Rischio vulcanico



Si riportano di seguito le domande più frequenti poste dai cittadini al Contact Center sul rischio vulcanico.

In relazione agli eventi di luglio e agosto 2019 a Stromboli, in questa pagina sono disponibili le risposte alle domande più frequenti sullo stato di attività del vulcano e le norme di comportamento da tenere sull'isola.

Il Dipartimento della Protezione Civile, con la collaborazione della Regione Campania e di tutte le strutture e amministrazioni interessate, ha avviato l’aggiornamento del Piano nazionale di protezione civile per il Vesuvio. Ad oggi, questo processo ha portato all’individuazione della nuova zona rossa e alla ridelimitazione della nuova zona gialla.

In particolare la nuova zona rossa, cioè l’area da evacuare in via cautelativa in caso di ripresa dell’attività eruttiva, comprende i territori di 25 comuni della provincia di Napoli e di Salerno, cioè 7 comuni in più rispetto ai 18 previsti dal Piano di emergenza del 2001. Insieme alla zona rossa, sono stati ridefiniti anche i Gemellaggi tra i Comuni della zona rossa, le Regioni e le Province Autonome che accoglieranno la popolazione evacuata.

Il Dipartimento, con la collaborazione della Regione Campania, è arrivato anche alla ridelimitazione della nuova zona gialla, cioè l’area, esterna alla zona rossa, esposta alla significativa ricaduta di cenere vulcaniche e materiali piroclastici che comprende i territori di 63 comuni e tre municipalità del comune di Napoli.

Nella precedente versione del Piano (2001), sulla base dello scenario di riferimento, erano state delimitate le Zone di rischio del Piano e stabilite le fasi operative di intervento per la salvaguardia della popolazione esposta a rischio. In particolare, l’area esposta al pericolo di scorrimento di flussi piroclastici (manifestazioni vulcaniche che a causa delle loro elevate temperature e della loro velocità rappresentano il fenomeno più pericoloso per le vite umane), denominata “Zona Rossa”, comprendeva 18 comuni immediatamente circostanti il vulcano.

Successivamente, nuovi studi e ricerche hanno permesso la stesura di un nuovo documento di Scenario di rischio.
La Comunità Scientifica, nel corso degli ultimi anni, ha effettuato numerosi approfondimenti e studi sulla pericolosità vulcanica dell’area vesuviana e sull’impatto dei fenomeni eruttivi, nonché su alcuni aspetti connessi alla vulnerabilità strutturale e infrastrutturale del territorio.

Nel nuovo documento di Scenario (2012) è stata segnalata l’opportunità che i limiti della zona rossa venissero ampliati rispetto al Piano del 2001. Inoltre, il gruppo di esperti ha sottolineato che, stante la vulnerabilità del territorio, particolari condizioni di accumulo della cenere vulcanica nelle aree circostanti il vulcano, potrebbero provocare un elevato numero di crolli delle coperture degli edifici.

Il Dipartimento della Protezione Civile, pertanto, d’intesa con la Regione Campania, ha provveduto ad un ampliamento della zona rossa prevista nel Piano del 2001, introducendo anche l’area eventualmente soggetta ai crolli delle coperture degli edifici per accumuli di cenere.

In definitiva, la nuova zona rossa, intesa come l’area in cui le conseguenze della possibile invasione dei flussi piroclastici e dei crolli per accumuli di cenere fanno sì che l’unica misura di salvaguardia, per la popolazione, sia l’evacuazione preventiva che comprende i territori appartenenti a 25 comuni delle province di Napoli e Salerno. Dei suddetti comuni, 18 sono quelli già compresi nel precedente piano: Boscoreale, Boscotrecase, Cercola, Ercolano, Massa di Somma, Ottaviano, Pollena Trocchia, Pompei, Portici, San Giorgio a Cremano, San Giuseppe Vesuviano, Sant’Anastasia, San Sebastiano al Vesuvio, Somma Vesuviana, Terzigno, Torre Annunziata, Torre del Greco, Trecase; in aggiunta, nel nuovo piano, sono stati presi in considerazione anche i comuni di Napoli (limitatamente a parte della municipalità di Barra, Ponticelli e San Giovanni a Teduccio), Nola (pro parte), Palma Campania, Poggiomarino, San Gennaro Vesuviano, Pomigliano d’Arco (per l’enclave compresa nel comune di Sant’Anastasia) e Scafati.

 

Allo stato attuale delle conoscenze, non si possono stabilire con precisione i tempi di riattivazione del vulcano, ma è ragionevole pensare che l’evoluzione dei segnali del monitoraggio, possa fare individuare, seppur con un certo grado di incertezza, i livelli successivi di allerta. 

Tali livelli sono utili per l’attuazione delle diverse fasi operative di protezione civile, a cui corrispondono specifiche azioni indicate nelle pianificazioni delle componenti (es. Comuni, Province, Regione) e delle strutture operative (es. Vigili del Fuoco, Forze dell’ordine, gestori dei servizi essenziali e viabilità) coinvolte.

Il passaggio da un livello di allerta al successivo è stabilito, infatti, sulla base delle variazioni dei parametri ordinariamente monitorati dal sistema di monitoraggio, gestito dall’Osservatorio Vesuviano dell’INGV – Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. La variazione del livello di allerta è stabilita dal Dipartimento della protezione civile, sentito il parere della Commissione nazionale grandi rischi, sulla base dei dati del monitoraggio e delle relazioni tecnico-scientifiche trasmesse dai Centri di Competenza al Dipartimento Nazionale della Protezione Civile.

La strategia, alla base della pianificazione nazionale di emergenza per il Vesuvio, prevede l’evacuazione preventiva della popolazione della zona rossa. Questa misura scatterà con il passaggio al livello di allarme. Per allertare la popolazione sarà emesso un avviso di evacuazione che sarà capillarmente diffuso su tutto il territorio; in particolare, sarà responsabilità del Sindaco di ciascun Comune diramare il messaggio ai propri cittadini, con l’indicazione delle modalità di allontanamento. Informazioni più specifiche sulle modalità di diffusione del messaggio saranno definite nei piani di emergenza, che dovranno essere aggiornati, sulla base delle indicazioni operative pubblicate in Gazzetta Ufficiale il 31 marzo 2015.

Le “Indicazioni per l’aggiornamento delle pianificazioni di emergenza per rischio vulcanico della zona rossa dell’area vesuviana” contengono, infatti, gli indirizzi che le Componenti e le Strutture operative dovranno seguire per la revisione dei piani di emergenza, ai fini dell’evacuazione della popolazione della zona rossa.

Ogni Comune deve redigere il proprio piano di protezione civile, come previsto dalla Legge 100/2012 e ribadito dal Decreto legislativo 1/2018 ma non esiste un espresso obbligo di pubblicazione di questo documento.

Tuttavia, il Sindaco deve informare la cittadinanza sui contenuti del Piano, quali le vie di allontanamento, le aree di attesa per la popolazione, i centri operativi per il coordinamento dell’emergenza, che sono indispensabili a rendere la popolazione consapevole e preparata in caso di emergenza.

Devi quindi rivolgerti al tuo Comune per avere informazioni sul Piano di protezione civile e, ancor di più, sulle forme di diffusione (sul sito web del Comune, incontri con i cittadini, brochure, etc.) che ha adottato o intende porre in essere. Se dal tuo Comune non ottieni risposta rivolgiti agli Uffici di protezione civile della Regione Campania oppure alla Prefettura.

I Centri di competenza preposti al monitoraggio dell’attività vulcanica sul Vesuvio sono due: l’Osservatorio Vesuviano dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) e l'Istituto per il rilevamento elettromagnetico dell'ambiente (Irea) del Cnr-Consiglio Nazionale delle Ricerche. 

Sì, il Comune è certamente soggetto a rischio vulcanico per ricaduta di materiale piroclastico, pur non essendo ricompreso nella zona a massimo rischio per la quale l’unica misura di salvaguardia per la popolazione è l’evacuazione preventiva.

Lo studio dei vulcani sottomarini è molto difficile per la mancanza di accesso diretto; ciò nonostante, le conoscenze messe a disposizione da tutta la comunità dei geologi marini italiani, nonché i dati batimetrici ad altissima risoluzione, acquisiti nell’ambito del “Progetto MaGIC” - Marine Geohazards along the Italian Coasts - finanziato dal Dipartimento Nazionale della Protezione Civile, hanno permesso di definire gli elementi di pericolosità di molti fondali marini italiani.

Inoltre, questo Dipartimento ha finanziato il Tavolo di Lavoro denominato “Vulcani sottomarini: finalizzazione e sintesi delle conoscenze dello stato attuale dei vulcani sottomarini e delle porzioni sommerse di vulcani insulari e costieri e dei possibili scenari di pericolosità”, istituito nell’ambito delle attività della Convenzione con l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia per l’Anno 2017. Il Tavolo ha ripreso i lavori della Commissione  tecnico-scientifica internazionale istituita con Decreto del Capo Del Dipartimento, ai sensi dell’Opcm n. 3873 del 28 aprile 2010.

Infine, l’INGV ha installato, per scopi di ricerca, 4 sismometri OBS (Ocean Bottom Seismometer) sul fondale che congiunge il vulcano Marsili a Stromboli, per la registrazione di segnali legati a terremoti, a eventuali fenomeni di frana, ma anche alla normale attività di degassamento che caratterizza tali apparati vulcanici. Tali misure, e ulteriori campagne periodiche di rilievi, consentiranno di aggiungere nuovi tasselli necessari alla conoscenza di questi vulcani.

Non vi è, ad oggi, alcun indizio o segnalazione da parte dei Centri di Competenza, responsabili del monitoraggio, che possa prodursi, nell’immediato, una riattivazione del vulcano Marsili o degli altri vulcani sottomarini presenti nei fondali italiani. Nel caso in cui i sistemi di sorveglianza mostrino eventuali variazioni, rispetto al livello di base individuato, il Dipartimento Nazionale della Protezione Civile interverrà, attiverà e coordinerà le iniziative di difesa attiva o passiva, per la popolazione delle aree esposte ad eventuali pericoli.

Da tempo il Dipartimento della Protezione Civile è a conoscenza di numerosi articoli che spesso riportano informazioni inesatte e talvolta catastrofiche che possono mettere in allarme la popolazione.

Non è possibile evitare la pubblicazione di simili affermazioni ma in caso di dichiarazioni particolarmente gravi possiamo ovviamente procedere con una segnalazione alle Autorità Competenti.

Il nostro suggerimento è quello di attenersi solo ai Siti Istituzionali, come il sito del nostro Dipartimento, delle Regioni, dei Comuni e degli Enti di Ricerca.

Lo Stromboli è uno dei vulcani più attivi al mondo; ogni 10-20 minuti circa, ricorrono esplosioni di moderata energia, con lancio di brandelli di lava incandescente, lapilli e cenere fino a qualche centinaio di metri di altezza.

In altre occasioni, il vulcano può produrre esplosioni molto violente, oppure colate di lava che si riversano lungo la “Sciara del Fuoco”. Più rare sono le esplosioni parossistiche, come quella del 3 luglio 2019, che non sono prevedibili.

Di norma l’ascesa al vulcano è consentita dall’abitato di Stromboli fino a quota 400 m slm in maniera “libera”, ovvero è possibile arrivare fino a tale quota in qualunque ora del giorno anche senza la presenza di Guide alpine vulcanologiche. Oltre tale quota, ovvero dai 400 m slm e fino alla quota 900 m slm circa, è obbligatorio essere accompagnati da una guida alpina vulcanologica.

Ricorda: la salita del vulcano può essere faticosa a causa della pendenza, per il caldo e per il dislivello. Porta con te abbastanza acqua e indossa un abbigliamento adeguato. Se vuoi visitare il vulcano, rivolgiti quindi alle guide alpine e vulcanologiche o al centro informativo dell’INGV presenti sull’isola.

Prima di intraprendere una escursione, informati sullo “stato di attività” del vulcano e del livello di allerta vigente, nonché su eventuali limitazioni per l’accesso in quota. Infatti in caso di eventi vulcanici significativi il Sindaco può limitare, con specifica ordinanza, l’accesso alle quote sommitali del vulcano. Per questo informati sulle ordinanze in vigore, consultando il sito del Comune di Lipari

Puoi consultare inoltre gli “Avvisi di attività vulcanica e sismica” emessi e pubblicati dalla Protezione civile della Regione Siciliana e visitare la sezione dedicata allo Stromboli sul nostro sito per conoscere il livello di allerta.

L’Etna con i suoi 3.350 m di altitudine su un’area di circa 1.260 chilometri quadrati, è il vulcano attivo più grande d’Europa.

Per gli escursionisti che vogliono raggiungere le sue bocche eruttive nella parte sommitale dell'edificio vulcanico, è bene ricordare che, sebbene il clima siciliano sia particolarmente mite, salendo in quota si incontrano condizioni di alta montagna, con temperature ben più basse e frequenti raffiche di vento.

Il passaggio dal livello del mare all'alta montagna nel raggio di pochi chilometri, può determinare repentini cambiamenti meteorologici dovuti alle correnti d'aria umida che provengono dal mare che si incontrano con le masse di aria fredda. Per questo motivo è necessario essere adeguatamente equipaggiati e avere con sé con una buona riserva d’acqua.

Prima di intraprendere una escursione, informati sullo “stato di attività” del vulcano e del livello di allerta vigente, nonché su eventuali limitazioni per l’accesso in quota. In particolare i Comuni dell’area possono stabilire, con ordinanza, eventuali limiti di accesso alle quote sommitali dell’Etna. Informati quindi sui siti web dei Comuni dell’area che intendi visitare.  

Puoi consultare inoltre gli “Avvisi di attività vulcanica e sismica” emessi e pubblicati dalla protezione civile della Regione Siciliana e visitare la sezione dedicata all'Etna sul nostro sito per conoscere il livello di allerta.

Ulteriori informazioni sullo stato di attività del vulcano sono disponibili sul sito dell’Osservatorio Etneo INGV sezione di Catania.

Ti suggeriamo infine di rivolgerti sempre a Guide Alpine Vulcanologiche autorizzate per la tua escursione in tutta sicurezza.