Attività rischio maremoto

strumentazione del centro terremoti dell'Istituto Nazionale di Geofisica e VulcanologiaI maremoti non si possono prevedere perché, allo stato attuale delle conoscenze, non è possibile conoscere quando e dove si verificheranno i fenomeni che li generano – cioè terremoti, frane e attività vulcanica sottomarina. Per questo, è importante avviare attività di prevenzione, finalizzate alla riduzione del rischio e alla diffusione delle conoscenze di protezione civile.

Occorre innanzitutto approfondire il fenomeno attraverso lo studio dei maremoti del passato e dei modelli di propagazione delle onde, e continuare a monitorare gli eventi. A tal fine, il Dipartimento si avvale dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia per l’osservazione e la comunicazione degli eventi sismici che avvengono sul territorio nazionale e dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale per il monitoraggio ondametrico e mareografico.

In termini di allertamento per il rischio maremoto, nei paesi che si affacciano sugli oceani pacifico e indiano, dove generalmente i tempi di arrivo dell’onda sono dell’ordine di ore, sono attivi sistemi di allertamento rapido (Early Warning). Anche i paesi del Mediterraneo, tra cui l’Italia, stanno lavorando alla realizzazione di sistemi analoghi che avranno comunque dei limiti rispetto a quelli degli oceani: infatti, in un mare poco ampio, i tempi di arrivo delle onde sono molto brevi e questo riduce i tempi utili per allertare la popolazione.

L’impegno dei Paesi del Mediterraneo si colloca nell’ambito del Gruppo di Coordinamento Intergovernativo ICG/NEAMTWS – Intergovernmental Coordination Group/North Eastern Atlantic & Med Tsunami Warning System coordinato dall'Unesco. L’Italia - rappresentata dal Dipartimento - partecipa lavorando a scala nazionale, insieme agli enti di ricerca scientifica Ingv e Ispra, per la costruzione del CAT - Centro italiano di Allertamento per il rischio Tsunami.

Questo Centro, una volta operativo, sarà proposto anche su scala internazionale come nodo di allertamento regionale in grado di allertare le autorità di protezione civile degli altri Stati del bacino Mediterraneo che hanno aderito al programma NEAMTWS.

L’insieme di queste collaborazioni permette di progredire nella costruzione dei sistemi di allertamento per il rischio maremoto e, nel frattempo, di elaborare e condividere procedure utili all’attivazione di tutto il Sistema di protezione civile in caso di evento. Parallelamente, si sta avviando un’attività di coinvolgimento del territorio affinché diventi parte integrante del sistema di allertamento in costruzione e sia pronto a recepire nella pianificazione di emergenza i risultati di volta in volta raggiunti.

Lo studio del maremoti del passato è di grande importanza perché fornisce elementi fondamentali per la conoscenza del fenomeno, su come si è manifestato, sulle aree colpite e sugli effetti prodotti. A questo scopo, fin dagli anni ’60 sono stati realizzati per le diverse aree geografiche dei cataloghi di maremoti. Per le coste italiane, il primo catalogo risale agli anni ’80, e negli ultimi anni l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, centro di competenza per il Dipartimento, ne ha realizzato uno per l’intero bacino del Mediterraneo. L’utilizzo di questi strumenti consente di identificare quali sono le aree costiere che hanno subito in passato eventi di maremoto e che quindi, presumibilmente ne subiranno anche in futuro. Permette, inoltre, di conoscere le caratteristiche dei maremoti (intensità, propagazione, altezza onde, etc.) nelle diverse zone.

I cataloghi dei maremoti, tuttavia, coprono periodi di tempo piuttosto limitati, dell’ordine di qualche migliaio di anni. Per ottenere informazioni su possibili maremoti avvenuti in epoche molto più remote, quelli che vengono definiti comunemente “paleotsunami”, negli ultimi decenni si sono sviluppati studi basati su osservazioni dirette sul terreno. Il metodo usato è quello di eseguire perforazioni fino a qualche metro di profondità (3-5 metri) in zone costiere considerate a rischio maremoto in base ai dati riportati nei cataloghi. I sedimenti rinvenuti vengono analizzati e datati per identificare possibili depositi di materiale lasciati da maremoti avvenuti in epoche lontane. Infine, ci sono anche altri metodi di studio, a carattere tipicamente geologico, che si basano sull’analisi degli effetti anche permanenti che i maremoti del passato hanno determinato sull’ambiente costiero, fino a modificarne le caratteristiche, attraverso fenomeni di erosione e/o deposizione.

Lo studio dei maremoti del passato è importante anche come supporto per gli studi di modellazione. La localizzazione delle faglie sottomarine in grado di generare terremoti, e quindi maremoti, consente infatti di simulare ipotetiche onde di tsunami che si generano vicino a queste faglie e di calcolarne l’ipotetica propagazione. Attraverso questi modelli si possono stimare anche altezza e tempi di arrivo delle onde sulla costa.

Nel 2012 il Dipartimento ha sottoscritto con il JRC-Joint Research Center della Commissione Europea un accordo quadriennale che prevede, tra gli obiettivi, la condivisione di dati e conoscenze sui maremoti. In particolare, nell’ambito di tale collaborazione, il JRC ha messo a disposizione del Dipartimento il database globale che, per la zona del Mediterraneo, contiene circa 8.000 scenari risultanti dall’elaborazione dei dati disponibili per le aree storicamente interessate da tale fenomeno.

I modelli matematici sono un valido aiuto per lo studio dei fenomeni ma non forniscono risultati certi. L’unico dato certo è quello registrato dalle reti di monitoraggio sismico nel momento in cui si verifica un terremoto, e quello registrato dalle reti di monitoraggio onda metrico e mareografico, quando si propagano le onde di maremoto.

Dossier

Approfondimento istituzionale

Comunicati stampa

  • 16 maggio 2012 - Protezione Civile: firmato accordo di collaborazione con JRC

    Il Capo del Dipartimento della Protezione civile (DPC), Franco Gabrielli, e il Direttore dell’Istituto per la Protezione e Sicurezza dei cittadini del Joint Research Centre (JRC) della Commissione Europea, Stephan Lechner, hanno firmato un accordo di collaborazione ...

Magazine

  • 26 novembre 2013 - Il rischio maremoto nel Mediterraneo

    Pierluigi Soddu, dirigente del Dipartimento della Protezione Civile, fa il punto sulla realizzazione del sistema di allertamento per il rischio maremoto nel Nord Est Atlantico, Mediterraneo e Mari collegati