Emergenze rischio nucleare

Descrizione delle emergenze nucleari e radiologiche internazionali dalla fine degli anni Cinquanta ad oggi.


Fukushima (2011)

La mattina dell’11 marzo alle 6.46 - ora italiana, il Giappone settentrionale è colpito da un terremoto di magnitudo Mw 9.0 e da un conseguente tsunami. L’epicentro è localizzato in mare aperto vicino alla costa orientale di Honshu (l’isola più grande del Giappone), a circa 130 km ad est della città di Sendai e a 373 km a nord-est di Tokyo. Gli effetti del maremoto, provocati da un'onda che supera i 10 m di altezza, interessano, con livelli di danno diversificati, un tratto di costa lungo circa 400 Km.
 
Dei 55 reattori nucleari in funzione in Giappone, distribuiti su 17 siti, sono interessati dal sisma 11 reattori, con un particolare coinvolgimento della centrale Dai-ichi, e il conseguente rilascio di radioattività nell’ambiente. Le autorità giapponesi adottano provvedimenti di tutela della popolazione: evacuazionedella popolazione nel raggio di 20 Km dalla centrale di Fukushima , riparo della popolazione in luoghi chiusi nella successiva fascia tra i 20 e 30 Km, forniture di iodio stabile ai centri di distribuzione, pronto per la somministrazione in caso di necessità, raccomandazione di assumere iodio stabile per le persone all’interno della zona di evacuazione (20 km)


Goiânia (1987)

Nel 1987, alcuni abitanti della città di Goiânia in Brasile trovano una sorgente di 137 Cs (metalli alcalini nella forma di cloruro di Cesio) abbandonata nei locali di una società medica.
Il tentativo di recuperare il metallo dall’alloggiamento e la conseguente rottura della sorgente di Cesio in forma salina, ne determina la propagazione tra la popolazione a causa della fluorescenza dei sali in polvere. La conseguente contaminazione dei cittadini provoca il decesso di quattro persone oltre a numerosi casi di ustioni da radiazione.
Il principale provvedimento radioprotezionistico prevede oltre alla cura delle persone esposte, anche la decontaminazione con l’abbattimento di sette abitazioni e la produzione di 3.500 m3 di rifiuti radioattivi.


Chernobyl (1986)

Il 26 aprile 1986, nella centrale nucleare di Chernobyl, a circa 100 km da Kiev, l’esplosione di uno dei quattro reattori in funzione causa la rimozione parziale del coperchio di cemento, con il conseguente rilascio di radionuclidi nell’atmosfera. Il rilascio è continuato per circa dieci giorni, causando una gravissima contaminazione radiologica di vaste aree di territorio.
L’area di evacuazione si estende per 30 km intorno al sito e coinvolge 135.000 individui. Alla contaminazione dei generi alimentari, bestiame e acqua potabile si accompagna una restrizione della vendita e del consumo ancora in atto in alcune aree dell’ex Unione Sovietica.
L’evento si colloca al 7° livello della scala INES: incidente molto grave.

Three Mile Island (1979)

Il 28 marzo 1979, nella centrale nucleare di Three Mile Island, in Pennsylvania (USA), il guasto tecnico in uno dei due reattori provoca la fusione di un terzo del combustibile, e il rilascio di prodotti di fissione all’interno del sistema di contenimento, gas nobili oltre che un piccolo quantitativo di iodio nell’atmosfera.
Gestanti e bambini in età prescolare sono allontanati se residenti entro le 5 miglia dall’impianto, per un totale di circa 25.000 abitanti; entro le 10 miglia è invece consigliato il riparo in ambienti chiusi. Nessuna restrizione ai consumi alimentari.

L’incidente sarebbe stato probabilmente classificato come incidente “con conseguenze esterne”, al 5° livello della scala INES, nonostante il verificarsi di una sequenza grave di danneggiamento del nocciolo del reattore.
Kyshtym (1957)
Il 29 settembre 1957, nelle vicinanze della cittadina russa di Kyshtym, negli Urali meridionali, esplode uno dei serbatoi d’acciaio utilizzati per lo stoccaggio delle scorie ad alta radioattività (HLW) di Chelybinsk – 40, l’installazione militare per la produzione di materiali per armi nucleari.

Per il rilascio all’esterno del sito dei prodotti di fissione e l’importanza del provvedimento di evacuazione della popolazione, l’evento sarebbe stato classificato probabilmente, secondo la scala INES (Scala Internazionale degli Eventi Nucleari), come “incidente severo”, 6° livello.

Windscale (1957)

Il 7 ottobre 1957, sulla costa del Cumberland, nell’Inghilterra nord occidentale, un incendio coinvolge l’impianto di Windscale gestito dall’UKAEA (United Kingdom Atomic Energy Authority). L’incidente è causato dal surriscaldamento, e dall’inizio del processo di fusione del combustibile in uno dei due reattori utilizzati per produrre plutonio.
Il primo rilascio di radioattività è del 10 ottobre dello stesso anno, la contaminazione del latte con iodio radioattivo causa un divieto al consumo.
Per i gravi rischi riscontrati al di fuori del sito, l’evento sarebbe stato classificato probabilmente al 5° livello della scala INES: incidente con conseguenze esterne.
 

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