Provvedimenti

Indicazioni operative del Capo Dipartimento del 12 ottobre 2012 per prevedere, prevenire e fronteggiare eventuali situazioni di emergenza connesse a fenomeni idrogeologici e idraulici

12 ottobre 2012

Oggetto: Indicazioni operative per prevedere, prevenire e fronteggiare eventuali situazioni di emergenza connesse a fenomeni idrogeologici e idraulici

Il Documento è stato inviato ai Presidenti delle Regioni e Province Autonome, ai Capi di gabinetto dei Ministri dell’Interno, dell’Economia e delle Finanze, della Difesa, dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del Mare, delle Politiche agricole alimentari e forestali, delle Infrastrutture e dei Trasporti e dei Ministri per gli Affari Regionali e per la Coesione Territoriale. È stato inviato anche a Anci, Uncem, Upi, Prefetti e Commissari di governo per le Province Autonome.

Gli eventi meteoidrologici avversi dell’anno scorso hanno confermato l’elevato stato di fragilità che caratterizza il territorio nazionale, la cui vulnerabilità si è resa manifesta anche a seguito di precipitazioni atmosferiche non particolarmente intense. Infatti, si assiste con sempre maggiore frequenza ad un preoccupante e rapido susseguirsi di frane, inondazioni ed altri fenomeni di natura idrogeologica ed idraulica che causano al Paese una intollerabile perdita di vite umane nonché gravosi oneri economici e sociali.

E’ da rimarcare, inoltre, come i sopra citati fenomeni si siano palesati in ambiti territoriali tra loro molto diversi in quanto a grado di urbanizzazione, densità abitativa, assetto geomorfologico ed orografico, caratteristiche idrografiche, etc. Talora, come si è potuto constatare, frane ed inondazioni hanno sconvolto aree non interessate in precedenza da dissesti idrogeologici.

In tale contesto ed in relazione all’avvio della stagione autunnale ed invernale, si ritiene opportuno rivolgere alle Amministrazioni in indirizzo alcune indicazioni operative finalizzate alla previsione, prevenzione e contrasto dei predetti fenomeni idrogeologici ed idraulici, che tengano conto non solo delle esperienze maturate negli anni precedenti, ma anche delle innovazioni normative e istituzionali scaturite dalla recente riforma del Servizio nazionale della protezione civile, di cui al d.l. 59/2012, convertito, con modificazioni, dalla legge 100/2012. Come noto, tale disposizione normativa ha ridefinito e precisato gli ambiti di competenza del Sistema nazionale di protezione civile, nel più ampio contesto di una politica integrata volta a prevedere, prevenire, mitigare e fronteggiare le conseguenze delle calamità naturali o antropiche, che vede attivamente coinvolti diversi attori istituzionali.

E’ pertanto opportuno che vengano perseguite le più ampie ed efficaci sinergie tra le diverse istituzioni ed organismi a vario titolo competenti in materia di previsione, prevenzione e contrasto del rischio idrogeologico. In particolare, sulla scorta di quanto previsto dalle normative europee di settore – segnatamente la Direttiva europea 2007/60/CE - al fine di ottimizzare le risorse destinate alla riduzione delle condizioni di rischio residuo che interessano insediamenti ed infrastrutture è di cruciale importanza pianificare ed attuare l’ottimale integrazione tra gli interventi strutturali (basati prevalentemente sulla riduzione delle condizioni di pericolosità) e gli interventi non strutturali, imperniati cioè sulla riduzione temporanea delle condizioni di esposizione ed ascrivibili – anche se non esclusivamente - alle competenze del sistema nazionale di protezione civile, così come sancito, da ultimo, dalla citata L. 100/2012.

Pertanto, ferme restando le rispettive e precise competenze assegnate per legge ai diversi enti ed organismi a vario titolo coinvolti nelle predette finalità, si auspica, nell’ottica del principio della leale collaborazione, il più ampio, continuo e proficuo dialogo interistituzionale finalizzato ad individuare, programmare ed attuare, ognuno per quanto di rispettiva pertinenza, gli interventi necessari per la prevenzione e mitigazione del rischio idrogeologico.

In particolare, per quanto riguarda le attività di prevenzione non strutturale di protezione civile, è quanto mai doveroso che venga portato a compimento il sistema nazionale di allertamento di cui alla Direttiva PCM 27.02.2004 e s.m.i., recepito organicamente a livello di norma primaria dall’art. 3-bis della L. 225/1992, così come novellata dalla citata L. 100/2012. Un ruolo determinante in tale complesso disegno viene svolto dai Centri Funzionali, per i quali si auspica la prosecuzione del percorso istituzionale volto a raggiungere la piena autonomia operativa degli stessi, predisponendo le necessarie e idonee procedure finalizzate al sistema di allertamento regionale di protezione civile, consentendo così il necessario raccordo tra le attività di previsione, prevenzione e gestione delle emergenze.

E’ infatti affidato alla rete nazionale dei Centri Funzionali il compito di raccolta, elaborazione e diffusione agli Enti istituzionalmente competenti di dati, informazioni e conoscenze riguardanti gli scenari di rischio in atto e previsti, ai quali fanno riferimento determinati livelli di criticità.
Gli elementi tecnici sopra citati sono necessari ai decisori per la tempestiva valutazione delle misure e degli interventi per la salvaguardia dell’integrità della popolazione e la tutela delle infrastrutture, degli insediamenti produttivi, etc., anche sulla scorta delle pianificazioni di emergenza all’uopo predisposte.
A tal riguardo, è appena il caso di rammentare che, ai sensi della predetta L. 100/2012, entro l’11 ottobre 2012, ciascun Comune avrebbe dovuto approvare, con deliberazione consiliare, il piano di emergenza comunale – redatto anche secondo i criteri e le modalità riportate nelle indicazioni operative del Dipartimento della Protezione Civile e delle Giunte Regionali –provvedendo alla verifica e all’aggiornamento periodico di questo documento.

I piani di emergenza comunali e provinciali costituiscono lo strumento fondamentale a disposizione delle Autorità di protezione civile per individuare le azioni da porre in essere in modo coordinato per fronteggiare sia gli eventi in atto, previsti, che quelli non prevedibili. Per consentire un intervento efficace ed il raccordo delle forze in campo sin dalle prime fasi di una possibile situazione di crisi è necessaria l’individuazione del luogo di coordinamento da attivare, se del caso, anche in maniera preventiva.

Particolare cura dovrà essere rivolta all’individuazione di aree sicure, per le quali non sussistono condizioni di rischio idrogeologico o idraulico, ove poter dare assistenza alla popolazione evacuata (aree di accoglienza della popolazione) e garantire il raduno dei soccorritori e lo stoccaggio temporaneo delle risorse necessarie alla gestione dell’emergenza (aree di ammassamento soccorritori e risorse). A tal riguardo è opportuno che gli Enti territoriali redigano i rispettivi piani di emergenza non solo sulla scorta di una solida base conoscitiva, costituita dagli studi e dalle indagini disponibili (quali per esempio i Programmi di previsione e prevenzione o i Piani di Assetto Idrogeologico), ma anche facendo riferimento alla loro conoscenza diretta del territorio, inteso nel suo rapido e talora imprevedibile evolversi a seguito di trasformazioni naturali ed antropiche.
E’ pertanto di fondamentale importanza che il piano di emergenza venga costantemente aggiornato, sia in relazione alle accennate trasformazioni del territorio, sia nella conoscenza della disponibilità delle risorse umane e materiali presenti sul territorio e dei relativi tempi e modalità di attivazione in caso di emergenza, come peraltro previsto dalla citata disposizione legislativa.

E’ inoltre sempre più evidente la necessità di prevedere, nell’ambito della pianificazione di emergenza, l’attivazione di presidi territoriali che hanno compiti di vigilanza ed intervento tecnico, in particolare durante fasi temporalesche intense, svolgendo altresì un prezioso ruolo di supporto tecnico al Sindaco per l’attuazione di misure a salvaguardia della pubblica e privata incolumità. La funzione dei presidi territoriali si rivela particolarmente strategica nel caso di bacini idrografici di ridotte dimensioni, nei quali a seguito di precipitazioni intense, anche se di breve durata, si possono manifestare fenomeni repentini quali colate rapide di fango, esondazioni, erosioni spondali, etc. Giova rammentare a tal riguardo che, allo stato attuale delle conoscenze scientifiche, non è possibile prevedere con sufficiente anticipo e precisione afflussi meteorici molto concentrati nello spazio e nel tempo; inoltre, come già accennato, si è constatato talvolta il verificarsi di dissesti idrogeologici in aree finora considerate non a rischio. Pertanto, il ruolo dei presidi territoriali nell’assicurare l’azione di vigilanza e di intervento tecnico in tempo reale è assolutamente imprescindibile.

Per le attività di pianificazione di emergenza è auspicabile che ogni Regione e Provincia autonoma svolga un’azione di impulso, indirizzo e supporto alle attività dei Sindaci, con il concorso delle Province, delle Prefetture – Uffici Territoriali del Governo, delle strutture operative locali e del volontariato. A tal fine, è di primaria importanza che standard, linguaggi e procedure di intervento vengano condivisi tra i diversi attori istituzionali coinvolti prevedendo, ove opportuno, l’istituzione di appositi tavoli tecnici, anche a carattere permanente, che procedano con regolarità alla verifica critica dei risultati raggiunti. Inoltre, sarà utile che le Prefetture – Uffici Territoriali del Governo assumano iniziative di sensibilizzazione e raccordo con le articolazioni territoriali delle strutture operative statali, affinché assicurino la consueta pronta operatività al verificarsi degli eventi.

Al fine di massimizzare l’efficacia della pianificazione di emergenza, è altresì di estrema rilevanza che la popolazione venga adeguatamente e preventivamente informata in ordine alle fenomenologie di rischio presenti sul proprio territorio nonché alle norme di comportamento da adottare ed alle misure da intraprendere previste dai piani di emergenza. A tal riguardo, si ricorda che l’attività di informazione alla popolazione rientra nelle dirette responsabilità del Sindaco ai sensi dell’art. 12 della L. 265/1999 ed è esplicitamente menzionata dall’art. 3 della L. 225/1992 modificata dalla L. 100/2012, tra le attività di prevenzione non strutturale di protezione civile.
Nell’ambito della predetta attività di informazione alla popolazione, particolare importanza dovrà essere assegnata alla indicazione delle aree ove possano manifestarsi fenomeni calamitosi di natura idrogeologica o idraulica – anche a mezzo di segnaletica monitoria o dispositivi ottici e/o acustici di segnalazione – nonché alla diffusione di buone pratiche di comportamento. A tal fine i Sindaci dovranno censire con accuratezza le aree ove possano manifestarsi criticità e sensibilizzare la popolazione ad evitare lo stazionamento nei pressi di punti a rischio, quali ponti o rive di corsi d’acqua in piena, sottopassi stradali, scantinati, coste esposte alle mareggiate, etc.

Nondimeno, si ritiene opportuno non solo prevedere un ampio e sistematico coinvolgimento della popolazione, a mezzo di incontri, assemblee pubbliche, conferenze, etc. ma anche verificare l’efficacia delle misure di emergenza effettuando periodiche esercitazioni.
Nell’eventualità di un evento calamitoso di natura idrogeologica o idraulica, l’attività di informazione alla popolazione dovrà essere intensificata, prestando particolare attenzione all’attivazione ed alla pubblicizzazione di ogni utile supporto alla popolazione: in tale contesto, si ritiene utile l’attivazione di numeri di emergenza e di indirizzi di posta elettronica – eventualmente diversificati per tematica e/o area geografica - ai quali i cittadini potranno far riferimento per contattare le Autorità locali di protezione civile. E’ altresì di notevole importanza ai fini dell’ottimale dispiegamento del sistema di protezione civile l’attivazione di appositi canali di comunicazione (siti web, contact center, etc.) mediante i quali diramare notizie e/o informazioni utili per la popolazione, ad es. comunicati ufficiali, modulistica, aree interessate dall’evento, viabilità alternativa, canali per le donazioni, etc.

A tal riguardo, ove la risposta operativa del sistema di protezione civile dovesse concretizzarsi in un’attivazione delle diverse componenti e strutture operative e nella gestione di situazioni di emergenza, è necessario che la suddetta mobilitazione avvenga in modo tempestivo e coordinato, in attuazione degli indirizzi operativi già emanati in materia, secondo la Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 3 dicembre 2008 recante “Indirizzi operativi per la gestione delle emergenze”. A tal fine, si sottolinea l’esigenza di provvedere ad una verifica delle procedure di attivazione delle diverse componenti e strutture operative del Sistema nazionale di protezione civile, ponendo particolare attenzione alla tempestiva diffusione di notizie e segnalazioni di criticità ed all’interscambio di informazioni e di dati tra i diversi Enti territoriali coinvolti, nonché alla tempestiva comunicazione alla Sala Situazione Italia ed al raccordo con questo Dipartimento in merito ad ogni evento che possa costituire elemento di pericolosità per la popolazione, evidenziando le iniziative poste in essere e le eventuali criticità del sistema di risposta locale. A livello regionale e provinciale si vorrà garantire, ove non già effettuato, l’attivazione in H24 delle rispettive Sale Operative di protezione civile fino a cessata esigenza, provvedendo a verificare l’allertamento dei Sindaci e ad assicurare un costante flusso informativo, al fine di fornire alle Autorità locali le informazioni disponibili sulla situazione meteoidrologica in atto e prevista. A tale scopo è necessario che i Sindaci individuino la struttura in grado di assicurare il corretto e puntuale recepimento della messaggistica del sistema di allertamento nonché di adottare le misure di vigilanza e controllo del territorio e tutela dell’incolumità della popolazione.

Il Dipartimento della Protezione Civile assicurerà ogni dovuta collaborazione ed assistenza, nelle forme ritenute più opportune ed efficaci, per garantire la compiuta attuazione di quanto contenuto nei presenti indirizzi operativi.

Il Capo del Dipartimento
Franco Gabrielli