Attività di protezione civile
Le attività di protezione civile per il vulcano Stromboli sono:
Su Stromboli è attivo un sistema di monitoraggio fra i più sviluppati e avanzati al mondo che monitora costantemente le eruzioni vulcaniche e i movimenti franosi. Lo strumento serve inoltre a studiare il complesso funzionamento del sistema vulcanico.
Le strutture preposte al monitoraggio dell’attività vulcanica a Stromboli sono l'Osservatorio Vesuviano - Sezione di Napoli dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), l’Ingv di Catania, l’Ingv di Palermo e il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università degli Studi di Firenze. Questi Centri di Competenza tengono monitorati i parametri significativi ed operano attraverso reti con caratteristiche strumentali e geometrie differenti.
Per il monitoraggio dell’attività vulcanica sono stati installati diversi sistemi: sismico, sismoacustico, geochimico, delle deformazioni del suolo (Edm, Gps, clinometrico), magnetico, gravimetrico, visivo con telecamere ottiche e termiche. Periodicamente vengono inoltre effettuate misure con Cospec (spettrometro a correlazione) e prelievi di campioni per lo studio petrografico. Per il monitoraggio del versante della Sciara del Fuoco e degli eventuali fenomeni franosi sono stati installati un interferometro radar ad apertura sintetica (Sar) mentre per il monitoraggio di eventuali onde di maremoto è stata installata una Meda elastica nell’area di Punta dei Corvi. I segnali di tutte le stazioni di monitoraggio sono trasmessi in tempo reale al Centro Operativo Avanzato e alle sale operative degli enti scientifici preposti al monitoraggio, dove vengono acquisiti, analizzati ed elaborati, per meglio comprendere lo stato generale del sistema vulcanico.
Per integrare ulteriormente il sistema di sorveglianza dell’attività vulcanica dello Stromboli, sono stati recentemente installati due dilatometri da pozzo, presso il Timpone del Fuoco e il Coa S.Vincenzo. Il dilatometro da pozzo è uno strumento molto sensibile che serve a misurare la deformazione volumetrica delle rocce ed è studiato per permettere in futuro la previsione a breve termine delle esplosioni più violente. Si tratta di cilindri lunghi qualche metro, che devono essere installati in pozzi di piccolo diametro - circa 10cm - alla profondità di circa 150-200m, per essere protetti dalle variazioni termiche superficiali, e ben ancorati alla roccia circostante. La realizzazione è stata effettuata dall’Ingv con il supporto del Dipartimento della Protezione Civile e ha visto la collaborazione e la partecipazione dei ricercatori della Carnagie Institution di Washington (Usa), che hanno realizzato gli strumenti. Sistemi simili, sono già stati installati dall'Ingv al Vesuvio e ai Campi Flegrei.
Per permettere il coordinamento nella gestione di eventuali emergenze con la Sala Situazioni Italia e il Centro Funzionale Centrale del Dipartimento della Protezione Civile a Roma, è stata inoltre attivata una rete radio sincrona che garantisce la totale copertura radio dell’arcipelago e del versante tirrenico della costa messinese, calabra, lucana e campana fino alla zona del Golfo di Policastro.








