Dossier

Il percorso del volontariato di protezione civile

 

Il percorso del volontariato di protezione civile

Il volontariato si sviluppa in Italia tra gli anni ‘70 e ‘80 come esigenza dei cittadini di contribuire alla costruzione del bene comune impegnando una parte del proprio tempo libero in attività di utilità sociale.

La Pubblica Amministrazione ha accolto, negli anni, il volontariato come strumento a disposizione del Paese per dare risposte integrate nell'ambito dei servizi pubblici, in particolare dei servizi socio-sanitari e assistenziali.

Nel campo della protezione civile la prima legge organica del dopoguerra - che cita il volontariato - è la 996/70, successiva all’alluvione di Firenze. L’atto prevede la possibilità per i volontari occasionali e spontanei, come gli “Angeli del Fango”, di partecipare alla attività di soccorso e di essere iscritti in un elenco nelle Prefetture.

È la legge 225/92 - istitutiva del Servizio nazionale della protezione civile - che inquadra il volontariato organizzato e non occasionale e che gli riconosce il ruolo di "componente" (art. 6) e di “struttura operativa” del Servizio Nazionale (art. 11) assicurandone (art. 18) il coinvolgimento in ogni attività di protezione civile, con l’approvazione di un regolamento dedicato. In questi anni, inoltre, lo Stato tende a far riferimento soprattutto alle grandi organizzazioni con le quali collabora per il coordinamento nazionale del settore.

È con lo sviluppo di piccoli gruppi e associazioni nelle amministrazioni locali che si ampliano le specializzazioni e che il volontariato di protezione civile si integra con il servizio pubblico.
 

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