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Gli Stati Generali del Volontariato di Protezione Civile

13 aprile 2012
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13 aprile - L'intervento del Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, Vasco Errani, alla cerimonia di inaugurazione degli Stati Generali del Volontariato

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“Signor Presidente della Repubblica, Signor Presidente del Consiglio,autorità tutte,volontarie e volontari della protezione civile. Ringrazio innanzitutto il prefetto Gabrielli che ha voluto e pensato questa iniziativa a 12 anni di distanza dagli Stati Generali del volontariato di Orvieto. Un incontro a lungo atteso e che rappresenta un importante occasione di dialogo, confronto, scambio di esperienze e progettualità tra le varie realtà del volontariato nazionale di protezione civile. Il volontariato è il pilastro portante del sistema nazionale di protezione civile. Ce lo ricorda quanto avvenne a Firenze nel 1966 come abbiamo visto nelle immagini,così come l'Irpinia nel 1980,fino al grande sforzo di solidarietà prestato in occasione del terribile sisma che ha colpito L'Aquila e l'Abruzzo nel 2009, nel corso del quale come ricordato in uno dei documenti posti in discussione nell'ambito di questi stati generali, si è dimostrata chiaramente la grande capacità di intervento qualificato che le associazioni di volontariato sono in grado di mettere in campo. Questo è un valore fondamentale,fondamentale per e del nostro Paese, segno di un tessuto sociale forte,vitale, solidale, una ragione vera in momenti così difficili di speranza. E ce lo ricorda,lasciatemelo citare perché lo abbiamo vissuto recentemente molto da vicino, l'impegno del volontariato nella recentissima emergenza neve, la grande nevicata,perlomeno laddove è venuta, la grande nevicata. Ebbene senza lo sforzo di migliaia e migliaia di volontari non si sarebbe potuto portare soccorso nelle zone colpite alle persone, ed è successo a tutte le regioni dove ciò è accaduto, e ad essi si sono aggiunti i rinforzi inviati dalle altre regioni in uno stretto rapporto positivo e fecondo con il dipartimento nazionale;insomma questa è la protezione civile. E' la dimostrazione che un sistema può funzionare anche in un Paese, un sistema funziona, l'emergenza neve al di là delle polemiche più o meno motivate ha dimostrato che un sistema c'è. Mi limito ora, e ho indicato solo questi esempi, dai più lontani ai più vicini nel tempo, per sottolineare il ruolo fondamentale svolto sempre in occasione di tutte le emergenze da parte di chi è pronto a mettere a disposizione del prossimo competenze, professionalità, passione, intelligenza, tempo in modo disinteressato. Quella del volontariato è infatti una vera e propria missione,tesa a proteggere le persone, la comunità in caso di calamità naturali ed eventi emergenziali. Un autentico contributo alla realizzazione del bene comune che rappresenta da sempre l'orizzonte della convivenza anche, sopratutto nei momenti delle grandi prove,un’espressione autentica e spontanea della generosità e dell'altruismo del nostro popolo che deve rendere fiero ciascuno di appartenere a questa nazione. C'è un valore sociale e culturale che và sottolineato,lo voglio fare con forza, pensiamo ad esempio alle ragazze e ai ragazzi che hanno lavorato a Genova e alle Cinque Terre, è solo l'ultimo esempio, ci ricordano una cosa importante che spesso in questa società secolarizzata dimentichiamo e che cioè viene prima l'essere dall'avere. Un milione e trecento mila sono gli uomini e le donne italiane impegnate nel volontariato di protezione civile, oltre quattromila le associazioni, un tessuto sociale ricco che ora attende da noi, dalle istituzioni,risposte innovative anche in tema di rappresentanza. Un riconoscimento che deve trovare piena espressione anche su scala regionale dal momento che i sistemi regionali di protezione civile sono una componente costitutiva e fondamentale del sistema nazionale. La costruzione di un sistema integrato che veda il pieno coinvolgimento dei comuni, delle province, del volontariato e di tutti gli altri soggetti interessati. Occorre dunque superare chiusure e limiti,laddove questi si verifichino e non ho nulla da temere nel sottolineare che si verificano anche nelle regioni. Resta un dato di fatto, le associazioni locali di protezione civile e le sessioni delle grandi associazioni nazionali rappresentano un presidio prezioso sul territorio da impiegare sempre e sempre di più non solo in caso di calamità ma anche nella vera e propria rivoluzione culturale che dobbiamo fare,quella rappresentata dalla prevenzione. Come ha avuto modo di sottolineare anche il presidente della repubblica, e lo stesso Ministro dell'ambiente Corrado Clini, nel corso di un recente incontro organizzato a Vernazza in Liguria, è chiaro che i costi sociali ed economici dell'emergenza sono ben superiori a quelli di una serie costante azione di prevenzione. Questa è la scelta strategica che ci dobbiamo proporre e di recente il Governo è intervenuto giustamente, come noi facciamo da tempo, per sottolineare la necessità di investire in questo senso. Ciò è indispensabile per evitare di rincorrere l'emergenza e rappresenta allo stesso tempo una scelta utile alla crescita e al lavoro, cosa di cui abbiamo assolutamente bisogno. Anche da qui vogliamo lanciare una proposta, costruiamo insieme un piano pluriennale di investimenti per la messa in sicurezza del territorio in cui ciascun livello istituzionale fa la propria parte, dove con serietà e coraggio si scelgono le priorità, si fanno convergere le risorse di tutti, non solo di qualcuno, e si definiscono regole chiare per assicurare piena efficienza e trasparenza. E chi non corrisponde agli impegni presi e a tali parametri deve essere sanzionato. Usciamo dalle astratte,inutili guerre di competenza, e attraverso la leale collaborazione puntiamo sulla cultura del risultato, tanti lavori per mettere in sicurezza il nostro territorio ciò ci consentirà di tutelare l'ambiente, di dare lavoro,di ridurre l'emergenze ricorrenti e quindi di spendere meno. Dunque ogni euro investito sulla prevenzione evita tragedie e moltiplica molte volte il suo valore. Ogni territorio, dai Comuni di maggiori dimensione a quelli più piccoli, dai centri collocati lungo i principali assi fluviali a quelli di montagna deve dotarsi di piani di protezione civile. Serve un'azione collettiva di cure e conoscenze del territorio,serve diffondere i contenuti dei piani di protezione civile dei Comuni, serve che ciascuno sia consapevole del ruolo che deve giocare non solo quando si trova ad affrontare eventi eccezionali ma anche nella quotidianità. Un nuovo civismo in questo paese deve essere il nostro obiettivo, le associazioni di volontariato specie nel territorio come quello del nostro paese possono rappresentare la spina dorsale di questo sistema di conoscenza, anche grazie al concreto sapere diffuso legato ai loro luoghi, si tratta di una ricchezza che non può andare persa, ma che deve invece essere organizzata in modo integrato per garantire un'azione sempre più efficace di prevenzione. Questo è l'impegno che si chiede al volontariato, di assumere e fare proprio, così come dipartimento nazionale, le regioni, i Comuni le province sono chiamate ad un vasto processo di innovazione e di definizione degli strumenti normativi per la tutela e la valorizzazione del volontariato. Un lavoro che è in corso a cui si affianca la definizione in conferenza stato regioni di indirizzi operativi per la partecipazione delle organizzazioni del volontariato alle attività di protezione civile. Signor Presidente della Repubblica, Signor Presidente del Consiglio siamo tutti convinti del valore fondamentale della protezione civile, un sistema articolato nei territori, dai Comuni al dipartimento nazionale a cui il modo coordinato concorrano in una governance unitaria coesa e riconosciuta tutti i corpi dello Stato, i diversi livelli istituzionali e il volontariato. Oggi a vent'anni della legge della Protezione civile e ancor di più dopo la meritoria sentenza della corte costituzionale si pone la necessità di una riforma per compiere un salto di qualità mettendo sistemi tanti fattori positivi, a partire appunto dall'apporto del volontariato , e superando tutti i limiti che in questi anni sono emersi e che non vogliamo nascondere per questo apprezziamo la scelta del governo di promuovere una riforma del settore così come noi insieme all'ANCI e all' UPI avevamo chiesto, consultando preventivamente la conferenza unificata. Sono convinto che ci siano le condizioni per fare con rapidità un lavoro positivo e per dare vita ad un provvedimento legislativo condiviso e meditato. Le regioni concordano che la fase di emergenza debba avere tempi definiti contemplando insieme tutti gli strumenti operativi per assicurare il primo intervento che è essenziale per garantire la messa in sicurezza in primo luogo delle persone. Così come siamo d'accordo, lo abbiamo sottolineato sempre nelle riunioni in questi anni che i grandi eventi non rientrano nella missione della protezione civile. Bisogna poi trovare nella consapevolezza della ristrettezza della finanza pubblica, il modo efficace per affrontare il tema della ricostruzione a fronte di eventi calamitosi senza che alcun territorio sia lasciato solo. Dobbiamo farlo con rigore e senso delle istituzioni sapendo che ciò richiede il coraggio del cambiamento per tutti e per quanto ci riguarda, a cominciare dalle regioni. Se le risorse sono limitate come sappiamo e se non vogliamo lasciare solo nessuno di fronte all'emergenza allora siamo tutti chiamati a definire regole e comportamenti nuovi e coerenti. Nessuno vuole o può scaricare su altri, insieme si affrontano i problemi e insieme si assumono le responsabilità che competono a coloro che hanno funzioni di Governo. Rigore, solidarietà, efficace trasparenza debbono essere i principi che ispirano il nostro lavoro e la riforma della protezione civile per il valore che merita e di cui ha bisogno il nostro Paese. E’ questo Signor Presidente della Repubblica, Signor Presidente del Consiglio lo spirito con cui come regioni parteciperemo a questa discussione con le nostre proposte consapevoli che noi non siamo altra cosa ma parte integrante della Repubblica che è una e indivisibile.” (applauso finale)

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