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States-General of Voluntary work of civil protection

April 13, 2012
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13 aprile - L'intervento del Presidente del Consiglio, Mario Monti, alla cerimonia di inaugurazione degli Stati Generali del Volontariato

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“Signor Presidente della Repubblica, Magnifico Rettore, autorità, volontari e volontarie di protezione civile, signore e signori; Gli interventi del Prefetto Gabrielli, del Presidente Errani, del Presidente della Consulta Nazionale Andreotti, hanno sottolineato il ruolo fondamentale del volontariato nel sistema di protezione civile, e la sua capacità di contribuire in modo essenziale a plasmare il modello italiano di protezione civile. A causa della natura, dei cambiamenti climatici e della conformazione del nostro territorio, tanto bello e prezioso quanto geologicamente fragile, il profilo di rischio del nostro paese rispetto alle calamità risulta particolarmente elevato. Nel passato anche recente episodi drammatici hanno segnato profondamente il nostro territorio, ma più ancora hanno ferito il nostro Paese privandolo di tante vite. Pochi giorni fa abbiamo ricordato commossi il terremoto che il 6 aprile di tre anni fa ha sconvolto L’Abruzzo colpendo duramente il capoluogo e provocando la morte di 309 cittadini. Ma le immagini di quei giorni riproposte dai giornali e dalle televisioni hanno rievocato alla nostra memoria anche quelle di eventi del passato. L’ alluvione dell’Arno, la prima calamità che ci ha mostrato il filmato, e se posso aggiungere per me il primo incontro con il volontariato, 4 novembre 1966 mi trovavo infatti a svolgere il servizio militare a Firenze alla scuola di guerra aerea alle Cascine, ricordo ancora quel terribile spettacolo e il grande fervore di volontari che da tutta Italia vennero nel giro di pochissime ore. Dal sisma dell’Umbria e delle Marche all’Irpinia al Friuli al Belice. E si sono mescolate queste immagini con altri ricordi relativi ad eventi di natura diversa eppure altrettanto violenti, le recenti alluvioni in Liguria, Toscana, Sicilia e tutte le altre che non hanno mancato, negli scorsi decenni, di ricordarci che viviamo in modo non adeguatamente rispettoso e prudente il nostro rapporto con il territorio di cui spesso ignoriamo, ma direi peggio dimentichiamo, pericoli e insidie. Il ricordo di questi eventi è profondamente inciso nelle memorie negli occhi e nelle mani di molti di voi qui presenti e di moltissimi altri volontari di protezione civile di tutta Italia. Riguardando le immagini di quelle catastrofi la vostra presenza è l’unica altra costante insieme al dolore e alla rovina; il filo rosso o giallo, verde, arancione delle vostre divise lega quegli eventi, tiene unite indissolubilmente le vite di coloro che sono sopravvissuti e avvicina i momenti difficilissimi dell’emergenza a quelli successivi, e non sempre immediati, della ripresa della vita associata e delle attività delle comunità. Il passaggio dell’emergenza al ripristino della normalità in una comunità segnata da una calamità naturale, può diventare uno dei temi centrali e delle riflessioni che vi apprestate ad affrontare in questi tre giorni di lavoro. Riflessioni di cui l’intera società, dal Governo Nazionale ai governi regionali e locali, è in attesa e in ascolto. Un movimento, quello del volontariato di protezione civile che ha saputo svilupparsi e crescere innervandosi nelle migliori e nelle più antiche tradizioni della nostra storia nazionale. La vostra azione sul campo, che vi porta immediatamente a fianco di chi ha bisogno, prosegue infatti sovente anche nei mesi successivi, nei tanti e tanto significativi interventi che le associazioni di cui fate parte progettano nelle prime ore dell’emergenza e poi realizzano nel tempo del recupero, che è un tempo più lento e per questo più insidioso. Questa dimensione di particolare vicinanza e attenzione all’uomo ai suoi dolori ma anche alle sue aspirazioni ai suoi ricordi ai suoi sogni è ciò che io credo più di ogni altro caratterizza la scelta di essere volontari e volontarie di protezione civile. La novità del volontariato organizzato che opera non soltanto nella fase dell’ emergenza, ma che si impegna in una attività quotidiana di prevenzione e che soprattutto si sofferma e resta presente nei territori accanto alle popolazioni dopo eventi tragici, deve costituire sempre più per il futuro un percorso di lettura della Società. Un potente meccanismo di intervento operativo che dispone di tutte le qualità e le caratteristiche per trasformarsi in un formidabile strumento per l’azione di Governo.
Quest'anno lo ha già ricordato il Prefetto Gabrielli nel suo, se posso permettermi, eccellente intervento ricorrono i trent'anni dall'istituzione del Dipartimento della Protezione Civile e i vent'anni dall'approvazione della legge 225/1992 che ha istituito il Servizio Nazionale della Protezione Civile. Proprio questa mattina il Governo si è accinto a proporne una rilettura e un aggiornamento al Parlamento e alle Regioni che dopo la riforma del Titolo V della Costituzione sono diventate un interlocutore centrale e imprescindibile del sistema. Lo schema di provvedimento adottato questa mattina dal Consiglio dei Ministri - che verrà discusso con la Conferenza unificata nei prossimi giorni- intende riorganizzare la struttura operativa e accelerare i tempi di azione del Servizio Nazionale della Protezione Civile. L'obiettivo, già emerso in occasione della riunione operativa da me promossa a Palazzo Chigi il 6 febbraio, è rafforzare l'efficacia nel monitoraggio e nella gestione delle emergenze. La riforma conferma ed esalta nelle emergenze il ruolo del Dipartimento della Protezione Civile in capo alla Presidenza del Consiglio che agisce in coordinamento con Regioni, Province, Comuni e gli altri enti pubblici e privati presenti sul territorio. Il Presidente del Consiglio ha però potere di delega del potere d'intervento al Ministro dell'Interno. Abbiamo inteso intervenire su alcuni punti particolarmente delicati: la dichiarazione dello stato di emergenza, infatti, sarà temporalmente limitata e, contestualmente ad essa, verrà identificata l'amministrazione pubblica competente a coordinare gli interventi conseguenti all'evento dopo la scadenza temporale dell'emergenza. Il ruolo del Dipartimento sarà potenziato a partire dall'attribuzione al suo vertice del potere di emanare le ordinanze, acquisita l'intesa con le Regioni territorialmente interessate dall'evento calamitoso. Il Capo del Dipartimento sarà anche responsabile dell'attuazione delle ordinanze, che avranno efficacia immediata se emanate nei venti giorni successivi alla dichiarazione dello stato di emergenza. Successivamente le ordinanze dovranno essere emanate previo concerto con il Ministero dell'Economia e delle Finanze. Viene inoltre confermato e rifinanziato il Fondo nazionale di protezione civile che in caso di emergenza potrà essere appositamente alimentato. Sono anche previsti nuovi riparti e criteri del Fondo regionale di protezione civile, istituito dalla legge 388 del 2000, tenendo conto in particolare dello stato di adempimento e delle disposizioni in materia di pianificazione e gestione delle emergenze. La riforma verrà ora sottoposta al vaglio della Conferenza unificata, prima della definitiva approvazione in Consiglio dei Ministri. Seguirà, ovviamente, il vaglio parlamentare. Va ricordato comunque che quando le leggi sono buone riescono a dare forma scritta alle caratteristiche migliori di un popolo. Riescono, in altre parole, a cogliere le migliori essenze ed energie e sanno promuoverle ed indirizzarle verso traguardi futuri. La legge italiana di protezione civile in questo senso è un esempio unico. Essa, cogliendo la profonda debolezza di un sistema paese spesso inadeguato, in quanto troppo frammentato, e con lo sguardo ripiegato su se stesso, non mi riferisco tanto al sistema territoriale in questo momento, lo avrete capito, ha puntato sulla costruzione di un sistema che mettesse a fattor comune le migliori competenze e professionalità delle istituzioni e della società civile, in un'unica rete di coordinamento. Ha cioè saputo investire sulle capacità degli uomini e delle donne che singolarmente lo compongono e sulla forza straordinaria dell'azione comune che sappiamo mettere in campo nei momenti più difficili; questo è il meglio credo dell’essere italiani, una grandissima forza delle individualità, una debolezza di sistema alla quale però si deve poter porre rimedio e voi ne siete un esempio. Attore fondamentale di questo percorso è il volontariato organizzato, siete voi oggi qui e tutti coloro che rappresentate. La Protezione Civile Italiana ha bisogno, oggi più che mai, di voi delle vostre azioni delle vostre riflessioni, costruisce il suo futuro anche sul vostro presente. Anche in questo senso la riforma varata oggi costituisce una riforma strutturale del nostro Paese.Il Signor Presidente della Repubblica sa bene quanto il mio riferirgli di continuo sugli sforzi del Governo si snodi attraverso riforme strutturali. Questa è una riforma strutturale non certo tra le meno importanti. Nel riformare la protezione civile, infatti, il Governo intende richiamare l'attenzione di tutti i soggetti interessati sui valori fondanti del sistema: il principale di quei valori siete voi e ciò che rappresentate. Il valore di una funzione pubblica assolta coralmente da cittadini liberamente organizzati. Una funzione pubblica, all'interno della quale, le strutture professionali dello Stato, delle Regioni, degli Enti locali e di tutte le amministrazioni pubbliche riconoscono le organizzazioni di volontariato quali autorevoli e responsabili compagni di percorso. Scegliere di essere volontari di protezione civile non significa rispondere ad un pur mobilissimo afflato solidaristico; questo infatti può trovare soddisfazione nelle varie e molteplici organizzazioni di volontariato che sono capillarmente diffuse in modo veramente incredibile in tutto il Paese e ben oltre il Paese, se pensiamo alle mille attività di volontariato delle italiane e degli italiani all’estero. Scegliere di essere volontari di protezione civile significa voler capire dove viviamo, voler operare per viverci nel modo migliore, voler essere germoglio di conoscenza anche per chi è più stanco o più distratto. Significa rafforzare le basi di quella cittadinanza attiva che animava le speranze dei nostri padri costituenti e che oggi noi tutti siamo chiamati a far crescere. Il Presidente Errani ha usato l’espressione messa in sicurezza del territorio, io ho sentito una consonanza di fondo tra l’attività di voi volontari per la messa in sicurezza del territorio e l’attività mia di volontario in questo momento per la messa in sicurezza con i miei colleghi ministri e con lo sforzo di tutto il sistema politico e parlamentare della messa in sicurezza del Paese, in fondo è la stessa cosa è un volontariato al quale il Capo dello Stato mi ha e ci ha chiamati. Oggi qui in questi Stati Generali si apre un cantiere di idee. Credo proprio che l’immagine del cantiere di idee è particolarmente concreta e fortemente evocativa di saperi, energie ed azioni, sia quanto di meglio si possa utilizzare per offrire al Paese una sintesi efficace del vostro mandato. Lavorate bene, lavorate intensamente, il Governo e l’intero Paese guardano con fiducia e attenzione a questi Stati Generali, per quello che avete fatto per quello che farete per quello che siete, italiani che amano l’Italia, vi ringrazio.”
(applauso)

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