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Rischio vulcanico: presentati i risultati del progetto Asi-Srv

31 maggio 2011

Tecnologie spaziali a supporto della gestione del rischio vulcanico

Un momento del workshopSi è svolto oggi, 31 maggio, nella sede operativa del Dipartimento della Protezione Civile, il workshop finale del progetto pilota dell’Agenzia Spaziale Italiana SRV – Sistema Rischio Vulcanico. Obiettivi della giornata, presentare i risultati raggiunti e favorire uno scambio di idee sulle potenzialità di utilizzo operativo delle tecnologie spaziali per il supporto alla gestione del rischio vulcanico.

Tra i partecipanti, il gruppo di progetto guidato dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e composto da un team di istituti di ricerca e industrie, l’Agenzia Spaziale Italiana che ha finanziato la ricerca, il Dipartimento della Protezione Civile che ha svolto il ruolo di utente finale del progetto e alcuni rappresentanti della comunità scientifica e dei Centri di Competenza interessati al rischio vulcanico.

Nato nel 2007 con l’obiettivo di generare nuovi prodotti a supporto della gestione del rischio vulcanico, il progetto in questi anni ha raggiunto risultati importanti per le attività di sorveglianza, early warning, gestione dell’emergenza e post-emergenza. In particolare, è stato realizzato un sistema pre-operativo complesso basato sull’integrazione di prodotti generati dai dati delle missioni spaziali - in particolare quelli della costellazione COSMO-SkyMed - con i dati ottenuti dalle reti di monitoraggio dei vulcani italiani. Questo sistema, che si presenta agli utenti finali con un interfaccia WebGis, è stato testato su tre zone vulcaniche scelte come test-site: Etna, Vesuvio e Campi Flegrei.

Per ciascun’area vulcanica sono stati realizzati prodotti, prevalentemente mappe, per individuare i parametri geofisici che possono caratterizzare un evento vulcanico, garantire supporto nella gestione di un’eruzione vulcanica grazie a dati ad alta risoluzione temporale e fornire in caso di evento eruttivo elementi utili alla valutazione dei cambiamenti della superficie e della distribuzione del materiale eruttato. I dati raccolti hanno inoltre permesso al gruppo di progetto di realizzare serie storiche utili a migliorare la conoscenza dei sistemi vulcanici, come quella che fotografa le deformazioni superficiali dell’Etna negli ultimi vent’anni.