Glossario

  • Sono i luoghi di prima accoglienza per la popolazione; possono essere utilizzate piazze, slarghi, parcheggi, spazi pubblici o privati non soggetti a rischio (frane, alluvioni, crollo di strutture attigue, etc.), raggiungibili attraverso un percorso sicuro. Il numero delle aree da scegliere è funzione della capacità ricettiva degli spazi disponibili e del numero degli abitanti. In tali aree la popolazione riceve le prime informazioni sull'evento e i primi generi di conforto. Le Aree di Attesa della popolazione saranno utilizzate per un periodo di tempo compreso tra poche ore e qualche giorno.

  • Attività per verificare la prontezza e l’efficacia delle strutture operative e delle componenti di protezione civile, attraverso esercitazioni, per la verifica dei piani di protezione civile e, in generale, per la verifica operativa di procedure da attuare in emergenza (art. 6-11, L. 225/1992).

  • Fenomeno legato a processi fermentativi con produzione di calore e di gas che, a contatto con l'ossigeno, possono provocare un vero e proprio incendio. L'autocombustione difficilmente si verifica nei boschi.

  • Sono luoghi, individuati in aree sicure rispetto alle diverse tipologie di rischio e poste nelle vicinanze di risorse idriche, elettriche e fognarie, in cui vengono installati i primi insediamenti abitativi per alloggiare la popolazione colpita. Dovranno essere facilmente raggiungibili anche da mezzi di grandi dimensioni per consentirne l’allestimento e la gestione. Rientrano nella definizione di aree di accoglienza o di ricovero anche le strutture ricettive (hotel, residence, camping, etc.).

  • Metodo di indagine del sottosuolo basato sulla generazione artificiale di onde sismiche – es. massa battente, scoppi – e sulla misura dei tempi di arrivo delle onde ad una serie di ricevitori (geofoni) posti lungo uno stendimento lineare. Le onde utilizzate sono quelle che subiscono fenomeni di rifrazione lungo la superficie di passaggio tra mezzi di densità crescente con la profondità. Questo tipo di analisi è molto utile per definire lo spessore dei terreni “soffici” di copertura.

  • Documento emesso, se del caso, dal DPC o dalle Regioni per richiamare ulteriore e specifica attenzione su possibili eventi comunque segnalati nei Bollettini di vigilanza meteo e/o di criticità. Può riguardare eventi già previsti come particolarmente anomali o critici, o eventi che in modo non atteso, ma con tempi compatibili con le possibilità e l’efficacia delle attività di monitoraggio strumentale e di verifica degli effetti sul territorio, evolvono verso livelli di criticità superiore. 
    Il  documento è reso disponibile al Servizio Nazionale della Protezione civile, affinchè, sulla base di procedure univocamente e autonomamente stabilite e adottate dalle Regioni, siano attivati i diversi livelli di allerta a cui corrispondono idonee misure di prevenzione e di gestione dell’emergenza.

  • Documento emesso dal Centro Funzionale Decentrato se attivato ed autonomo nei riguardi delle previsioni meteorologiche, in caso di previsione di eventi avversi di riconosciuta rilevanza a scala regionale.

  • Documento emesso dal Centro Funzionale Decentrato (se attivato) o dal Centro Funzionale Centrale (in base al principio di sussidiarietà), in cui e' esposta una generale valutazione del manifestarsi e/o dell’evolversi di eventi con livelli di criticità almeno moderata o elevata. L’avviso riporta il tipo di rischio ed il livello di criticità atteso per almeno le successive 24 ore in ogni zona d’allerta. L' adozione dell'Avviso è di competenza del Presidente della Giunta Regionale o dal soggetto da lui a tal fine delegato sulla base della legislazione regionale in materia.

  • Documento emesso dal Dipartimento della protezione civile nel caso di più Avvisi meteo regionali e/o di eventi meteorologici stimati di riconosciuta rilevanza a scala sovra regionale.
    L’Avviso meteo nazionale è costituito quindi dall'integrazione degli Avvisi meteo regionali e dalle valutazioni effettuate dal Dipartimento stesso relativamente alle Regioni presso le quali il Centro Funzionale Decentrato non sia ancora stato attivato o non sia autonomo nei riguardi delle previsioni meteorologiche.

  • Metodo di indagine del sottosuolo basato sull’analisi del rumore sismico ambientale (microtremori), onde sismiche di piccola ampiezza provocate da sorgenti naturali o antropiche come le onde del mare, vento, traffico ecc. Le analisi consentono di determinare attraverso la misura della frequenza propria di vibrazione dei terreni, lo spessore dei terreni “soffici” di copertura, conoscendo la velocità di propagazione delle onde di taglio Vs, o la velocità di propagazione delle onde di taglio Vs , conoscendo lo spessore della copertura. In entrambi i casi la misura de microtremori consente di ricostruire il modello geologico del sottosuolo utile per gli studi di microzonazione sismica.

  • Modificazione in ampiezza, frequenza e durata dello scuotimento sismico dovuta alle specifiche condizioni litostratigrafiche e morfologiche di un sito. Si può quantificare mediante il rapporto tra il moto sismico in superficie al sito e quello che si osserverebbe per lo stesso evento sismico su un ipotetico affioramento di roccia rigida con morfologia orizzontale. se questo rapporto è maggiore di 1, si parla di amplificazione locale.

  • Analisi che, a differenza delle prove di laboratorio, possono essere eseguite direttamente sul luogo di indagine, es. prove penetrometriche, prove geofisiche.

  • Aree destinate, in caso di emergenza, ad uso di protezione civile. Esse devono essere preventivamente individuate nella pianificazione di emergenza e possono essere di tre tipi:

    - Aree di ammassamento soccorritori e risorse
    - Aree di attesa della popolazione
    - Aree di accoglienza o di ricovero della popolazione
     

  • In termini generali è la sussistenza delle condizioni di sicurezza, igiene, salubrità e risparmio energetico degli edifici e degli impianti, valutate sulla base della normativa vigente. In emergenza sismica, a seguito di un evento, il “giudizio di agibilità” emesso dai tecnici che operano durante l’emergenza, riguarda la possibilità di continuare ad utilizzare l'edificio, per le funzioni a cui era adibito, rimanendo ragionevolmente protetta la vita umana nel caso si verificasse una nuova scossa sismica di intensità paragonabile a quella già avvenuta. Per poter dare il giudizio di agibilità i tecnici effettuano il rilievo del danno. Il giudizio ha valore fino ad una scossa successiva che modifichi significativamente la resistenza dell'edificio o fino alla completa riparazione dell'edificio, dopo la quale un tecnico abilitato redigerà una perizia sulla definitiva agibilità dello stesso edificio.

  • Luoghi, in zone sicure rispetto alle diverse tipologie di rischio, dove dovranno trovare sistemazione idonea i soccorritori e le risorse necessarie a garantire un razionale intervento nelle zone di emergenza. Tali aree dovranno essere facilmente raggiungibili attraverso percorsi sicuri, anche con mezzi di grandi dimensioni, e ubicate nelle vicinanze di risorse idriche, elettriche ed con possibilità di smaltimento delle acque reflue. Il periodo di permanenza in emergenza di tali aree è compreso tra poche settimane e qualche mese.

  • Minerale anche chiamato Absesto, comune in natura per la sua resistenza al fuoco, al calore e all’azione di agenti chimici e biologici è stato utilizzato per diversi scopi (nelle industrie, nell’edilizia etc..). Dal 1992, in Italia è vietato l’uso dell'amianto: la sua potenziale pericolosità dipende dalla dispersione di particelle nell’ambiente che possono essere inalate e causare gravissime patologie per l’uomo.

  • Disposizione ordinata, secondo precise geometrie, di sismometri o geofoni, i cui dati confluiscono in modo sincrono in un’unità centrale di acquisizione dati.

  • Ambiente in cui le caratteristiche naturali originarie, es. vegetazione o fauna, sono state alterate dalla presenza o dall’intervento dell’uomo.

  • Relativo all’uomo e alle sue attività. La parola deriva dal greco “Anthropos”, che vuol dire uomo.

  • E' il principale parametro descrittivo della pericolosità di base utilizzato per la definizione dell'azione sismica di riferimento per opere ordinarie (Classe II delle Norme Tecniche per le Costruzioni). Convenzionalmente, è l'accelerazione orizzontale massima su suolo rigido e pianeggiante, che ha una probabilità del 10% di essere superata in un intervallo di tempo di 50 anni. 

  • Repliche, scosse secondarie che seguono la scossa principale in una sequenza sismica. Il numero di scosse secondarie è in genere direttamente proporzionale alla grandezza della scossa principale. Le scosse sono caratterizzate da un’energia minore rispetto all’evento principale e gli ipocentri risultano concentrati in un ristretto volume crostale che circonda l’ipocentro dell’evento principale.