Dossier
Esercitazione Mesimex 2006
- Esercitazione Mesimex 2006
- La fase eruttiva e il piano nazionale d'emergenza
- Obiettivi dell'esercitazione
- Lo scenario e il programma
- Soggetti coinvolti
- Salvaguardia dei beni archeologici
Salvaguardia dei beni archeologici
Intervento di messa in sicurezza e recupero beni mobili nella Villa Romana di Somma Vesuviana
Motivazione e scopo dell’intervento. Gli studi vulcanologici condotti sul Vesuvio hanno confermato che l’evento di riferimento da porre a base della pianificazione di emergenza, in caso di riattivazione del vulcano, è un’eruzione subpliniana simile a quelle avvenute nel 472 d.C. e nel 1631. Si è ritenuto utile e necessario inserire all’interno dell’esercitazione Mesimex, un primo intervento di messa in sicurezza e recupero beni archeologici.
La Soprintendenza per i beni archeologici per le province di Napoli e Caserta ha suggerito che l’intervento venisse realizzato nella Villa Romana di Somma Vesuviana in corso di escavazione dal 2001 dall’Università di Tokyo, situata proprio all'interno della zona rossa. L’intervento prevede il trasporto in zona sicura dei beni culturali che possono essere trasportati e interventi di protezione in sito per gli oggetti preziosi che non possono essere rimossi.
Fenomeni eruttivi attesi alla villa. Simulazioni al computer dei potenziali “flussi piroclastici” effettuate dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia di Pisa in collaborazione con il “Cineca” di Bologna, hanno mostrato che la presenza della barriera naturale del Monte Somma potrebbe, sotto alcune condizioni essenzialmente legate alla morfologia del cratere oltre che all’intensità dell’eruzione ipotizzata, ridurre parzialmente gli effetti sulle costruzioni.Tuttavia evidenze storiche di eruzioni del passato, come ad esempio quella del 472 d.C., dimostrano come la zona in cui è situata la Villa abbia comunque una probabilità non trascurabile di essere colpita da fenomeni di varia natura.
In particolare si stima che per un evento di tipo “Subpliniano I” (leggermente inferiore a quello di Pompei del 79 d.C.) l’area possa essere interessata da terremoti con intensità compresi tra il VI e il VII grado della scala Mercalli, da una cospicua caduta di cenere (circa 2.000 Kg/mq) e da flussi piroclastici di elevata temperatura (tra i 250 e i 300 gradi).
L’esercitazione, organizzata dal G.LA.BE.C. (Gruppo di lavoro interministeriale per la salvaguardia e la prevenzione dei beni culturali dai rischi naturali), è eseguita da speciali squadre S.A.F. (speleo- alpino-fluviali) dei Vigili del Fuoco e da volontari di Legambiente altamente specializzati nel recupero e salvaguardia dei beni culturali, sotto la guida della Soprintendenza per i beni archeologici per le province di Napoli e Caserta.
Le attività di messa in sicurezza. Comprendono:
- individuazione di un locale idoneo per il deposito dei beni mobili da salvaguardare, in una località fuori dalla “zona rossa”;
- imballaggio e trasporto nel deposito del materiale archeologico;
- rafforzamento mediante cerchiatura di quattro colonne che non possono essere rimosse;
- recupero di due statue marmoree, una delle quali raffigurante il giovane Dioniso con un cucciolo di pantera tra le braccia. A mezzo di teleferica saranno portate in superficie da una profondità di circa 10 metri.
- protezione con uno schermo di materiale resistente alle alte temperature di una porzione di dipinti; prove dell’efficacia della schermatura a cura del centro Studi “Plinivs-Lupt” dell’Università Federico II di Napoli.
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