Piani di emergenza

Piano nazionale delle misure protettive contro le emergenze radiologiche

19 marzo 2010

Piano nazionale
Obiettivi
Scenario
Lineamenti della pianificazione e strategia operativa
Sistema di allertamento e scambio delle informazioni nazionali e internazionali
Coordinamento operativo
Monitoraggio ambientale e degli alimenti
Misure a tutela della salute pubblica
Informazione alla popolazione
Modello di intervento
Sistema di coordinamento
Attivazione del piano nazionale
Fasi operative


Piano nazionale
Il Piano nazionale delle misure protettive contro le emergenze radiologiche - approvato con decreto del Presidente del Consiglio del 19 marzo 2010 – individua e disciplina le misure necessarie per fronteggiare gli incidenti che avvengono in impianti nucleari al di fuori del territorio nazionale, tali da richiedere azioni di intervento coordinate a livello nazionale.

Obiettivi
Il Piano definisce le procedure operative per la gestione del flusso di informazioni tra i diversi soggetti coinvolti, l’attivazione e il coordinamento delle componenti del Servizio Nazionale e il modello organizzativo per la gestione dell’emergenza.

Scenario
Lo scenario di riferimento del Piano non esaurisce la casistica dei possibili incidenti legati all’utilizzo o al trasporto di materie radioattive o fissili nel territorio italiano. A ogni tipologia di rischio radiologico deve comunque corrispondere, prima della fase di pianificazione, una valutazione tecnico-scientifica degli scenari di riferimento, delle conseguenze sull’ambiente e sulla salute, dei mezzi necessari per il rilevamento della radioattività e del territorio colpito dall’incidente.

Lineamenti della pianificazione e strategia operativa
I lineamenti della pianificazione sono gli obiettivi che il sistema nazionale di protezione civile deve conseguire per fronteggiare una situazione di emergenza, garantendo una direzione unitaria dei servizi di soccorso e di assistenza alla popolazione. La pianificazione mira ad assicurare:

- il sistema di allertamento e lo scambio delle informazioni in ambito nazionale e internazionale
- il coordinamento operativo per la gestione unitaria delle risorse e degli interventi
- il monitoraggio delle matrici ambientali e delle derrate alimentari nel corso dell’evento
- l’attuazione delle misure a tutela della salute pubblica
- l’informazione pubblica sull’evoluzione dell’evento e sui comportamenti da adottare

Sistema di allertamento e scambio delle informazioni nazionali e internazionali
La gestione del sistema di allertamento nazionale è assicurata dal Dipartimento della Protezione Civile, dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale e dal Dipartimento dei Vigili del Fuoco, del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile.
Le modalità di comunicazione dell’evento al Dipartimento della protezione civile e i flussi di comunicazione con la struttura tecnica centrale, le strutture operative nazionali e le Regioni, sono definiti nel Piano in base alla normativa nazionale e comunitaria, e agli accordi internazionali sottoscritti dall’Italia in materia di rischio nucleare.
Il sistema di allertamento e il flusso informativo sono assicurati attraverso:
- sistema di notifica internazionale IAEA;
- sistema di notifica in ambito comunitario ECURIE;
- comunicazione ricevuta da altri paesi in base ad accordi bilaterali tra enti omologhi;
- reti di allarme per emergenze nucleari

Coordinamento operativo
Il coordinamento operativo assicura la direzione unitaria degli interventi e la condivisione di informazioni e risorse finalizzate alla gestione dell’emergenza.
Struttura di coordinamento centrale
Nella risposta agli eventi di natura radiologica che comportano un’emergenza nazionale il coordinamento operativo è assunto dal Dipartimento della Protezione Civile presso il quale si riunisce il Comitato Operativo, per garantire la direzione unitaria degli interventi.

Struttura tecnica centrale
Il Dipartimento si avvale del supporto tecnico della Commissione nazionale grandi rischi e del Centro elaborazione e valutazione dati – CEVaD, istituito presso l’Ispra.

Centro elaborazione e valutazione dati
Il Centro di Elaborazione e Valutazione Dati – CEVaD è una struttura tecnica che opera a supporto del Dipartimento della Protezione Civile e ha il compito di:
• valutare la situazione incidentale in atto e la sua possibile evoluzione
• valutare l’andamento nel tempo e nello spazio dei livelli di radioattività nell’ambiente
• stimare il presumibile impatto dell’evento incidentale sulla popolazione e sull’ambiente

Il Centro fornisce inoltre, alle autorità preposte alla diffusione dell’informazione alla popolazione, gli elementi radiometrici che caratterizzano la situazione in atto. Il Centro è attivato da ISPRA su richiesta del Dipartimento della Protezione Civile per ogni situazione che comporti l’attivazione del Piano. Il suo intervento può inoltre essere richiesto dal prefetto nelle situazioni che comportino l’attuazione dei piani locali di emergenza esterna.

Commissione Nazionale per la Previsione e la Prevenzione dei Grandi Rischi
La Commissione Nazionale per la Previsione e Prevenzione dei Grandi Rischi si riunisce presso il Dipartimento della Protezione Civile e svolge attività consultiva, tecnico-scientifica e propositiva in materia di previsione e prevenzione delle varie situazioni di rischio. In caso di emergenza nucleare il Capo Dipartimento della protezione civile può chiedere al Presidente della Commissione Grandi Rischi di convocarla con la massima urgenza, integrandone eventualmente la composizione con esperti esterni ritenuti necessari.

Coordinamento operativo a livello regionale e provinciale
I centri operativi locali assicurano, nell’ambito territoriale di competenza, il coordinamento delle risorse e degli interventi necessari per conseguire gli obiettivi della pianificazione d’emergenza.

Le Regioni concorrono alle attività del Piano in base ai propri modelli organizzativi e in particolare assicurano:
- lo scambio di informazioni con il livello centrale tramite le proprie sale operative
- il concorso delle risorse regionali e la formulazione di richieste di risorse al livello centrale tramite la propria struttura di coordinamento regionale di protezione civile
- l’attivazione a livello provinciale di un Centro Coordinamento Soccorsi composto dai rappresentanti dell’Amministrazione provinciale, della Prefettura - Utg e degli enti e delle strutture operative coinvolte nella gestione dell’emergenza.

Le Prefetture – Uffici territoriali del governo assicurano il concorso delle strutture operative dello Stato sul territorio di competenza per realizzare gli obiettivi previsti nel Piano.
Il Prefetto presiede il Centro Coordinamento Soccorsi quale rappresentante dello Stato sul territorio. Le Prefetture, in ragione delle competenze del Ministero dell’Interno in materia di difesa civile e sicurezza pubblica, predispongono i piani operativi provinciali delle misure protettive contro le emergenze radiologiche, assicurandone la coerenza con i piani provinciali di difesa civile.

Monitoraggio ambientale e degli alimenti
Il principale strumento per la sorveglianza e il controllo della radioattività ambientale sono le reti di monitoraggio, articolate secondo diversi livelli: reti nazionali, regionali e locali. Le prime due valutano l’esposizione della popolazione in generale, mentre le reti locali controllano lo specifico sito industriale.
Attualmente sono operative:
• la Rete nazionale di Sorveglianza della Radioattività ambientale – Resorad, costituita dai laboratori della Agenzie per la protezione dell’ambiente delle Regioni e delle Province Autonome (Arpa) e di enti e istituti che storicamente producono dati utili al monitoraggio. Ad Ispra sono affidate le funzioni di coordinamento;
• le reti regionali, i cui dati confluiscono alla rete Resorad;
• le reti di sorveglianza degli impianti nucleari.

Tutte le reti devono far confluire i dati al Cevad. Il Centro Emergenze Nucleari di Ispra opera come focal point nazionale per la raccolta, l’archiviazione e la gestione dei dati radiometrici prodotti dalle reti, nonché come punto di contatto con gli analoghi sistemi europei.

Misure a tutela della salute pubblica
In seguito ad un incidente ad una centrale nucleare si può presentare la necessità di intervenire per ridurre l’esposizioni a radiazioni ionizzanti, che può avvenire in modo diretto o indiretto, attraverso ad esempio l’ingestione di alimenti contaminati. Esistono due tipologie di azioni:
• interventi da attuare nelle prime ore successive al verificarsi dell’evento, come le indicazioni a restare al chiuso o gli interventi di idroprofilassi, cioè la distribuzione di iodio;
• interventi da attuare in una seconda fase, come il controllo della filiera e le restrizioni alla commercializzazione di prodotti agroalimentari.

Informazione alla popolazione
La popolazione interessata dall’emergenza radiologica e che rischia di esserlo viene informata sui fatti e regolarmente aggiornata sulle misure di protezione sanitaria e sul comportamento da adottare.

I Prefetti e il Dipartimento della Protezione Civile predispongono, nell’ambito dei piani di intervento di rispettiva competenza, i piani di informazione alla popolazione. Le Regioni concorrono alla pianificazione dell’informazione pubblica e ne assicurano la diffusione tempestiva e capillare alla popolazione da parte dei Sindaci.

L’obiettivo prioritario è quello di informare tempestivamente la popolazione che rischia di essere coinvolta o è interessata da un evento radiologico o nucleare, già a partire dalla fase di preallarme, in modo tale da evitare o contenere al massimo le reazioni imprevedibili. Per evitare la diffusione di notizie non certe deve essere designato un responsabile unico nazionale per la diffusione dell’informazione, con funzione di coordinamento.

Per comunicare la gravità di un evento incidentale ad una centrale nucleare, la Iaea ha elaborato la Ines, una scala numerica con valori da 1 a 7 in base alla gravità dell’evento e ai suoi effetti.

Modello di intervento
Il modello di intervento assegna responsabilità e compiti ai vari livelli di coordinamento per la gestione dell’emergenza e disciplina le azioni volte a:

- valutare e comunicare tempestivamente la notizia di un incidente connesso al rilascio di sostanze radioattive ai soggetti coinvolti nel Piano
- istituire un sistema di coordinamento
- attivare le componenti e le strutture operative del sistema nazionale di protezione civile;
- attuare le misure protettive previste
La risposta del Sistema nazionale di protezione civile a un’emergenza di natura radiologica è attivata in due fasi operative: “di preallarme” e “di allarme”, a cui corrispondono attivazioni da parte delle diverse componenti e strutture operative coinvolte nell’esecuzione delle azioni previste nel piano. La fase di allarme non è necessariamente preceduta dalla fase di preallarme.

Sistema di coordinamento
Il sistema di coordinamento mira a garantire una direzione unitaria degli interventi necessari a fronteggiare l’emergenza, attraverso l’individuazione univoca delle responsabilità, dei flussi di comunicazione e delle attivazioni.
Nella risposta agli eventi di natura radiologica che comportano un’emergenza nazionale il coordinamento operativo è assunto dal Dipartimento della Protezione Civile che si avvale, per garantire la direzione unitaria degli interventi, del Comitato Operativo della Protezione Civile, della Commissione Nazionale Grandi Rischi e del Centro di Elaborazione e Valutazione Dati.
Le Regioni interessate dall’evento attuano le proprie procedure con il Dipartimento della Protezione Civile. In particolare, le Regioni coinvolte integrano il piano in stretto raccordo con il livello centrale per assicurare la realizzazione del piano per la iodoprofilassi e del piano per l’informazione al pubblico, l’attivazione dei laboratori e delle reti regionali di misura e l’attuazione delle misure di tutela sanitaria.

Attivazione del piano nazionale
L’evento di natura radiologica di riferimento per l’attivazione del Piano è relativo a un incidente in una centrale entro i 200 km dal confine nazionale.
Comunicazione dell’evento
Un incidente tale da comportare l’attivazione del Piano, può essere comunicato al Dipartimento della Protezione Civile attraverso più canali d’informazione, di ambito nazionale e internazionale:
- da parte della Iaea
- da un paese estero
- da Ispra che riceve la notifica dall'estero, quale “punto di contatto” per l'Italia, tramite il sistema di pronta notifica IAEA, tramite il sistema di pronta notifica UE ECURIE o tramite comunicazione da un paese estero, in base ad accordi bilaterali tra enti omologhi
- da Ispra in seguito a segnalazione di aumento della radioattività dalla rete automatica di allarme Remrad;
- dal Dipartimento dei Vigili del Fuoco, del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile a seguito di misure di aumento di radioattività da parte della rete radiometrica;
- da parte del Ministero degli Affari Esteri nel caso in cui abbia avuto notizia di un evento nucleare non altrimenti denunciato.
In seguito alla comunicazione dell’evento il Dipartimento fa una prima verifica della notizia in collaborazione con l’Ispra e determina la fase operativa del Piano da attivare o il rientro in una condizione ordinaria.

Fasi operative
La risposta operativa nazionale a un emergenza connessa ad eventi di natura radiologica, è suddivisa in due distinte fasi operative la cui attivazione è conseguente alle valutazioni tecniche dell’evento in atto effettuate con Ispra.
La fase di preallarme è dichiarata dal Dipartimento della Protezione Civile in seguito alla verifica dell’evento. In questa fase prosegue l’attività di valutazione dell’evento e della sua evoluzione sul territorio nazionale. Questa fase operativa coinvolge il Dipartimento della Protezione Civile, Ispra e le strutture e le componenti del Servizio Nazionale. Le attività realizzate in questa fase sono finalizzate a:

- acquisire ulteriori informazioni e aggiornamenti sull’evento in corso, ai fini della valutazione sull’opportunità di entrare in fase di “allarme”
- allertare le strutture operative del sistema nazionale di protezione civile delle sale operative regionali e delle reti radiometriche nazionali e locali
- attivare il Centro di Elaborazione e Valutazione Dati
- informare la popolazione attraverso gli organi di stampa.

Il mantenimento della fase di preallarme, il passaggio alla fase di allarme o la dichiarazione di fine emergenza sono determinati dalle valutazioni tecniche formulate dal Dipartimento della Protezione Civile, da Ispra e, se attivato, dal Centro di Elaborazione e Valutazione Dati.
La fase di allarme riguarda l’attivazione delle misure di protezione previste dal Piano ed è dichiarata dal Dipartimento della Protezione Civile, successivamente alla fase di preallarme, oppure immediatamente dopo l’acquisizione della notizia di evento, se il rilascio di materiale radioattivo può avere conseguenze immediate tali da comportare l’eventuale attivazione delle misure protettive previste. Le attività sviluppate in questa fase sono finalizzate a:
- monitorare l’evento e fare valutazioni radio protezionistiche
- attivare le strutture operative del servizio nazionale di protezione civile, delle sale operative regionali, delle reti radiometriche nazionali e regionali
- definire e attuare misure urgenti di salvaguardia della popolazione
- informare la popolazione.