Piemonte, 6 novembre 1994. La grande alluvione

Carabinieri a lavoro ad Asti per l'alluvione in Piemonte del 1994Nella notte tra sabato 5 e domenica 6 novembre 1994 il Piemonte è travolto da un'alluvione che colpisce con furia le province di Cuneo, Asti e Alessandria lungo l’asta del fiume Tanaro, e la zona di Vercelli sul fiume Po.  

La mattina del 6 novembre i sopralluoghi dall’elicottero delle aree colpite fotografano una realtà durissima da accettare: per il Piemonte si tratta dell’emergenza più grave degli ultimi cinquant’anni. Le famiglie coinvolte sono migliaia, centinaia i feriti, decine i centri abitati isolati e danneggiati. A causa dell’alluvione, 68 persone perdono la vita, 12 nella sola città di Alessandria.

L’alluvione in Piemonte del 1994 è la prima grande emergenza di tipo idrogeologico che coinvolge il Sistema di Protezione Civile, il primo banco di prova della legge n. 225 che nel 1992 istituisce il Servizio Nazionale, ridefinito oggi nel Codice della Protezione civile (Decreto legislativo. n.1 del 2 gennaio 2018).

Questo evento presenta, ancora oggi, occasione di riflessione per il percorso intrapreso nel corso degli anni dal Servizio Nazionale nelle attività di previsione, prevenzione e gestione delle emergenze.

Per la prima volta, viene testato il Metodo Augustus, nato dalla volontà di garantire un approccio unitario negli indirizzi di pianificazione in emergenza e necessario per rendere più efficaci i soccorsi all’interno di un Sistema Paese complesso come quello italiano, in un’ottica di contaminazione e di integrazione di competenze pienamente aderente all’idea di Servizio Nazionale definita nella legge n. 225, in vigore da appena due anni.

Questa emergenza ha importanti risvolti anche sul piano della previsione e della prevenzione. L’alluvione in Piemonte prelude infatti alla perimetrazione delle aree a rischio che sarà definita, quattro anni più tardi, dalla legge n.267 del 3 agosto 1998. 

Il provvedimento – cui si arriva dopo le drammatiche esperienze alluvionali di Versilia, Sarno e Quindici – introduce l’obbligo di adozione e approvazione dei piani stralcio per l’assetto idrogeologico da parte delle autorità di bacino nazionali, regionali e interregionali o da parte delle stesse regioni. L’evento alluvionale del 1994 spinge inoltre le regioni a istituire i centri funzionali per la gestione del sistema di allerta.

Novità da questa emergenza anche sul fronte della ricostruzione: per la prima volta, l’erogazione dei fondi è associata a un criterio di valutazione del rischio. Non prevedere contributi per chi intende ricostruire nelle aree di pertinenza fluviale è un ulteriore e significativo passo verso una più consapevole gestione del territorio. Per la prima volta, inoltre, le regole della ricostruzione sono condivise con i governi regionali.

In seguito all’alluvione, il sottosegretario di Stato per la protezione civile Franco Barberi individua come primo obiettivo la valorizzazione delle attività di previsione e prevenzione dei rischi all’interno del Servizio Nazionale della Protezione Civile, avviando il percorso che porterà alla definizione e alla nascita di un sistema di monitoraggio e allertamento sul territorio nazionale.


Immagine gentilmente concessa dall'Arma dei Carabinieri
 



(November 6, 2018)

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