Contributi per eventi meteo-idro di ottobre 2018



Nei mesi di ottobre e novembre 2018  l’Italia è stata colpita da fenomeni meteorologici particolarmente avversi che hanno determinato gravi danni in alcune Regioni e Province autonome. Per questo motivo, con delibera del Consiglio dei ministri, l’8 novembre 2018 è stato dichiarato lo stato di emergenza per le regioni Calabria, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Toscana, Sardegna, Sicilia, Veneto e le provincie Autonome di Trento e Bolzano.

Il 15 novembre 2018 il Capo Dipartimento della protezione civile ha firmato l’ordinanza n. 558 che prevede - per la prima volta dall’entrata in vigore del nuovo Codice della protezione civile (decreto legislativo n. 1/2018) - l’avvio di misure di immediato sostegno al tessuto economico e sociale delle comunità colpite dagli eventi calamitosi. Con questo stesso obiettivo, sono stati inoltre adottati i decreti del Presidente del Consiglio dei ministri del 27 febbraio 2019 e del 4 aprile 2019 che assegnano e disciplinano l’utilizzo di nuove risorse finanziarie.

Per supportare il lavoro delle Amministrazioni interessate da questi eventi, pubblichiamo le risposte alle richieste di chiarimenti più frequenti che arrivano al Dipartimento in relazione ai provvedimenti adottati.

 

L’articolo 4, comma 2 dell’ordinanza del Capo del Dipartimento n.558 del 15 novembre 2018 prevede la possibilità per i Commissari delegati e i soggetti attuatori di avvalersi, ove ricorrano i presupposti, delle procedure di cui all’articolo 63 del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50. Si ritiene che questi presupposti possono rinvenirsi nell’urgenza di porre in essere gli interventi di cui alla medesima ordinanza n. 558 che, come espressamente previsto dall’articolo 1, comma 7, sono dichiarati urgenti, indifferibili e di pubblica utilità.  

Sì. Con riferimento agli stati di emergenza in corso o scaduti da non oltre sei mesi, di cui all’articolo 1, comma 1028, della legge n.145 del 30 dicembre 2018, ricompresi nell’allegato A al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 27 febbraio 2019, si ritiene che le risorse stanziate con il medesimo articolo 1, comma 1028, sono utilizzate con le modalità e le disposizioni derogatorie di cui all’ordinanza del Capo del Dipartimento della protezione civile n. 558 del 15 novembre 2018, come espressamente previsto dall’articolo 2, comma 5 del citato decreto del 27 febbraio 2019.

No. La detrazione non è possibile trattandosi di fondi pubblici.

Le economie derivanti dall’attuazione degli interventi possono essere utilizzate per la realizzazione di interventi che hanno le stesse finalità, previa rimodulazione del Piano e approvazione da parte del Dipartimento della protezione civile.

La disciplina emergenziale non deroga alla giurisdizione che è posta in capo al giudice territorialmente competente. Si ritiene che l’Avvocatura regionale possa essere investita della questione se l’impugnativa riguarda l’atto di concessione del contributo. Qualora essa riguardi anche l’ordinanza come atto presupposto, dovrà essere investita della questione l’Avvocatura generale dello Stato.

In analogia al termine previsto per i contratti di appalto si è stabilito il 30 settembre come termine per l’adozione dei decreti di concessione dei contributi ai privati e alle attività economiche e produttive. Ciò è necessario al fine di avere i dati per l’eventuale rimodulazione delle risorse non utilizzate.

Le società o associazioni senza fine di lucro sono da considerare privati e quindi è possibile ammetterli a contributo solo qualora la sede sia un immobile ad uso abitativo. 

  • Fondazione, ente no profit riconosciuto con decreto regionale, avente partita IVA ma non iscrizione alla Camera di commercio: non rileva l’iscrizione alla Camera di Commercio ma il documentabile svolgimento dell’attività economica e produttiva.  
  • Scuola Sci, che è Associazione iscritta ad apposito albo professionale, avente partita IVA ma non iscrizione alla Camera di commercio: non rileva l’iscrizione alla Camera di Commercio ma il documentabile svolgimento dell’attività economica e produttiva.  
  • Ente religioso iscritto alla Camera di commercio, ma per lo specifico immobile danneggiato, essendo una “Casa di preghiera” non è stata inserita come unità locale: occorre verificare se l’immobile danneggiato è sede dell’attività economica e produttiva.
  • Club Alpino Italiano (per danni a rifugi) Se presso i rifugi si svolge attività turistico-alberghiera (pernottamento e/o ristorazione) il caso rientra tra le attività economico-produttive.

 

Ciò che rileva ai fini dell’erogazione del contributo è che si tratti di una unità immobiliare ad uso abitativo e non sede di una attività economica e produttiva (in quanto in tal caso dovrebbe compilarsi la scheda C). Inoltre, deve trattarsi di una unità immobiliare e non di parte comune in quanto per il calcolo del contributo dovrà farsi riferimento sia all’unità che alla parte comune.

  • La destinazione d’uso al momento dell’evento come risultante dalle pratiche edilizie agli atti che, peraltro, deve attenersi alla classificazione normativamente prevista, tra cui figura anche quella “residenziale: superfici di unità immobiliari destinate all'uso abitativo” (per la Regione Fvg: art. 5 LR. 19/2009); invece, qualora manchino o siano indeterminati gli atti delle pratiche edilizie, la destinazione d’uso dipende “dalla classificazione catastale attribuita in sede di primo accatastamento o intavolazione, o, in assenza di questi, da altri documenti previsti dalla legge che comprovino la destinazione d'uso attuale in atto da oltre un biennio in conformità con lo strumento urbanistico comunale vigente” (per la Regione Fvg: art. 14 L.R. 19/2009);
  • La classificazione catastale, ovvero gli immobili del gruppo “A” classificati come “Abitazioni”;
  • La dotazione minima di impianti tecnologici e rispetto dei requisisti igienico-sanitari dettati dalle vigenti disposizioni di legge;
  • La residenza anagrafica risultante dai registri dello stato civile ma, com’è ovvio, non nel caso di abitazione/i secondaria/e del proprietario, a meno che la domanda non sia presentata da persona diversa (locatario, comodatario o titolare di altro diritto reale di godimento) e che questa abbia stabilito la propria residenza anagrafica nell’immobile danneggiato.

Il modulo B esclude espressamente i fabbricati non iscritti al catasto e non conformi agli strumenti urbanistici vigenti. Spetta al richiedente dichiarare che trattasi di immobile ad uso abitativo sottoscrivendo il modulo B (dove vanno indicati i dati catastali), ferme restando le responsabilità in caso di dichiarazioni mendaci.

 

La riapertura dei termini è possibile. Si suggerisce di valutare l’opportunità di tale riapertura in rapporto alla possibile dilatazione dei tempi e alla eventuale vanificazione degli obiettivi del contributo per i primi interventi, che sono finalizzati all’immediata ripresa ovvero chiudere una prima graduatoria e provvedere, successivamente, al riconoscimento del contributo agli altri beneficiari anche con le eventuali economie.

Non esiste alcun collegamento tra le due disposizioni in quanto i finanziamenti di cui al comma 1028 non hanno finalità risarcitoria ma sono destinati a favorire gli interventi di ripristino delle strutture e infrastrutture danneggiate, funzionali alla mitigazione del rischio idraulico e idrogeologico. 

L’ammissibilità ai finanziamenti di cui al DPCM 27/2/2019 va valutata caso per caso. In particolare per:

  • Rimozione di tronchi e ramaglie del fiume Tagliamento che si sono riversati sull’arenile: rientra nell’intervento sui beni pubblici di cui all’articolo 2 del DPCM 27/2/2019.
  • Intervento di drenaggio dei sedimi in eccesso: rientra nell’intervento sui beni pubblici di cui all’articolo 2 del DPCM 27/2/2019.
  • Ripristino del pontile: in linea generale il ripristino del pontile dove si svolge l’attività economica è ammissibile. Occorre, però, verificare  se si tratta di pontile fisso o mobile: nel primo caso lo stesso dovrà essere considerato quale struttura e ammesso a contributo ai sensi dell’articolo 4 del DPCM del 27.2.2019; nel caso di pontile mobile strumentale all’esercizio dell’attività economica potrà essere, invece, inserito o come prime misure di cui alla OCDPC n.558/2018, art.3, comma 3, lettera b) o nella sezione separata della perizia di cui all’articolo 5, coma 4, lettera b, di cui al citato DPCM del 27 febbraio 2019. Occorre inoltre verificare la sussistenza e la validità dell’atto di concessione.
  • Danni a piattaforma galleggiante del passo barca: non rientrano nei finanziamenti del DPCM del 27 febbraio 2019. Tuttavia, qualora strumentali all’esercizio dell’attività economica, possono essere inseriti o come prime misure di cui alla OCDPC n.558/2018, art.3, comma 3, lettera b) o nella sezione separata della perizia di cui all’articolo 5, comma 4 lettera b) del citato DPCM del 27 febbraio 2019. Non trattandosi di unità locali ma di attrezzature.

Il DPCM del 27 febbraio 2019 prevede il finanziamento per danni relativi a strutture, opere e impianti e non solo a immobili. Previa valutazione caso per caso rimessa alle Regioni, si ritiene che possono rientrare nell’articolo 4, comma 2, lettera c) del DPCM del 27 febbraio 2019.

In casi come quello prospettato, non si tratta di sede o di unità locale ma di strutture, opere ed impianti ammissibili ai sensi dell’articolo 4, comma 2, lettera c) del DPCM del 27 febbraio 2019, previa valutazione caso per caso rimessa alle Regioni sulla base di quanto espressamente previsto nei relativi contratti di concessione.

I danni alle aree estrattive non sono finanziabili ai sensi del DPCM del 27 febbraio 2019 in quanto non riconducibili alle fattispecie contemplate all’articolo 4, comma 2, lettera c) del DPCM del 27 febbraio 2019. Sono invece ammissibili i danni alle attrezzature e ai macchinari del cantiere come prime misure di cui alla OCDPC n.558/2018, art.3, comma 3, lettera b) o nella sezione separata della perizia di cui all’articolo 5, comma 4 lettera b) del DPCM del 27 febbraio 2019.

Per impianti si intendono le seguenti categorie:

  • impianti riconducibili alla categoria degli immobili secondo la nozione dell’art. 812  c.c. (es.: impianto di produzione di energia elettrica, inteso come complesso edilizio, e comunque incorporato al suolo), il cui contributo, se ammissibile, è pari al 50%;
  • impianti generici, in attuazione dell’art. 2424 del codice civile non legati alla tipica attività della società, ad esempio riscaldamento e condizionamento, impianti di allarme, che rientrano nei lavori ammessi a contributo per la riparazione dei danni subiti all’immobile sede dell’attività di impresa, nella misura del 50%;
  • impianti specifici, ammissibili a contributo nella misura dell’80%, legati alle tipiche attività produttive dell’azienda.
Si precisa che per essere finanziabili deve trattarsi di impianti di cui all’articolo 3, comma 18 della legge n. 350/2003, richiamata dal DPCM del 27 febbraio 2019, ovvero di impianti che costituiscono investimenti e sono ad utilizzo pluriennale.

Ipotesi:

  • danno per immobili indicato in perizia asseverata € 500.000, danno per impianti € 200.000
  • spesa ritenuta ammissibile per immobili € 450.000 e per impianti € 200.000
  • finanziamento concesso € 225.000 + € 160.000

Si conferma che il limite massimo complessivo del contributo totale concedibile è fissato in 450.000 euro.

Il contributo spettante per la ricostruzione e per gli impianti deve essere ridotto proporzionalmente fino alla concorrenza complessiva di € 450.000, quale limite massimo del contributo totale concedibile.

Il Ministero delle politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo ha inviato alle Regioni le schede per raccogliere le varie esigenze, specificando che l’articolo 25 del Reg. UE n. 702/2014 è attivabile. Sul contributo fino a 20.000 euro occorre la specifica perché qualora utilizzati per il ripristino delle strutture danneggiate questi rientrano nell’art. 25 (se il danno è superiore al 30%) del predetto Regolamento.

Si rinvia, al riguardo, alle slides fornite dal citato Ministero.

Non è possibile rivedere i termini in quanto l’esigenza di utilizzare le risorse deriva dalla norma primaria. Inoltre, il termine è fissato ai fini dell’eventuale rimodulazione del riparto delle risorse non utilizzate.

Fermo restando che il contributo è riconosciuto al netto degli eventuali rimborsi erogati dalle assicurazioni, lo stesso può eccedere il limite dei 450.000 euro poichè si sommano i premi pagati.

Esempio:

  • danno totale 450.000 su impianti
  • indennizzo assicurazione = 200.000€
  • contributo max concedibile 80% =360.000
  • contributo erogabile massimo fino a concorrenza di 450.000€ = 250.000 €
  • integrazione premi pagati 10.000 € x 5 anni= 50.000 €
  • totale contributo 500.000€

Per quanto attiene alle prime misure di cui alla OCDPC 558/2018, considerato l’importo massimo concedibile di euro 20.000, si rinvia a quanto già rappresentato nella circolare dipartimentale del 1° dicembre 2018 in ordine al regime de minimis.  Per quanto attiene ai contributi di cui al DPCM 27 febbraio 2019, si rende necessario che ciascuna Regione avvii la procedura di comunicazione in esenzione della misura di cui al reg. UE n. 651/2014. E’ inoltre possibile predisporre un unico bando per entrambe le citate misure attivando, quindi, unicamente la procedura della comunicazione in esenzione.

Il calcolo risulta corretto, fermo restando che le voci di cui alle lettere b), c) e d) non devono superare l’importo massimo totale del contributo concedibile di 450.000 euro. 

Con riferimento alle misure per l’immediato sostegno alle attività economiche e produttive, di cui all’articolo 3, comma 3, lett. b) dell’OCDPC n. 558/2018, si ritengono ammissibili a contributo, nei limiti delle risorse ivi previste, i soli beni mobili registrati funzionali all’attività di impresa, quale, ad esempio, la barca adibita all’esercizio dell’attività ittica. Qualora le risorse anzidette non fossero sufficienti, si potranno inserire i relativi danni nella separa sezione della perizia di cui all’articolo 5, comma 4, lettera b) del DPCM 27 febbraio 2019.

Si rappresenta che è possibile presentare più domande purché si tratti di immobili diversi, che ognuno di essi sia destinato all’attività produttiva e che il contributo sia finalizzato all’immediata ripresa della stessa.

Si ritiene ammissibile il contributo di cui all’art. 3, comma 3, lett.a), della OCDPC N.558/2018 anche qualora venga dimostrata l’effettiva dimora presso l’immobile danneggiato al momento dell’evento calamitoso, previa attestazione degli uffici comunali o esibizione di copia di fatture per utenze attive o quant’altro necessario a dimostrare l’effettiva abituale e continuativa fruizione dell’unità abitativa.

Si ritiene che il contributo di cui all’art. 3, comma 3, lett. b) dell’OCDPC n. 558/2018 sia ammissibile con riferimento agli impianti di irrigazione danneggiati, con esclusione della lavorazione dei terreni. Si ritiene che siano altresì ammissibili a contributo anche i prodotti agricoli distrutti già raccolti (scorte), fermo restando che  i prodotti della produzione primaria, non ancora oggetto di raccolta, non possono essere considerati scorte, trattandosi di perdita di produzione, e come tale, non ammissibile a contributo. Sono altresì ammissibili i beni mobili registrati strettamente funzionali all’esercizio dell’attività economico-produttiva.

Per quanto attiene alle autovetture, non immatricolate o usate, presenti all’interno di concessionarie, o quelle ricoverate presso le officine, si deve tener conto della relativa proprietà. Pertanto, si ritengono ammissibili a contributo unicamente quelle per le quali sia dimostrata la proprietà in capo all’impresa interessata e che siano strettamente funzionali all’esercizio dell’attività economico-produttiva.

Si conferma che per gli interventi di tipo d) relativi alle annualità 2020 e 2021 verranno trasferite le risorse finanziarie stanziate dall’art. 1, comma 1028 della legge n. 145/2018 e dall’art. 24-quater come ripartite per ciascuna annualità dai ddPCM del 27 febbraio 2019 e 4aprile 2019, con le procedure ivi previste.

Ai sensi dell’articolo 2, comma 3 del dPCM 27 febbraio 2019, entro il termine del 30 settembre 2019 è adottato apposito decreto del Presidente del Consiglio dei ministri per il riparto delle risorse non utilizzate.

Ne consegue che entro tale data deve essere conclusa anche la procedura di riconoscimento dei contributi ai soggetti beneficiari e devono essere comunicate al Dipartimento della Protezione civile le risorse finanziarie non utilizzate.

Ai sensi dell’articolo 2, comma 3 del dPCM 27 febbraio 2019, entro il termine del 30 settembre 2019 è adottato apposito decreto del Presidente del Consiglio dei ministri per il riparto delle risorse non utilizzate.

Ne consegue che entro tale data devono essere comunicate al Dipartimento della Protezione civile le risorse finanziarie non utilizzate.

Nel caso di associazione che svolge attività economica – produttiva, debitamente documentata, su area demaniale, si ritiene ammissibile a contributo il ripristino dell’immobile danneggiato, sede della citata attività.

In casi come quello prospettato, le strutture, sono ammissibili a contributo ai sensi dell’articolo 4, comma 2, lettera c) del DPCM del 27.2.2019, previa valutazione caso per caso rimessa alle Regioni sulla base di quanto espressamente previsto nei relativi contratti di concessione. Le Regioni e Province autonome potranno utilizzare il Mod C3 adattato al caso specifico o predisporne un altro.

 

Non è fissato un importo di spesa minimo. A rendiconto in via generale occorre presentare le spese relative al ripristino dell’intero danno, sul quale è stato calcolato il contributo spettante. Nel caso di specie deve essere quindi prodotta anche la documentazione delle spese sostenute con il rimborso assicurativo nonché quella relativa ai premi assicurativi pagati negli ultimi cinque anni.

Sì. Si ritiene che le strutture possono essere ammesse a contributo ai sensi dell’articolo 4, comma 2, lettera c) del DPCM del 27.2.2019, previa valutazione caso per caso rimessa alle Regioni sulla base di quanto espressamente previsto nei relativi contratti di concessione. Le Regioni e Province autonome potranno utilizzare il Mod C3 adattato al caso specifico o predisporne un altro.

Qualora nel caso di specie sussista il requisito soggettivo di impresa in capo all’Ente religioso e la locazione dell’immobile danneggiato costituisca oggetto dell’attività economica, può essere presentata domanda di contributo ai sensi dell’art. 4 del DPCM 27 febbraio 2019.

Diversamente, può intendersi prevalente l’uso pubblico dell’immobile in rassegna, che può quindi rientrare nel Piano degli investimenti di cui all’art. 2 del predetto decreto.