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RISCHIO VULCANICO

02-04-2010

Vesuvio

Stato di attività

Dalla sua ultima eruzione del 1944, il Vesuvio si trova in uno stato di quiescenza, sta cioè attraversando un periodo di riposo. Questo è caratterizzato da:
- bassa sismicità;
- assenza di significative deformazioni del suolo;
- assenza di significative variazioni del campo gravimetrico;
- valori costanti di temperatura e di composizione dei gas fumarolici.

Oggi non si registrano "fenomeni precursori" indicativi di una possibile ripresa dell'attività eruttiva a breve termine.

  

L'Osservatorio vesuviano sul sito dell'INGV, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia


Rischio vulcanico al Vesuvio

A causa dell'elevata urbanizzazione sviluppatasi negli ultimi decenni alle sue falde, in cui vivono più di 550.000 persone, il Vesuvio è oggi uno dei vulcani a rischio più elevato al mondo.
Esso si trova attualmente in uno stato di quiescenza, che vuol dire che sta attraversando un periodo di riposo e potrebbe riprendere l'attività eruttiva in un prossimo futuro.
Nel corso della sua storia, il Vesuvio è stato caratterizzato dall'alternanza tra periodi di attività eruttiva, con il condotto del vulcano aperto, e periodi di riposo, con il condotto ostruito.
I periodi a condotto ostruito sono caratterizzati da assenza di attività eruttiva e da accumulo di magma in una camera magmatica posta in profondità. Tali periodi sono stati sempre interrotti da eruzioni molto energetiche, alle quali hanno fatto poi seguito periodi di attività a condotto aperto con frequenti eruzioni effusive o esplosive di bassa energia.

L'eruzione del 1631 interruppe un periodo di riposo che durava da quasi cinque secoli. Dal 1631 al 1944 le eruzioni si sono susseguite intervallate da periodi di riposo di pochi anni.

Epigrafe fatta apporre su una lapide a Portici, dal Vicere di Napoli, dopo l'eruzione del 1631 (trad. it di G.B. Alfano e I. FriedLander)Gli studiosi ritengono che l'eruzione del 1944 abbia segnato la fine di un periodo di attività a condotto aperto e l'inizio di un periodo di quiescenza a condotto ostruito. Dal 1944 ad oggi infatti, il Vesuvio ha dato solo attività fumarolica e sciami sismici di moderata energia, senza deformazioni del suolo o variazioni significative dei parametri fisici e chimici del sistema. Alla luce del comportamento passato si prevede che, qualora l'attività dovesse riprendere entro qualche decennio, la prossima eruzione sarebbe di tipo sub-pliniano, simile a quella del 1631 o del 472.
Lo scenario dei fenomeni attesi prevede in tal caso la formazione di una colonna eruttiva sostenuta alta diversi chilometri, la caduta di bombe vulcaniche e blocchi nell'immediato intorno del cratere e di particelle di dimensioni minori (ceneri e lapilli) anche a diverse decine di chilometri di distanza, nonché la formazione di flussi piroclastici che scorrerebbero lungo le pendici del vulcano per alcuni chilometri.
Sono state così individuate le zone potenzialmente soggette ai diversi fenomeni previsti per le quali è stato elaborato un piano nazionale d'emergenza che prevede azioni differenziate.


Piano nazionale d'emergenza

Il piano nazionale d'emergenza per difendere gli abitanti dell'area vesuviana da una possibile eruzione ha come scenario di riferimento l'evento esplosivo del 1631.

Elaborato dalla comunità scientifica, individua tre aree a diversa pericolosità definite: zona rossa, zona gialla e zona blu. E' importante tenere presente che l'eruzione del Vesuvio non sarà improvvisa, ma sarà preceduta da una serie di fenomeni precursori identificabili già diverso tempo prima, attraverso (sezione di Napoli dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia), che controlla lo stato del vulcano 24 ore al giorno.

Il piano nazionale d'emergenza, sulla base dei fenomeni precursori attesi, individua quattro livelli di allerta successivi: base, attenzione, preallarme, allarme, ai quali corrispondono fasi operative successive, che scandiscono i tempi degli interventi di protezione civile per mettere in sicurezza la popolazione e il territorio.

L'intera zona rossa viene evacuata, trasferendo in aree sicure la popolazione dei 18 comuni.


Immagine dell'area vesuviana con i limiti amministrativi dei comuni della zona rossa

 

 

 


Zone di pericolosità

Carta delle zone a diversa pericolositàZona Rossa
La zona rossa è l'area immediatamente circostante il vulcano, ed è quella a maggiore pericolosità in quanto potenzialmente soggetta all'invasione dei flussi piroclastici, ossia miscele di gas e materiale solido ad elevata temperatura che, scorrendo lungo le pendici del vulcano ad alta velocità, possono distruggere in breve tempo tutto quanto si trova sul loro cammino. Probabilmente i flussi piroclastici non si svilupperanno a 360° nell'intorno del vulcano, ma si dirigeranno in una o più direzioni preferenziali; non è tuttavia possibile conoscere preventivamente quali saranno le zone effettivamente interessate dai flussi. La rapidità con la quale si sviluppano tali fenomeni, associata al loro potenziale distruttivo, non consente però di attendere l'inizio dell'eruzione per mettere in atto le misure preventive. Pertanto il piano nazionale d'emergenza prevede che la zona rossa venga completamente evacuata prima dell'inizio dell'eruzione.
La zona rossa comprende 18 Comuni per un totale di circa 200 kmq di estensione e poco meno di 600 mila abitanti.

Zona Gialla
La zona gialla presenta una pericolosità minore rispetto alla rossa e corrisponde a tutta l'area che potrebbe essere interessata dalla ricaduta di particelle piroclastiche (ceneri e lapilli) che possono, fra l'altro, apportare un sovraccarico eccessivo sui tetti degli edifici fino a determinarne il crollo. La ricaduta di particelle, inoltre, può causare problemi alle vie respiratorie, in particolare in soggetti predisposti non adeguatamente protetti, danni alle coltivazioni e problemi alla circolazione aerea, ferroviaria e stradale.
Si prevede che, come accadde nel 1631, solo il 10% della zona gialla sarà effettivamente coinvolto dalla ricaduta di particelle, subendo danneggiamenti. Pertanto, delle 1.100.000 persone che vi abitano, circa 110 mila saranno coinvolte dall'emergenza. Anche in questo caso tuttavia non è possibile conoscere preventivamente quale sarà la zona effettivamente interessata, in quanto dipenderà dall'altezza della colonna eruttiva e dalla direzione e velocità del vento in quota al momento dell'eruzione. Diversamente da quanto accade per la zona rossa però, i fenomeni attesi nella zona gialla non costituiscono un pericolo immediato per la popolazione ed è necessario che trascorra un certo intervallo di tempo prima che il materiale ricaduto si accumuli sulle coperture degli edifici fino a provocare eventuali cedimenti delle strutture. Vi è pertanto la possibilità di attendere l'inizio dell'eruzione per verificare quale sarà l'area interessata e procedere all'evacuazione della popolazione ivi residente se necessario.
La zona gialla comprende 96 Comuni delle Province di Napoli, Avellino, Benevento e Salerno per un totale di circa 1.100 kmq e 1.100.000 abitanti.
 
Zona Blu
La zona blu ricade all'interno della zona gialla, ma è soggetta ad un agente di pericolosità ulteriore. Corrisponde infatti alla "conca di Nola" che, per le sue caratteristiche idrogeologiche, potrebbe essere soggetta a inondazioni e alluvionamenti oltre che alla ricaduta di ceneri e lapilli. La zona blu include 14 Comuni della Provincia di Napoli, per un totale di 180 mila abitanti.


Livelli di allerta


Livello base
Il livello di base è quello attuale: uno stato di attività caratterizzato da assenza di deformazioni del suolo, bassa sismicità, assenza di significative variazioni del campo di gravità, valori costanti di temperatura e di composizione dei gas fumarolici.

Fase di attenzione
Al verificarsi di variazioni significative dei parametri fisico-chimici del vulcano, è previsto che l'Osservatorio Vesuviano informi il Dipartimento della Protezione Civile che, consultati i massimi esperti del settore riuniti nella Commissione Nazionale per la Previsione e la Prevenzione dei Grandi Rischi, stabilisce l'eventuale passaggio alla fase di attenzione. In questa fase la gestione di eventuali interventi è affidata al Centro Coordinamento Soccorsi (CCS) istituito presso la Prefettura di Napoli.
Le variazioni osservate in questa fase comunque, non sono necessariamente indicative dell'approssimarsi di un'eruzione e tutto potrebbe tranquillamente ritornare alla normalità, pertanto non è previsto alcun coinvolgimento diretto della popolazione.
in ogni caso i sindaci dei comuni interessati vengono supportati per avviare la propria organizzazione logistica e provvedere all'informazione alla popolazione.

Fase di preallarme

Qualora si registrasse un'ulteriore variazione dei parametri controllati, si entrerebbe nella fase di preallarme. In questa fase il controllo delle operazioni passa al livello nazionale, viene dichiarato lo stato di emergenza, nominato un Commissario delegato, convocato il Comitato Operativo della Protezione Civile. Le forze dell'ordine e i soccorritori si posizionano sul territorio secondo piani prestabiliti.
In questa fase anche la popolazione viene coinvolta: coloro che vogliono allontanarsi, possono farlo tranquillamente, senza il timore di lasciare incustodite le proprie case, in quanto è già attivo un presidio di vigilanza. I residenti delle zone a rischio possono raggiungere una propria sistemazione autonoma. Devono comunque seguire le indicazioni del piano d'emergenza del comune di appartenenza (redatto in conformità al piano nazionale) per quanto riguarda le vie di allontanamento da seguire, al fine di consentire il più agevole deflusso della circolazione ed evitare intralcio ai soccorritori. Devono inoltre comunicare al Sindaco la loro decisione e i dati della località dove andranno a stabilirsi.
Il territorio viene progressivamente presidiato dai soccorritori.
Le strutture sanitarie vengono evacuate, in anticipo rispetto alla popolazione; sono necessari infatti tempi più lunghi per programmare e disciplinare la messa in sicurezza dei degenti e delle persone bisognose di assistenza.
In questa fase si avviano anche le azioni per la salvaguardia dei beni culturali: mettere in sicurezza la popolazione è prioritario, ma importante è anche mettere al sicuro gli inestimabili beniculturali trasportabili e proteggere, per quanto possibile, i beni culturali immobili.
In questa fase, qualora la Commissione Grandi Rischi, in base all'evolversi della situazione, ritenesse che l'attività del vulcano è rientrata al di sotto della fase di preallarme, il Dipartimento della Protezione Civile dichiara il ritorno alla fase di attenzione.

Fase di allarme

Qualora i fenomeni dovessero continuare ad accentuarsi, si entrerebbe nella fase di allarme. Questo vuol dire che gli esperti ritengono ormai quasi certa l'eruzione, la quale potrebbe verificarsi nell'arco di alcune settimane. La fase di allarme scatta, infatti, alcune settimane prima dell'eruzione. L'intera zona rossa viene evacuata e la popolazione dei 18 comuni è trasferita in aree sicure. 
Sul territorio saranno già attivi i Centri Operativi Misti (COM), previsti dal piano nazionale d'emergenza, per coordinare le attività a livello locale.
In questa fase si provvede all'allontanamento di tutta la popolazione dalla zona rossa. Il piano prevede che, nel tempo massimo di 72 ore, i 600 mila abitanti della zona rossa vengano allontanati, secondo le indicazioni specifiche contenute nei singoli piani d'emergenza comunali. La popolazione può raggiungere una propria sistemazione autonoma o le aree di prima accoglienza fuori dalla zona a rischio - strutture individuate dalla regione Campania e nelle regioni limitrofe- utilizzando la propria autovettura o i mezzi pubblici su gomma messi a disposizione dalla protezione civile. 
Vengono utilizzati i percorsi stradali e i “cancelli” di accesso alla viabilità principale stabiliti nel Piano di emergenza. I treni e le navi sono utilizzati come risorse strategiche per gestire eventuali criticità in fase di attuazione del piano e per il possibile ulteriore afflusso di soccorritori.
Lungo le direttrici principali di allontanamento vengono allestite aree informative e di prima assistenza (info-point) dove i cittadini possono trovare informazioni e  un eventuale supporto  logistico e sanitario.
Ciascuno dei 18 Comuni dell’area vesuviana è gemellato con una Regione italiana deputata ad ospitare la popolazione della zona rossa a lungo termine. Dopo la messa in sicurezza dei cittadini della zona rossa nelle aree di prima accoglienza, si procede con automobili, pullman e treni al trasferimento nella Regione gemellata.

Completata l'evacuazione, anche i soccorritori ripiegano nella zona gialla, mentre le forze dell'ordine dispongono una cintura di sicurezza sui confini della zona rossa.
Anche in questo caso, qualora la situazione dovesse rientrare, il Dipartimento della Protezione Civile dichiara terminata la fase di allarme per tornare alla fase di preallarme.

Qualora invece l'eruzione avesse luogo, la zona rossa sarebbe già completamente sgomberata. Gli abitanti del settore della zona gialla interessato dalla ricaduta di particelle vengono ospitati temporaneamente in strutture di accoglienza nella Regione Campania, mentre la comunità scientifica segue costantemente l'evolversi dell'eruzione fino al suo completo esaurimento. Una volta terminata l'attività eruttiva vengono effettuate le necessarie verifiche dell'agibilità delle strutture e dei danni alle zone colpite e successivamente può ricominciare, dove possibile, il rientro della popolazione precedentemente allontanata.

Come abbiamo visto, il periodo di attesa tra la registrazione dei primi fenomeni precursori e l’eruzione, nonché quello tra l’evacuazione e l’eruzione stessa potrebbe durare anche dei mesi. La protezione civile, fin dai primi momenti e nel corso dell’intera emergenza, informerà puntualmente e tempestivamente la popolazione su quanto avviene e contestualmente metterà in atto tutte le misure e gli interventi necessari per salvaguardare la vita ed i beni nelle aree a rischio.


Evoluzione del piano

Il Piano è costantemente aggiornato per tener conto dei progressi nelle conoscenze scientifiche, ma anche dei continui cambiamenti dell’assetto urbanistico e della densità abitativa di una delle aree più popolate del mondo. L’obiettivo principale del Piano è quello di salvaguardare la vita della popolazione che vive alle sue falde. Si tratta di un'area fortemente urbanizzata e densamente popolata in cui vivono più di 550mila persone.

Maggiore sarà la conoscenza dei comportamenti da tenere, dei percorsi da seguire e dei luoghi da raggiungere da parte della popolazione coinvolta nell’emergenza, maggiore sarà l’evoluzione del piano verso una forma organizzativa dei soccorsi più snella.

 

Le Commissioni che dal 1991 elaborano ed aggiornano la  pianificazione di emergenza nell’area vesuviana sono istituite dal Dipartimento della Protezione Civile.

1991 Prima Commissione - linee guida per la valutazione del rischio connesso ad un’eruzione in area Vesuviana

1993 Seconda Commissione - Piano nazionale di emergenza per l’area vesuviana

1995 Prima versione del Piano nazionale di emergenza

2001 Primo aggiornamento del Piano

2003 Nomina dell’attuale Commissione per l’aggiornamento continuo del Piano

2010 Aggiornato lo scenario di riferimento e definita la nuova strategia operativa

La Commissione per l’aggiornamento del Piano nazionale di emergenza dell’area vesuviana coinvolge vari enti:

  • Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della Protezione Civile;
  • Osservatorio Vesuviano dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia
    Regione Campania;
  • Ufficio Territoriale di Governo di Napoli, Avellino, Benevento, Salerno;
  • Provincia di Napoli, Avellino, Benevento, Salerno;
  • 18 Comuni della zona rossa vesuviana;
  • Rete ferroviaria italiana;
  • Società Autostrade;
  • ANAS - Azienda Nazionale Autonoma delle Strade
  • ENAC - Ente Nazionale per l'Aviazione Civile;
  • Comando generale Capitanerie di Porto;
  • Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca scientifica;
  • Ministero dell'Interno - Pubblica Sicurezza;
  • Ministero dell'Interno - Vigili del Fuoco;

Le Commissioni che dal 1991 elaborano ed aggiornano la pianificazione di emergenza nell'area vesuviana sono istituite dal Dipartimento della Protezione Civile.


Gemellaggi

Come si è detto, gli abitanti della zona rossa dovranno essere allontanati prima dell'inizio dell'eruzione. Naturalmente in Campania non vi sarebbe la possibilità di accogliere 600 mila persone, pertanto, anche per consentire il mantenimento delle relazioni sociali e la continuità delle attività scolastiche, ciascuno dei 18 comuni della zona rossa è gemellato con una regione che, in caso di eruzione, ne accoglierà gli abitanti. I capifamiglia allontanatisi con mezzi propri e le famiglie che hanno usufruito dei mezzi messi a disposizione, si ricongiungeranno pertanto nei luoghi gemellati già previsti dal piano nazionale d'emergenza.

Ecco i gemellaggi previsti dal piano:


Comune della zona rossa

S. Giorgio a Cremano

Portici

Ercolano 

San Sebastiano al Vesuvio 

Pollena Trocchia 

Massa di Somma 

Ottaviano


Sant'Anastasia

Somma Vesuviana

Cercola

San Giuseppe Vesuviano

Terzigno

Boscoreale

Pompei 

Torre del Greco

Torre Annunziata 

Trecase 

Boscotrecase

Regione gemellata

Lazio


Emilia Romagna

Toscana

Molise


Umbria

Umbria

Piemonte e Valle d'Aosta

Marche

Abruzzo

Friuli Venezia Giulia

Lombardia


Veneto

Puglia

Liguria

Sicilia

Calabria

Basilicata

Basilicata

 

 

 

 

 

 

Carta dei gemellaggi 

 


Cosa succede in caso di eruzione in corso

La popolazione della zona rossa è tutta al di fuori dell’area a rischio ed il territorio potenzialmente interessato da fenomeni distruttivi completamente evacuato.


Esempio di simulazione dell'andamento
dei venti principali sulla zona gialla
durante un'eruzione e stima dei carichi
e spessori equivalenti dei depositi di
ricaduta
e dei collassi di copertura degli
edifici
La zona gialla è quella esposta a pericolo di ricaduta di cenere e lapilli: Non è possibile individuare preventivamente l'area effettivamente coinvolta. L'area intorno al vulcano è distinta in 16 settori: per ognuno è indicata la probabilità che la direzione del vento vi porti il deposito di ricaduta. Le probabilità più alte si hanno per i settori a est del vulcano, con la direzione di dispersione dei depositi di ricaduta delle eruzioni storiche del Vesuvio.
Circa il 10-15% della popolazione (circa 100.000-150.000 persone) sarà effettivamente interessato in funzione della direzione prevalente dei venti.
Si adotterà, quindi, una strategia operativa variabile di allontanamento e di ricezione per la popolazione interessata. Le operazioni avranno luogo durante la fase di evento in corso con l’accoglienza in strutture fisse della stessa regione Campania. La durata dei fenomeni sarà, infatti, limitata a tempi brevi, e provocherà danni locali, seppure importanti. Questo è il motivo per cui non è necessario né opportuno allontanare al di fuori della Regione la popolazione della zona gialla.

Anche per la zona blu la strategia prevede l’allontanamento della popolazione ad evento in corso.
Le colate di fango, causate dal trascinamento di ceneri operato dall’acqua meteorica, sono da attendersi durante la fase di evento in corso, una volta che si sarà accumulato sufficiente deposito vulcanico, ma anche successivamente, e procureranno seri disagi alla circolazione di persone e mezzi. Particolarmente esposti potranno essere gli insediamenti civili, industriali e artigianali al piede di pendii la cui inclinazione abbia consentito l’accumulo di quantità di ceneri considerevoli.


Iniziative, mostre, convegni

Pompei e il Vesuvio: una mostra tra scienza, conoscenza ed esperienza

Una mostra laboratorio a Pompei per approfondire la storia e l’evoluzione degli scavi ma anche per sensibilizzare e diffondere, attraverso moderne tecnologie, una cultura della prevenzione del rischio vulcanico. Si inaugura oggi, 30 marzo, l’esposizione “Pompei e il Vesuvio, scienza conoscenza ed esperienza” che fino al 1 agosto introdurrà i visitatori alla scoperta di uno dei siti archeologici più importanti e visitati al mondo, con oltre due milioni di persone ogni anno.

“Un percorso di conoscenza” più che un’iniziativa didattica, ha spiegato Marcello Fiori, commissario delegato per l'emergenza dell'area archeologica di Napoli e Pompei e organizzatore dell’esposizione insieme alla Soprintendenza speciale per i Beni archeologici di Napoli e Pompei e alla Provincia di Napoli.

Conoscere il passato è fondamentale per pianificare il futuro; da qui, il coinvolgimento nell'iniziativa dell’INGV, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, dell’Osservatorio Vesuviano e del Dipartimento della Protezione Civile. Presente infatti all'inaugurazione della mostra il Capo Dipartimento della protezione civile Guido Bertolaso che, nell'occasione, ha effettuato anche un sopralluogo dell'area degli scavi archeologici.

L’incidenza del rischio vulcanico in tutto il territorio del Golfo di Napoli è elevatissima. Per questo, oltre all’esposizione di supporti visivi, exibit scientifici, manufatti e reperti archeologici, il cuore della mostra è la sezione dedicata al “Laboratorio di esperienze”, realizzato in stretta collaborazione con il Dipartimento della protezione civile. Il percorso espositivo permette infatti di approfondire con strumenti interattivi e con un approccio multidisciplinare la conoscenza del rischio vulcanico e del rischio sismico.

Il Laboratorio presenta, alla fine del percorso, anche il simulatore sismico già esposto alla mostra "Before, immediately, tomorrow", allestita nella Caserma della Guardia di Finanza di Coppito in occasione del vertice G8 e dedicata al terremoto in Abruzzo e ai sistemi di costruzione antisisimica.

La Piattaforma Sismica è infatti un sofisticato dispositivo in grado di riprodurre, esattamente, un terremoto avvenuto in qualsiasi parte del mondo. Per questo è stata portata anche a Bruxelles in occasione del Forum Europeo della Protezione Civile del 25 e 26 novembre scorso. Nella sezione, insieme al simulatore, anche contributi audiovisivi e l’esposizione delle principali attrezzature e tecnologie che vengono usate attualmente per la prevenzione del rischio vulcanico.

Le altre sezioni del percorso espositivo raccolgono invece: riproduzioni, antichi documenti d’archivio, campioni di rocce, filmati e fotografie delle più devastanti eruzioni del Vesuvio; la narrazione storica, scientifica, letteraria, visiva e virtuale che ricostruisce gli ultimi istanti di Pompei nel 79 d.c.; la storia degli scavi, 250 anni di ricerche, che hanno condotto al rinvenimento delle antiche vestigia sepolte. A chiudere il percorso, il punto informativo, nel quale il visitatore può personalizzare la propria esperienza all’interno dell’area archeologica e creare il proprio itinerario di visita della mostra.

Guarda la galleria di foto
Inaugurazione della mostra "Pompei e il Vesuvio, scienza, conoscenza ed esperienza"

Informazioni sulla mostra

Scavi di Pompei - Piazza Anfiteatro
30 marzo – 1 agosto 2010
tutti i giorni dalle 8.30 alle 19.30
INGRESSO GRATUITO
Per informazioni: 081 8575347 - www.pompeiisites.org


Lo sapevate che..

Il cono e il cratere del Vesuvio. Foto di carlo Tripodi, 1997 fonte Osservatorio Vesuviano

- Per l'alta densità abitativa presente alle sue pendici e sulle sue falde il Vesuvio è considerato uno dei vulcani a maggiore rischio nel mondo.

- Nel 1841 sul Vesuvio è sorto il primo osservatorio vulcanologico al mondo: l'Osservatorio Vesuviano. Fra i primi direttori dell'Osservatorio (dal 1911 al 1914) vi fu anche Giuseppe Mercalli, noto in tutto il mondo per aver ideato la scala di intensità dei terremoti.
 

Giuseppe Mercalli sul bordo del cratere del Vesuvio: Fonte Osservatorio Vesuviano

- Il cono del Vesuvio, interno al monte Somma, raggiunge la quota di 1281m slm ha una larghezza di circa 500 m e una profondità di 300m

- Secondo alcuni studi effettuati, la prima attività vulcanica del monte Somma risalirebbe a circa 300 mila anni fa, mentre la formazione della caldera a circa 18 mila anni fa.

- La più famosa eruzione del Vesuvio fu quella del 79 d.C. descritta dal letterato romano Plinio il Giovane in due lettere indirizzate allo storico Tacito e nella quale perse la vita lo scienziato Plinio il Vecchio. Le lettere rappresentano i primi documenti scritti della vulcanologia. Il tipo di eruzione descritta ha preso pertanto il nome di "Pliniana" ed è così conosciuta nella letteratura internazionale. Nell'eruzione del 79 d.C. vennero distrutte le città di Pompei, Ercolano e Stabia. Si riportano due estratti dalle due lettere a Tacito (secondo la traduzione di Marcello Gigante):
 

Lettera di Plinio il giovane a Tacito sull'eruzione del Vesuvio


- Sull'origine del vulcano partenopeo sono fiorite molte leggende. La più suggestiva fu raccontata da Matilde Serao, scrittrice e giornalista: viveva a Napoli un giovane cavaliere di nome Vesuvio, innamorato perdutamente di una fanciulla di nome Capri. Osteggiati dalle famiglie, la giovane si gettò in mare, "donde uscì isola azzurra e verdeggiante" mentre il cavaliere "quando seppe della nuova crudele, cominciò a gittar caldi sospiri e lacrime di fuoco, segno della interna passione che l'agitava: e tanto si agitò che divenne un monte nelle cui viscere arde un fuoco eterno di amore. […] Così egli è dirimpetto alla sua bella Capri e non può raggiungerla e freme di amore e lampeggia e s'incorona di fumo e il fuoco trabocca in lava corruscante…"

- Il Vesuvio era considerato irrimediabilmente spento prima del drammatico risveglio del 79 d.C.. Strabone nella sua "Geografia" lo descrive come "una montagna rivestita di terra fertile" e ne magnifica la qualità delle viti che i contadini da secoli coltivavano.

- Fra le molte spiegazioni sull'etimologia del nome Vesuvio, la più fondata vuole che venga dal latino vesevia cioè favilla, da cui "Vesevo" nome ripreso anche dal Leopardi ne "La Ginestra" di cui si riportano i primi versi:
"Qui su l'arida schiena
del formidabil monte
sterminator Vesevo,
la qual null'altro allegra arbor né fiore,
tuoi cespi solitari intorno spargi,
odorata ginestra,
contenta dei deserti."

- La celebre canzone napoletana "Funicolì, funicolà" venne scritta su commissione per l'inaugurazione della funicolare del Vesuvio nel 1880 dagli autori napoletani, Peppino Turco e Luigi Denza. A quel tempo era l'unica funicolare al mondo costruita su di un vulcano attivo. La funicolare venne poi distrutta più volte nel corso delle eruzioni del 1906 e del 1911, mentre venne risparmiata dall'eruzione del 1929, per poi essere irreparabilmente danneggiata nel 1944 e non essere più ricostruita.
 
Immagine della città romana di Pompei, distrutta dall'eruzione del Vesuvio del 79 d.C.

 


Per approfondire

Link utili
Esercitazione Mesimex 2006
Osservatorio Vesuviano
Galleria di immagini dell'osservatorio vesuviano
Regione Campania
Parco del Vesuvio
Guide del Vesuvio

Pubblicazioni consigliate
•AAVV "Il rischio Vesuvio e l'esercitazione di Somma Vesuviana: conoscere per difendersi" DPCinforma - Dipartimento della Protezione Civile, novembre dicembre 1999 Roma
•AAVV "Rischio Vesuvio" Agenzia di Protezione Civile, 2001 Roma
•AAVV "Vesuvio: 2000 anni di osservazioni" Dipartimento della Protezione Civile, Osservatorio Vesuviano, 2000 Roma
•AAVV "Linee guida per la gestione delle attività di sanità pubblica e veterinaria nell'ambito del piano Vesuvio" DPCinforma - Dipartimento della Protezione Civile, marzo 2001 Roma
•Giacomelli L., Scandone R. "Vesuvio, Pompei, Ercolano: eruzione e escursioni" BE-MA ed., 2001 Milano
•A. Nazzaro "Il Vesuvio: storia eruttiva e teorie vulcanologiche" Liguori ed., 2001 Napoli
•Orsi et al. "I vulcani napoletani: pericolosità e rischio" Osservatorio Vesuviano, 2001 Napoli