussa idoneità nella gestione della funzione in una emergenza a carattere locale. Nel caso in cui il personale disponibile in loco non fosse sufficiente potrebbe essere impiegato anche il volontariato sia come movieri della circolazione sia come coordinatori delle direttrici di transito o tronchi di circolazione a mezzo di radioamatori ed altre specialità. Si dovranno prevedere esercitazioni congiunte tra le varie forze al fine di verificare ed ottimizzare l’esatto andamento dei flussi lungo le varie direttrici.

7 - Telecomunicazioni
Il coordinatore di questa funzione è il responsabile, o suo delegato, del Servizio TLC del Dipartimento della Protezione Civile che opera di concerto con il responsabile territoriale della Telecom, con il responsabile provinciale P.T. con il rappresentante dell’associazione di radioamatori presente sul territorio per organizzare una rete di telecomunicazione affidabile anche in caso di evento di notevole gravità. Il centro TLC del Dipartimento della Protezione Civile assicurerà il collegamento tra la zona interessata dall’evento ed il Dipartimento per mezzo di sistemi alternativi di emergenza (sistema satellitare INMARSAT - sistema satellitare ARGO).

8 - Servizi Essenziali
In questa funzione prenderanno parte i rappresentanti di tutti i servizi essenziali erogati sul territorio coinvolto e sarà diretta da un esperto di una Municipalizzata o di altra Amministrazione locale Mediante i Compartimenti Territoriali e le corrispondenti sale operative nazionali o regionali deve essere mantenuta costantemente aggiornata la situazione circa l’efficienza e gli interventi sulla rete. L’utilizzazione del personale addetto al ripristino delle linee e/o delle utenze è comunque coordinata dal proprio rappresentante in Sala Operativa. Eventuali concorsi di personale e mezzi vanno coordinati dal responsabile della S. O. e dal prefetto (interventi di mezzi speciali, impiego di spazzaneve, etc.).

9 - Censimento danni e persone
L’effettuazione del censimento dei danni a persone e cose riveste particolare importanza al fine di fotografare la situazione determinatasi a seguito dell’evento calamitoso e determinare sulla base dei risultati riassunti in schede riepilogative gli interventi d’emergenza. La responsabilità di questa funzione dovrà essere assegnata al responsabile, o suo delegato, dell’Ufficio Opere Pubbliche di Emergenza del Dipartimento della Protezione Civile. Il responsabile della suddetta funzione, al verificarsi dell’evento calamitoso, dovrà effettuare un censimento dei danni riferito a:

  • persone
  • edifici pubblici
  • edifici privati
  • impianti industriali
  • servizi essenziali
  • attività produttive
  • opere di interesse culturale
  • infrastrutture pubbliche
  • agricoltura e zootecnia
  • altro

Per il censimento di quanto descritto il coordinatore di questa funzione si avvarrà di:

  • funzionari dell’Ufficio Tecnico del Comune o del Genio Civile;
  • esperti del settore sanitario, industriale e commerciale

è altresì ipotizzabile l’impiego di squadre miste di tecnici del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, Servizio Lavori Pubblici, Genio Civile o l’intervento della Comunità Scientifica per le verifiche di stabilità che dovranno essere effettuate in tempi necessariamente ristretti.



10 - Strutture operative S.a.R
Il responsabile di questa funzione, un funzionario del Ministero dell’Interno, dovrà coordinare le varie componenti, di seguito elencate, costituite da rappresentanti del Servizio Nazionale della Protezione Civile (S.a.R.), che i sono presenti presso tutti i CCS (centro coordinamento soccorsi) e i COM (Centro operativo misto):

  • Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco
  • Forze Armate
  • Forze di Polizia
  • Corpo Forestale dello Stato
  • Servizi Tecnici Nazionali
  • Gruppi nazionali di ricerca scientifica
  • Croce Rossa Italiana
  • Strutture del Servizio sanitario nazionale
  • Organizzazioni di volontariato
  • Corpo nazionale di soccorso


11 - Enti Locali
In relazione all’evento il responsabile della funzione dovrà essere in possesso della documentazione riguardante tutti i referenti di ciascun Ente ed Amministrazione della zona interessata all’evento. Il responsabile della Regione potrà essere individuato come il responsabile di questa funzione.

12 - Materiali pericolosi
Lo stoccaggio di materiali pericolosi, il censimento delle industrie a notifica e a dichiarazione o altre attività pericolose che possono innescare ulteriori danni alla popolazione dopo un evento distruttivo di varia natura, saranno preventivamente censite e per ognuno studiato il potenziale pericolo che può provocare alla popolazione già colpita. La responsabilità di questa funzione potrà essere assegnata al Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco.

13 - Assistenza alla popolazione
Per fronteggiare le esigenze della popolazione che a seguito dell’evento calamitoso risultano senza tetto, si dovrà organizzare in loco o in altre zone sicure delle aree ospitanti per i senzatetto e fornire loro i servizi necessari per fronteggiare il periodo dell' emergenza e la fase del ripristino. Dovrà presiedere questa funzione un funzionario dell’Ente amministrativo locale in possesso di conoscenza e competenza in merito al patrimonio abitativo, alla ricettività delle strutture turistiche (alberghi, campeggi ecc.) ed alla ricerca e utilizzo di aree pubbliche e private da utilizzare come "zone ospitanti". Il funzionario dovrà fornire un quadro delle disponibilità di materiali per l' alloggiamento e dialogare con le autorità preposte alla emanazione degli atti necessari per la messa a disposizione degli immobili o delle aree recettive sia pubbliche che private. Per quanto concerne l' aspetto alimentare si dovrà garantire un costante flusso di derrate alimentari, il loro stoccaggio e la distribuzione alla popolazione assistita. Si dovranno anche censire a livello nazionale e locale le varie aziende di produzione e/o distribuzione alimentare.

14 - Coordinamento centri operativi
Il coordinatore della sala operativa che gestisce le 14 funzioni di supporto, sarà anche responsabile di questa funzione in quanto dovrà conoscere le operatività degli altri centri operativi dislocati sul territorio al fine di garantire nell' area dell' emergenza il massimo coordinamento delle operazioni di soccorso razionalizzando risorse di uomini e materiali. I responsabili delle 14 funzioni di supporto avranno quindi la possibilità di tenere sempre efficiente il piano di emergenza nazionale. Questo consente al Commissario Delegato, al momento della sua nomina, di avvalersi di esperti, anche di Enti od Amministrazioni diverse, che già si conoscono e lavorano al piano nazionale; ciò porterà ad una maggiore efficacia operativa fra le "componenti" e le "strutture operative". Il responsabile della funzione 14 assumerà anche il ruolo di coordinatore delle restanti 13 funzioni di supporto e sarà individuato in un funzionario del Dipartimento della Protezione Civile o del Ministero dell’Interno.

 

Intervento di messa in sicurezza e recupero beni mobili nella Villa Romana di Somma Vesuvianabrochure

Motivazione e scopo dell’intervento. Gli studi vulcanologici condotti sul Vesuvio hanno confermato che l’evento di riferimento da porre a base della pianificazione di emergenza, in caso di riattivazione del vulcano, è un’eruzione subpliniana simile a quelle avvenute nel 472 d.C. e nel 1631. Si è ritenuto utile e necessario inserire all’interno dell’esercitazione  Mesimex, un primo intervento di messa in sicurezza e recupero beni archeologici.
La Soprintendenza per i beni archeologici per le province di Napoli e Caserta ha suggerito che l’intervento venisse realizzato nella Villa Romana di Somma Vesuviana in corso di escavazione dal 2001 dall’Università di Tokyo, situata proprio all'interno della zona rossa. L’intervento prevede il trasporto in zona sicura dei beni culturali che possono essere trasportati e interventi di protezione in sito per gli oggetti preziosi che non possono essere rimossi.

Fenomeni eruttivi attesi alla villa. Simulazioni al computer dei potenziali “flussi piroclastici” effettuate dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia di Pisa in collaborazione con il “Cineca” di Bologna, hanno mostrato che la presenza della barriera naturale del Monte Somma potrebbe, sotto alcune condizioni essenzialmente legate alla morfologia del cratere oltre che all’intensità dell’eruzione ipotizzata, ridurre parzialmente gli effetti sulle costruzioni.Tuttavia evidenze storiche di eruzioni del passato, come ad esempio quella del 472 d.C., dimostrano come la zona in cui è situata la Villa abbia comunque una probabilità non trascurabile di essere colpita da fenomeni di varia natura.

In particolare si stima che per un evento di tipo “Subpliniano I” (leggermente inferiore a quello di Pompei del 79 d.C.) l’area possa essere interessata da terremoti con intensità compresi tra il VI e il VII grado della scala Mercalli, da una cospicua caduta di cenere (circa 2.000 Kg/mq) e da flussi piroclastici di elevata temperatura (tra i 250 e i 300 gradi).

L’esercitazione, organizzata dal G.LA.BE.C. (Gruppo di lavoro interministeriale per la salvaguardia e la prevenzione dei beni culturali dai rischi naturali), è eseguita da speciali squadre S.A.F. (speleo- alpino-fluviali) dei Vigili del Fuoco e da volontari di Legambiente altamente specializzati nel recupero e salvaguardia dei beni culturali, sotto la guida della Soprintendenza per i beni archeologici per le province di Napoli e Caserta.

Le attività di messa in sicurezza. Comprendono: 

  • individuazione di un locale idoneo per il deposito dei beni mobili da salvaguardare, in una località fuori dalla “zona rossa”;
  • imballaggio e trasporto nel deposito del materiale archeologico;
  • rafforzamento mediante cerchiatura di quattro colonne che non possono essere rimosse;
  • recupero di due statue marmoree, una delle quali raffigurante il giovane Dioniso con un cucciolo di pantera tra le braccia. A mezzo di teleferica saranno portate in superficie da una profondità di circa 10 metri.
  • protezione con uno schermo di materiale resistente alle alte temperature di una porzione di dipinti; prove dell’efficacia della schermatura a cura del centro Studi “Plinivs-Lupt” dell’Università Federico II di Napoli.