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EFDRR. Inclusività e uguaglianza nelle strategie per la riduzione del rischio da disastri

23 novembre 2018

Questo il tema della sessione plenaria di apertura della terza giornata del Forum

EFDRR. Sessione "Every life counts"Proteggere le vite: è questo l’obiettivo ultimo delle strategie per la riduzione del rischio da disastri. Per questo la sessione Every Life counts: inclusive and equality based DRR strategies è sicuramente il cuore ideale del Forum internazionale di Protezione Civile in corso a Roma, con cui si apre questa giornata conclusiva a Roma. Tutte le vite sono importanti, e alla luce di questo principio bisogna leggere le strategie di riduzione del rischio e verificarne l’efficacia e la coerenza nel Framework di Sendai.

Apre i lavori Alexander Virgili, presentando l’esperienza di “Children and Youth”, realtà che punta a creare un ponte tra i giovani e il sistema ONU, in contesti formali e informali. “Provengo da un territorio difficile, fragile, tra le due zone rosse di Flegrei e Vesuvio - ha raccontato Virgili - e anche per questo da giovanissimo mi sono accostato al mondo della protezione civile attraverso l’esperienza del volontariato. Vivere in un territorio tra i più a rischio d’Europa mi ha insegnato subito il valore della prevenzione e oggi, a mia volta, punto a coinvolgere ragazze e ragazzi nella tematica della riduzione dei disastri. Un terzo dei destinatari delle politiche e delle strategie è giovane. Coinvolgere le nuove generazioni è quindi fondamentale. I giovani sono parte integrante della soluzione: non solo destinatari, quindi, ma parte attiva per la costruzione di comunità resilienti.

A seguire l’intervento di Erland Hedin, che ha portato l’esperienza della Svezia, in cui quest’anno la stagione degli incendi è stata particolarmente severa. Circa 300 incendi hanno infatti colpito il territorio nazionale e 22mila ettari di bosco sono stati completamente distrutti. Il supporto degli altri Paesi - tra cui l’Italia - è stato tempestivo ed efficace attraverso l’attivazione del Meccanismo europeo di protezione civile. Hedin, proprietario di un terreno completamente distrutto nel corso dell’emergenza incendi, ha portato la sua testimonianza al Forum, focalizzandosi sulle ricadute post-evento. Una volta perso il suo terreno nell’incendio, Herlin decide di impegnarsi in prima persona. Le persone che abitano in un’area sono quelle che la conoscono meglio. Gli agricoltori, ad esempio, devono essere coinvolti e resi partecipi delle strategie di riduzione del rischio e possono essere parte attiva nelle attività di prevenzione. La lezione appresa è che bisogna essere preparati. I residenti, ma anche i turisti, devono essere consapevoli dei rischi del territorio perché siano pronti in caso di emergenza. La parola chiave, quindi, è prevenzione.

Dall’Inghilterra, arriva poi il contributo di Kirsty Bagnall, che lavora al fianco del Governo per coinvolgere anche le categorie più fragili nelle strategie per la riduzione del rischio. Una comunità inclusiva con le persone vulnerabili è sicuramente più resiliente. Bagnall ha parlato in particolare delle persone più anziane, il cui scarso coinvolgimento è spesso un ostacolo alla resilienza. Con il giusto supporto tutti possono e devono avere un ruolo. Media, social network: queste connessioni sono spesso inaccessibili per le categorie fragili e questo deve essere scardinato cosi da renderle parte attiva nel contesto sociale.

Rustam Nazarzoda, per la Repubblica del Tajikistan ha invece focalizzato il suo intervento sui fattori di stress come l’instabilità politica, i disordini sociali, i disastri e le ricadute sulla sicurezza dei cittadini. Il Tajikistan è esposto a una molteplicità di rischi naturali: terremoti, frane, alluvioni. Ottocento le situazioni di emergenza negli ultimi cinque anni che tanti danni hanno portato alla nazione, rallentandone le prospettive di crescita. Per questo il Tajikistan sta elaborando una piattaforma nazionale per la riduzione del rischio da disastri, coerente con il Quadro di Sendai, con misure specifiche per le persone disabili - che in larga percentuale in Tajikistan vivono in territori impervi e in villaggi di alta montagna - e per le donne, con specifiche strategie per l’inclusione di genere.

Dall’Austria, Michael Staudinger, porta la storia di un agricoltore di 65 anni il cui terreno è rimasto isolato in seguito a una valanga. I cambiamenti climatici hanno reso gli eventi più estremi e cambiato letteralmente il volto dei territori. Questo tema, così distante dalla vita ordinaria delle persone comuni, improvvisamente impatta sulla quotidianità, diventa “reale” e tangibile. Le persone devono quindi essere messe in condizione di reagire in caso di eventi calamitosi gravi. L’Austria ha per questo creato una piattaforma per discutere, con approccio multidisciplinare e interdisciplinare, di cambiamenti climatici. Nessuno può restare “nella propria bolla”. Avvicinarsi alle persone, a partire da quelle più vulnerabili, significa avvicinarsi alla risoluzione del problema.

E di integrazione interculturale ha parlato Gilles Reckinger, che ha portato l’esperienza di un migrante irregolare, un lavoratore “invisibile”, quotidianamente esposto in Europa a una molteplicità di rischi. Il punto è che occorre cercare una soluzione inclusiva a livello europeo. La vulnerabilità dei rifugiati equivale a una vulnerabilità della società tutta. I Governi tendono a considerare la migrazione un’anomalia, ma non lo è. Come tutti i gruppi vulnerabili, anche i migranti devono essere coinvolti e inclusi nelle strategie per la riduzione del rischio da disastri.

Dalla Turchia, Mehmet Güllüoğlu, porta il suo punto di vista su necessità e prospettive di cambiamento per la protezione civile. Quando si parla di sicurezza, in particolare nel settore sanitario, spesso si parla di pazienti, ma si dimentica di lavorare con singole persone: ognuna con la propria storia e il proprio vissuto. Questo approccio riguarda anche la protezione civile. Iniziare a guardare alle persone, a partire dalle categorie più fragili, è fondamentale per la riduzione del rischio da disastri. Güllüoğlu parla infine della gestione delle emozioni: come dobbiamo approcciarci a ciò che sentono le persone? Come teniamo conto delle loro paure? Cosa facciamo per informarle?

Con questi spunti di riflessione si chiude questa densa sessione di lavoro, che porta una visione condivisa: una comunità resiliente è possibile solo se attenta alle differenze, inclusiva, aperta al contributo di tutti, nessuno escluso.

La mattinata di lavori prosegue con tavoli di lavoro tecnici su diversi fronti tematici: “Emerging challenges - interwoven risk”, “National & local strategies - addressing target E” e lo scenario di gioco “Game scenario decisions of the decade”.