Il dialogo al COV10, Comunità dei vulcanologi e protezione civile faccia a faccia

di Gianluca Garro

“Cities on volcanoes” numero 10, è in corso a Napoli, la città italiana dei vulcani per antonomasia. Una città che vive della presenza dei vulcani, che inevitabilmente hanno influenzato la sua storia. Nella cornice della Mostra d'oltremare a Fuorigrotta centinaia di scienziati e "decisori" nell'ambito della prevenzione e della risposta all'emergenza di natura vulcanica sono impegnati in un'intensa attività di dialogo delineata in conferenze plenarie, sessioni di lavoro e workshop attivi. Al centro del dibattito il potenziamento della collaborazione tra questi due attori che è ormai unanimemente necessaria all'azione di mitigazione del rischio vulcanico in tutti i paesi interessati dal rischio di eruzioni più o meno pericolose.
Il Magazine online del Dipartimento della Protezione civile ha provato a mettere a confronto due protagonisti del COV10 così da rendere almeno in parte l'idea del tipo di questioni e istanze che saranno sul tavolo di questa settimana di lavoro.
A rappresentare la comunità scientifica vulcanica Nico Fournier (@nicovolc), vulcanologo del GNS (www.gns.cri.nz), il centro di ricerca sui rischi naturali leader in Nuova Zelanda, terra bellissima ma colpita da diversi rischi naturali come il sismico e appunto il vulcanico.
Luigi D'Angelo, direttore operativo per il coordinamento delle emergenze del Dipartimento della Protezione civile dirige un ufficio chiave per il coordinamento della pianificazione di emergenza realizzata con il coinvolgimento di tutte le componenti e strutture operative del sistema di protezione civile interessate.

Che importanza ha un evento come il COV10?

Fournier: Conferenze come il COV10 rappresentano grandi opportunità per far incontrare non solo gli scienziati tra di loro ma anche chi lavora con gli scienziati: autorità di protezione civile, funzionari degli osservatori e stakeholders di diverso livello. Penso che sia un'opportunità per instaurare un dialogo su cosa ognuno si aspetta dagli interlocutori. Ciò che mi aspetto più di tutto da questa conferenza è identificare gli aspetti chiave che possano ridurre il più possibile le distanze tra questi mondi così diversi.
D’Angelo: Il COV10 è un momento molto importante nel quale la comunità scientifica che si occupa di vulcanologia e gli attori di protezione civile si incontrano per confrontarsi e per andare avanti sempre meglio insieme nella definizione di strategie operative che consentano di mettere in sicurezza la popolazione nel caso in cui qualcosa dovesse accadere.

Quali sono le difficoltà e quali i vantaggi nel dialogo tra comunità scientifica e protezione civile nella pianificazione di protezione civile per eventi vulcanici?

D’Angelo: Prima di tutto c'è un tema di linguaggio: occorre capirsi bene sui termini da utilizzare, creare cioè un codice condiviso per far dialogare due mondi apparentemente troppo diversi che devono lavorare sinergicamente. La grande sfida è capirsi al meglio. E’ necessario definire quali siano le informazioni che un decisore ha bisogno di sapere da parte della comunità scientifica quando la situazione evolve in una determinata maniera.
Fournier: Penso che i problemi principali nel dialogo tra scienziati e autorità di protezione civile stiano in una certa mancanza di comprensione della natura dei problemi. Penso che gli scienziati non debbano chiedere alle autorità cosa vogliano o di cosa abbiano bisogno. A volte le autorità possono non aver chiare tutte le sfumature delle problematiche tecniche, non sono scienziati! Quindi ciò che noi scienziati possiamo fare in questo dialogo non è chiedere “cosa volete?” ma chiedere "qual è il problema?" Quel che è mancato negli ultimi anni quindi è una certa disponibilità a comprendere la vera natura dei problemi che i decisori si trovano a dover fronteggiare e le possibili risposte a tali problemi.

Napoli ospita il COV10 non a caso. E’ la città dei due vulcani che hanno influenzato la sua storia millenaria. La sfida della pianificazione e della comunicazione dei piani di protezione civile è molto grande e attuale. Cosa fare perché la cittadinanza sia sempre più consapevole dei rischi e della consistenza dei piani?

D’Angelo: Stiamo lavorando all’aggiornamento con risultati tangibili e sappiamo bene cosa dire alla popolazione al momento dell'allarme. E' importante che tutti sappiano che sono state definite delle aree di incontro nelle quali tutti dovranno radunarsi assistiti e accompagnati dalla Regione Campania. Abbiamo degli elementi chiari e basilari da trasmettere alla popolazione ai fini della conoscenza del piano Vesuvio e Campi Flegrei.
Fournier: Non conosco in maniera sufficientemente adeguata il contesto di Napoli per poter commentare come viene affrontato il rischio vulcanico. Ma la sfida più grande che abbiamo di fronte a Napoli come in tutti i luoghi interessati dal rischio vulcanico è come e quanto i cittadini comprendano l'incertezza che caratterizza il nostro lavoro. Le informazioni che possiamo fornire riguardano degli scenari, questo non vuol dire che possiamo predire con assoluta certezza ciò che può succedere. Penso che il fattore di incomprensione più grande stia proprio nelle aspettative della gente che generalmente pensa che noi possiamo dire esattamente quando capiterà un'eruzione , quanto sia grande e quando cesserà. La nostra sfida più grande è comunicare bene il significato dell'incertezza e riuscire a comunicare tutte le sfaccettature del rischio pur non avendo la possibilità di dare tutte le risposte.

Infine a D’Angelo, in poche parole quali sono i prossimi passi dell'aggiornamento dei piani?

L'aggiornamento delle pianificazioni di vesuvio e capi flegrei procede parallelamente. Abbiamo definitio gli elementi essenziali, le aree di incontro, il modello di intervento e la strategia generale del sistema. Dobbiamo concentrarci su nuovi impegni come l'attività esercitativa che ci sarà l'anno prossimo nei campi flegrei.



(6 settembre 2018)