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Progetto MaGIC

 

Carta degli elementi di pericolositàIl progetto. MaGIC è un progetto nazionale della durata di cinque anni (2007-2012) con l’obiettivo di definire gli elementi di pericolosità dei fondali dei mari italiani, utili a migliorare l'attività di mitigazione del rischio e la gestione di eventuali situazioni di emergenza. E' finanziato dal Dipartimento della Protezione Civile, nell’ambito di un Accordo di Programma Quadro con il Consiglio Nazionale delle Ricerche-Cnr. Il progetto coinvolge tutti i gruppi di ricerca italiani attivamente impegnati nel campo della Geologia Marina: tre istituti del Cnr, nove Università rappresentate dal Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Scienze del Mare-Conisma e l'Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale-Ogs. Vi partecipa anche un’unità dell’Università di Nizza che sperimenterà il progetto anche in acque territoriali francesi.

L’idea di realizzare il progetto MaGIC nasce durante l’emergenza del vulcano Stromboli nel 2002, quando il Dipartimento della Protezione Civile e la comunità scientifica della geologia marina iniziano a collaborare in seguito all’evento di frana-maremoto del 30 dicembre. In quell’occasione, grazie ad un rilievo batimetrico-morfologico acquisito circa un anno prima dell’evento, è stato possibile quantificare i volumi della frana e comprenderne i meccanismi di innesco e sviluppo, attraverso la comparazione con i dati acquisiti dopo l’evento. Data l’utilità del rilievo, l’esperienza è stata ripetuta durante l’emergenza del 2007, quando il monitoraggio del versante sommerso della Sciara del Fuoco ha rappresentato uno strumento di controllo dell’evoluzione del fenomeno vulcanico e franoso.

Oggetto di studio. I principali lineamenti di pericolosità di interesse per il progetto Magic sono rappresentati da centri vulcanici sommersi, nicchie di frana o segni di incipiente instabilità sottomarina, fagliazione superficiale come indizio di attività tettonica recente, forme di fondo che migrano sui fondali, strutture legate a fuoriuscita di fluidi dal sottofondo. Alcuni lineamenti sono di particolare criticità come le testate dei canyon che, evolvendo retrogressivamente, possono arrivare a coinvolgere la costa causando frane subaeree o il collasso di strutture portuali come successo nel porto di Gioia Tauro nel 1977. Oltre al rischio diretto non è da sottovalutare il rischio indiretto legato alla generazione di maremoto, come quello avvenuto a Stromboli nel 2002, causato da una frana sottomarina, con una instabilità che ha successivamente coinvolto anche il versante subaereo.

Dettaglio di una carta di perticolositàL’ampliamento delle conoscenze di base sui rischi geologici che caratterizzano i fondali marini è di utilità per il Dipartimento della Protezione Civile sia in termini di mitigazione del rischio sia per una migliore gestione di eventuali situazioni di emergenza. La conoscenza dei principali elementi morfo-batimetrici e l’individuazione di potenziali situazioni di pericolosità per le infrastrutture e le aree costiere urbanizzate, oltre a permettere l’elaborazione di scenari di rischio rende possibile ipotizzare le cause di eventuali episodi di maremoto/eruzione/frana sottomarina che si dovessero verificare nel vasto territorio sommerso che circonda le coste del Paese. Infine, la disponibilità di batimetrie dettagliate può contribuire alla gestione operativa delle emergenze per l'installazione di strumenti e strutture a mare, la verifica dello stato di stabilità dei fondali, ecc..

Obiettivi del progetto. Scopo di MaGIC è la realizzazione di 72 carte (in scala 1:50.000) degli elementi di pericolosità presenti nei fondali dei mari italiani. A queste, l'Università di Nizza ha aggiunto un'altra carta, relativa alla sua zona di sperimentazione. Il progetto ha previsto inoltre la messa online di Infor.mare, un database contenente tutte le informazioni esistenti sulla geologia dei mari italiani.

Ogni carta è georeferenziata e organizzata in 4 livelli informativi a dettaglio crescente. Tra i livelli, il quarto rappresenta i punti di criticità, ovvero le aree potenzialmente pericolose. Il database GIS permette di integrare nella carta le informazioni complementari e la quantificazione dei principali parametri morfometrici.
 
Tecniche di rilevazione datiTecniche di rilievo. Il progetto prevede l’acquisizione di dati batimetrici ad alta risoluzione in corrispondenza dei fondali marini antistanti le coste italiane, a profondità comprese tra i 50 e 500-1000 metri, lungo gran parte delle piattaforme esterne e scarpate continentali italiane. Lo strumento principale utilizzato consiste in un ecoscandaglio multifascio (multibeam sonar) che emette un ventaglio di impulsi acustici ad alta frequenza trasversali alla rotta della nave e che, retrodiffusi dal fondo, tornano alla sorgente e vengono convertiti in punti quotati. I dati ottenuti vengono elaborati attraverso complesse procedure di calcolo e successivamente visualizzati come carta delle isobate, rilievi ombreggiati o superfici tridimensionali.

Le navi oceanografiche italiane che hanno acquisito dati ecometrici utilizzati dal progetto sono N/O Urania e Maria Grazia (Cnr), N/O Universitatis (Conisma), N/O Explora (Ogs), tutte equipaggiate con diversi ecoscandagli multi fascio. Sottocosta, dove necessario, si è operato anche con imbarcazioni di piccole dimensioni e limitato pescaggio.

Database Infor.Mare. Nell’ambito del Progetto Magic è stato realizzato un WebGIS che raccoglie, classifica e rende disponibile in ambiente georeferenziato tutta la cartografia e la bibliografia prodotta sino ad oggi sulla geologia dei mari italiani. Infor.Mare è utile in fase di emergenza per ottenere in tempo reale le prime informazioni sulle caratteristiche geologiche generali di un determinato tratto di mare in cui si è verificata un’emergenza o una criticità. Il database è a disposizione degli operatori di protezione civile e, in una versione semplificata, anche degli studiosi e degli utenti generici interessati alla geologia dei mari italiani.
 

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