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RISCHIO VULCANICO

14-03-2007

Stromboli

Stato di attività

Nel periodo novembre 2009 – marzo 2010 il vulcano Stromboli è stato caratterizzato da un’intensa attività vulcanica, caratterizzata dall’occorrenza di 5 eventi esplosivi “maggiori” (esplosioni più energetiche, che causano la ricaduta di materiali pesanti, blocchi rocciosi e bombe vulcaniche, nella parte alta della montagna, interessando quote superiori ai 600 metri circa).

A seguito di questi eventi e in presenza di una sostenuta attività stromboliana, in particolare al cratere di Nord-Est, nonché di modeste deformazioni dell’area craterica rilevate dalla rete di monitoraggio, il CFC-RV ha ritenuto opportuno esprimere una valutazione di “criticità elevata” e di interdire l’attività escursionistica alle quote sommitali. A partire dalla metà di marzo, l’attività vulcanica è rientrata sui valori abituali consentendo la riapertura del vulcano alle escursioni dal 1 aprile.

Allo stato attuale l’attività esplosiva si mantiene su livelli bassi, con esplosioni con frequenza di 3-5 eventi l’ora, che producono lanci di scorie, blocchi e cenere al di sopra dell’area craterica, anche per diverse decine di metri.


Il rischio vulcanico a Stromboli

Stromboli è un vulcano in attività persistente, caratterizzato normalmente da esplosioni di moderata energia che ricorrono con una frequenza media di 10-20 minuti. L'energia relativamente contenuta delle esplosioni ordinarie e la persistenza dell’attività, non impediscono al vulcano di produrre anche fenomeni eruttivi violenti e maremoti in grado di creare pericolo sia nella parte alta della montagna, sia, in misura minore, nelle zone abitate.
Sull’isola si trovano infatti due centri abitati: Stromboli e Ginostra, situati rispettivamente lungo la costa nord-orientale e sud-occidentale.
 
Attività ordinaria
Le esplosioni dell’attività ordinaria sono caratterizzate dal lancio di brandelli di lava, gas e ceneri con associata ricaduta di materiali pesanti fino ad una distanza di alcune centinaia di metri dalle bocche. I sentieri utilizzati per la salita al Pizzo Sopra la Fossa non sono quindi normalmente interessati dalla ricaduta di materiale. Saltuariamente l’attività è accompagnata da emissioni di lava che si riversano in forma di colata all’interno della Sciara del Fuoco. L’attività persistente e le effusioni laviche non costituiscono una fonte di pericolo diretta per i centri abitati e per gli escursionisti, sebbene l’attività effusiva possa introdurre degli elementi di instabilità del versante della Sciara del Fuoco e indurre processi franosi anche di grosse dimensioni con conseguente possibile formazione di maremoti.
I fenomeni in grado di recare pericolo al di fuori della Sciara del Fuoco sono le esplosioni parossistiche e i maremoti.

 
Esplosioni parossistiche
Le esplosioni parossistiche hanno un carattere improvviso e consistono in vere e proprie “cannonate”, accompagnate da forti detonazioni, che lanciano bombe e blocchi a distanze di alcune chilometri dai crateri. La caduta di materiali pesanti  interessa la parte alta della montagna ed occasionalmente i centri abitati. Oltre alla caduta di materiale pesante, altri pericoli connessi alle esplosioni parossistiche sono gli incendi innescati dalla ricaduta di materiali incandescenti sulla vegetazione e la formazione di valanghe di materiale caldo che possono scendere nel Vallonazzo e nella Rina Grande/Schicciole fino al mare.
 
Maremoti
I maremoti hanno generalmente intensità medie inferiori a quella del 30 dicembre 2002 ed avvengono, normalmente, in coincidenza con le esplosioni violente o con frane di grosse dimensioni.
Il maremoto del 30 dicembre 2002 è stato innescato da una grande frana sottomarina poi propagatisi nella parte emersa. Il sistema di sorveglianza operante a Stromboli, centralizzato presso il Centro Operativo Avanzato, permette di riconoscere l'eventuale approssimarsi di tali fenomeni e di segnalare alla popolazione il possibile accadimento di eventi pericolosi.


Attività escursionistica e regolamentazione

L’attività escursionistica è regolamentata secondo criteri basati sulla pericolosità vulcanica e il rispetto ambientale. Il Dipartimento della Protezione Civile e l’Azienda delle Foreste Demaniali della Regione Siciliana hanno riorganizzato una rete di sentieri, adottando tecniche di ingegneria naturalistica e nel rispetto delle normative in materia di interventi in aree protette.

L’accesso ai sentieri è soggetto ad una regolamentazione che può variare in funzione dello stato di attività del vulcano e prevede comunque l'accompagnamento da parte delle guide autorizzate per l'accesso alle quote superiori.

La salita al vulcano è comunque un’escursione in montagna che può essere faticosa per la pendenza, il dislivello e il caldo e per questo va affrontata soltanto in buone condizioni fisiche. Per intraprendere l’escursione bisogna attrezzarsi con scarpe e vestiario adeguato (per proteggersi dal vento e dal sole), acqua e viveri. E’ importante inoltre non allontanarsi mai dai sentieri e non raccogliere specie di flora protetta.


Informazione alla popolazione

Da sabato 7 aprile è distribuito sull’isola il nuovo vademecum redatto dal Dipartimento della Protezione Civile. L’opuscolo, composto da 16 pagine a colori, ha lo scopo di illustrare l’attività vulcanica dello Stromboli, aiutando a capire come comportarsi per godere delle bellezze naturalistiche del vulcano in condizioni di sicurezza. Il vademecum contiene inoltre una mappa dell’isola con l’indicazione dei sentieri e la posizione del Centro Operativo Avanzato (COA) della Protezione Civile.

 

Il nuovo vademecum (.pdf 2,2 mB)

English version(.pdf 2,2 mB)


Raccomandazioni per la sicurezza

Periodicamente si possono verificare esplosioni di maggiore energia accompagnate da una detonazione secca e forte e dalla formazione di una nube scura di grosse dimensioni. In alcuni casi si possono generare valanghe di materiale caldo e gas che scendono lungo i versanti incanalandosi nelle valli. È anche avvenuto in
passato che esplosioni di maggiore energia abbiano innescato eventi
di maremoto.

In caso di esplosione parossistica è opportuno
- Se ti trovi sulla sommità del vulcano, rifugiati immediatamente all’interno delle strutture di riparo, gli shelter, o in altro luogo riparato. Rimani comunque calmo e segui le indicazioni della guida. Evitare di correre lungo i percorsi accidentati (la maggior parte degli incidenti sono causati proprio da cadute dovute a fughe precipitose), rimanere calmi e cercare rifugio in un luogo riparato, seguendo sempre le indicazioni delle guide;
- se ci si trova nelle zone del Vallonazzo e delle Schicciole: allontanarsi dal fondovalle verso zone rilevate, per la possibile discesa di valanghe di materiale caldo;
- se ci si trova in prossimità della costa: risalire verso l’interno, seguendo i percorsi indicati dall’apposita segnaletica, fino a raggiungere le aree di attesa;
- se ci si trova in barca, allontanarsi verso il largo.
 
In caso di maremoto, che viene normalmente preceduto da una grossa frana lungo la Sciara del Fuoco o da un’esplosione parossistica, è prevista l’attivazione di procedure di allertamento della popolazione che possono comprendere anche l’attivazione delle sirene installate negli abitati di Stromboli e Ginostra. In ogni caso, anche in assenza di diramazione dell’allarme, qualora si dovesse osservare un’esplosione parossistica, una grossa frana o il ritiro del mare dalla costa, occorre allontanarsi immediatamente dalla zona costiera (verso il largo se si è in barca) seguendo i percorsi indicati dall’apposita segnaletica ubicata sull’isola e raggiungere le aree di attesa.
E’ bene tenere presente che la spiaggia che si estende da Piscità in direzione della Sciara del Fuoco è servita solo nel tratto iniziale da percorsi di allontanamento mentre, per la sua conformazione naturale, ne è priva nella parte più occidentale. Quest’ultimo tratto di spiaggia è inoltre esposto a fenomeni di caduta di massi.


Descrizione dell'eruzione 2007

Dopo un periodo di alcune settimane di intensa attività vulcanica, caratterizzato da valori elevati dei parametri monitorati, il 27 febbraio 2007 i Centri di Competenza (INGV e UNIFI) comunicano al Centro Funzionale Rischio Vulcanico del Dipartimento della Protezione Civile, variazioni significative dello stato del vulcano Stromboli, in particolare un incremento dei movimenti della Sciara del Fuoco. Il CFRV, che si trovava già in stato di vigilanza, alle ore 13.30, attraverso le telecamere di sorveglianza osserva una fase esplosiva, seguita poco dopo dall’apertura di una bocca effusiva alla base del cratere di NE e successivamente da frane lungo la Sciara del Fuoco.

 

Immediatamente scattano le procedure di allertamento, e viene contattato il COA di Stromboli per l’attivazione delle sirene per l’allontanamento della popolazione dalla costa. Vengono interpellati i responsabili dei centri di monitoraggio e gli esperti della Commissione Grandi Rischi per una prima valutazione dei fenomeni in atto e allo stesso tempo, per il coordinamento delle attività emergenziali viene convocata presso il Dipartimento l’Unità di Crisi, che dispone subito l’invio di due squadre di esperti e tecnici che in poche ore raggiungono in elicottero l’isola. Presso il COA viene istituito un Gruppo di Sintesi, composto dagli esperti vulcanologi della Commissione Grandi Rischi e dai responsabili del monitoraggio, per la valutazione dei fenomeni in corso e della pericolosità vulcanica, sulla base dei quali vengono di volta in volta modulate, in collegamento con le strutture centrali,  le attivazioni del piano d’emergenza, volte a ridurre l’esposizione della popolazione ai rischi derivanti da fenomeni eruttivi e/o franosi.

 

Sulla base delle esperienze maturate durante la precedente emergenza del 2002-2003, nonché delle innovazioni strutturali e procedurali introdotte negli ultimi anni e sperimentate anche nell’ambito delle esercitazioni, è stato attuato e condotto l’intervento di gestione dell’emergenza, che ha impegnato a vari livelli tutti gli Uffici del Dipartimento. La gestione dell’emergenza si è ampiamente giovata dell’esistenza del COA, istituito durante la precedente crisi. Questo si è rivelato uno strumento prezioso, sia nella sua qualità fisica di contenitore logistico organizzato e attrezzato in grado di dare supporto alle funzioni scientifiche e operative; sia nella sua peculiarità di riattivarsi e diventare nuovamente in tempi brevissimi una struttura operativa, capace di essere il nucleo delle attività di monitoraggio e di valutazione legate all’emergenza. Un ruolo fondamentale è stato inoltre svolto dal CFC-RV che, ha garantito, fin dalle prime fasi e per tutta la durata della crisi, il coordinamento delle attività dei Centri di Competenza, svolgendo le funzioni di acquisizione, condivisione, sintesi ed elaborazione dei dati di monitoraggio, valutazione delle criticità e diffusione di rapporti d’evento a supporto delle decisioni strategiche e operative dei vertici dipartimentali.

 

Cronologia degli eventi principali

 

27 febbraio
12.25 - INGV-Na comunica al Centro Funzionale Rischio Vulcanico la registrazione di 12 eventi sismici associabili ad eventi franosi, localizzati nell’area della Sciara del Fuoco.
13.30 - dalle telecamere termica e visibile si osserva un’attività di degassamento anomala localizzata nella zona posta alla base dell’area craterica (Pianoro), nonché un’attività esplosiva dalla base del NE.
13.39 - frana di piccola entità lungo la Sciara del Fuoco. Viene immediatamente contattato il COA che provvede ad azionare le sirene e ad allontanare la popolazione dalla costa.
13.48 - collasso dal cratere di NE, con conseguente trabocco lavico e nuova frana lungo la Sciara.
14.02 - apertura di una bocca effusiva sulla Sciara e inizio della colata lavica.
14.20 - dalla base dell’area craterica si sviluppano lungo il versante della Sciara del Fuoco due colate laviche ben alimentate che in poco tempo raggiungono il mare, causando il sollevamento di grandi nubi di vapore.
19.30 - importante fenomeno franoso, sempre  lungo la Sciara del Fuoco, che non produce onde anomale, seguito da un abbondante flusso lavico.

 

28 febbraio
12.00 - l’attività effusiva si concentra ad un'unica bocca a ca. 400 m di quota molto ben alimentata.

 

8 marzo
17.55 - la colata lavica è quasi ferma; i canali nella parte alta sono svuotati e solo la parte più bassa della colata è attiva.

 

9 marzo
6.00 – nuova ripresa dell’attività effusiva dalla bocca di quota 400 m.
13.00 - Il SAR registra velocità di deformazione della Sciara del Fuoco superiori a 300 mm/h.
16.15 - apertura di una nuova bocca effusiva a ca.500 m di quota.
10 marzo - 10.30 – cessa l’emissione di lava dalla bocca effusiva apertasi nella giornata del 09 marzo.
15 marzo - 21.37 - evento esplosivo parossistico. La ricaduta del materiale espulso ha interessato il sentiero naturalistico che corre da San Vincenzo alla Sciara del Fuoco, ad una quota compresa tra i 200 e i 400 m s.l.m.

 

Dal 21 marzo al 2 aprile, la portata della colata lavica risulta discontinua, alternando aumenti repentini a momenti di totale stasi.

 

3 aprile
9.15 - il flusso lavico si arresta e la colata non è più alimentata.
A partire dal 3 aprile, l’evoluzione dei parametri ha continuato a mostrare una lenta tendenza al recupero dei valori normali registrati prima dell’inizio della crisi.

 

Informazioni alla popolazione
Per assicurare la corretta informazione della popolazione fin dall’arrivo sull’isola, alcuni rappresentanti del Dipartimento e della comunità scientifica, hanno tenuto costanti rapporti con i cittadini di Stromboli e sono stati organizzati diversi incontri collettivi.
Dal 7 aprile, inoltre, con l’approssimarsi della stagione turistica, allo scopo di informare i visitatori e gli escursionisti è stata predisposta una brochure informativa multi lingue sui rischi e sulle relative norme di comportamento e di auto protezione.

 

Regolamentazione delle escursioni
A partire dal 06 agosto, l’accesso alla sommità del vulcano è consentito secondo quanto disposto dall’ordinanza del Sindaco di Lipari n. 46/07.

 

Archivio degli aggiornamenti sullo stato di attività


Descrizione dell'eruzione 2002-2003

Lo Stromboli il 28 dicembre 2002 è entrato in una fase eruttiva del tutto particolare, con sviluppo di colate laviche lungo la Sciara del Fuoco e fenomeni franosi di grandi proporzioni.
In particolare il 30 dicembre 2002 si è staccata una frana di circa 16 milioni di metri cubi di materiale; la parte sommersa della frana (8 milioni di metri cubi) ha generato un maremoto che ha colpito le coste dell'isola e raggiunto anche le altre isole Eolie e le coste della Calabria e della Sicilia.
Dopo la frana l'attività eruttiva si e' concentrata in una bocca aperta a quota 500 metri sul livello mare, nella Sciara del Fuoco, dalla quale è fuoriuscita una colata lavica.
L'apertura della bocca effusiva a quota relativamente bassa ha prodotto un abbassamento della lava nei condotti con conseguente sprofondamento dei crateri e immediata cessazione dell'attività stromboliana.Il 5 aprile, mentre era ancora in corso l'emissione di lava da una bocca situata a 550 metri, si è verificata una violenta ed improvvisa esplosione ai crateri centrali, come non si registrava da almeno 50 anni.
I brandelli di lava e i blocchi espulsi sono ricaduti nella parte alta della montagna a quote superiori a 400 metri; alcuni blocchi sono caduti anche a quote basse sul versante sud-occidentale, colpendo un paio di case nella frazione di Ginostra.
Dopo una replica esplosiva, avvenuta il giorno 10 aprile, di intensità minore rispetto a quella del 5, il vulcano ha proseguito senza particolari cambiamenti l'emissione di lava dalla stessa bocca effusiva.
Successivamente il campo lavico è apparso in evoluzione con apertura e chiusura di varie bocche effimere e sviluppo di colate sul versante della Sciara del Fuoco.
Nel contempo riprendeva l'attività esplosiva ai crateri sommitali, con emissioni di cenere dal cratere 3 di Sud-Ovest e modeste esplosioni dal cratere 1 di Nord-Est, con lancio di brandelli di lava fino a qualche decina di metri.
Dopo un periodo di decremento, l'attività effusiva è completamente cessata a decorrere dal 21 luglio, mentre l'attività esplosiva è via via incrementata fino a dare nuovamente luogo ai tipici getti di lava e gas, che raggiungono anche i 100 m sopra l'orlo craterico.


Le strutture e le attività di protezione civile

Il Centro Operativo Avanzato
Il centro operativo avanzatoNel corso dell’emergenza 2002-2003, il Dipartimento della Protezione Civile ha realizzato a Stromboli il COA (Centro Operativo Avanzato) localizzato nella parte alta del paese di Stromboli, alle spalle della chiesa di S. Vincenzo. Il COA è una struttura integrata di Protezione Civile che, in fase di emergenza, accoglie personale del Dipartimento della Protezione Civile, delle varie strutture operative e della comunità scientifica. Sebbene la presenza di personale sia modulata in base alle reali necessità, la struttura opera permanentemente sull’isola, in costante contatto con il Dipartimento della Protezione Civile e pronta ad assumere in tempo reale decisioni in materia di mitigazione del rischio vulcanico. Presso il COA arrivano tutti i segnali degli strumenti di sorveglianza gestiti dalla Protezione Civile, della rete di monitoraggio dell’INGV e degli altri Istituti di ricerca.


Le elisuperfici
Sono presenti sull'isola 8 superfici per l'atterraggio di elicotteri: 4 sul versante NE (Scari, Zumbo presso il COA, P. Labronzo, quota 400 sotto il Bastimento), 1 a SE (P. Lena), 2 nella frazione di Ginostra, 1 sul Pizzo Sopra la Fossa.


Le strutture operative coinvolte nell'emergenza 2002-2003
Nella gestione dell’emergenza 2002- 2003 sono state impegnate le seguenti strutture operative: Dipartimento della Protezione Civile nazionale, Vigili del Fuoco, Esercito (IV Reg.to Genio Guastatori Brigata Aosta), Soccorso Alpino della Guardia di Finanza sez. di Nicolosi (CT), Polizia di Stato, Carabinieri, Comune di Lipari, Provincia di Messina, Regione Siciliana, Volontariato, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Università di Firenze, Università di Roma “La Sapienza”, Università di Roma III, Università di Pisa, Università di Torino, Joint Research Centre di Ispra (VA).


Il monitoraggio
Su Stromboli è operante un sistema di monitoraggio, fra i più sviluppati e avanzati al mondo, volto a tenere costantemente sotto controllo sia le eruzioni vulcaniche che i movimenti franosi e a comprendere meglio il complesso funzionamento del sistema vulcanico. Le strutture preposte al monitoraggio dell’attività vulcanica a Stromboli sono INGV Napoli – Osservatorio Vesuviano, INGV di Catania, l’INGV di Palermo e Università di Firenze – Dipartimento di Scienze della Terra. Tutti i parametri significativi vengono monitorati dai Centri di Competenza suddetti, che operano mediante reti con caratteristiche strumentali e geometrie differenti. Per il monitoraggio dell’attività vulcanica sono stati installati i seguenti sistemi: sismico, sismoacustico, geochimico, delle deformazioni del suolo (EDM, GPS, clinometrico), magnetico, gravimetrico, visivo con telecamere ottiche e termiche e vengono inoltre effettuate misure con COSPEC (spettrometro a correlazione) e prelievi di campioni per lo studio petrografico. Per il monitoraggio degli eventi franosi e degli eventuali eventi di maremoto sono stati installati un interferometro radar ad apertura sintetica (SAR) e due ondametri. I segnali di tutte le stazioni di monitoraggio sono trasmessi in tempo reale al C.O.A. e alle sedi degli enti scientifici preposti al monitoraggio, dove vengono acquisiti, analizzati ed elaborati, per meglio comprendere lo stato generale del sistema vulcanico.
Al fine di integrare ulteriormente il sistema di sorveglianza dell’attività vulcanica dello Stromboli, sono stati recentemente installati due dilatometri da pozzo (presso il Timpone del Fuoco e il COA S.Vincenzo). Il dilatometro da pozzo è uno strumento molto sensibile per la misura della deformazione volumetrica delle rocce, studiato per permettere in futuro la previsione a breve termine delle esplosioni più violente. Si tratta di cilindri lunghi qualche metro, che devono essere installati in pozzi di piccolo diametro (circa 10 centimetri), alla profondità di circa 150-200 metri, per essere protetti dalle variazioni termiche superficiali, e ben ancorati alla roccia circostante.
La realizzazione è stata effettuata dall’INGV col supporto del Dipartimento della Protezione Civile e ha visto la collaborazione e la partecipazione dei ricercatori della Carnagie Institution di Washington (USA), che hanno realizzato gli strumenti. Sistemi simili, sono già stati installati dall’INGV al Vesuvio e ai Campi Flegrei.



I piani di emergenza
Nelle prime fasi dell'emergenza 2002-2003 sono stati predisposti i piani per il rischio da maremoto sull'isola di Stromboli e sulle altre isole Eolie. Successive valutazioni di carattere scientifico sui possibili risentimenti di un'onda anomala sulle coste dell'arcipelago, hanno portato a una rivisitazione in termini meno restrittivi delle quote di sicurezza inizialmente individuate e al conseguente aggiornamento dei piani d'emergenza.


La rete di telecomunicazioni radio
E' attiva una rete radio sincrona che garantisce la totale copertura radio dell’arcipelago e del versante tirrenico della costa messinese, calabra, lucana e campana fino alla zona del Golfo di Policastro e con la Sala Situazioni Italia e il Centro Funzionale Centrale del Dipartimento della Protezione Civile a Roma, al fine di poter coordinare la gestione di eventuali emergenze.


Interventi di mitigazione del rischio vulcanico

Il Dipartimento della Protezione Civile ha realizzato, sull’isola di Stromboli, una serie di interventi mirati alla riduzione del rischio per la popolazione e per gli escursionisti.

Sentieri
Tra le iniziative finalizzate a ridurre l’esposizione all’attività esplosiva del vulcano, rientra la progettazione di una rete di sentieri. Tali sentieri attraversano infatti porzioni di territorio che in passato sono state meno soggette alla ricaduta di prodotti piroclastici e, pur non potendo garantire il completo annullamento del rischio, permettono l’accesso alle zone sommitali del vulcano (Pizzo sopra La Fossa) in condizioni di maggiore sicurezza, riducendo l’esposizione per gli escursionisti che vogliano recarsi in quota accompagnati dalle guide.
La rete dei sentieri è stata completamente ridisegnata e realizzata dall’Azienda Regionale Foreste Demaniali della Sicilia in collaborazione con il Dipartimento della Protezione Civile, risistemando i percorsi esistenti e progettandone di nuovi. L’obiettivo è quello di permettere un agevole accesso alla montagna valorizzandone la ricchezza naturalistica e avendo cura di limitare l’esposizione al rischio di fenomeni eruttivi. I sentieri di accesso all’area sommitale per l’osservazione da vicino dell’attività vulcanica, sono stati ideati con l’obiettivo di rendere minima la probabilità di incidente. Per ciascun sentiero sono stati inoltre segnalati i pericoli e fornite le opportune raccomandazioni pratiche.
Il 23 luglio 2004, alla presenza del Capo del Dipartimento della Protezione Civile, dell’Arcivescovo di Messina, dei rappresentanti dell’Azienda Regionale delle Foreste Demaniali e del Sindaco di Lipari, è stato inaugurato il primo di questi nuovi sentieri che collega San Vincenzo con la Sciara del Fuoco. Il sentiero è molto panoramico e di grande interesse naturalistico e paesaggistico. Tale sentiero, progettato per comode passeggiate da svolgersi senza l’accompagnamento delle guide, collega S. Vincenzo a Punta Labronzo attraversando zone vergini della montagna. Per rendere più gradevole la percorrenza e godere in modo confortevole gli scorci panoramici e le zone ombreggiate, il sentiero è attrezzato con panchine e tavoli di legno per la sosta.
 

Galleria foto dell'inaugurazione della rete di sentieri escursionistici e immagini dei percorsi

Mappa del sentiero

mappa del sentiero

 

Nel marzo del 2005 è stato inoltre aperto un altro sentiero che da San Vincenzo conduce fino al Pizzo sopra la Fossa. Il sentiero, progettato ex-novo, consente di raggiungere agevolmente la sommità della montagna dal versante nord-orientale. L’ascesa alla cima da questo settore, è la meno esposta al rischio di caduta di massi e bombe vulcaniche lanciati dalle esplosioni parossistiche. Il sentiero è ben tracciato, facilmente percorribile, e durante tutto il percorso si gode una bella vista panoramica dell’abitato di Stromboli e di Strombolicchio. La salita al vulcano può essere effettuata, oltre che dall’abitato di Stromboli, anche dal paese di Ginostra. Il sentiero è ben tracciato e facilmente percorribile, da Ginostra fino a Punta dei Corvi a quota 100m; da questo punto il percorso ha ripreso un antico tracciato, che gli abitanti di Ginostra utilizzavano per la coltivazione dei capperi, e che si inerpica seminascosto tra cespugli di cisto e ginestre. Durante la salita si gode una bella vista della Sciara del Fuoco e dell’abitato di Ginostra. Da Portella Ginostra è possibile osservare, da posizione favorevole, l’attività eruttiva del cratere di SW.

 
Strutture di riparo: gli shelter 
Sono state istallate delle strutture (shelters) che offrono riparo agli operatori di protezione civile, al personale impegnato nelle attività di monitoraggio e agli escursionisti, in caso di improvvisa attività esplosiva del vulcano.
Le 6 strutture sono state dislocate in punti strategici alle alte quote del vulcano, a quota 800 m vicino all’elipista, a quota 750 m nella località Roccette e a quota 780 m nella Valle della Luna. Ogni struttura è in grado di proteggere 20 persone.
Gli shelters sono stati progettati dall’Università degli Studi della Basilicata - Dipartimento di strutture, geotecnica e geologia applicata all’ingegneria, per resistere all’urto da parte di un masso di mezzo metro di diametro proveniente da una traiettoria di 400m. Sono state utilizzate tecniche di ingegneria antisismica (dissipatori di energia) che consentono un migliore assorbimento dell’urto e un dimensionamento minore delle strutture. Sono stati dotati di adeguate fondazioni e relativi ancoraggi in grado di resistere alla forza d’urto mantenendo stabile lo shelter a spostamenti e rotazioni e possiedono le capacità di resistere all’azione di agenti chimici aggressivi del vulcano. Le strutture metalliche sono, inoltre, schermate dalle scariche atmosferiche. Le caratteristiche esterne e le modalità di messa in opera sono state studiate per minimizzare l’impatto ambientale e proprio per questo ogni shelter è parzialmente interrato, le parti a vista sono pigmentate con i colori del materiale presente in situ e sono parzialmente ricoperti con pietra lavica prelevata sul posto. Il trasporto e la posa in opera degli shelters è stato fatto con l’ausilio di elicotteri in grado di trasportare fino a 5 tonnellate.

Molo a Ginostra
E' stata completata, in meno di quindici mesi, la costruzione del molo nella frazione di Ginostra, per consentire l'evacuazione rapida della popolazione in caso d'emergenza.
Il nuovo molo, inaugurato il 25 marzo 2005 alla presenza del Sindaco di Lipari, costituisce anche uno scalo per le imbarcazioni di collegamento con le altre isole e con la terraferma.
Il molo è costituito da una struttura mista di massi di roccia vulcanica e cassoni di cemento armato prefabbricati, opportunamente pigmentati per mitigarne l’impatto visivo.
La lunghezza complessiva del molo è di circa 60 metri ed è collegato alla terraferma mediante un camminamento di circa 100 metri realizzato su massi vulcanici.

 

 

Esercitazione
Il 19 aprile 2005 si è svolta sull’isola la prima esercitazione di protezione civile, che ha contemplato la simulazione di tre diversi scenari, relativi a fenomeni che si sono verificati a Stromboli nel corso dell’emergenza del 2002-2003 e che potrebbero ripetersi in futuro.
Scopo dell’esercitazione era la verifica delle procedure di attivazione e d’intervento del sistema nazionale di protezione civile, la verifica della funzionalità della catena di comunicazioni e la diffusione presso la popolazione delle norme di comportamento da adottare in caso di evento.
Fra gli interventi effettuati nel corso dell’esercitazione, rientrano il recupero con elicottero di un ferito in area accidentata e la prova di allontanamento dalla spiaggia verso le aree di attesa, che ha visto protagonisti i bambini della scuola elementare e gli abitanti di Stromboli.


Galleria foto dell'esercitazione


Accesso del personale tecnico-scientifico e di protezione civile

Una circolare del Capo del Dipartimento della Protezione Civile regola l'accesso del personale tecnico - scientifico e di protezione civile sul vulcano Stromboli nelle zone sottoposte alle prescrizioni delle ordinanze sindacali n. 46 del 6 agosto 2007 e n. 2 del 13 gennaio 2010.

Di seguito le indicazioni contenute nel provvedimento:

1. Personale dei Centri di competenza che svolge attività di monitoraggio e sorveglianza sismica e vulcanica.
Il personale appartenente agli Enti che hanno necessità di accedere nelle zone sottoposte alle prescrizioni delle ordinanze sindacali suddette, deve inviare una nota informativa al Dipartimento della protezione civile a firma del responsabile del Centro di Competenza, oppure di persona da esso espressamente delegata.
L'informativa deve essere inoltrata al Dipartimento della Protezione Civile seguendo le indicazioni contenute nel paragrafo seguente “Modalità per la compilazione della nota informativa”.
Nei casi in cui vi sia un’urgente necessità di sopralluogo o di manutenzione della strumentazione, la comunicazione sull’attività che s’intende svolgere, dovrà essere anticipata per le vie brevi all’Ufficio Pianificazione, Valutazione e Prevenzione dei Rischi di questo Dipartimento.
La comunicazione certifica che l’attività in corso è prevista nella convenzione in atto con il Dipartimento della Protezione Civile e che il personale indicato nella nota informativa è formalmente incaricato dall’Ente medesimo ed in regola con gli oneri assicurativi.
Tutto il personale autorizzato a svolgere le attività in oggetto dovrà quindi  attenersi a quanto previsto nel seguente paragrafo “Prescrizioni” .
Per i compiti di monitoraggio e sorveglianza del vulcano, per attività di ricerca connesse a tali compiti, o per altre motivate e specifiche richieste d’intervento, il Dipartimento della protezione civile, nell’ambito delle proprie disponibilità e possibilità e valutando l'opportunità, supporta le attività degli Enti convenzionati.
Il Dipartimento della protezione civile comunicherà per le vie brevi, anche direttamente ai ricercatori inviati in missione a Stromboli, ai Responsabili degli Enti tale disponibilità e provvederà a trasmettere al COA di Stromboli il programma delle attività da svolgere ed il personale coinvolto.

2. Personale non dipendente dai Centri di Competenza, ma in rapporto di collaborazione con gli stessi.
I responsabili dei Centri di Competenza possono estendere la richiesta di partecipazione alle attività sul vulcano Stromboli a personale, sia di nazionalità italiana che straniera, da essi non dipendente, ma coinvolto nelle attività e/o inserito in progetti di ricerca INGV o di Centri di Competenza. In particolare, nel caso di personale di Enti preposti allo svolgimento di attività finanziate nell’ambito dei Progetti INGV-DPC , la nota informativa dovrà pervenire attraverso i Direttori di Sezione INGV o attraverso persona espressamente delegata.
E’ onere dell’Ente richiedente, che ne assume ogni responsabilità, coordinare l’utilizzo del personale con il relativo Ente di appartenenza.
Con le stesse modalità  il Dipartimento della Protezione Civile deve essere informato anche della partecipazione all'attività di personale tecnico, anche di ditte private, addetto a compiti di installazione e manutenzione di strumentazioni, che opererà sotto la responsabilità del richiedente, purchè questo personale sia in regola con gli oneri assicurativi.

3. Personale appartenente a Enti e Amministrazioni che intendono svolgere attività, anche di studio e ricerca, in zone sottoposte ai dettami delle ordinanze sindacali in oggetto.
Il personale appartenente ad Enti diversi da quelli di cui ai punti 1 e 2, sia di nazionalità italiana che straniera, deve far pervenire una nota informativa al Dipartimento della protezione civile firmata dal responsabile dell’Ente di appartenenza, utilizzando il modulo e seguendo le indicazioni contenute nel successivo paragrafo “Modalità per la compilazione della nota informativa”.
Il Dipartimento della protezione civile si riserva di valutare la richiesta e la documentazione allegata e provvederà a comunicare ai responsabili degli Enti di appartenenza la disponibilità del proprio supporto nel caso venisse richiesto.
Se la valutazione risulterà positiva, il personale autorizzato dovrà attenersi a quanto previsto nel paragrafo “Prescrizioni”, salvo ulteriori specifiche disposizioni del Dipartimento della protezione civile. Al contrario, se l’attività non venisse ritenuta d’interesse per i compiti di protezione civile del Dipartimento, il  personale dovrà rispondere alle prescrizioni delle ordinanze sindacali indicate all'inizio.

4. Altro personale preposto a svolgere attività sotto indicazione diretta del Dipartimento della protezione civile o di altra Amministrazione statale, regionale o locale.
Il personale incaricato direttamente da questo Dipartimento o da altra Amministrazione a svolgere attività per finalità di protezione civile opererà sotto il coordinamento e la sorveglianza del Dipartimento stesso,  attraverso il personale di protezione civile presente al COA. Valgono tutte le indicazioni previste nel seguente paragrafo “Prescrizioni”.

Modalità per la compilazione della nota informativa
La nota informativa, accompagnata dall'indicazione delle attività che il personale degli Enti indicati ai punti 1,2,3 intende svolgere, deve essere compilata  utilizzando il modulo (.doc 40 kB) e inviata almeno 7 giorni prima dell’inizio delle attività al

Dipartimento della protezione civile – Ufficio Pianificazione, Valutazione, Prevenzione dei rischi, via Vitorchiano n. 2, 00189 ROMA.

La nota può essere inviata anche via fax al numero 06.68202440.
Con il modulo, l’Ente richiedente potrà chiedere l’accompagnamento di una o più guide alpine/vulcanologiche e/o l’ospitalità presso il Centro Operativo Avanzato - COA di Stromboli e l’annessa foresteria.
La comunicazione firmata dal responsabile dell’Ente richiedente o da persona da esso espressamente delegata, certifica che il personale indicato nella nota informativa è formalmente incaricato dall’Ente medesimo e in regola con gli oneri assicurativi.
La comunicazione costituisce, inoltre, formale e responsabile autorizzazione dell’Ente richiedente al proprio personale per svolgere attività nelle aree sommitali del vulcano e nelle aree della Sciara del Fuoco o ad essa prospicienti.
Resta responsabilità dell’Ente valutare la necessità dell’accompagnamento di guide alpine/vulcanologiche per i propri ricercatori e operatori.
Qualora nel corso delle attività vengano coinvolti più Enti e soggetti, l’Ente responsabile dovrà organizzare la nota informativa sotto forma di “Programma delle Attività”: La nota dovrà essere inviata utilizzando comunque il modulo e rispettando i tempi suddetti.

Prescrizioni
È necessario che tutto il personale autorizzato a svolgere attività nelle aree in oggetto sia in regola con gli adempimenti di legge che regolano i rapporti di lavoro o collaborazione scientifica con gli Enti di appartenenza e con quelli che richiedono l’autorizzazione per la specifica attività e che sia in possesso di tutte le necessarie coperture assicurative anche per le attività di campagna in zone a rischio.
Qualora il personale non fosse esperto nel campo della vulcanologia, l’Ente di appartenenza dovrà informarlo sui rischi del vulcano, secondo quanto prevede l’ordinanza sindacale già citata. Il controllo del rispetto delle prescrizioni previste dall’ordinanza sindacale (attrezzatura, idonea forma fisica ed eventuale accompagnamento della guida) deve essere effettuato dall’Ente richiedente l’autorizzazione.
Tutto il personale scientifico e gli operatori in possesso di autorizzazione dovranno, al momento d’inizio dell’attività, adempiere ai seguenti obblighi:
a) richiedere al COA la fornitura di radio palmare almeno una per gruppo operativo;
b) possedere il casco protettivo e l’equipaggiamento idoneo per l’escursione, così come previsto dalle ordinanze n.46 del 6.8.2007 e n. 2 del 13.1.2010 ed essere in idonee condizioni fisiche. Gli Enti richiedenti dovranno controllare il rispetto di tali prescrizioni; 
c) informare preventivamente, e nel caso di personale non appartenente all'INGV o ad altri Centri di Competenza addetti alla sorveglianza vulcanica anche attraverso il Dipartimento della Protezione Civile, le sale operative dell'INGV di Catania e Napoli richiedendo specifica attenzione ai segnali del monitoraggio durante il periodo di permanenza in zona a rischio e le modalità di comunicazione durante le operazioni;
d) portare durante l'attività di campagna, la copia fax certificata dell'avvenuta comunicazione al Dipartimento delle attività in corso da esibire in caso di richiesta alle forze di polizia;
e) illustrare al personale di protezione civile del COA di Stromboli, i dettagli del programma delle attività già comunicato al Dipartimento della protezione civile e mantenere il contatto radio durante tutto il periodo di svolgimento dell’attività medesima.


Lo sapevate che..

· Lo Stromboli raggiunge la quota di 926 m s.l.m., ma quella visibile è solo una minima parte dell'intero edifico vulcanico che prosegue al di sotto del livello del mare per circa 2000 m fino a raccordarsi con i fondali del Mar Tirreno. L'altezza totale del vulcano è quindi di circa 3000 m e paragonabile a quella dell’Etna!

· Lo Stromboli, da almeno 1000 anni, presenta un'attività persistente, caratterizzata dal lancio di materiale incandescente anche per centinaia di metri di altezza.
Questa caratteristica gli ha valso il soprannome di "faro del Mediterraneo".
 
· Il nome Stromboli deriva dal greco Strongyle cioè rot onda, a causa della sua forma pressoché circolare.

· Lo Stromboli è noto nella letteratura scientifica internazionale per aver dato il nome ad un particolare tipo di attività esplosiva, denominata per l’appunto “attività stromboliana” e caratterizzata dalla continua emissione di gas e dal susseguirsi di frequenti esplosioni, che producono il lancio di brandelli di lava incandescente e di blocchi strappati dalle pareti del condotto, fino a qualche centinaio di metri di altezza.
 
· Lo scoglio di Strombolicchio è quanto rimane di un antico edificio vulcanico. Inizialmente infatti (circa 230 mila anni fa) il centro eruttivo era localizzato lì. Successivamente, con lo spostarsi dell'attività verso sud-ovest, Strombolicchio non diede più eruzioni e il suo edificio rimase in balìa dell'erosione del mare e dei venti. Ciò che vediamo oggi è soltanto il magma consolidato all'interno del camino vulcanico, che presenta una maggiore resistenza agli agenti erosivi. Tale tipo di morfologia vulcanica è detta neck. Agli inizi del secolo scorso (1907-1909) venne costruito un faro in cima a Strombolicchio perché il "faro del Mediterraneo" in quegli anni era completamente spento.
 
· La Sciara del Fuoco è una depressione formatasi circa 5000 anni fa per il collasso di un fianco dell’edificio vulcanico. In questa zona si riversano per la gran parte i prodotti delle eruzioni. La Sciara del Fuoco prosegue al di sotto del livello del mare oltre i 600 metri di profondità.
 
· Stromboli costituisce un caso unico al mondo fra i vulcani: la sua attività persistente offre infatti in qualsiasi momento l’opportunità di osservare da distanza ravvicinata le eruzioni in condizioni di relativa sicurezza, costituendo un ulteriore elemento di attrazione turistica.
 
· L’attività vulcanica, nel corso dei secoli, ha fortemente influenzato lo sviluppo demografico ed economico dell’isola. I flussi migratori, che già dalla fine del 1800 avevano caratterizzato l'andamento demografico nell'Italia meridionale, conobbero a Stromboli una nuova impennata in occasione dell'eruzione del 1930, a seguito della quale la popolazione si ridusse a poche centinaia di persone. Nel 1949 sull'isola venne girato il film "Stromboli terra di Dio" di Roberto Rossellini con Ingrid Bergman, che ebbe un grande successo soprattutto all'estero. Grazie anche alla fama portata dal film, negli anni '50 iniziò un turismo d'elite di visitatori provenienti in particolare da Francia e Germania, alcuni dei quali decisero poi di stabilirsi sull'isola. Fu solo alla fine degli anni '60 però che ebbe inizio a Stromboli una nuova fase di sviluppo: il boom economico italiano decretò la nascita del turismo come fenomeno di massa e determinò sull'isola il passaggio da un'economia prevalentemente rurale ad un'economia orientata decisamente al terziario. Le testimonianze di tale passaggio sono ancora visibili in alcune zone sulle pendici del vulcano, dove si notano antichi terrazzamenti realizzati per consentire le pratiche agricole.
 
Link utili


Per approfondire

 

Link utili

INGV Napoli – Osservatorio Vesuviano

INGV di Catania

INGV di Palermo

Università di Firenze – Dipartimento di Scienze della Terra

Comune di Lipari

Regione siciliana



Attività dello Stromboli

Webcam Isole Eolie - Sezione INGV di Catania

Mappa delle Stazioni webcam - Sezione INGV di Catania