Le strutture di seconda accoglienza: l’esperienza del Molise
Di seguito descriviamo la fase conclusiva del percorso dei migranti, che prevede il loro trasferimento nelle strutture di seconda accoglienza sul territorio, gestite dalle Regioni. Ci focalizziamo in particolare sull’esperienza del Molise raccontata dal suo Soggetto attuatore che ne illustra il modello organizzativo e descrive le strutture e servizi presenti sul territorio, dalla struttura di prima accoglienza a Campochiaro, chiusa il 16 settembre, e quelle di seconda accoglienza sparse sul territorio. Riportiamo poi la testimonianza di altre persone che in qualità di responsabili o operatori raccontano le loro esperienze nell’organizzazione di attività per i migranti, che vanno dalla fornitura dei servizi nelle strutture di accoglienza, come mediazione culturale e linguistica, assistenza sanitaria, supporto giuridico, alle prime attività per favorire l’integrazione sul territorio.
Il modello di accoglienza del Molise. Intervista a Giuseppe Antonio Giarrusso
Giuseppe Antonio Giarrusso, Soggetto attuatore del Molise, Dirigente responsabile Servizio protezione civile regionale
Com’è organizzata l’accoglienza dei migranti in Molise?
In Molise abbiamo una struttura di prima accoglienza, a Campochiaro, dove i migranti rimangono per circa 15 giorni e altre strutture di accoglienza permanenti, con un impatto minimo sul territorio: hanno un massimo di 15 persone per Comune con prevalenza di nuclei familiari. Il Molise ospita complessivamente 127 persone distribuite in nove strutture che sono numeri abbastanza rilevanti per questa regione.
Come viene gestita la struttura di Campochiaro?
Il campo di accoglienza è organizzato secondo il modello “protezione civile”. Infatti, come per l’assistenza alla popolazione in emergenza, tutti i servizi vengono affidati alle associazioni di volontariato iscritte all’Albo regionale di protezione civile.
E le struttura di seconda accoglienza?
Sono di vario tipo: strutture private o pubbliche per singoli o coppie e strutture con spazi comuni dove i nuclei familiari sono ospitati in bungalow o camere. Qui vengono forniti i servizi alle persone da due enti gestori: la Caritas Diocesana di Campobasso-Bojano, con la sua struttura di accoglienza, e l’associazione “Dalla parte degli ultimi”.
Organizzare i servizi nelle strutture di accoglienza. Testimonianza di Loredana Costa
Loredana Costa, responsabile della onlus “Dalla parte degli ultimi”
L’associazione “Dalla parte degli ultimi” è una onlus senza scopo di lucro che opera prevalentemente con volontari. Da 25 anni siamo
impegnati nel settore della cooperazione allo sviluppo ed è nel nostro dna l’attitudine a lavorare con realtà che sono diverse dalle nostre, secondo un metodo che privilegia la vicinanza, l’ascolto e la condivisione.
Collaboriamo con i migranti nella gestione delle strutture e offriamo una serie di servizi di supporto come l’accompagnamento ai servizi del territorio o la mediazione linguistica e culturale, l’assistenza sociale e psicologica, la consulenza legale.
Sono diverse le figure impegnate: l’operatore, che condivide con le persone la vita quotidiana, il mediatore culturale, l’insegnate, l’operatore che ricostruisce le storie-memorie dei migranti, in collaborazione con il consulente legale.
Le prime esperienze di integrazione dei migranti. Testimonianza di Don Franco
Don Franco, Direttore della Caritas Diocesana di Campobasso-Bojano e responsabile del centro Caritas a Colle D’Anchise
Abbiamo scelto con il Vescovo e le suore dorotee, che qui vivono, di impegnare il centro Caritas di Colle D’Anchise nell’accoglienza dei migranti. Lavoriamo con l’associazione “Dalla parte degli ultimi”, con cui condividiamo l’idea che l’incontro con la diversità sia una ricchezza, in termini di cultura e sviluppo locale. Nella struttura sono ospitate 16 persone e cinque bambini. L’integrazione con il paese è iniziata da subito con i campi estivi, il coinvolgimento nella messa domenicale e l’inserimento nelle scuole locali dei bambini. Stiamo già lavorando con il sindaco per futuri inserimenti lavorativi degli adulti e stiamo ipotizzando di integrare nuclei familiari nel tessuto topografico del paese. Al loro arrivo le persone hanno reagito con grande riconoscenza, ma soprattutto con tanta semplicità e umiltà. Ora la riconoscenza è diventata rispetto reciproco.
La vita quotidiana nelle strutture di accoglienza. Testimonianza di Barbara Raimondo
Barbara Raimondo, operatrice e mediatrice nel centro Caritas Diocesana di Colle D’Anchise
Lavoro nella struttura della Caritas di Colle D’Anchise. Fungo un po’ da mediatrice culturale, ma il mio vero ruolo è di operatore, che comprende tantissime mansioni dalla gestione del centro all’essere disponibile ai bisogni delle persone ospitate. Inizialmente è stato faticoso, poi le persone hanno sentito che avevano qualcuno di cui fidarsi, con cui parlare, e anche con cui discutere perché le loro modalità culturali e di comunicazione sono diverse dalle nostre. Loro mi hanno insegnato come comunicare e io ho cercato di non far sentire la differenza di ruolo fra di noi. Ora penso che siamo riusciti a creare una bella atmosfera anche se non è facile mantenerla perché sono persone che vengono da paesi di guerra e che non hanno ancora una condizione stabile di vita.




