Dossier

Aggiornamento del Piano nazionale di emergenza per il Vesuvio

 

Il percorso dal 2003 a oggi

2003 - Ricostituzione della Commissione Nazionale
2006 - Esercitazione internazionale Mesimex sul Vesuvio
2007/2008 – Modifiche introdotte al Piano
2012 – Il nuovo scenario per il Piano nazionale
2012 – I livelli di allerta per il nuovo Piano
2012/2013 - Attività di formazione sul rischio vulcanico nell’area vesuviana
2013/2014 - Delimitazione definitiva della zona rossa e gemellaggi
2014 – Attività di formazione per le scuole in area vesuviana e flegrea
2015 - Nuova zona gialla e indirizzi alle componenti e strutture operative per la zona rossa
2016 - Pubblicazione della delibera del Presidente del Consiglio che formalizza la zona gialla

2003 - Ricostituzione della Commissione Nazionale. Il primo Piano nazionale di emergenza per il Vesuvio è stato redatto nel 1995 da due Commissioni nazionali, istituite nel 1991 e nel 1993, per valutare il rischio connesso a un’eruzione nell’area vesuviana e pianificare la risposta ad un’eventuale emergenza. Nel 2001 sono state approvate le “Aggiunte e varianti” a diverse sezioni del Piano. Nel 2002 viene ricostituita una Commissione nazionale con l’obiettivo di disporre di uno strumento ordinario per l’aggiornamento continuo della pianificazione e il Capo Dipartimento della Protezione Civile, con decreto n.698 del 6 marzo 2003, ne nomina i componenti. In particolare al Gruppo di lavoro costituito da esperti di rischio vulcanico viene affidata la revisione degli scenari e dei livelli di allerta per il piano nazionale di emergenza.

2006 - Esercitazione internazionale Mesimex sul Vesuvio. Un primo test delle attività portate avanti dalla nuova Commissione è stato organizzato nel 2006, con l’esercitazione internazionale Mesimex - Major Emergency SIMulation EXercise – in cui è stata simulata un’eruzione vulcanica del Vesuvio per verificare e migliorare le procedure di emergenza, compresa l’evacuazione degli abitanti dei comuni della zona rossa. Il Dipartimento della Protezione Civile ha coordinato l’esercitazione che ha coinvolto anche quattro Stati membri dell'Unione Europea - Francia, Spagna, Portogallo e Svezia, testando la loro capacità di risposta nell’ambito del Meccanismo europeo di protezione civile. In particolare, durante l’esercitazione, è stato sperimentato il Piano di viabilità per l’area vesuviana redatto nel 2006 dal Dipartimento della Protezione Civile con la collaborazione del Dipartimento Idraulica Trasporti e Strade dell’Università La Sapienza di Roma in cui vengono definiti i principali percorsi di evacuazione dai comuni della zona rossa in caso di eruzione.

2007/2008 – Modifiche introdotte al Piano. A seguito dell’esercitazione, sono state introdotte alcune modifiche al Piano nazionale di emergenza per l’area vesuviana del 2001 che sono state condivise nell’ambito di una riunione il 23 aprile 2007 da Dipartimento della Protezione Civile, Osservatorio Vesuviano dell’Ingv, Regione Campania, Prefettura - Utg e Provincia di Napoli. Le modifiche introdotte non hanno trovato formalità in un nuovo documento di aggiornamento perché nel 2006 era già in corso l’attività del gruppo incaricato di definire il nuovo scenario, che avrebbe costituito la base di partenza per una revisione complessiva del Piano. In particolare, durante la riunione sono stati confermati: come evento di riferimento un’eruzione sub-pliniana, la delimitazione della zona rossa stabilita nel 2001, i tre livelli di allerta che precedono un’eruzione – attenzione, pre-allarme, allarme. È stata invece evidenziata la necessità di ridefinire la zona gialla, cioè l’area soggetta alla ricaduta di ceneri e lapilli, e la zona blu, potenzialmente soggetta a inondazioni e alluvionamenti, oltre che alla ricaduta di ceneri e lapilli. Relativamente alle misure operative previste nel Piano è stato confermato il gemellaggio tra comuni vesuviani e regioni italiane per l’ospitalità della popolazione evacuata. Sono state invece ricondotte alla fase di pre-allarme l’evacuazione delle strutture sanitarie e l’avvio delle iniziative di salvaguardia dei beni culturali, dedicando la fase di allarme all’evacuazione di tutta la zona rossa con un tempo di allontanamento di 72 ore continuative e non più di 7 giorni, come previsto nel Piano del 2001. È emersa inoltre l’importanza di ridefinire le modalità di allontanamento della popolazione, secondo le misure indicate nel Piano di viabilità. In particolare, l’allontanamento è stato organizzato in due fasi, una prima che prevede lo spostamento della popolazione in aree di prima assistenza immediatamente esterne all’area a rischio (zone rossa e gialla), e una seconda che prevede il trasferimento nelle regioni gemellate. I mezzi scelti per l’evacuazione sono su gomma, mentre altri mezzi (treni e navi) sono tenuti come riserva strategica.

Il Piano viabilità e i suoi Allegati sono disponibili in allegato, mentre le Tavole relative al Piano non sono pubblicate perché il peso del file supera il limite consentito dal sito internet. Le istituzioni interessate possono comunque richiederle al Dipartimento.

Nella stessa riunione sono state inoltre definite le diverse linee di attività di competenza delle varie amministrazioni locali coinvolte, con particolare riferimento all’attività di censimento della popolazione e delle strutture di accoglienza e dei piani di esodo di dettaglio. A seguito della riunione, sono stati organizzati da Dipartimento, Regione, Prefettura – Utg e Provincia di Napoli una serie di incontri con i tecnici comunali della zona rossa per concordare il piano di viabilità generale, accogliendo eventuali aggiunte e modifiche proposte dalle amministrazioni locali, laddove possibile.

2012 – Il nuovo scenario per il Piano nazionale. Il 26 aprile 2012 il Dipartimento ha ricevuto dal gruppo di lavoro della Commissione Nazionale per il piano di emergenza il documento relativo ai nuovi scenari e livelli di allerta, sulla base del quale sono in via di ridefinizione le diverse zone a rischio e le relative strategie operative. Il documento degli scenari è stato sottoposto il 27 giugno 2012 alla valutazione della Commissione Nazionale Grandi Rischi – Settore Rischio Vulcanico che lo ha ritenuto coerente con i con i più recenti studi svolti sul tema. Da questo momento in poi il Dipartimento ha avviato una serie di interlocuzioni con la Regione Campania per raccogliere le informazioni necessarie alla ridefinizione della zona rossa, che ora comprende i territori di 25 comuni della provincia di Napoli e Salerno. In particolare la zona da evacuare include l’area esposta al pericolo di invasione da flussi piroclastici (zona rossa 1) e l’area ad elevato rischio di collassi delle coperture degli edifici per l’accumulo di ceneri vulcaniche e lapilli (zona rossa 2). Il 19 dicembre 2012 il nuovo scenario è stato presentato ai comuni della zona rossa dell’area vesuviana per poi essere condiviso con le strutture operative nazionali, l’11 gennaio 2013, nell’ambito di un Comitato Operativo.

Il Gruppo di lavoro ha inoltre approfondito gli studi relativi alla ricaduta di ceneri, avvalendosi dei risultati di diversi lavori e progetti scientifici, e ha così individuato i possibili scenari di riferimento per la definizione della zona gialla. Il Dipartimento e la Regione Campania lavoreranno nei prossimi mesi per definire i confini dell’area e la strategia operativa da adottare in caso di eruzione; contestualmente verranno analizzati anche i fenomeni di alluvionamento o invasione da colate rapide di fango (lahar) per la definizione della zona blu.

L'allegato "Scenari e livelli di allerta" pubblicato l'11 gennaio 2013 è stato sostituito il 6 febbraio 2013 da una versione del documento più leggibile, a colori e re-impaginata. Il numero di pagine di questa versione è la metà di quella precedente, poiché per errore avevamo duplicato il documento. Specifichiamo che il contenuto del nuovo allegato è identico a quello vecchio.

Le Tavole e le relative tabelle, a cui fa riferimento il documento "Scenari eruttivi e livelli di allerta", non sono allegate al dossier perché il peso dal file supera il limite consentito del sito internet. Le istituzioni interessate possono comunque richiederle al Dipartimento.

2012 – I livelli di allerta per il nuovo Piano. Il gruppo di lavoro ha ritenuto di mantenere gli stessi livelli di allerta previsti nel Piano del 2001, ovvero un livello base (verde), un livello di attenzione (giallo), un livello di pre-allarme (arancione) e un livello di allarme (rosso), in conformità con quanto previsto per la maggior parte dei vulcani monitorati sul nostro pianeta. I quattro livelli di allerta scandiscono il tempo che precede una possibile ripresa di attività eruttiva. Il passaggio da un livello di allerta al successivo corrisponde alla variazione dei parametri (sismicità, deformazione del suolo, composizione dei gas nelle fumarole, ecc.) ordinariamente monitorati, 24 ore su 24, dal sistema di monitoraggio gestito dall’Osservatorio Vesuviano dell’Ingv e comporta un aumento progressivo della probabilità di riattivazione eruttiva del vulcano.

2012/2013 - Attività di formazione sul rischio vulcanico nell’area vesuviana. Sul rischio vulcanico del Vesuvio e dei Campi Flegrei il Dipartimento della Protezione Civile, la Regione Campania e l’Osservatorio Vesuviano hanno avviato a fine 2012 corsi di formazione rivolti ai comuni, ai volontari e alle strutture operative dell’area flegrea e vesuviana e al personale della Regione Campania, della Prefettura e della Provincia di Napoli. Il corso ha previsto due giornate di lezione teorica in aula e due giornate dedicate alla visita dei Campi Flegrei, del Vesuvio e dell’Osservatorio Vesuviano. Tutti i comuni dell’area flegrea - Bacoli, Giugliano in Campania, Marano, Pozzuoli, Quarto e Monte di Procida – hanno aderito all’iniziativa mentre per l’area vesuviana hanno partecipato alle giornate formative solo dodici comuni: Ercolano, Massa di Somma, Nola, Poggiomarino, Pollena Trocchia, Pompei, Portici, Somma Vesuviana, Terzigno, Torre Annunziata, Torre del Greco e Scafati. Una quarantina circa di funzionari hanno partecipato all’edizione dedicata al personale della Regione Campania e di Comune, Prefettura e Provincia di Napoli mentre sono 30 le organizzazioni di volontariato dell’area flegrea e vesuviana che hanno preso parte al quarto ciclo formativo. Per il 2013 sono previsti ulteriori edizioni del corso sull’aggiornamento dei Piani di emergenza per le due aree vulcaniche.

2013/2014 – Delimitazione definitiva della zona rossa e gemellaggi
Per definire la nuova zona rossa, in un’ottica di condivisione e collaborazione con tutti i soggetti coinvolti nella pianificazione nazionale, è stato concordato con i comuni interessati che, se fossero stati in grado di gestire evacuazioni parziali delle proprie comunità, avrebbero potuto proporre limiti diversi da quelli amministrativi stabiliti dal Dipartimento (Prima mappa della zona rossa(905 Kb)"). Per questa ridelimitazione, il Dipartimento ha posto due condizioni: che i confini proposti non fossero inferiori alla delimitazione della “zona rossa 1”, cioè quella soggetta all’invasione di flussi piroclastici; che i Comuni con territori in zona rossa 2 potessero dimostrare di aver rafforzato le coperture degli edifici vulnerabili esposti alla ricaduta di depositi piroclastici.

Solo alcuni comuni hanno avanzato proposte che sono state accolte dalla Giunta regionale con delibera del 26 luglio 2013. Di seguito la Mappa definitiva della zona rossa (436 Kb) è stata approvata il 14 febbraio 2014 nella direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri, che aveva ricevuto l’intesa della Conferenza Unificata il 6 febbraio 2014.
Nella stessa direttiva, per garantire l’assistenza alla popolazione in zona rossa, è stato ridefinito lo schema di gemellaggio da attuare tra i comuni e le Regioni e le Province Autonome nel caso di evacuazione preventiva.

2014 – Attività di formazione per le scuole in area vesuviana e flegrea
A fine anno il Dipartimento della protezione civile e l’Ingv-Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia hanno avviato, con la collaborazione dell’Ufficio scolastico regionale e della Regione Campania, il progetto Edurisk nelle scuole elementari e medie delle zone rosse vesuviana e flegrea. Si tratta di percorsi formativi rivolti agli insegnanti che prevedono specifici strumenti di sostegno alla progettazione educativa. Tra i temi trattati: pericolosità e valutazione del rischio vulcanico e sismico; psicologia e comportamento in contesti di rischio vulcanico; educazione al rischio. Una parte della formazione è dedicata alla presentazione del Servizio nazionale della protezione civile e della pianificazione di emergenza per il rischio vulcanico.

2015 – Nuova zona gialla e indirizzi alle componenti e strutture operative per la zona rossa
Il 9 febbraio la Regione Campania ha approvato con una delibera la nuova delimitazione della zona gialla. Quest’area, esterna alla zona rossa, è esposta a una significativa ricaduta di cenere vulcanica e di materiali piroclastici che potrebbero causare il collasso dei tetti. La delibera accoglie la delimitazione proposta dal Dipartimento della protezione civile, sulla base di indicazioni della Comunità scientifica, e in raccordo con la Regione Campania. Con la stessa delibera, sono state fornite indicazioni per la redazione di piani di emergenza ai comuni della zona gialla e anche a quelli esterni alla stessa ma comunque interessati, anche se in misura minore, dalla ricaduta di ceneri vulcaniche che potrebbero provocare, a livello locale, altre conseguenze (come l’intasamento delle fognature, la difficoltà di circolazione degli automezzi, l’interruzione di linee elettriche e di comunicazione).

Inoltre, come previsto dalla direttiva del 14 febbraio 2014, il 31 marzo 2015 sono state pubblicate in Gazzetta Ufficiale le indicazioni che il Capo Dipartimento, d’intesa con la Regione Campania e sentita la Conferenza Unificata, ha rivolto alle componenti e strutture operative per aggiornare entro 4 mesi le rispettive pianificazioni di emergenza con riferimento alla zona rossa.

2016 - Pubblicazione della delibera del Presidente del Consiglio che formalizza la zona gialla
Il 19 gennaio 2016 è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri che ufficializza la nuova zona gialla, già approvata il 9 febbraio 2015 con delibera della Regione Campania. La direttiva prevede che il Capo del Dipartimento, d'intesa con la Regione Campania, sentita la Conferenza Unificata, fornisca entro cinque mesi alle diverse componenti e strutture operative del Servizio nazionale della protezione civile le indicazioni per l'aggiornamento delle rispettive pianificazioni di emergenza ai fini della salvaguardia della popolazione della zona gialla.

Pagina aggiornata il 21 gennaio 2016

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