Schede Tecniche

Sismicità storica dell’appennino calabro-lucano

Il settore dell’Appennino meridionale che comprende la parte montuosa del Pollino, tra le province di Potenza e Cosenza, è posto tra due zone ad alta sismicità caratterizzate da forti terremoti storici. A nord, il terremoto più rilevante è quello del 1857 (M=7.0) che colpì la Val D’Agri e a sud i terremoti più importanti, con magnitudo superiore a 6.5 sono localizzati nel cosentino. Nel Pollino non sono stati osservati storicamente eventi di magnitudo paragonabile. In un raggio di 20 km dalla zona interessata dalla sequenza sismica in atto, il catalogo storico dei terremoto italiani (CPTI04) riporta due soli eventi significativi: uno avvenuto nel 1708 con magnitudo stimata di 5.6 e uno nel 1998 di magnitudo pari a 5.7, che hanno prodotto intensità macrosismiche non superiori al VII-VIII grado della scala MCS.

Basilicata
La Basilicata è interessata da una notevole attività sismica al confine con la Campania e da una sismicità più modesta nel settore meridionale. Il territorio è stato colpito nel corso della storia da 6 terremoti distruttivi (M>=6.3), 3 dei quali con epicentro in Irpinia (1694, 1930, 1980), una sequenza localizzata al confine tra le province di Salerno e Potenza (1561), un terremoto, quello del 1851, localizzato nel settore settentrionale al confine con la Puglia; il terremoto del 1857che rappresenta l’evento sismico più importante per la Basilicata. La Basilicata è inoltre interessata da eventi di minore energia che coinvolgono in particolare la zona di Lagonegro e quella del Pollino, al confine con la Calabria. Negli ultimi decenni il territorio lucano è stato caratterizzato da tre sequenze: la prima concentrata nell’area epicentrale del terremoto dell’Irpinia 1980 (1981-82), la seconda nella zona intorno alla città di Potenza (1990-92), con effetti in città pari al VI grado MCS; la terza sequenza ha interessato nel 1998 l’appennino calabro-lucano con danni pari al VII grado MCS nel settore meridionale della provincia di Potenza.

Calabria
La Calabria, tra le regioni italiane, è sicuramente una delle più esposte al problema sismico. Nell’appennino calabro i terremoti non hanno frequenze elevate, ma la magnitudo è generalmente compresa tra 6.5 e 7 e talvolta ha superato il valore di 7, come nel caso del terremoto dell’8 settembre 1905 (Golfo di Sant’Eufemia) che raggiunse una magnitudo di 7.2. Nel territorio calabrese si possono individuare numerose aree epicentrali. Si va dalle zone settentrionali, al confine con la Basilicata (zona di Castrovillari), dove gli eventi risultano moderati, alla zone dello Stretto di Messina , dove si è verificata una delle più gravi catastrofi sismiche della storia italiana: la scossa del 28 dicembre 1908 che causò gravi danni a Reggio Calabria, alle località della costa e dell’entroterra reggino oltre che, naturalmente, a Messina e lungo la costa siciliana.

Principali terremoti storici
Nella tabella vengono elencati i terremoti storici che hanno interessato il territorio a confine tra Calabria e Basilicata con effetti pari o superiori al VI-VII grado nella scala proposta da Mercalli, Cancani e Sieberg (MCS).

 

DATA

AREA EPICENTRALE I MCS MAGNITUDO DESCRIZIONE
26 gennaio 1708 Pollino

VII-VIII

M=5.6

Danni nelle località di Castelluccio superiore e Viggianello.
2 gennaio 1831 Lagonegro (PZ)

VIII

M=5.5

Danni a Lagonegro, Lauria inferiore e Lauria superiore.
20 novembre 1836 Basilicata meridionale

VIII

M=5.9

Colpite una quindicina di località situate a confine tra la Campania e la Basilicata, nella zona del massiccio del monte Sirino. Il paese più danneggiato fu Lagonegro.
21 marzo 1982 Maratea

VII-VIII

M=5.2

Danni significativi a Aieta e Papasidero. Danni registrati anche a Lagonegro, Lauria, Maratea, Trecchina, Scalea, Sapri.
9 settembre 1998 Appennino calabro-lucano

VI-VII

M=5.7

Interessata la Basilicata meridionale, a confine con la Calabria. Lievi danni a Rivello, Castelluccio inferiore e Castelluccio  superiore.