La relazione conclusiva degli Stati Generali del Volontariato

PREMESSA

Gli Stati Generali del volontariato di protezione civile rappresentano un passaggio fondamentale da tempo atteso e auspicato dalle organizzazioni nazionali come dalle associazioni locali e dai gruppi comunali. Uno spazio che ha permesso al volontariato di parlare liberamente in prima persona del proprio futuro. Tematiche importanti come i valori, la rappresentanza, i ruoli e le modalità operative, le risorse, che da tempo erano vissute dai volontari come problematiche e potenzialità da sviscerare e sviluppare insieme, ma che negli ultimi 12 lunghi anni non avevano trovato i necessari luoghi per essere correttamente affrontate. Risale infatti al 2000 l’ultima Conferenza del volontariato di protezione civile tenuta ad Orvieto.

Questi Stati Generali rappresentano per il volontariato, oltre al loro valore intrinseco, un auspicio per un significativo cambio di passo, che permetta di trovare con più frequenza questi spazi dialettici dove delineare le strategie future, elemento fondamentale per intercettare ed amplificare le prospettive di crescita e le potenzialità che il futuro può riservarci. Un passaggio che per il volontariato assume una portata “storica”, reso possibile da una rafforzata collaborazione e sinergia con le altre componenti del Servizio Nazionale, con le Regioni e, in particolare, con il Dipartimento della Protezione Civile. Questi stati generali rappresentano la concreta testimonianza della sensibilità e dell’attenzione riservata al nostro mondo, percepito e trattato da soggetto autorevole, responsabile ed efficiente. D’altronde nell’ultimo decennio il volontariato ha raggiunto sempre più qualificanti capacità di intervento e di specializzazione, dall’assistenza sanitaria, socio assistenziale e psicologica alla ricerca e soccorso, dalle telecomunicazioni alla logistica, sino alla salvaguardia dell’ambiente e del patrimonio culturale. Know how e abilità spesso uniche, che contribuiscono a rendere il Sistema Nazionale di Protezione Civile un fiore all’occhiello del nostro Made in Italy.

Un incontro che ha permesso di scoprire sempre più profonde affinità, che ha ribadito come tutti sono elementi insostituibili che caratterizzano il mondo del volontariato, unico proprio nella sua eterogeneità e nelle sue differenze capaci di diventare concrete ricchezze. Un’occasione per incontrarci e parlare tra volontari, ma anche per far conoscere all’esterno il nostro mondo e interloquire con le Istituzioni, gli Enti e, più in generale con le componenti del sistema nazionale della protezione civile.

La presenza e le parole che il Capo dello Stato Giorgio Napolitano e il Presidente del Consiglio Mario Monti ci hanno voluto riservare sono segno tangibile di una vicinanza delle Istituzioni, un messaggio affettuoso che ci riempie di gioia e di orgoglio e che ci spinge a lavorare sempre meglio per il bene del nostro Paese, del nostro territorio e della nostra comunità.

I valori
La rappresentenza
I ruoli e le modalità operative
Le risorse


I VALORI

Salvaguardare l’autonomia delle organizzazioni di volontariato di protezione civile significa riconoscere che esso è composto da una molteplicità di forme associative, con differenze di specializzazione, di approccio, di sensibilità e di organizzazione interna e un variegato bagaglio di idee e spunti innovativi. Significa anche tutelare il diritto all’identità delle associazioni, che si manifesta nel libero uso di diversi emblemi e divise, che dovranno avere come unico fattore comune il rispetto delle norme sulla sicurezza.

La forza del volontariato è data infatti dalla differenza che esiste fra organizzazione e organizzazione, che diventa ricchezza grazie alla leale collaborazione e al senso delle istituzioni e dell’appartenenza alla comunità che caratterizza tutto l’associazionismo di protezione civile.

L’autonomia è il valore che consente al volontariato di esprimere critiche costruttive al sistema, utili a consentirne il costante aggiornamento.

Pur tuttavia questo variegato mondo deve mantenere come minimo comune denominatore la gratuità dell’intervento, la democraticità della struttura e la prevalenza di volontari tra i propri associati. Si riconosce che in questi decenni il volontariato è cresciuto e che alle associazioni di volontariato propriamente dette si sono aggiunte altre forme associative quali i gruppi comunali, le ONLUS, le associazioni di promozione sociale, le associazioni sportive dilettantistiche. Sono tutte risorse insostituibili del volontariato di protezione civile e, a parità di diritti e doveri e percorsi formativi, devono essere inserite nel sistema con trasparenza e dignità.

Ciò che non è rispondente a questi principi non può essere chiamato volontariato di protezione civile e in tal senso si ribadisce l’importanza dei principi fondamentali contenuti negli articoli 9 e 10 del DPR 194 che garantiscono la gratuità dell’azione dei volontari, se correttamente applicati.

I valori del volontariato e del suo modo di porsi nel sistema - non autoreferenziale ma propositore di uno stile di vita - vanno promossi tra i giovani investendo soprattutto sull’educazione scolastica, a tutti i livelli, e adoperandosi affinché la protezione civile diventi materia d’insegnamento.

Anche perché essere volontario di protezione civile è momento di crescita personale. Nell’operare la solidarietà il volontario migliora sé stesso: è più ricco per l’incontro avvenuto e allena il proprio carattere per essere, nella vita di tutti i giorni, meno egoista e più attento ai bisogni degli altri, leale e onesto, rendendo “solida” la propria vita. Il volontario di protezione civile svolge la sua attività come una “missione” e ciò rappresenta il fondamento del rispetto che gli deve essere riconosciuto.

Solidarietà significa porre come soggetto primario del proprio intervento le persone, e in particolare le categorie più deboli, garantendo il dovuto supporto psicologico e un aiuto che favorisca l’autodeterminazione dei singoli e delle comunità, sostenendoli nel percorso di recupero della propria autonomia.

Il volontario non deve essere visto dalle istituzioni come un mero subordinato ma come un prezioso apporto di competenze e professionalità qualificate tecniche ma soprattutto umane, in un sistema che riconosce il valore della sussidiarietà.

Sussidiarietà non vuol dire sostituzione o surroga, bensì capacità da parte delle associazioni di sostenere le istituzioni e la cittadinanza mettendo in campo le proprie risorse negli ambiti delle attività di protezione civile previste dalla legge, assicurando nel contempo a ciascun volontario tutela e sicurezza. In tal senso le amministrazioni non devono chiedere interventi estranei all’azione di protezione civile, evitando che il volontariato diventi strumento per finalità politiche.

Pertanto si ribadisce che le uniche attività di protezione civile sono solo ed esclusivamente quelle previste dalla legislazione in materia.

Questi sono i valori fondamentali che devono ispirare il volontariato di protezione civile: per riconoscerli e sostenerli le istituzioni devono garantire il pieno coinvolgimento delle rappresentanze del volontariato nei processi decisionali operativi e legislativi, favorendone la partecipazione alle scelte a livello comunale, regionale e nazionale.

LA RAPPRESENTANZA

Le organizzazioni nazionali di protezione civile come le associazioni locali e i gruppi comunali rappresentano insostituibili ed importanti “luoghi” di aggregazione sociale e di cittadinanza condivisa al servizio della comunità, contesti in cui si riscopre il valore dello stare insieme mettendo le proprie energie e competenze a favore degli altri.

Eppure a questo mondo straordinario non è stata riconosciuta adeguata rappresentatività a livello comunale, provinciale, regionale e nazionale. Ciò ha comportato in maniera frequente l’emanazione di leggi e regolamenti sul volontariato che non hanno previsto il coinvolgimento attivo del volontariato e non gli hanno offerto spazi di confronto.

È diventato ormai urgente individuare nuove forme di rappresentanza con organismi di livello nazionale e regionale.

In particolare è necessario creare un ambito di rappresentanza unica a livello nazionale che esprima tutto il volontariato: organizzazioni nazionali e volontariato locale, costituto da associazioni e gruppi comunali. Per quest’ultimo sarà necessario prevedere un rappresentante democraticamente eletto per ciascuna Regione e Provincia Autonoma, secondo criteri e modalità omogenei, superando le carenze che ad oggi hanno impedito la nascita del Comitato ai sensi del DPR 194.

Per garantire la rappresentanza a livello regionale, si chiede al Dipartimento della Protezione Civile, per il naturale ruolo di indirizzo e coordinamento che esercita nell’ambito del Servizio nazionale, di fornire alle Regioni linee guida affinché vengano costituite le Consulte Regionali del Volontariato di Protezione Civile, così da assicurare la piena partecipazione delle associazioni, garanzia anche dell’immediata operatività e della progressiva crescita.

E’ stata anche evidenziata la necessità che le articolazioni territoriali delle organizzazioni nazionali, parte integrante dei sistemi locali di protezione civile, non siano escluse dalle rappresentanze locali solo perché già accreditate negli ambiti di carattere nazionale.

Contestualmente si ravvisa la necessità di stabilire criteri e procedure omogenee su tutto il territorio per l’iscrizione negli albi regionali e in quello nazionale del volontariato di protezione civile, tenendo conto delle singole specializzazioni.

Adeguate forme di rappresentanza del volontariato di protezione civile sono la condizione necessaria affinché ai volontari venga riconosciuta pari dignità, a fianco delle altre componenti e strutture operative del sistema, da parte delle istituzioni deputate al coordinamento. Parimenti la rappresentanza assicura la possibilità di creare occasioni utili allo scambio di informazioni e buone pratiche tra il volontariato in quanto ogni associazione ha “risorse” da mettere a disposizione e condividere con le altre.

In sintesi si auspica la tempestiva nascita di un Comitato Nazionale del volontariato di protezione civile ampio, formato da rappresentanti di tutte le organizzazioni nazionali e dai volontari rappresentanti delle realtà regionali, per affrontare i grandi temi comuni a tutto il volontariato, in tutte le sue forme e peculiarità.

Si auspica contestualmente la nascita di luoghi di rappresentanza più omogenei di dibattito e discussione, dove dar spazio a tematiche operative e questioni che riguardano solo alcuni pezzi del volontariato, ed in particolare: là dove non ancora esistenti, di Consulte regionali del volontariato di protezione civile formate da rappresentanti delle associazioni del territorio iscritte nei relativi elenchi, o rappresentanti delle Consulte provinciali del volontariato, se istituite secondo la stessa logica e filosofia; di una nuova Consulta delle Organizzazioni Nazionali del Volontariato di Protezione Civile presso il Dipartimento della Protezione Civile.

Gli Stati Generali rappresentano l’inizio di un percorso virtuoso che va in questa direzione. 

I RUOLI E LE MODALITÀ OPERATIVE

Fermo restando l'evidente necessità di caratterizzare ed adattare i sistemi di protezione civile ai contesti territoriali di riferimento, si rende necessaria una maggiore armonizzazione ed omogeneità dei regolamenti regionali che regolano il concorso del volontariato di protezione civile. In altre parole è necessario trovare linee guida nazionali che debbano essere riferimento per i sistemi regionali, al fine di superare l’attuale contraddizione che vede oggi regolamenti sul territorio nazionale, non solo diversi, ma spesso incoerenti e incompatibili tra loro.

Questo a partire dai criteri di gestione dei registri e degli albi regionali del volontariato di protezione civile, sino all’impostazione dei sistemi di attivazione del volontariato locale.

E’ necessario da parte delle Istituzioni, degli Enti regionali e degli Enti locali tutelare l’autonomia del volontariato anche e soprattutto rispettando la sua organizzazione interna e la sua catena di comando. In questo senso ancora ci si trova in alcuni casi di fronte a regolamenti regionali e ad approcci organizzativi che puntano ad interloquire e coordinare direttamente le sezioni e/o le squadre di un’organizzazione, sino addirittura a richiedere per iscriversi nei registri di protezione civile l’elenco nominale dei volontari, con i relativi recapiti per poterli attivare direttamente, saltando tutta l'organizzazione interna di cui le varie forme di volontariato si sono dotate.

Rafforzare il volontariato di protezione civile, e quindi tutto il sistema, significa garantire il potenziamento delle colonne mobili regionali contestualmente a quelle delle associazioni nazionali. E’ necessario ribadire l’imprescindibile libertà di ogni organizzazione di decidere il livello di intervento nel sistema (nazionale/regionale/comunale), come la possibilità di dedicare una quota parte delle proprie forze alle colonne regionali, mantenendo contestualmente una capacità di intervento autonoma nazionale sotto il coordinamento diretto del Dipartimento della Protezione Civile.

In questo senso si auspica quanto prima la concertazione e la stipula di protocolli di collaborazione specifici tra associazioni nazionali, Enti regione e Dipartimento della protezione civile, al fine di definire con trasparenza e chiarezza, questo contingentamento delle forze, che permetterebbe alle nazionali interessate ad un percorso di questo tipo, di mettere a disposizione dei vari livelli le proprie forze in modo organico, pianificato ed organizzato. Un principio che può essere esteso ai gruppi comunali e alle associazioni locali che possono sentirsi liberi di scegliere di contingentare le loro forze tra quelle da lasciare a presidio del territorio comunale e quelle da mettere a disposizione per interventi nell’ambito territoriale regionale o, tramite la colonna mobile, sul territorio nazionale e all’estero.

Deve contestualmente essere chiaro e restare fermo che il non partecipare alle colonne mobili regionali per interventi sul territorio nazionale, non può tradursi nell'inibizione ad essere iscritti nei registri regionali e, quindi, di poter mettere a disposizione le proprie forze ed operare sotto il coordinamento regionale sul proprio territorio, un principio che vale tanto per le organizzazioni nazionali, quanto per le associazioni locali, i gruppi comunali e provinciali.

La forza del volontariato di protezione civile è data anche dalle specializzazioni e dalle specificità sempre di più alto profilo. Questo principio deve trovare concreto spazio nell’impostazione dei sistemi regionali nonché idonee forme per trovare posto nei registri e negli elenchi che a volte risultano inadeguati, limitandosi a riconoscere come attività di soccorso solo alcune categorie d’intervento connesse a specifici rischi.

Accogliere nel sistema nuove forze e nuove energie rappresenta un elemento importante per garantire una protezione civile in continua crescita, mettendo l'esperienza sul campo come spartiacque per dare più o meno spazio operativo ad un'organizzazione piuttosto che un'altra. Un riscontro della reale qualità e dell’effettiva esperienza sul campo su cui è necessaria una costante verifica, sia delle nuove associazioni che delle vecchie, un controllo delle attività di protezione civile, esplicitamente riconosciute dai rispettivi enti di riferimento, nell’ultimo triennio.

Le attività di formazione e addestramento rappresentano elementi prioritari per la crescita e l’armonizzazione del volontariato di protezione civile. In questo senso, a maggior ragione a seguito dell’emanazione del Decreto Legislativo 81, è necessario un maggiore supporto da parte delle Istituzioni e degli Enti locali in questa fondamentale attività, in cui il volontariato può essere discente interessato, ma anche docente qualificato. In particolare sarebbe utile utilizzare di più le risorse previste dal D.P.R. 194 in questo senso. Una formazione di base comune, fermo restando quindi la diversa formazione specialistica o connessa alle peculiarità specifiche territoriali e interne alle organizzazioni, può risultare valido strumento per l’opera di armonizzazione dell’impiego del volontari dal sud al nord del Paese, stimolando la ricerca di linguaggi e procedure sempre più comuni.

Determinare meccanismi di valutazione connessa all’accesso delle organizzazioni al sistema di protezione civile attraverso una valutazione trasparente del reale valore sul campo, ovvero sull’esperienza tracciabile, sono elementi che garantiscono qualità ed affidabilità, oltre che una maggiore responsabilizzazione del volontariato, prendendosi così tutti i meriti derivanti dall’operare bene e tutta la responsabilità dell’operare male. Un terreno che mette tutti, associazioni nazionali, gruppi comunali e associazioni locali sullo stesso piano, innescando una sana competizione che porti ad unire il volontariato di qualità, al di là della sua specifica connotazione territoriale. Su questi elementi è utile che le Istituzioni e gli Enti regionali prendano spunto nei loro regolamenti e nei criteri di accesso ai registri, un’altra occasione per armonizzare i tanti regolamenti diversi destinati al volontariato che caratterizzano il Paese.

Le qualità del volontariato di protezione civile sono indissolubilmente legate alle qualità del sistema nazionale di cui sono parte integrante. Non è immaginabile una tutela del volontariato di protezione civile se contestualmente non si salvaguardano quell’organizzazione istituzionale, quelle risorse e quegli strumenti normativi ed operativi che permettono al Sistema di protezione civile nazionale di mantenere ed accrescere quel livello di tempestività, capacità ed efficacia cui è impensabile rinunciare. Partendo da questi presupposti il volontariato ribadisce che una protezione civile funzionale ed efficiente non può prescindere dal livello istituzionale in cui è posto, ovvero, senza ombra di possibile equivoco, in quella posizione super partes che solo la Presidenza del Consiglio dei Ministri può garantire.

Questo principio crediamo sia trasversale a tutti i livelli del sistema. Per questo si auspica di vedere, anche a livello regionale, una protezione civile sempre più collocata nella Presidenza e non delegata a singoli assessorati. Un rafforzamento dei sistemi regionali, provinciali e comunali che deve essere supportato con gli adeguati strumenti.

Si ribadisce che la positiva azione del volontariato non può e non deve essere limitata agli interventi in caso di calamità, pur rappresentando ovviamente una delle sue mission principali. E’ fondamentale che Istituzione ed Enti supportino i volontari nella loro importante opera quotidiana e ordinaria nella previsione, nella prevenzione, nel supporto alla pianificazione d’emergenza e nell’informazione alla popolazione per divulgare una cultura della protezione civile. Un tipo di attività, quest’ultima, che risulta strategica e che è prioritario sviluppare nel mondo della scuola, nella piena coscienza che per operare correttamente con bambini e adolescenti è contestualmente necessario contare su specifiche professionalità.

LE RISORSE

Il DPR 194/2001 rappresenta uno strumento indispensabile per la partecipazione dei volontari alle attività di protezione civile. Attraverso una sensibile velocizzazione delle procedure di rimborso alle organizzazioni (art. 10) e ai datori di lavoro (art.9), è necessario garantire uno snellimento dell’iter amministrativo.
A tal fine si propone:
- l’informatizzazione delle procedure anche attraverso la creazione di un interfaccia web;
- il recupero dei costi del datore di lavoro attraverso credito di imposta, creando un codice tributo di credito apposito nell’ambito del modello F24;
- il superamento delle problematiche connesse al patto di stabilità, che di fatto non permette l’erogazione dei rimborsi in tempi certi e ragionevoli;
- la definizione, nell’ambito della Conferenza Unificata, di criteri di concessione di contributi più coerenti con le realtà organizzate (nazionali, regionali, comunali);
- il superamento delle “zone d’ombra” sull’applicazione del DPR 194/01, soprattutto per quanto attiene la tutela del posto di lavoro per determinate categorie e per alcuni ambiti (produttività per i dipendenti del pubblico impiego, Forze di Polizia, ecc.)

Nell’attuale momento di grave crisi economica il reperimento e la razionalizzazione delle risorse è uno dei capitoli più importanti e delicati. Rifiutando la logica dei tagli lineari, nuove risorse potrebbero essere reperite attraverso:
- la revisione del sistema fiscale con reali agevolazioni verso le aziende che sostengono le organizzazioni di volontariato di protezione civile;
- la destinazione di parte delle risorse provenienti dal recupero dell’evasione ed elusione fiscale alle attività di volontariato e non in maniera esclusiva alla riduzione del debito pubblico;
- l’accesso alla quota dell’8X1000 destinata agli interventi sociali dello Stato per il sostegno alle organizzazioni di volontariato.
- la razionalizzazione delle risorse disponibili attraverso l’utilizzo da parte delle associazioni di volontariato di “centrali acquisti” per prezzi migliori circa assicurazioni materiali, mezzi, DPI, formazione, certificazioni sanitarie, ecc.;
- la diminuzione dei costi assicurativi per i mezzi, incentivando strumenti che permettano l’attivazione di polizze a costi agevolati (predisposizione di schemi di convenzione);
- l’individuazione di nuovi criteri di implementazione del fund raising;
- il pieno utilizzo delle risorse europee, facilitando l’accesso ai contributi previsti dai differenti strumenti comunitari;
- la possibilità di accesso privilegiato ai beni immobili e mobili confiscati a vario titolo, o dismessi dallo Stato;
- la creazione di uno sportello di supporto per l’accesso a bandi nazionali ed europei;
- la possibile istituzione di un’apposita lotteria nazionale dedicata al sostegno del volontariato di protezione civile;
- l’inclusione dei mezzi destinati alle attività di protezione civile nel contributo ex art. 20 L.326/03 (detrazione 20% per ambulanze e mezzi antincendio);
- l’acquisto di carburanti a prezzo agevolato, al pari di alcuni settori produttivi (agricoltura, pesca).

La figura del volontario è la risorsa alla base del nostro servizio che non può essere considerato un costo ma un investimento per la crescita dell’intero sistema Paese. E’ necessario promuoverne lo sviluppo attraverso una costante azione formativa e di coinvolgimento, ancor più necessaria alla luce dell’innalzamento dell’età pensionabile e della congiuntura economica.
Questo può essere effettuato mediante:
- attività di promozione del volontariato di protezione civile attraverso campagne nazionali di comunicazione (Pubblicità Progresso);
- azioni di coinvolgimento dei ragazzi nelle scuole, concertati con le autorità scolastiche, attraverso precisi programmi formativi nell’ambito dell’orario scolastico, campi scuola di conoscenza della protezione civile condotti dalle organizzazioni e dagli enti;
- valorizzazione e promozione del servizio civile volontario.

E’ necessario evidenziare alla collettività e all’opinione pubblica che dall’azione professionale e qualificata del volontariato di protezione civile scaturisce un “reddito sociale” di cui usufruisce la collettività nel suo insieme. Per diffondere appieno questo concetto è necessario:
- esigere maggiore trasparenza, ad ogni livello, dei processi amministrativi di concessione dei contributi, del loro utilizzo, anche mediante la pubblicazione on line;
- incentivare la realizzazione del Bilancio Sociale ad ogni livello di coordinamento delle attività di protezione civile;
- promuovere all’interno delle aziende che compilano il Bilancio Sociale la valorizzazione delle proprie risorse umane che partecipano alle attività di protezione civile;
- creare una “certificazione sociale” riconoscibile sul mercato per le aziende che sostengono il volontariato.

Per superare i problemi legati ai costi di gestione del parco mezzi che il volontariato di protezione civile mette a disposizione della collettività, anche in funzione del pubblico servizio svolto, potrebbe essere opportuno prevedere l’introduzione di una targa automobilistica unica sul modello adottato per le Polizie Locali.
Ciò comporterebbe:
- facilitazione nell’esenzione dei pedaggi autostradali (argomento annoso e non risolto);
- facilitazione nelle istruttorie di rimborso;
- razionalizzazione delle spese assicurative;
- semplificazione ai fini di un’eventuale esenzione dalle accise sui carburanti;
- esenzione della tassa di proprietà.

Questa la relazione conclusiva degli Stati Generali del 2012, discussa, redatta ed approvata dai delegati rappresentanti delle organizzazioni italiane di volontariato di protezione civile.

Roma, 15 aprile 2012

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