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Workshop "The role of modern civil protection systems and the new global challenges - From the Hyogo framework for action to real time response”, Ginevra, 25 giugno 2008

logo hyogo Si è svolto a Ginevra, il 25 giugno 2008 un incontro tra le Protezioni Civili di diversi Paesi europei e non europei, insieme a rappresentanti di Agenzie delle Nazioni Unite, di Organizzazioni internazionali umanitarie, dell’Unione Europea e di rappresentanze permanenti di diversi Paesi, per ragionare sulle sfide future, derivanti da cambiamenti, naturali, climatici ed anche politici e sulle iniziative intraprese per affrontarle. Tali cambiamenti, moltiplicano le occasioni per interventi di collaborazione internazionale. Infatti, in tutti i Paesi del mondo la domanda di protezione civile è aumentata negli ultimi decenni, a seguito sia della maggiore informazione sulle crisi e i disastri, sia del moltiplicarsi di situazioni di criticità e di emergenza, creando nelle attese dei cittadini quasi il diritto ad essere aiutati e protetti.





Concept paper
Nuove sfide per la protezione civile
Il ruolo della protezione civile nelle sfide globali

Il valore aggiunto della protezione civile nelle emergenze internazionali
Agenda

Concept paper

Oggigiorno, i moderni sistemi di protezione civile sono divenuti attori importanti nell’ambito della risposta umanitaria globale ai disastri naturali e creati dall’uomo. Sotto la direzione e con il coordinamento delle Nazioni Unite – che rappresentano il punto d riferimento riconosciuto a livello internazionale – tutti I paesi stanno sviluppando I propri modelli di protezione civile per evitare, prevedere e gestire eventuali situazioni di crisi. Quelle esperienze – che sono il frutto di lessons learned e di esperienze locali - presentano diverse caratteristiche, limiti e potenziali, ma sono costruite su un terreno comune, e con una lingua e prospettive comuni.
I moderni sistemi di protezione civile non sono alternativi rispetto agli strumenti umanitari tradizionali; essi offrono risorse e metodologie complementari che possono portare valore aggiunto alla risposta umanitaria globale durante tutte le fasi del ciclo dell’emergenza. Indubbiamente, al fine di evitare doppioni e di promuovere un utilizzo razionale delle risorse umane e finanziarie, i moderni sistemi di protezione civile ripongono grandi speranze nel ruolo di coordinamento che il sistema delle Nazioni Unite può avere in questo settore.

Nuove sfide per la protezione civile

Negli ultimi anni, la “protezione civile”, cioè il sistema di reazione ai disastri causati dall’impatto dei rischi naturali o creati dall’uomo, ha subito significativi mutamenti, sia a livello operativo sia in termini di risposta dell’opinione pubblica. Questi mutamenti sono il risultato di un nuovo approccio culturale alle catastrofi, che sottolinea la responsabilità di governi e popolazioni di fronte alle emergenze, non tanto in termini di una reazione alle stesse, quanto piuttosto in termini di una prevenzione insufficiente e di possibili ritardi nelle operazioni di soccorso.
Analizzando l’evoluzione dei principali sistemi di protezione civile a livello internazionale, si ha la prova di un recente spostamento da un approccio alla protezione civile intesa come “reazione” all’insorgere di un’emergenza verso modelli organizzativi che investono risorse in attività di “previsione” e “prevenzione”.

Questo spostamento è stato principalmente determinato da tre fattori correlati:

1. la maggiore frequenza di fenomeni, sia naturali sia indotti dall’uomo, con conseguenze distruttive,
2. la maggiore consapevolezza che, in molti casi, un approccio preventivo alla crisi, non solo in termini di infrastrutture e di pianificazione, ma soprattutto sotto il profilo dell’organizzazione e delle operazioni svolte per garantire la sicurezza della popolazione, è l’approccio più efficace,
3. la disponibilità di strumenti tecnico-scientifici che consentono di indagare, analizzare e prevedere scenari di rischio attesi con un livello elevato di accuratezza e affidabilità, impensabile ancora fino a pochi anni fa.

Questo mutamento nell’ambito del concetto di “protezione civile” si è verificato contemporaneamente alla crescente complessità delle emergenze affrontate. Queste esigono l’impiego di nuovi mezzi, metodologie, procedure, risorse e know-how per il funzionamento dei sistemi di protezione civile.
È questo il caso delle crisi determinate da incidenti industriali, blackout elettrici, ondate di calore di lunga durata che mettono in pericolo la salute delle persone. In tutti questi nuovi campi di attività e di intervento, i sistemi di protezione civile sono chiamati a elaborare sia nuove metodologie sia nuovi strumenti cognitivi e di intervento.

In particolare, i mutamenti climatici stanno modificando le “vecchie” fonti di rischio, introducendone di nuove; di conseguenza, i moderni sistemi di protezione civile hanno dovuto riorganizzare le loro procedure per affrontare i pericoli incombenti.

Il ruolo della protezione civile nelle sfide globali

Quando si affrontano le sfide internazionali relative ai rischi, occorre fare una distinzione tra le politiche di protezione civile e le politiche gestionali a lungo termine riguardanti, per esempio, ambiente, territorio e clima.
Le politiche nazionali a lungo termine che affrontano i problemi ambientali, come ad esempio la pianificazione territoriale, dipendono dalla capacità dei governi di creare un consenso presso la popolazione attorno alle loro decisioni, oltre alla capacità di garantirne l’attuazione. Questo tipo di politiche, che in molti casi si basano su sinergie internazionali atte a cercare soluzioni su scala mondiale, non si possono ritenere di responsabilità della protezione civile.
Il ruolo della protezione civile in questo contesto può essere di natura partecipativa nei confronti di un gran numero di attori (ministero dell’ambiente, ministero della pianificazione, ecc..). Inoltre, può essere quello di favorire una stima realistica del tempo necessario per identificare e implementare politiche dirette a ridurre il livello di rischio e a spingere i governi a rafforzare i propri sistemi di protezione civile, in modo da affrontare la crescente minaccia di situazioni pericolose che colpiscono le popolazioni e la loro qualità della vita.

Nel raccogliere queste sfide, la partecipazione - o il coordinamento - da parte della protezione civile di una Piattaforma Nazionale faciliterà l’elaborazione e attuazione di simili politiche, promovendo l’impegno del governo. Questo ruolo strategico richiede di cogliere la complessità della riduzione del rischio di disastro, un tema per sua natura interdisciplinare che esige impegno politico, pubblica comprensione, conoscenze scientifiche, sistemi di allerta rapidi e meccanismi di risposta ai disastri. Inoltre, l’evoluzione della percezione, della comprensione e del ruolo svolto dalla Protezione Civile nell’affrontare i rischi ha rafforzato la possibilità di contribuire alla riduzione dei rischi in modo coerente a livello nazionale.

Previsione, avvertimento, stato di preparazione e gestione delle emergenze sono attività specifiche che richiedono lo sviluppo di processi decisionali, strutture coordinate delle “risorse” disponibili, competenze umane e strumenti tecnologici. Queste attività devono essere gestite autonomamente e organizzate secondo criteri di intervento immediato, con obiettivi misurabili in termini di danno evitato o ridotto, particolarmente per le vite umane.

Se la “protezione civile” è intesa in questo senso, essa offre un grande potenziale ai governi, che sarebbero in grado di superare la tendenza antistorica e negativa di considerare principalmente i costi, piuttosto che l’aspetto positivo dei benefici. Essa presenta anche un modo per affrontare con successo ed efficacia la crescente domanda di “sicurezza” espressa dall’opinione pubblica di tutti i paesi, soprattutto a causa della crescente minaccia del terrorismo su scala mondiale.

Questo doppio ruolo svolto dalla Protezione Civile, promovendo lo stato di preparazione e la reazione e partecipando/coordinando per ridurre il rischio di disastri, si rispecchia nella distinzione tra compiti e responsabilità: lo sviluppo di politiche nazionali per l’adeguamento ai mutamenti climatici o per la sconfitta del terrorismo non può essere di responsabilità della protezione civile, poiché è solo un’aggiunta agli altri rischi – naturali e creati dall’uomo – che incidono sull’insicurezza dell’opinione pubblica. D’altra parte, l’elaborazione di scenari di rischio che richiedono la gestione delle crisi in tempo reale, la diffusione di informazioni accurate presso l’opinione pubblica e una reale capacità gestionale dei processi e delle fasi di un’emergenza, sono contributi che le strutture della protezione civile possono fornire a livello altamente specializzato e che non possono essere sostituiti da una qualsiasi altra struttura decisionale e operativa.

Il valore aggiunto della protezione civile nelle emergenze internazionali

Nella storia recente, numerosi episodi hanno suffragato l’analisi sin qui esposta. Per esempio, è sorprendente che, dopo lo tsunami del 2004, manchi ancora nell’Asia sud-orientale un sistema di allerta contro gli tsunami, oltre a un “addestramento” della popolazione in piani di intervento di protezione civile o ad un uso idoneo del territorio. In effetti, in molti casi la ricostruzione non ha rispettato la zona tampone costiera di sicurezza.

Non è difficile capire il motivo per cui ciò è accaduto: una volta finita la fase di emergenza, dopo la reazione immediata alla catastrofe, le questioni della sicurezza e difesa della popolazione dai rischi naturali ha perso credibilità e consenso e si è addentrato nella selva delle complesse agende di lavoro, ove i livelli di priorità si mantengono a malapena. Invece, un solo, semplice intervento, nella logica della “protezione civile” su scala internazionale, avrebbe garantito il “completamento del compito di soccorso”, per esempio grazie all’attivazione di misure di previsione e prevenzione dei rischi a favore delle popolazioni colpite.

L’attuazione di un sistema internazionale con i metodi, gli strumenti e la forma mentis della “protezione civile” è ancora un obiettivo irrealizzato, ma resta possibile. Le conoscenze e il supporto tecnico e scientifico sono tutti disponibili e fanno di ciò una sfida fattibile che, nel contesto di una piattaforma nazionale, contribuirebbe a stimolare una sinergia internazionale.

Le esperienze di interventi internazionali, in caso di catastrofi, sono piuttosto numerose, abbastanza da offrire un terreno comune per le migliori pratiche, poiché i fenomeni distruttivi potrebbero richiedere maggiori conoscenze e risorse di quelle a disposizione dei singoli paesi.

Numerose esperienze recenti confermano questa tesi. Le richieste di aiuti internazionali impongono di rafforzare le risorse sul campo, qualora le grandi emergenze diventassero ogni anno maggiori. In diversi paesi dell’Europa meridionale, l’intervento aereo sugli incendi forestali è ritenuto necessario dai governi. L’esperienza dell’uragano Katrina Hurricane ha mostrato che neppure la massima potenza economica del pianeta può fare a meno degli aiuti internazionali, quando deve affrontare catastrofi di così ampie proporzioni.

L’esperienza dello scambio di esperti scientifici tra paesi diversi, per l’elaborazione di specifiche strategie di rischio, mostra che la rete di collaborazioni tra i sistemi di protezione civile nazionali può avere effetti positivi, che vanno al di là della scala limitata di una singola emergenza. È questo il caso delle attività vulcaniche o di altre situazioni che sottolineano il valore dei programmi internazionali di ricerca tecnico-scientifica applicati a specifici problemi di “protezione civile”, come avviene su scala europea. Queste esperienze coinvolgono anche l’aspetto previsionale e preventivo delle attività e abbracciano le diverse fasi del “ciclo dell’emergenza”.

È altresì necessario gestire e soddisfare la crescente richiesta di “sicurezza”, proponendo, non solo nei nostri paesi, il radicamento di una cultura della partecipazione individuale alla protezione personale. Ciò si può ottenere con la partecipazione alle attività di “protezione civile” collettive e specializzate, insistendo sull’addestramento di squadra, sulla pianificazione delle emergenze, sul perfezionamento degli strumenti di indagine, sulla previsione e prevenzione, oltre che sulla pubblica istruzione e sulle campagne informative circa i tipici temi della “protezione civile”.

Insieme, è possibile imparare dalle migliori pratiche e avviare un processo virtuoso di aiuto reciproco, diretto a comprendere il rischio e il tipo di risposta da dare. Il confronto tra i sistemi e gli strumenti disponibili può portare a un significativo balzo in avanti, apprendendo dagli errori e dai successi si potrà creare un sistema di protezione civile globale capace di offrire una risposta coerente e coordinata alle catastrofe. Questa sfida può essere affrontata lavorando insieme a procedure comuni, alla razionalizzazione delle operazioni su scala mondiale, alla pianificazione di nuovi metodi di interazione a livello internazionale e allo scambio di know how e di competenze. Ciò consentirà a tutti i paesi, anche a quelli che non possiedono un sistema di protezione civile strutturato e pianificato, di soddisfare le esigenze dei nostri, complessi e difficili, tempi attuali.

Agenda 

International Conference Centre Geneva (CICG) - Room I
25 June 2008

8.30 – 9.30: Registration of the participants

Morning session 9.30 – 13.00

H.E. Amb. Blaise Godet (Swiss Permanent Representative to the UN) - welcome address
Mrs. Helena Molin Valdes (Deputy Director UN/ISDR) – introductory remarks slides(458 Kb)
Mr. Salvano Briceno (Director UN/ISDR) – introductory remarks (video message)

Sir John Holmes (USG/ERC): opening statement

Presentation of Civil Protection Systems:
Dr. Guido Bertolaso (Under-Secretary of State to the Presidency of the Council of Ministers - Head of Civil Protection - Italy) (speech 147 kB)
Min. Sergey Kuzhugetovich Shoygu (Minister for Civil Defence, Emergencies and Elimination of Consequences of Natural Disasters of the Russian Federation)
Dr. Willy Scholl (Director of Swiss Federal Office for Civil Protection) ((2380 Kb)slides )
Dr. Hervé Martin (Head of the Civil Protection Unit – DG Environment, European Commission) (slides)(2834 Kb)

11.00 - 11.20 coffee break

Dr. David Passey (US Federal Emergency Management Agency) (slides )
Préf. Henri Masse (Director General, French Department for Civil Protection) (slides(2834 Kb) )
Major General Hussien Mohamed Saeed Abdelaziz (Manager of General Administration of Civil Protection - Ministry of Interior, Egypt)
H.E. Amb. Gabriel Marcelo Fuks (Ambassador-President White Helmets Commission - Argentina) slides(5482 Kb))
H.E. Evgeny Vasiliev (Deputy Secretary General of ICDO - International Civil Defense Organization) (slides(4253 Kb))
Mrs. Pia Ovelius (Director EU Affairs - Department for Crisis Coordination, Ministry of Defence, Sweden) (slides(245 Kb) )
Major General Gamini Hettiarachchi retd (Director General for the Disaster Management Centre, Sri Lanka) (slides(12066 Kb) )

13.00 – 14.30
Buffet – reception hosted by Swiss Government

Afternoon session

14.30 – 18.00

H.E. Amb. Ferdinando Salleo - summing up of the morning presentations and kick off of interactive debate
Dr Thomas Gurtner (Director, Coordination & Programmes Division IFRC) - Remarks
Open debate moderated by Amb. Salleo

18.00 – 18.30
Chairman’s conclusions - Mrs. Helena Molin Valdes

 

 

 

 

Concept paper

Oggigiorno, i moderni sistemi di protezione civile sono divenuti attori importanti nell’ambito della risposta umanitaria globale ai disastri naturali e creati dall’uomo. Sotto la direzione e con il coordinamento delle Nazioni Unite – che rappresentano il punto d riferimento riconosciuto a livello internazionale – tutti I paesi stanno sviluppando I propri modelli di protezione civile per evitare, prevedere e gestire eventuali situazioni di crisi. Quelle esperienze – che sono il frutto di lessons learned e di esperienze locali - presentano diverse caratteristiche, limiti e potenziali, ma sono costruite su un terreno comune, e con una lingua e prospettive comuni.
I moderni sistemi di protezione civile non sono alternativi rispetto agli strumenti umanitari tradizionali; essi offrono risorse e metodologie complementari che possono portare valore aggiunto alla risposta umanitaria globale durante tutte le fasi del ciclo dell’emergenza. Indubbiamente, al fine di evitare doppioni e di promuovere un utilizzo razionale delle risorse umane e finanziarie, i moderni sistemi di protezione civile ripongono grandi speranze nel ruolo di coordinamento che il sistema delle Nazioni Unite può avere in questo settore.

Nuove sfide per la protezione civile

Negli ultimi anni, la “protezione civile”, cioè il sistema di reazione ai disastri causati dall’impatto dei rischi naturali o creati dall’uomo, ha subito significativi mutamenti, sia a livello operativo sia in termini di risposta dell’opinione pubblica. Questi mutamenti sono il risultato di un nuovo approccio culturale alle catastrofi, che sottolinea la responsabilità di governi e popolazioni di fronte alle emergenze, non tanto in termini di una reazione alle stesse, quanto piuttosto in termini di una prevenzione insufficiente e di possibili ritardi nelle operazioni di soccorso.

Analizzando l’evoluzione dei principali sistemi di protezione civile a livello internazionale, si ha la prova di un recente spostamento da un approccio alla protezione civile intesa come “reazione” all’insorgere di un’emergenza verso modelli organizzativi che investono risorse in attività di “previsione” e “prevenzione”.

Questo spostamento è stato principalmente determinato da tre fattori correlati:

1. la maggiore frequenza di fenomeni, sia naturali sia indotti dall’uomo, con conseguenze distruttive,
2. la maggiore consapevolezza che, in molti casi, un approccio preventivo alla crisi, non solo in termini di infrastrutture e di pianificazione, ma soprattutto sotto il profilo dell’organizzazione e delle operazioni svolte per garantire la sicurezza della popolazione, è l’approccio più efficace,
3. la disponibilità di strumenti tecnico-scientifici che consentono di indagare, analizzare e prevedere scenari di rischio attesi con un livello elevato di accuratezza e affidabilità, impensabile ancora fino a pochi anni fa.

Questo mutamento nell’ambito del concetto di “protezione civile” si è verificato contemporaneamente alla crescente complessità delle emergenze affrontate. Queste esigono l’impiego di nuovi mezzi, metodologie, procedure, risorse e know-how per il funzionamento dei sistemi di protezione civile.
È questo il caso delle crisi determinate da incidenti industriali, blackout elettrici, ondate di calore di lunga durata che mettono in pericolo la salute delle persone. In tutti questi nuovi campi di attività e di intervento, i sistemi di protezione civile sono chiamati a elaborare sia nuove metodologie sia nuovi strumenti cognitivi e di intervento.

In particolare, i mutamenti climatici stanno modificando le “vecchie” fonti di rischio, introducendone di nuove; di conseguenza, i moderni sistemi di protezione civile hanno dovuto riorganizzare le loro procedure per affrontare i pericoli incombenti.

Il ruolo della protezione civile nelle sfide globali

Quando si affrontano le sfide internazionali relative ai rischi, occorre fare una distinzione tra le politiche di protezione civile e le politiche gestionali a lungo termine riguardanti, per esempio, ambiente, territorio e clima.

Le politiche nazionali a lungo termine che affrontano i problemi ambientali, come ad esempio la pianificazione territoriale, dipendono dalla capacità dei governi di creare un consenso presso la popolazione attorno alle loro decisioni, oltre alla capacità di garantirne l’attuazione. Questo tipo di politiche, che in molti casi si basano su sinergie internazionali atte a cercare soluzioni su scala mondiale, non si possono ritenere di responsabilità della protezione civile.
Il ruolo della protezione civile in questo contesto può essere di natura partecipativa nei confronti di un gran numero di attori (ministero dell’ambiente, ministero della pianificazione, ecc..). Inoltre, può essere quello di favorire una stima realistica del tempo necessario per identificare e implementare politiche dirette a ridurre il livello di rischio e a spingere i governi a rafforzare i propri sistemi di protezione civile, in modo da affrontare la crescente minaccia di situazioni pericolose che colpiscono le popolazioni e la loro qualità della vita.

Nel raccogliere queste sfide, la partecipazione - o il coordinamento - da parte della protezione civile di una Piattaforma Nazionale faciliterà l’elaborazione e attuazione di simili politiche, promovendo l’impegno del governo. Questo ruolo strategico richiede di cogliere la complessità della riduzione del rischio di disastro, un tema per sua natura interdisciplinare che esige impegno politico, pubblica comprensione, conoscenze scientifiche, sistemi di allerta rapidi e meccanismi di risposta ai disastri. Inoltre, l’evoluzione della percezione, della comprensione e del ruolo svolto dalla Protezione Civile nell’affrontare i rischi ha rafforzato la possibilità di contribuire alla riduzione dei rischi in modo coerente a livello nazionale.

Previsione, avvertimento, stato di preparazione e gestione delle emergenze sono attività specifiche che richiedono lo sviluppo di processi decisionali, strutture coordinate delle “risorse” disponibili, competenze umane e strumenti tecnologici. Queste attività devono essere gestite autonomamente e organizzate secondo criteri di intervento immediato, con obiettivi misurabili in termini di danno evitato o ridotto, particolarmente per le vite umane.

Se la “protezione civile” è intesa in questo senso, essa offre un grande potenziale ai governi, che sarebbero in grado di superare la tendenza antistorica e negativa di considerare principalmente i costi, piuttosto che l’aspetto positivo dei benefici. Essa presenta anche un modo per affrontare con successo ed efficacia la crescente domanda di “sicurezza” espressa dall’opinione pubblica di tutti i paesi, soprattutto a causa della crescente minaccia del terrorismo su scala mondiale.

Questo doppio ruolo svolto dalla Protezione Civile, promovendo lo stato di preparazione e la reazione e partecipando/coordinando per ridurre il rischio di disastri, si rispecchia nella distinzione tra compiti e responsabilità: lo sviluppo di politiche nazionali per l’adeguamento ai mutamenti climatici o per la sconfitta del terrorismo non può essere di responsabilità della protezione civile, poiché è solo un’aggiunta agli altri rischi – naturali e creati dall’uomo – che incidono sull’insicurezza dell’opinione pubblica. D’altra parte, l’elaborazione di scenari di rischio che richiedono la gestione delle crisi in tempo reale, la diffusione di informazioni accurate presso l’opinione pubblica e una reale capacità gestionale dei processi e delle fasi di un’emergenza, sono contributi che le strutture della protezione civile possono fornire a livello altamente specializzato e che non possono essere sostituiti da una qualsiasi altra struttura decisionale e operativa.


Il valore aggiunto della protezione civile nelle emergenze internazionali

Nella storia recente, numerosi episodi hanno suffragato l’analisi sin qui esposta. Per esempio, è sorprendente che, dopo lo tsunami del 2004, manchi ancora nell’Asia sud-orientale un sistema di allerta contro gli tsunami, oltre a un “addestramento” della popolazione in piani di intervento di protezione civile o ad un uso idoneo del territorio. In effetti, in molti casi la ricostruzione non ha rispettato la zona tampone costiera di sicurezza.

Non è difficile capire il motivo per cui ciò è accaduto: una volta finita la fase di emergenza, dopo la reazione immediata alla catastrofe, le questioni della sicurezza e difesa della popolazione dai rischi naturali ha perso credibilità e consenso e si è addentrato nella selva delle complesse agende di lavoro, ove i livelli di priorità si mantengono a malapena. Invece, un solo, semplice intervento, nella logica della “protezione civile” su scala internazionale, avrebbe garantito il “completamento del compito di soccorso”, per esempio grazie all’attivazione di misure di previsione e prevenzione dei rischi a favore delle popolazioni colpite.

L’attuazione di un sistema internazionale con i metodi, gli strumenti e la forma mentis della “protezione civile” è ancora un obiettivo irrealizzato, ma resta possibile. Le conoscenze e il supporto tecnico e scientifico sono tutti disponibili e fanno di ciò una sfida fattibile che, nel contesto di una piattaforma nazionale, contribuirebbe a stimolare una sinergia internazionale.

Le esperienze di interventi internazionali, in caso di catastrofi, sono piuttosto numerose, abbastanza da offrire un terreno comune per le migliori pratiche, poiché i fenomeni distruttivi potrebbero richiedere maggiori conoscenze e risorse di quelle a disposizione dei singoli paesi.

Numerose esperienze recenti confermano questa tesi. Le richieste di aiuti internazionali impongono di rafforzare le risorse sul campo, qualora le grandi emergenze diventassero ogni anno maggiori. In diversi paesi dell’Europa meridionale, l’intervento aereo sugli incendi forestali è ritenuto necessario dai governi. L’esperienza dell’uragano Katrina Hurricane ha mostrato che neppure la massima potenza economica del pianeta può fare a meno degli aiuti internazionali, quando deve affrontare catastrofi di così ampie proporzioni.

L’esperienza dello scambio di esperti scientifici tra paesi diversi, per l’elaborazione di specifiche strategie di rischio, mostra che la rete di collaborazioni tra i sistemi di protezione civile nazionali può avere effetti positivi, che vanno al di là della scala limitata di una singola emergenza. È questo il caso delle attività vulcaniche o di altre situazioni che sottolineano il valore dei programmi internazionali di ricerca tecnico-scientifica applicati a specifici problemi di “protezione civile”, come avviene su scala europea. Queste esperienze coinvolgono anche l’aspetto previsionale e preventivo delle attività e abbracciano le diverse fasi del “ciclo dell’emergenza”.

È altresì necessario gestire e soddisfare la crescente richiesta di “sicurezza”, proponendo, non solo nei nostri paesi, il radicamento di una cultura della partecipazione individuale alla protezione personale. Ciò si può ottenere con la partecipazione alle attività di “protezione civile” collettive e specializzate, insistendo sull’addestramento di squadra, sulla pianificazione delle emergenze, sul perfezionamento degli strumenti di indagine, sulla previsione e prevenzione, oltre che sulla pubblica istruzione e sulle campagne informative circa i tipici temi della “protezione civile”.

Insieme, è possibile imparare dalle migliori pratiche e avviare un processo virtuoso di aiuto reciproco, diretto a comprendere il rischio e il tipo di risposta da dare. Il confronto tra i sistemi e gli strumenti disponibili può portare a un significativo balzo in avanti, apprendendo dagli errori e dai successi si potrà creare un sistema di protezione civile globale capace di offrire una risposta coerente e coordinata alle catastrofe. Questa sfida può essere affrontata lavorando insieme a procedure comuni, alla razionalizzazione delle operazioni su scala mondiale, alla pianificazione di nuovi metodi di interazione a livello internazionale e allo scambio di know how e di competenze. Ciò consentirà a tutti i paesi, anche a quelli che non possiedono un sistema di protezione civile strutturato e pianificato, di soddisfare le esigenze dei nostri, complessi e difficili, tempi attuali.