Dossier

Aggiornamento del Piano nazionale di emergenza per il Vesuvio

 

Evento di riferimento e livelli di allerta

mappa zona rossa Vesuvio colorataL’evento di riferimento. Il documento “Scenari e livelli di allerta per il Vesuvio” consegnato dal Gruppo di lavoro della Commissione Nazionale individua come evento di riferimento per il Piano nazionale di emergenza per il Vesuvio un’eruzione esplosiva sub-Pliniana, confermando quanto già assunto nel Piano del 2001.

Questo scenario prevede:
• la formazione di una colonna eruttiva sostenuta alta diversi chilometri;
• la caduta di bombe vulcaniche e blocchi nell'immediato intorno del cratere e di particelle di dimensioni minori (ceneri e lapilli) anche a diverse decine di chilometri di distanza;
• la formazione di flussi piroclastici che scorrerebbero lungo le pendici del vulcano per alcuni chilometri.

L’attività sismica potrà precedere l’eruzione e accompagnarne le diverse fasi, causando danni particolarmente gravi agli edifici già appesantiti dal carico dei prodotti emessi nella prima fase dell’eruzione.

Gli scenari eruttivi attesi. Per la definizione dello scenario di riferimento, è stata valutata la probabilità di accadimento di diversi scenari, corrispondenti a tre tipi di eruzioni esplosive (Pliniana con Indice di Esplosività vulcanica VEI=5, sub-Pliniana con VEI=4 e stromboliana violenta VEI=3).

Sulla base degli studi statistici, per il Vesuvio risulterebbe più probabile (di poco superiore al 70%) l’evento di minore energia (VEI=3), tuttavia gli esperti hanno ritenuto che lo scenario di riferimento da assumere dovesse essere un’eruzione esplosiva sub-Pliniana con VEI=4 per le seguenti motivazioni:
• ha una probabilità condizionata di accadimento piuttosto elevata (di poco inferiore al 30%);
• corrisponde ad una scelta ragionevole di “rischio accettabile” considerato che la probabilità che questo evento venga superato da un’eruzione Pliniana con VEI=5 è di solo 1%;
• dati geofisici non rivelano la presenza di una camera magmatica superficiale con volume sufficiente a generare un’eruzione di tipo Pliniano.

Le aree a rischio previste per un’eruzione sub-pliniana, assunta come scenario di riferimento per il nuovo Piano Vesuvio, coprono anche quelle previste per un’eruzione stromboliana, di minore energia.

Tuttavia, si sottolinea che nonostante sia stato individuato come evento di riferimento un’eruzione sub-pliniana, allo stato attuale delle conoscenze, qualora si presentassero fenomeni legati ad una probabile riattivazione, non sarebbe possibile stabilire dall’analisi dei precursori di quale tipo sarà l’eventuale eruzione.

Le aree di pericolosità.
Sulla base dello scenario di riferimento e delle aree a diversa pericolosità sono in corso di definizione le tre zone del Piano (rossa, gialla e blu) per le quali sono previste differenti misure operative. E’ già stata tracciata la nuova zona rossa che comprende l’area esposta al pericolo di invasione di flussi piroclastici che per le loro elevate temperature e la loro velocità rappresentano il fenomeno più pericoloso per le vite umane (definita “zona rossa 1”) e - novità rispetto al Piano vigente - le aree i cui edifici sono esposti ad un elevato rischio crolli delle coperture per accumulo di ceneri vulcaniche e lapilli (definita “zona rossa 2”). Sono in via di individuazione la zona gialla, che farà riferimento alle aree esposte alla ricaduta di depositi piroclastici, e la zona blu che prenderà in considerazione i fenomeni di alluvionamento e invasione da colate rapide di fango (lahar).

I livelli di allerta. Il gruppo di lavoro ha ritenuto di mantenere gli stessi livelli di allerta previsti nel Piano del 2001, ovvero un livello base (verde), un livello di attenzione (giallo), un livello di pre-allarme (arancione) e un livello di allarme (rosso), in conformità con quanto previsto per la maggior parte dei vulcani monitorati sul nostro pianeta. I quattro livelli di allerta scandiscono il tempo che precede una possibile ripresa di attività eruttiva.

Attualmente il livello di allerta al Vesuvio è verde, ossia non si registra alcun fenomeno anomalo rispetto all’ordinaria attività che caratterizza da decenni il vulcano. Il passaggio da un livello di allerta al successivo corrisponde alla variazione dei parametri (sismicità, deformazione del suolo, composizione dei gas nelle fumarole, ecc.) ordinariamente monitorati, 24 ore su 24, dal sistema di monitoraggio gestito dall’Osservatorio Vesuviano dell’Ingv e comporta un aumento progressivo della probabilità di riattivazione eruttiva del vulcano. Di conseguenza si modula la risposta crescente del sistema di protezione civile, che culmina con l’evacuazione della popolazione presente nella zona rossa (livello di allarme).

La definizione di specifiche soglie predeterminate, superate le quali si attivano “automaticamente” i vari livelli di allertamento, è operazione complessa e delicata. Secondo le valutazioni del Gruppo di lavoro solo per il passaggio dal livello base al livello di attenzione è possibile stabilire una soglia, cioè un criterio di tipo quantitativo basato sul superamento dei valori di fondo dei parametri monitorati: la variazione di un parametro viene considerata significativa quando supera il valore ordinariamente registrato (valore di fondo) di almeno due volte il valore della sua deviazione standard (incertezza associata al dato). In particolare, si stabilisce che il passaggio al livello di attenzione si ha quando almeno due dei parametri monitorati abbiano fatto registrare variazioni significative. Se la variazione si verifica solo per un parametro questo non implica il passaggio allo stato di attenzione ma attiva una fase di vigilanza straordinaria per l’intero sistema di sorveglianza e per il Centro funzionale centrale del Dipartimento. Per il livelli di allerta superiori si ritiene che la definizione di soglie predeterminate comporti un’alta probabilità di falsi e mancati allarmi; pertanto, la valutazione dovrà essere basata sull’analisi in tempo reale dei parametri monitorati da parte degli esperti.

Pagina aggiornata il 7 aprile 2015

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