Dossier

Aggiornamento del Piano nazionale di emergenza per i Campi Flegrei

 

Evento di riferimento e livelli di allerta

Vista dall'alto del Monte NuovoIl Gruppo di lavoro incaricato di definire gli scenari e i livelli di allerta in caso di ripresa dell'attività eruttiva nell'area vulcanica flegrea ha redatto e consegnato un Rapporto che fornisce i possibili scenari pre-eruttivi ed eruttivi ai Campi Flegrei e le relative valutazioni di pericolosità dei diversi fenomeni, facendo sintesi della conoscenza scientifica disponibile al momento della sua stesura.

Data la complessità del sistema vulcanico flegreo e l'assenza di eruzioni recenti (l'ultima eruzione di Monte Nuovo risale al 1538), il documento mette, in particolare, in risalto l’incertezza della previsione dell’eruzione attesa e del suo stile. Si aggiunge poi l’incertezza legata alla localizzazione della bocca eruttiva. Già dall’analisi visiva della caldera flegrea si può constatare la complessità del sistema vulcanico, caratterizzato dalla compresenza di numerosi crateri. Inoltre, non è possibile escludere che la ripresa dell’attività eruttiva avvenga da più bocche contemporaneamente.

L’evento di riferimento.
Per la definizione della scala dell’evento di riferimento, è stato effettuato uno studio probabilistico sulla ricorrenza di eruzioni avvenute negli ultimi 5 mila anni di attività dei Campi Flegrei, periodo ritenuto significativo perché successivo all’ultima modifica strutturale della caldera. Per ciascuna scala eruttiva sono stati individuati i seguenti livelli di probabilità di accadimento:

  • Effusiva – 11.9%
  • Esplosiva piccola – 59.6 %
  • Esplosiva media – 23.8 %
  • Esplosiva grande – 4.0 %
  • Esplosiva molto grande – 0.7 %

Da questa analisi statistica emerge che, in caso di riattivazione, si ha circa il 95% di probabilità che l’eruzione sia di scala minore o uguale a quella media. L’eruzione media corrisponde, dunque, a una scelta ragionevole di “rischio accettabile”, considerato che la probabilità che questo evento venga superato da un’eruzione di taglia maggiore (grande o molto grande) è inferiore al 5%.

L’aggiornamento della pianificazione nazionale d’emergenza, sulla base di quanto prodotto dal Gruppo di lavoro e dalle valutazioni della Commissione Grandi Rischi, considera quindi come evento di riferimento un’eruzione esplosiva di taglia media. Le aree a rischio definite per questo tipo di eruzione coprono anche quelle previste in caso di eventi di scala minore.

Tuttavia, si sottolinea che allo stato attuale delle conoscenze, qualora si presentassero fenomeni legati ad una probabile riattivazione, non sarebbe possibile stabilire dall’analisi dei precursori di quale tipo sarà l’eventuale eruzione.

Scenari eruttivi attesi. Lo scenario eruttivo definisce l’insieme dei fenomeni pericolosi e la loro area di impatto. In caso di ripresa dell’attività eruttiva, i fenomeni attesi possono essere di intensità e impatto diversi a seconda della tipologia e della scala dell’evento di riferimento e per un’eruzione di scala uguale o inferiore a quella media prevedono:

  • la formazione di una colonna eruttiva sostenuta alta qualche chilometro;
  • la caduta di bombe vulcaniche e blocchi nell'immediato intorno della bocca eruttiva e di particelle di dimensioni minori (ceneri e lapilli) anche a diverse decine di chilometri di distanza;
  • la formazione di flussi piroclastici che scorrerebbero per alcuni chilometri.

In aggiunta, ai Campi Flegrei possono verificarsi particolari fenomeni esplosivi legati al coinvolgimento di acqua esterna, noti come esplosioni freatiche, in aree con intensa attività idrotermale (area Solfatara/Pisciarelli), o dove esistono attualmente disponibilità significative di acqua superficiale, quali zone umide residuo di ambienti lacustri (Agnano), laghi intra-craterici (Averno) e mare (Golfo di Pozzuoli).

Le aree di pericolosità. Sulla base della scala dell’evento eruttivo di riferimento e degli scenari connessi, vengono definite le tre zone del Piano (rossa, gialla e blu) per le quali sono previste differenti misure operative. La zona rossa comprende l’area esposta al pericolo di invasione di flussi piroclastici che per le loro elevate temperature e la loro velocità rappresentano il fenomeno più pericoloso per le vite umane; la zona gialla, individua le aree esposte alla ricaduta di lapilli e ceneri vulcaniche, e la zona blu prenderà in considerazione le zone esposte ai fenomeni di alluvionamento e invasione da colate rapide di fango (lahar).

I livelli di allerta. Nel documento prodotto dal Gruppo di lavoro sono stati definiti anche i livelli di allerta per i Campi Flegrei, che scandiscono il tempo che precede una possibile ripresa dell’attività eruttiva. Come nella pianificazione di emergenza 2001, i livelli di allerta sono quattro: un livello di base (verde), un livello di attenzione (giallo), un livello di pre-allarme (arancione) e un livello di allarme (rosso). Il passaggio da un livello di allerta al successivo è stabilito sulla base delle variazioni dei parametri ordinariamente monitorati dal sistema di monitoraggio gestito dall’Osservatorio Vesuviano dell’Ingv.

Sulla base dei dati di monitoraggio a oggi registrati e delle valutazioni espresse dalla Commissione Grandi Rischi a dicembre 2012, poi ribadite a dicembre 2013, a dicembre 2014 e a gennaio 2017, il Dipartimento ha ritenuto di mantenere il livello di allerta “giallo” ai Campi Flegrei. A differenza del livello di allerta “verde”, che corrisponde all’attività ordinaria del vulcano, questo livello è infatti determinato dalla variazione di alcuni dei parametri monitorati.

Pubblicato il 16 marzo 2015

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