Stati generali - Documento "I ruoli e le modalità operative"

Ruoli e modalità operative del volontariato nel sistema nazionale di protezione civile con particolare riferimento agli ambiti nazionali, regionali e comunali

La sempre maggiore complessità e la vastità del mondo del volontariato di protezione civile, che ne rappresenta un fondamentale elemento di crescita, ha reso questa componente un elemento fondamentale e insostituibile nel Sistema Nazionale. Capacità di proposta, d’intervento operativo, di specializzazione cresciute esponenzialmente e messe a disposizione delle Istituzione a tutti i livelli, sia nell’intervento di soccorso in emergenza, che nella prevenzione, nella pianificazione e nell’informazione alla popolazione.

Contestualmente a questa crescita, negli ultimi decenni, tutto il Sistema Nazionale di Protezione Civile si è evoluto, coniugando tempestiva, capacità e qualità di risposta nazionale con un’organizzazione sempre più efficiente di competenze ed energie sul territorio. Le Regioni sono oggi un oggettivo punto di riferimento e di coordinamento per il Sistema di Protezione Civile e quindi anche per il volontariato. L’auspicio formulato in passato del “Sindaco autorità di protezione civile” è divenuto sempre più una diffusa realtà.

Oggi le associazioni locali di protezione civile insieme con i gruppi comunali e le sezioni delle grandi associazioni nazionali, coordinate dagli enti regionali, rappresentano un presidio prezioso sul territorio e un elemento fondamentale nella capacità operativa di risposta nell’ambito delle emergenze di tipo a) e b) individuate dalla legge istitutiva della protezione civile n. 225. Contestualmente le associazioni nazionali garantiscono un supporto ineludibile nell’intervento nelle emergenze di tipo c), negli interventi all’estero, come nelle grandi campagne di sensibilizzazione e di prevenzione su scala nazionale.
Le capacità del volontariato di protezione civile, nelle sue diverse espressioni, vanno ben oltre. Le colonne mobili realizzate dalle Regioni rappresentano una forza altrettanto importante nella gestione delle grandi emergenze nazionali, dando modo anche al volontariato locale (contestualmente alle sezioni delle associazioni nazionali) di portare una fattiva solidarietà anche al di fuori dei territori regionali.

È evidente come questa incredibile capacità operativa a più livelli – e che coinvolge così tanti soggetti – non è di semplice gestione. Tutelare questa capacità significa anche garantire il rafforzamento delle colonne regionali contestualmente a quelle delle associazioni nazionali, garantendo l’imprescindibile libertà di ogni associazioni di decidere il livello di intervento nel sistema (nazionale/regionale) come la possibilità di dedicare una quota parte delle proprie forze alle colonne regionali, mantenendo contestualmente una capacità di intervento autonoma nazionale sotto il coordinamento diretto del Dipartimento della Protezione Civile.

Uno dei compiti di questo gruppo è quello di individuare proposte per salvaguardare e armonizzare i diversi ambiti di intervento, suggerendo gli strumenti adeguati per supportare la definizione degli ambiti regionali e quelli nazionali (a partire dagli elenchi del volontariato di protezione civile e dai progetti per il miglioramento operativo che ancora sovrappongono livelli centrali a quelli locali – articoli 1 e 2 del DPR 194/2001), riconoscendone la reciproca importanza e dignità e le specifiche esigenze. D’altronde la definizione dalla prospettiva del volontariato dei vari livelli di intervento e la loro armonizzazione rappresenta un passaggio fondamentale per stimolare e accrescere quella relazione quotidiana tra referenti istituzionali e volontariato di protezione civile, presupposto ineludibile per una reciproca conoscenza, per la ricerca di linguaggi e procedure comunemente codificate, finalizzate a garantire interventi in piccole e grandi emergenze di sempre maggiore qualità.
Diventa inoltre fondamentale accrescere gli strumenti a tutte le componenti volontarie per garantire la possibilità di continuare a fornire il proprio contributo al Sistema Nazionale, evitando però che l’associazionismo di protezione civile diventi un calderone in cui inserire indistintamente soggetti formalmente e concretamente diversi. È importante fornire idee e spunti per garantire a tutti la possibilità di crescere, delineando però contestualmente le differenze tra associazioni di volontariato con organizzazioni di altro tipo in cui operano volontari, nella convinzione che chiamare le cose col loro nome è il primo passo per la valorizzazione di quelle differenze che sono alla base della forza del volontariato e ineludibile strumento per una fattiva e genuina collaborazione.

A seguito di ogni esperienza tragica si mobilità un’enorme solidarietà di tutto il Paese, come è successo di fronte alla tragedia dell’Aquila. Una solidarietà che porta – e ha portato – nuove energie al volontariato di protezione civile. In parallelo al consolidamento e al rafforzamento delle associazioni storiche si è verificato e si verifica l’affacciarsi al mondo della protezione civile di nuove associazioni, un arricchimento di fondamentale importanza per l’intero Sistema. Se questo è indiscutibilmente vero, è altrettanto importante avere coscienza che dietro a ogni repentino ampliamento con nuove energie si cela il rischio di una perdita o rarefazione di quei principi e quelle qualità fondanti della storia del volontariato, un rischio che non deve però far cedere ad una velleità di chiusura al nuovo, nella coscienza che nuove energie rappresentano un’opportunità importante di rinnovamento, di accrescimento di sensibilità, punti di vista inediti, capacità ed energie.

Ulteriore compito di questo gruppo è quello di elaborare proposte per garantire un volontariato di protezione civile aperto costantemente e senza pregiudizi a nuovi attori, garantendo contestualmente una costante verifica delle reali qualità e capacità espresse, sia delle nuove associazioni sia delle vecchie. Si tratta di trasformare un sistema statico in un sistema dinamico, che tenga conto dell’esperienza e dell’effettiva pratica nel tempo, con particolare riferimento a quanto previsto nel DPR 194/2001, garantendo che questo non si trasformi in un freno alla partecipazione di nuovi protagonisti.

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