Schede Tecniche
Sismicità dell'area emiliana
In Emilia Romagna, la sismicità strumentale rilevata dalle reti sismometriche nell’area interessata dal terremoto del 20 maggio 2012 è sempre stata scarsa e sporadica (catalogo Iside 2005-2012), e nei mesi precedenti all'evento sismico non è stata osservata alcuna attività rilevante. Per quanto riguarda invece la sismicità storica, all’interno del territorio emiliano è di moderata entità, così come risulta dai cataloghi disponibili.
Sismicità storica. L’Appennino tosco-emiliano è interessato da terremoti frequenti che, tuttavia, raramente superano magnitudo 6. In Emilia, le aree del parmense e del reggiano sono state interessate da eventi sismici che storicamente hanno prodotto effetti non superiori al VIII grado Mercalli. Così pure nel bolognese la sismicità non è mai stata caratterizzata da valori elevati di magnitudo, con effetti che non hanno mai superato il VII grado Mercalli (il più recente periodo sismico è del 1929-30). Effetti più gravi sono stati prodotti dai terremoti con epicentro nell’area romagnola, nel faentino-imolese e nel forlivese, in particolare nel settore che appartiene alla dorsale appenninica tosco-romagnola (Valle del Bidente, Santa Sofia).
Nella tabella sono elencati alcuni dei terremoti storici che hanno interessato l’Emilia, con effetti pari o superiori al VII grado nella scala proposta da Mercalli, Cancani e Sieberg (MCS).
| Data | Area epicentrale | I MCS Magnitudo | Descrizione |
| 22 febbraio 1346 | Ferrara | VII-VIII Ma=5.7 |
L’evento interessò un’area molto vasta dell’Italia settentrionale. Casalmaggiore fu la località più colpita |
| 25 luglio 1365 | Bologna | VII-VIII Ma=4.6 |
Le scosse sconvolsero la città di Bologna all’una di notte |
| 20 luglio 1399 | Modenese | VII Ma=5.1 |
Oltre Modena, le scosse interessarono Bologna e Ferrara |
| 15 novembre1409 | Parma | VII Ma=4.3 |
Danni di lieve entità a Parma |
| 11 giugno 1438 | Parmense | VIII Ma=5.5 |
L’evento interessò Parma, Piacenza, Castelnuovo Parmense, Borgo S. Donnino |
| 20 dicembre 1455 | Media valle del Reno | VII-VIII Ma=4.9 |
L’area maggiormente colpita fu quella di Bologna e delle colline della media valle del fiume Reno |
| 5 giugno 1501 | Appennino modenese | IX Ma=5.8 |
L’area più colpita comprendeva alcuni paesi del territorio di Modena: Castelvetro, Maranello, Sassuolo e Montegibbio. Danni meno gravi anche a Modena e Reggio Emilia. 8 le vittime |
| 3 gennaio 1505 | Bologna | VII Ma=5.2 |
L’area interessata comprendeva Bologna e la zona pedeappenninica circonvicina |
| 10 febbraio 1547 | Reggio Emilia | VIII Ma=4.7 |
Colpita Reggio Emilia e il territorio circostante |
| 17 novembre 1570 | Ferrara | VIII Ma=5.3 |
Una lunga serie di scosse interessarono la città di Ferrara. Circa 50 le vittime |
| 18 marzo 1624 | Argenta |
VIII-IX Ma=5.2 |
Danneggiata gravemente Argenta, situata tra Ferrara e le valli di Comacchio e i paesi vicini di Portomaggiore, Bando, Belriguardo, Boccaleone, Filo, San Biagio e Trava. Una decina le vittime |
| 22 ottobre 1796 | Emilia orientale | VII Ma=5.5 |
Danni a Ferrara, Medicina e Portonovo |
| 20 aprile 1929 | Bolognese | VII Ma=5.4 |
Le località interessate furono Ozzano dell’Emilia, Bazzano, Crespellano, Zola Predosa e Monte San Pietro |
| 10 dicembre 1937 | Appennino modenese | VI-VII Ma=5.4 |
Danni concentrati nell’area epicentrale comprendente gli abitati di Pavullo nel Frignano e Villa Minozzo. Fortemente risentito a Modena (IV-V) |
| 15 luglio 1971 | Parmense | VIII Ma=5.4 |
Danni in un’area ristretta compresa tra le province di Parma e di Reggio Emilia. Le zone più danneggiate si localizzarono sulle due sponde del torrente Enza, e comprendendo i comuni di Casalbaroncolo, Casaltone, Noceto e Sorbolo |
| 9 novembre 1983 | Parmense | VI-VII Ma=5.1 |
Terremoto profondo che provoca danni di media gravità in numerosi centri abitati tra i quali, in area epicentrale, Parma e Collecchio |
| 15 ottobre 1996 | Correggio | VII Ma=5.4 |
Interessato il reggiano ed il modenese, in particolare le località di Correggio e Carpi. Fortemente risentito anche nel bolognese |
| 14 settembre 2003 | Appennino bolognese | VII Ma=5.3 |
Il terremoto produce gli effetti più rilevanti nell’area compresa fra i comuni di Loiano, Monzuno, Monghidoro e San Benedetto Val di Sambro, ed è avvertito in un’area molto vasta fino a Firenze e Pisa in Toscana, nelle Marche, in Emilia Romagna, nel Veneto, in Lombardia e in Friuli Venezia Giulia. La scossa è avvertita in modo particolarmente sensibile nella città di Bologna |
Intensità massime. Le massime intensità storicamente risentite sul territorio regionale sono riportate nella tabella, distinte per provincia ed espresse in gradi della scala Mercalli-Cancani-Sieberg (MCS). Nell’area del terremoto del 20 maggio 2012 le intensità massime storiche sono del VII-VIII grado MCS. I valori sono stati estratti dallo studio “Massima intensità macrosismiche osservate in Italia” (1996), prodotto dal Gruppo di Lavoro GNDT, INGV, DPC.
| Provincia | Intensità massime |
| Provincia di Bologna | VIII |
| Provincia di Ferrara | IX |
| Provincia di Forlì-Cesena | > = X |
| Provincia di Modena | IX |
| Provincia di Parma | IX |
| Provincia di Piacenza | VII |
| Provincia di Ravenna | > = X |
| Provincia di Reggio Emilia | IX |
| Provincia di Rimini | VIII |
Pericolosità simica e classificazione sismica. Le massime accelerazioni su suolo rigido a superficie orizzontale attese con periodo di ritorno 475 anni nel territorio della Regione Emilia Romagna sono comprese tra 0.050 g e 0.225 g. Nell’area del terremoto del 20 maggio 2012, le accelerazioni di picco vanno, in particolare, da 0.10 a 0.15 g. Di conseguenza, i Comuni interessati dall’evento sono classificati sulla base della deliberazione del Consiglio Regionale dell’Emilia Romagna n. 1435 del 21 luglio 2003, in zona 3 (bassa pericolosità). Si tratta di territori in cui devono essere applicate specifiche norme per le costruzioni.
La mappa di pericolosità e la classificazione sismica indicano quali sono le aree del nostro Paese interessate da un'elevata sismicità, e quindi dove è più probabile che si verifichi un terremoto di forte intensità, ma non possono stabilirne il momento esatto. Ad oggi, infatti, non ci sono metodi riconosciuti dalla scienza per prevedere il tempo ed il luogo esatti in cui avverrà un terremoto. La mappa di pericolosità sismica è tuttora lo strumento più efficace che la comunità scientifica mette a disposizione per le politiche di prevenzione. La prevenzione, che si realizza principalmente attraverso la riduzione della vulnerabilità sismica delle costruzioni, ovvero il rafforzamento delle costruzioni meno resistenti al sisma, resta la migliore difesa dai terremoti e l'unico modo per ridurne le conseguenze. In Italia la Rete sismica nazionale registra 10.000 terremoti ogni anno, mediamente trenta al giorno, che non è possibile prevedere. Per questo è importante essere consapevoli del livello di pericolo del territorio e informarsi su come sono costruiti gli edifici in cui viviamo, studiamo e lavoriamo, e sulla loro conseguente vulnerabilità sismica.
Monitoraggio. In Emilia Romagna, sono nove gli edifici pubblici (strutture sanitarie, infrastrutture, scuole) monitorati dall’Oss-Osservatorio Sismico delle Strutture del Dipartimento della Protezione Civile. L’Oss permette di valutare il danno causato da un terremoto alle strutture monitorate e a quelle ad esse simili che ricadono nell’area colpita, fornendo informazioni utili alla pianificazione delle attività della Protezione Civile immediatamente dopo un terremoto.
Nella Regione sono presenti anche 25 postazioni accelerometriche permanenti della Ran - Rete Accelerometrica Nazionale. In seguito al terremoto del 20 maggio 2012 sono state installate altre 15 stazioni per potenziare il sistema di monitoraggio. Nella sezione "registrazioni accelerometriche" di questo sito sono pubblicate le tabelle con i picchi massimi di accelerazione registrati dalle stazioni.





